Iva, le novità nel settore dell’editoria

Forniti chiarimenti sulle modifiche al regime semplificato di imposizione e riscossione dell’Iva (“monofase”) per il commercio, nel territorio dello Stato, di quotidiani, periodici, libri e relativi supporti integrativi e cataloghi (Agenzia delle Entrate – Circolare 24 luglio 2014, n. 23/E).

In particolare, il Fisco specifica che:
– ai fini della determinazione dell’imposta dovuta dall’editore,per il commercio di giornali quotidiani, di periodici, di libri, dei relativi supporti integrativi e di cataloghi, dagli editori sulla base del prezzo di vendita al pubblico, l’Iva si calcola in relazione al numero delle copie vendute, consegnate o spedite, diminuito di una percentuale (pari al 70% per i libri e all’80% per i giornali quotidiani e periodici, esclusi quelli pornografici e quelli ceduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi) a titolo di resa. L’imposta è dovuta dall’editore in base al prezzo di vendita al pubblico del prodotto editoriale. In assenza del prezzo di vendita, non si applica il regime speciale;
– rientrano nella nuova definizione di supporto integrativo i nastri, i dischi, le videocassette e gli altri supporti sonori, videomagnetici o digitali venduti (come per esempio i Cd-rom), anche gratuitamente, in unica confezione, insieme ai libri per le scuole di ogni ordine e grado e per le università e ai libri per persone con disabilità visive. Ai supporti integrativi si applica il regime speciale con le stesse modalità previste per i libri, cioè con forfetizzazione della resa e aliquota Iva ridotta del 4%. La nuova disciplina Iva, modificando la definizione di supporto integrativo, limita l’applicazione del regime speciale alla sola cessione di supporti integrativi che presentano carattere di complementarità rispetto al prodotto editoriale cui sono abbinati, che sono venduti a un prezzo indistinto e non sono commercializzabili separatamente;
– con riguardo alle cessioni di giornali quotidiani, periodici e libri unitamente a beni diversi dai supporti integrativi, con prezzo indistinto ed in unica confezione, al 1° gennaio 2014, l’imposta si applica con l’aliquota di ciascuno dei beni ceduti(prodotto editoriale + bene diverso da supporto integrativo), sempreché il costo del bene ceduto, anche gratuitamente, congiuntamente alla pubblicazione non sia superiore al 50% del prezzo dell’intera confezione, altrimenti l’Iva si applica nei modi ordinari;
– il regime speciale si applica anche ai libri registrati su Cd, Cd-rom o qualsiasi supporto fisico analogo, che riproduca le informazioni contenute nei libri stampati. Sono esclusi dal regime semplificato, invece, i supporti fisici che riproducono esclusivamente suoni e voci (Cd musicale) senza alcun collegamento a un libro stampato;
– i prodotti diffusi per via telematica e oggetto di “commercio elettronico diretto” sono da considerarsi, ai fini Iva, come prestazioni di servizi alle quali non è applicabile il regime speciale. In particolare, la commercializzazione di prodotti editoriali elettronici (ad esempio i c.d. e-book) integra un servizio prestato tramite mezzi elettronici definiti come “i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione” (art. 7, co. 1, Regolamento n. 282/2011). Per la commercializzazione dei prodotti editoriali elettronici l’Iva è dovuta secondo le modalità ordinarie, con applicazione dell’aliquota IVA ordinaria.

Nuovo codice tributo per l’incremento delle sanzioni amministrative nel lavoro sommerso

 

Istituzione del codice tributo “79AT – Maggiorazioni delle sanzioni amministrative di cui all’art. 14, c. 1, lett. b) e c) – D.l. 23 dicembre 2013, n. 145”, per il versamento, mediante modello F23, dei maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni amministrative per violazione delle norme in materia di lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 24 luglio 2014, n. 70/E).

I maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni amministrative di cui all’art. 14, c. 1, lett. b) e c), D.L. n. 145/2013, sono versati in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al Fondo sociale per occupazione e formazione nonché ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, destinato ad una maggiore Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti efficacia della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale e alla realizzazione di iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare.
 In sede di compilazione del modello di versamento F23:
– nel campo 6 “codice ufficio o ente”, è indicato il codice “VXX”, dove XX è sostituito dalla sigla automobilistica della provincia di appartenenza dell’ufficio competente territorialmente, come indicato nella “Tabella dei codici degli enti diversi dagli uffici finanziari”, pubblicata sul sito dell’Agenzia;
– nel campo 10 “estremi dell’atto o del documento”, sono indicati gli estremi dell’atto con il quale si richiede il pagamento;
– nel campo 11 “codice tributo”, è indicato il codice tributo “79AT”.
Le somme riscosse con il codice tributo “79AT” sono riversate dagli agenti della riscossione al capitolo 2573 – articolo 13 del bilancio dello Stato.

Recupero di ritenute con le testimonianze dei dipendenti in nero

La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale deve ritenersi legittimo l’utilizzo delle testimonianze dei lavoratori, acquisite dalla Guardia di Finanza, per accertare la maggiore IRPEF nei confronti del datore di lavoro in relazione alle omesse ritenute fiscali su compensi per lavoro dipendente corrisposti ai medesimi lavoratori impiegati in nero. (Corte di Cassazione – Sentenza n. 16462/2014).

FATTO

Nell’ambito di un accertamento per omesse ritenute alla fonte su compensi a lavoratori, non registrati nei libri obbligatori (lavoratori in nero), l’Amministrazione finanziaria fondava le contestazioni sulle dichiarazioni dei presunti lavoratori, acquisite dai verificatori della Guardia di Finanza, trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito nell’avviso di accertamento.
In considerazione dell’inammissibilità della prova testimoniale prevista dalla disciplina che regola il processo tributario, il giudice di merito accoglieva il ricorso dell’azienda, sostenendo che detta inammissibilità limita non solo la prova in giudizio, ma anche il potere di accertamento degli uffici tributari, con la conseguenza che le dichiarazioni dei terzi raccolte in sede di verifica fiscale devono ritenersi “sfornite ex se di una qualsiasi efficacia probatoria”, occorrendo un loro riscontro con altri elementi di prova, documentali.”.

L’ORIENTAMENTO DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione del giudice di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco affermando che nel processo tributario, le dichiarazioni del terzo, acquisite dalla Guardia di finanza e trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito dall’avviso di accertamento, hanno valore indiziario. Di conseguenza, non possono ritenersi inammissibili, ma concorrono a formare il convincimento del giudice unitamente ad altri elementi.
Peraltro, la norma che stabilisce l’inammissibilità del giuramento e della prova testimoniale (articolo 7, comma 4 del Decreto Legislativo n. 546/1992), limita i poteri del giudice tributario e non pure i poteri degli organi di verifica. Più precisamente, la limitazione vale soltanto per la diretta assunzione, da parte del giudice stesso della narrazione dei fatti della controversia compiuta da un terzo, ovverosia per quella narrazione che, in quanto richiedente la formulazione di specifici capitoli e la prestazione di un giuramento da parte del terzo assunto quale teste, acquista un particolare valore probatorio. Diversamente, le dichiarazioni dei terzi raccolte da finanzieri e inserite nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative e sono, pertanto, pienamente utilizzabili quali elementi di convincimento.

ENC socio sanitari: ecco quando l’IMU/TASI è esente

A seguito dell’approvazione del modello di dichiarazione degli immobili ai fini IMU e TASI per gli enti non commerciali, sono stati forniti chiarimenti circa l’esenzione dall’IMU e dalla TASI degli immobili degli enti non commerciali utilizzati per le attività sanitarie e socio sanitarie (Ministero Economia e Finanze – risposta n. 5-03221).

In particolare, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito che con riferimento alle attività sanitarie e assistenziali l’esenzione dal tributo scatta qualora le suddette attività sono effettuate con modalità non commerciali, ovvero in due casi:
– nel caso in cui le attività sono accreditate e contrattualizzate o convenzionate con lo Stato, le regioni e gli enti locali;
– nel caso in cui le suddette attività sono svolte a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di rette di importo simbolico e, comunque non superiore alla metà di quello medio previsto per le stesse attività convenzionate o contrattualizzate svolte nello stesso ambito territoriale.

Il carattere simbolico delle prestazione effettuate sarà valutata da ciascun comune, in sede di verifica delle dichiarazioni e dei versamenti e in caso di utilizzazione mista degli immobili, ai fini dell’esenzione, valgono comunque i prescritti requisiti, escludendo, quindi, ogni riferimento specifico alle strutture.

Si all’addizionale sui compensi nel settore finanziario

La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 53 della Costituzione, della previsione relativa al prelievo addizionale del 10% sui compensi erogati, sotto forma di bonus e stock options, ai dirigenti e amministratori del settore finanziario eccedenti la parte fissa della retribuzione (Corte Costituzionale – sentenza n. 201/2014).

Nel superare la questione di legittimità, la Corte Costituzionale chiarisce che il prelievo aggiuntivo è stato introdotto in considerazione degli effetti economici distorsivi propri delle forme di remunerazione operate sotto forma di bonus e stock options.
Di fatto, l’intento del legislatore è stato quello di limitare tutte le modalità retributive recanti l’effetto di incentivare l’assunzione di rischi eccessivi in quanto la norma, inasprendo il prelievo fiscale, rappresenta una misura di contrasto all’adozione di detti sistemi retributivi considerati pericolosi per la stabilità finanziaria.
Per di più i contribuenti sottoposti al prelievo, in virtù del tasso di professionalità, della autonomia operativa, del potere decisionale di cui godono e dell’aspirazione a maggiori guadagni personali, sono in grado di porre in essere attività speculative suscettibili di pregiudicare la stabilità finanziaria.
In virtù di tali considerazioni, la Corte Costituzionale ha ribadito la legittimità costituzionale del prelievo addizionale rimarcando che:
– la scelta disincentivante del legislatore è stata tutt’altro che irragionevole o arbitraria;
– non è ingiustificata la limitazione al solo settore finanziario della platea dei soggetti passivi sottoposti al prelievo addizionale.

Come recuperare il bonus Irepf erogato ai dipendenti

Attraverso la Circolare n. 22/E pubblicata oggi, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulle modalità per il recupero da parte dei datori di lavoro del credito d’imposta riconosciuto in busta paga ai dipendenti, cd. “bonus Irpef”.

Rispetto alla prima stesura, la disciplina relativa al cd. “bonus Irpef” ha subito alcune modifiche con la conversione in Legge del decreto istitutivo. Sulla base di tali modifiche, ecco le modalità di recupero del credito d’imposta.
I sostituti d’imposta erogano il credito in via automatica ai lavoratori che ne abbiano i requisiti, indipendentemente da ogni considerazione circa la capienza delle ritenute disponibili e dei contributi dovuti.
Il recupero del credito erogato ai lavoratori del settore privato, avviene esclusivamente attraverso il modello di pagamento F24, utilizzando l’importo corrispondente al credito erogato per il versamento, mediante compensazione, di qualsiasi importo a debito esposto nel medesimo modello F24, anche in sezioni diverse dalla sezione Erario. L’eventuale credito non utilizzato in compensazione potrà essere utilizzato nei successivi versamenti effettuati con il modello di pagamento F24.
L’Agenzia delle Entrate, precisa che, viste le finalità del recupero, alla compensazione non si applica il limite di compensazione di 700.000 euro, né il divieto di compensazione previsto dall’ all’articolo 31 del decreto-legge n. 78 del 2010, in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro.

Una diversa modalità di recupero del “bonus Irpef” erogato ai dipendenti, è prevista per i sostituti d’imposta appartenenti alla pubblica amministrazione. Gli Enti pubblici e le Amministrazioni dello Stato, infatti, possono recuperare le somme erogate a titolo di “bonus Irpef”, alternativamente, sia tramite compensazione nel modello di pagamento F24EP, sia mediante riduzione dei versamenti delle ritenute e, per l’eventuale eccedenza, dei contributi previdenziali. In quest’ultimo caso l’INPS e gli altri enti gestori di forme di previdenza obbligatoria interessati recuperano i contributi non versati alle gestioni previdenziali rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’Erario.

In ogni caso, per il recupero tramite compensazione nel modello F24, le somme riferite al “bonus Irpef” devono essere indicate nella sezione Erario, con il codice tributo 1655. Nei campi mese e anno di riferimento, devono essere indicati rispettivamente il mese e l’anno in cui il bonus viene effettivamente riconosciuto al dipendente.

ESEMPI DI COMPILAZIONE

A) il sostituto d’imposta paga il 10 luglio 2014 gli stipendi relativi al mese di giugno 2014, attribuendo un credito pari a euro 1.000. La sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 07/ 2014/ 0,00/ 1.000,00

B) il sostituto d’imposta paga il 27 giugno 2014 gli stipendi relativi al medesimo mese di giugno 2014, attribuendo un credito pari a euro 1.000. La sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 06/ 2014/ 0,00/ 1.000,00

C) Il sostituto d’imposta paga il 10 dicembre 2014 gli stipendi relativi al mese di novembre 2014, attribuendo un credito pari a euro 1.000. La sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente anche nell’ipotesi che il credito sia utilizzato in compensazione nel 2015:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 12/ 2014/ 0,00/ 1.000,00

D) il sostituto d’imposta paga il 10 gennaio 2015 gli stipendi relativi al mese di dicembre 2014, attribuendo un credito pari a euro 1.000. La sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 12/ 2014/ 0,00/ 1.000,00

E) il sostituto d’imposta paga il 10 luglio 2014 gli stipendi relativi al mese di giugno 2014, attribuendo un credito pari a euro 1.000, e paga il 10 agosto 2014 gli stipendi relativi al mese di luglio 2014, attribuendo un credito pari a euro 1.000. La compensazione è effettuata mediante un unico modello F24; la sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 07/ 2014/ 0,00/ 1.000,00
1655/ 08/ 2014/ 0,00/ 1.000,00

F) il sostituto d’imposta paga il 10 novembre 2014 gli stipendi relativi al mese di ottobre 2014, erogando un credito pari a euro 1.000, e contestualmente recupera ad altri lavoratori un credito pari a euro 400. Nella sezione Erario del modello F24 andrà esposto l’importo netto a credito di euro 800 nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 11/ 2014/ 0,00/ 800,00

G) il sostituto d’imposta paga il 10 novembre 2014 gli stipendi relativi al mese di ottobre 2014, erogando un credito pari a euro 400, e contestualmente recupera ad altri lavoratori un credito pari a euro 800. Nella sezione Erario del modello F24 andrà esposto l’importo netto di euro 400 nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 11/ 2014/ 400,00/ 0,00

H) il sostituto d’imposta paga il 10 febbraio 2015 gli stipendi relativi al mese di gennaio 2015, erogando in sede di conguaglio nello stesso giorno, un credito pari a euro 1.000. La sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 12/ 2014/ 0,00/ 1.000,00

I) il sostituto d’imposta paga il 10 febbraio 2015 gli stipendi relativi al mese di gennaio 2015, recuperando in sede di conguaglio nello stesso giorno un credito pari a euro 600. La sezione Erario del modello F24 andrà compilata nel modo seguente:

codice tributo/ mese rif./ anno di riferimento/ importi a debito versati/ importi a credito compensati
1655/ 12/ 2014/ 600,00/ 0,00

Trasferimento estero della residenza fiscale, tassazione sospesa o a rate

Il Ministero dell’economia e delle finanze, col decreto 02 luglio 2014, disciplina il regime del trasferimento della residenza fiscale dei soggetti esercenti impresa in altro Stato dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo in Italia.

I soggetti esercenti imprese commerciali che trasferiscono la residenza in Stati appartenenti all’Unione Europea ovvero in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo, con i quali l’Italia abbia stipulato un accordo sulla reciproca assistenza in materia di riscossione dei crediti tributari, possono optare per la sospensione o per la rateizzazione della riscossione delle imposte sui redditi dovute sulla plusvalenza, unitariamente determinata, in base al valore normale dei componenti dell’azienda o del complesso aziendale, che non siano confluiti in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato. La predetta plusvalenza include anche il valore dell’avviamento.
Le imposte sui redditi oggetto di sospensione sono versate, fino a un massimo di dieci anni:
– per i beni e i diritti ammortizzabili, inclusi quelli immateriali e l’avviamento, con riferimento all’esercizio di maturazione delle quote residue di ammortamento, che sarebbero state ammesse in deduzione ai fini dell’ordinaria determinazione del reddito d’impresa, indipendentemente dalla imputazione al conto economico;
– per le partecipazioni e gli strumenti finanziari similari alle azioni nell’esercizio di distribuzione degli utili o delle riserve di capitale;
– per ciascuno dei predetti elementi e per gli altri elementi patrimoniali non soggetti a processo di ammortamento, nell’esercizio in cui si considerano realizzati.
Le imposte sui redditi oggetto di rateizzazione sono versate in 6 rate annuali di pari importo. L’esercizio dell’opzione comporta il venir meno degli obblighi di monitoraggio annuale.
La sospensione/rateizzazione non riguarda:
– i maggiori e i minori valori dei beni che costituiscono ricavi;
– i fondi in sospensione di imposta non ricostituiti nel patrimonio contabile della stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato;
– gli altri componenti positivi e negativi che concorrono a formare il reddito dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia, ivi compresi quelli relativi a esercizi precedenti, e non attinenti ai cespiti trasferiti, la cui deduzione o tassazione sia stata rinviata in conformità alle disposizioni del TUIR.
Costituiscono ipotesi di decadenza dalla sospensione o dalla rateizzazione e, pertanto, comportano il versamento dell’imposta residua entro il termine previsto per il successivo versamento:
– la fusione, la scissione o il conferimento dell’azienda che comportano il trasferimento dei componenti aziendali ad altro soggetto residente in uno Stato extra-Ue;
– l’apertura di una procedura di insolvenza, di liquidazione o l’estinzione;
– il trasferimento della residenza in Stati o territori extra-Ue;
– la cessione delle quote da parte dei soci.

Il Fisco detta le regole, le garanzie e il monitoraggio della “exit tax”

L’Agenzia delle Entrate, in attuazione dell’”exit tax”, definisce le modalità di esercizio dell’opzione per la sospensione o rateizzazione dell’Exit tax, l’imposta da applicare in Italia in caso di trasferimento della residenza fiscale delle imprese in altro Stato dell’Ue o in Stati aderenti all’Accordo sul SEE, la prestazione delle garanzie, del loro rilascio e dell’obbligo di monitoraggio annuale (Provvedimento 10 luglio 2014).

L’opzione per la sospensione delle plusvalenze va presentata con una comunicazione all’ufficio territorialmente competente, insieme alla documentazione prevista, entro il termine per il versamento del saldo delle imposte sui redditi relative all’ultimo periodo di imposta di residenza in Italia. Ogni anno chi esercita l’opzione per la sospensione, ai fini del monitoraggio, è tenuto alla dichiarazione dei redditi, per i periodi d’imposta successivi a quello di opzione. Nella dichiarazione devono essere compilati soltanto i quadri relativi all’indicazione della plusvalenza complessiva, con l’importo della plusvalenza ancora sospesa e dell’ammontare dell’imposta dovuta.
Analogamente alla sospensione, anche per la rateazione i contribuenti interessati sono tenuti a presentare una specifica comunicazione all’ufficio territorialmente competente. Le imposte sui redditi oggetto di versamento rateale sono pagate in sei rate annuali di pari importo. L’esercizio dell’opzione elimina l’obbligo di monitoraggio annuale.
Il pagamento della prima rata deve essere effettuato entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi relative all’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia, mentre le restanti rate sono versate insieme agli interessi negli anni successivi entro lo stesso termine.
Per i periodi d’imposta successivi a quello di esercizio dell’opzione per la sospensione, il contribuente presenta annualmente la dichiarazione dei redditi limitatamente ai quadri inerenti all’indicazione della plusvalenza complessiva, con indicazione dell’importo della plusvalenza ancora sospesa, dell’ammontare dell’imposta ancora dovuta, nonché del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio. In caso di fusione, scissione o conferimento d’azienda, effettuati successivamente al trasferimento di residenza, tali obblighi ricadono sull’incorporante, sulla società risultante dalla fusione, sulla beneficiaria o sul conferitario.
La dichiarazione va presentata anche qualora non sia dovuta alcuna imposta, indicando l’ammontare dell’exit tax sospesa.
Il pagamento della prima rata va effettuato entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi relative all’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia. Gli altri pagamenti, unitamente ai relativi interessi, sono versati negli anni successivi, entro il medesimo termine. Le restanti rate, nonché le restanti somme dovute, aumentate dei relativi interessi, sono versate, negli anni successivi, entro il medesimo giorno.
In caso di fusione e scissione che determini il trasferimento dei cespiti o dell’intero complesso aziendale, o di conferimento dell’azienda, ad altro soggetto residente in uno degli Stati appartenenti all’Unione europea ovvero in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, i versamenti residui sono effettuati dalla società risultante dalla fusione, incorporante o beneficiaria, con riferimento all’imposta relativa ai cespiti acquisiti per effetto dell’operazione.
L’ufficio delle Entrate, prima di validare l’opzione per la sospensione o rateizzazione, può chiedere la presentazione di idonea garanzia, in caso di grave e concreto pericolo per la riscossione.
Per la sospensione, la garanzia è dovuta per un periodo non inferiore a tre anni e va rinnovata, per ulteriori tre anni, nel caso in cui al termine del periodo di validità risultino ancora importi dovuti.
Per la rateazione, la garanzia è dovuta per un periodo pari a quello di rateazione incrementato di un anno. Le imprese che hanno, invece, bilanci in attivo nei tre esercizi che precedono il trasferimento della residenza e un patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio almeno pari al 120% dell’importo dell’imposta sospesa e/o rateizzata, non sono tenute a presentare garanzie.
Costituiscono ipotesi di decadenza dalla sospensione o dalla rateizzazione e, pertanto, comportano il versamento dell’imposta residua entro il termine previsto per il successivo versamento:
– la fusione, la scissione o il conferimento dell’azienda che comportano il trasferimento dei componenti aziendali ad altro soggetto residente in uno Stato extra-Ue;
– l’apertura di una procedura di insolvenza, di liquidazione o l’estinzione;
– il trasferimento della residenza in Stati o territori extra-Ue;
– la cessione delle quote da parte dei soci;
– la mancata presentazione della garanzia o il mancato rinnovo della stessa;
–  il venir meno della garanzia in assenza dell’autorizzazione dell’Ufficio territorialmente competente;
– la mancata presentazione della dichiarazione solo in caso di opzione per la sospensione;
– il mancato assolvimento dell’obbligo di tenuta e conservazione della documentazione;
– la mancata risposta al questionario;
– la mancata comunicazione della variazione dell’indirizzo;
– il mancato pagamento di una rata o di una quota degli importi dovuti, salve le ipotesi di ravvedimento previste dall’ordinamento.
In caso di decadenza, l’importo sospeso o rateizzato ancora dovuto, maggiorato degli eventuali interessi, è iscritto a ruolo. Se è stata prestata garanzia, si procede alla riscossione coattiva nei confronti del contribuente non residente e/o del garante.

Entro oggi i versamenti da UNICO con studi di settore

7 LUG 2014 Entro oggi devono essere pagate le somme dovute, a titolo di imposte e contributi, derivanti dalla dichiarazione UNICO/2014 e IRAP/2014, da parte di imprese e professionisti soggetti agli studi di settore. In alternativa, i versamenti possono essere effettuati entro il 20 agosto 2014, con una maggiorazione dello 0,40 per cento.

Anche per quest’anno è stata rinnovata la proroga dei termini di versamento delle imposte e dei contributi dovuti in base alla dichiarazione annuale dei redditi (UNICO/2014 e IRAP/2014) in favore delle imprese e professionisti che svolgono attività per le quali sono stati approvati i relativi studi di settore per l’anno 2013.
La scadenza ordinariamente fissata al 16 giugno 2014, infatti, per tali contribuenti, è stata posticipata al 7 luglio 2014.
Oggi, dunque, è l’ultimo giorno per eseguire il pagamento delle imposte senza alcuna maggiorazione, né interessi.
In alternativa, qualora non si riesca ad effettuare il versamento entro oggi, lo stesso può essere validamente effettuato entro il 20 agosto 2014, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’importo da versare.

SOGGETTI INTERESSATI

Possono beneficiare della proroga le imprese e i professionisti ai quali si applicano gli studi di settore, ma anche i seguenti contribuenti:
– imprese e professionisti che non applicano lo studio di settore per cause di esclusione o inapplicabilità;
– imprese e professionisti che hanno optato per il regime fiscale agevolato (cd. “nuovi minimi”);
– i contribuenti che hanno percepito redditi da partecipazione in società, associazioni e imprese soggette agli studi di settore.

La proroga non si applica, invece, nei confronti dei seguenti contribuenti:
– persone fisiche che non esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo, neppure tramite partecipazione a società o associazioni “trasparenti”;
– contribuenti che svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo per le quali non sono stati elaborati gli studi di settore;
– contribuenti per i quali trovano applicazione i parametri di cui all’articolo 3, commi 181-187, Legge n. 549/1995;
– imprenditori agricoli titolari solo di reddito agrario.

IMPOSTE A CUI SI APPLICA LA PROROGA

Il differimento interessa tutte le imposte e le altre somme dovute, sia a saldo per il 2013, sia in acconto per il 2014, in base alle dichiarazioni dei redditi UNICO 2014 ed IRAP 2014. In particolare:
– l’imposta sul reddito delle società (IRES);
– l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF);
– l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
– l’imposta sul valore aggiunto annuale (IVA);
– le addizionali all’IRPEF Comunale e Regionale;
– la cedolare secca sugli affitti;
– l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie);
– l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe);
– i contributi previdenziali eccedenti i minimali, determinati nel quadro RR.
Nell’ambito della proroga, tuttavia, è stato incluso anche il versamento del diritto annuale per l’anno 2014 dovuto dalle imprese iscritte alla Camera di Commercio.

VERSAMENTO A RATE

In caso di versamento delle somme dovute, in modo rateizzato, naturalmente la proroga incide sul calendario delle diverse rate. Sugli importi rateizzato sono comunque dovuti gli interessi nella misura del 4% annuo, ossia dello 0,33% mensile. Si ricorda che gli interessi devono essere versati separatamente dall’imposta principale utilizzando i seguenti codici tributo:
– 1668 (interessi relativi ad imposte erariali);
– 3805 (interessi relativi ad imposte regionali);
– 3857 (interessi relativi ad imposte comunali).
Qualora il versamento della prima rata sia effettuato dopo il 7 luglio 2014, l’importo da rateizzare deve essere prima maggiorato dello 0,40%.

CALENDARIO RATEIZZAZIONE DAL 7.7.2014 (SOGGETTI NON TITOLARI DI PARTITA IVA)

RataScadenzaInteressi %
7 luglio0,00
31 luglio0,26
1 settembre0,59
30 settembre0,92
31 ottobre1,25
1 dicembre1,58

CALENDARIO RATEIZZAZIONE DAL 20.8.2014 (SOGGETTI NON TITOLARI DI PARTITA IVA)

RataScadenzaInteressi %
20 agosto0,00
1 settembre0,11
30 settembre0,44
31 ottobre0,77
1 dicembre1,10

CALENDARIO RATEIZZAZIONE DAL 7.7.2014 (SOGGETTI TITOLARI DI PARTITA IVA)

RataScadenzaInteressi %
7 luglio0,00
16 luglio0,10
20 agosto0,43
16 settembre0,76
16 ottobre1,09
17 novembre1,42

CALENDARIO RATEIZZAZIONE DAL 20.8.2014 (SOGGETTI TITOLARI DI PARTITA IVA)

RataScadenzaInteressi %
20 agosto0,00
16 settembre0,29
16 ottobre0,62
17 novembre0,95

Non soggetto ad IRAP il professionista che ha il supporto di altri studi

7 lug 2014 La Corte di Cassazione riforma la decisione del giudice di merito, con addebito delle spese di giudizio al Fisco, affermando che non è soggetto all’IRAP il commercialista che si avvale dell’aiuto di colleghi di altri studi professionali (Sentenza n. 15020 del 2 luglio 2014).

In tema di assoggettamento ad IRAP dell’attività di lavoro autonomo, la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto di un professionista al rimborso dell’imposta pagata, avendo dimostrato di svolgere l’attività di commercialista da solo, senza dipendenti e collaboratori, servendosi soltanto di alcuni beni, come un Pc, il mobilio d’ufficio ed un’autovettura ad uso promiscuo, e ricorrendo saltuariamente, per le competenze estranee al proprio lavoro, ad altri professionisti con proprio studio separato e diverso dal proprio.

In particolare, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione del giudice di merito, il quale aveva stabilito il diniego del rimborso dell’IRAP affermando che:
– “sussiste comunque il requisito dell’autonoma organizzazione, non essendo l’attività professionale in questione vincolata a coordinamento e controllo altrui; di talché, trattandosi di prestazioni prettamente intellettuali che richiedono comunque l’utilizzo di immobilizzazioni tecniche, esse vanno razionalmente organizzate, di guisa che non può disconoscersi l’assoggettamento ad IRAP”;
– “a far pensare che di certo il contribuente si avvaleva di una pur minima organizzazione, che costituisce il presupposto indispensabile per procedere all’applicazione dell’imposta, sono l’entità di voci come gli importi dei compensi dichiarati, il valore complessivo dei beni strumentali utilizzati e l’elevato importo dei compensi corrisposti a terzi”.

Come evidenziato dai giudici di legittimità, tali motivazioni risultano in evidente contrasto con il consolidato orientamento affermato dalla giurisprudenza, secondo cui “l’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’IRAP soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. A tal fine, il requisito della “autonoma organizzazione”, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell’assenza delle condizioni anzidette.