Per la cessione gratuita delle aree ai Comuni, l’imposta di registro è agevolata

Le misure agevolative dell’imposta di registro, intese come riduzioni di aliquote, imposte fisse o esenzione dall’imposta sono applicabili, esclusivamente, ai trasferimenti immobiliari a titolo gratuito (Agenzia Entrate – Risoluzione n. 68/E del 3/7/2014).

A partire dal 1° gennaio 2014, la soppressione di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie per gli atti di trasferimento immobiliare è rivolta ai soli atti di cessioni a titolo oneroso, fatta eccezione, quindi, per gli atti posti in essere a titolo gratuito che continuano a beneficiare delle agevolazioni previste ai fini dell’imposta di registro.
Tale disposizione è stata rafforzata dall’Agenzia delle Entrate che, relativamente agli atti di cessione ai Comuni delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione, ha precisato che gli stessi continuano a beneficiare delle agevolazioni previste e che quindi restano assoggettate al pagamento dell’imposta di registro in misura fissa, con esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale.

Il predetto trattamento di favore non solo resta applicabile per gli atti stipulati a partire dal 1° gennaio 2014 ma trova attuazione anche per gli atti di trasferimento della proprietà di aree destinate ad insediamenti produttivi, per gli atti di concessione del diritto di superficie sulle stesse aree e per gli atti e contratti relativi all’attuazione dei programmi pubblici di edilizia residenziale.

Rateizzazione del debito con il fisco: si può entro il 31 luglio

I contribuenti non in regola con i versamenti alla data del 22 giugno 2013 possono rateizzare il pagamento delle vecchie cartelle esattoriali fino a un massimo di 72 rate (6 anni) presentando apposita domanda entro il prossimo 31 luglio, utilizzando i moduli disponibili sul sito internet www.gruppoequitalia.it. Tale piano di pagamento non è prorogabile e decade in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive (Equitalia – comunicato del 3 luglio 2014).

La nuova chance è stato introdotta dal decreto Irpef e si rivolge ai contribuenti che hanno perso il diritto alla dilazione non risultando in regola con i vecchi pagamenti. Tutti gli altri contribuenti hanno a disposizione condizioni favorevoli per il pagamento a rate delle cartelle. È previsto un piano di rateizzazione ordinario che prevede un massimo di 72 rate e un piano straordinario che prevede un massimo di 120 rate (10 anni) e può essere richiesto in caso di grave e comprovata situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica ed estranea alla propria responsabilità.
I piani sono tra loro alternativi per cui, in caso di mancata concessione di una dilazione straordinaria, si può chiedere una rateazione ordinaria. Inoltre, possono essere prorogati una solo volta e in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, il beneficio della rateazione decade.
Anche in tal caso, le domande di rateizzazione del debito possono essere presentate utilizzando i moduli disponibili sul sito internet www.gruppoequitalia.

Dichiarazione IMU/TASI per gli ENC

Il Ministero dell’economia e delle finanze con decreto 26 giugno 2014 ha approvato il modello di dichiarazione per gli enti non commerciali, con le relative istruzioni, agli effetti dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI) da utilizzare, a decorrere dall’anno di imposta 2012

Nel modello vanno indicati, oltre al comune destinatario della dichiarazione, i dati identificativi del contribuente e del rappresentante firmatario della dichiarazione nonché i dati relativi all’impegno alla presentazione telematica, i dati degli immobili totalmente imponibili, parzialmente imponibili o totalmente esenti ed i dati relativi alla determinazione dell’imposta municipale propria e del tributo per i servizi indivisibili nonché all’esposizione dei dati relativi a compensazioni e rimborsi per entrambi i tributi.
I soggetti tenuti alla presentazione telematica della dichiarazione e gli intermediari abilitati devono trasmettere i dati contenuti nel modello secondo le specifiche tecniche che saranno approvate con successivo provvedimento.
È fatto comunque obbligo ai soggetti abilitati alla trasmissione telematica di rilasciare al contribuente la dichiarazione su modelli conformi per struttura e sequenza a quelli approvati con il presente provvedimento.
La dichiarazione deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta.
La dichiarazione relativa agli anni 2012 e 2013 deve essere presentata entro il 30 settembre 2014.

Le fatture delle ASP scontano l’imposta di bollo

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 67/E del 30 giugno 2014 ha chiarito che le fatture emesse dalle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) nei confronti degli utenti delle case di riposo dalle stesse gestite, con le quali vengono addebitate, in esenzione dall’IVA, le rette relative alle prestazioni di ricovero fornite, sono soggette all’imposta di bollo.

Alle fatture emesse dalle ASP agli utenti delle case di riposo, per l’addebito delle relative rette di ricovero, esenti dall’IVA, non spetta l’esenzione dall’imposta di bollo di cui all’art. 5, quarto comma, della tabella annessa al DPR n. 642 del 1972 previsto per gli atti relativi ai procedimenti di riscossione.
I documenti in esame sono, infatti, emessi a fronte di corrispettivi per prestazioni di servizi rese nell’esercizio di attività d’impresa, che non vengono prodotti nell’ambito di procedimenti di riscossione.
Tale orientamento, peraltro, è conforme ai chiarimenti forniti dall’Agenzia con un precedente documento di prassi, in riferimento alle fatture rilasciate da un Comune per vari servizi prestati, secondo i quali il beneficio dell’esenzione dall’imposta di bollo previsto dall’art. 6 della tabella allegata al DPR n. 642 del 1972 per le fatture riguardanti il pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad IVA non può in alcun modo essere esteso a corrispettivi esenti o fuori dal campo di applicazione IVA. Nell’ambito di tale documento di prassi, infatti, non è stato fatto alcun riferimento all’esenzione di cui all’art. 5 della medesima tabella, implicitamente ritenuta non applicabile, sotto il profilo oggettivo, alle fatture emesse dai Comuni per corrispettivi ad essi spettanti.
In conclusione, le fatture in oggetto sono quindi soggette all’imposta di bollo ai sensi dell’art. 13, comma 1, della tariffa annessa al DPR n. 642 del 1972, il quale dispone l’applicazione dell’imposta per le “1. Fatture, note, conti e simili documenti recanti addebitamenti o accreditamenti, ancorché non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi; ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria: per ogni esemplare: 1,81” (rideterminato in misura pari a euro 2,00, con decorrenza 26 giugno 2013, dall’art. 7-bis, comma 3, del decreto-legge 2013, n. 43, convertito con modificazioni dalla legge 24 giugno 2013, n. 71).
L’imposta, tuttavia, non è dovuta, quando la somma non supera Euro 77,47″.

Da oggi scatta l’obbligo di installazione del POS

L’accettazione dei pagamenti effettuati attraverso carte di debito è divenuta obbligatoria. Da oggi, i consumatori possono richiedere di effettuare i pagamenti superiori a 30 euro oltre che in contanti anche con bancomat (art. 15, D.L. n. 179/2012; D.M. 24/1//2014).

L’obbligo di installazione del POS e quindi di accettazione di pagamenti effettuati attraverso carte di debito nasce nell’intento di assicurare una maggiore tracciabilità dei pagamenti e di contrastare l’evasione fiscale ed è rivolto a tutti i soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi anche professionali.
Fermo restando il limite minimo di pagamento non inferiore a 30 euro, va precisato che piuttosto di obbligo si debba parlare di onere in quanto non è prevista alcuna sanzione in caso di rifiuto ad accettare i pagamenti con carta di debito.
La mancata installazione del POS non produce dunque un inadempimento sanzionabile.

Per di più, il provvedimento introduce una serie di adempimenti che incrementano i costi connessi all’esercizio dell’attività a favore degli Istituti di Credito e, pertanto, poiché la norma richiede a commercianti e professionisti l’installazione del Pos per il pagamento in formato elettronico, è di fondamentale importanza, per dare seguito a quanto introdotto, prevedere una sostanziale riduzione/azzeramento dei costi per l’installazione e la gestione degli apparecchi terminali.

Ulteriori chiarimenti del Fisco sulla fatturazione elettronica

Con la Legge di Stabilità del 2013 (art. 1, co. 325-328, L. n. 228/2012), sono state apportate rilevanti modifiche alla disciplina della fatturazione, in particolare all’art. 21, DPR n. 633/1972; in relazione a ciò il Fisco fornisce ulteriori istruzioni in tema di: definizione, requisiti, sistemi di controllo, invio e conservazione della fattura elettronica. Inoltre, chiarisce i dubbi dei contribuenti in materia di obblighi di fatturazione. Di seguito si riportano le risposte ai quesiti.

– Fattura differita, idonea documentazione per le prestazioni di servizio e unica operazione nel corso del mese:
l’art. 21, co. 4, lett. a), DPR n. 633/1972 estende la possibilità di emettere fattura differita anche nel caso di prestazioni di servizi, purché la fattura emessa indichi in dettaglio le operazioni effettuate e le prestazioni di servizio siano individuabili “attraverso idonea documentazione”. In relazione a ciò, il legislatore non impone specifici obblighi documentali rilevanti ai fini fiscali. Si ritiene, pertanto, che il contribuente, al fine di rendere individuabile la prestazione di servizio, possa utilizzare la documentazione commerciale prodotta e conservata, peculiare del tipo di attività svolta. Da tale documentazione deve potersi individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. Può trattarsi, ad esempio, oltre che del documento attestante l’avvenuto incasso del corrispettivo, del contratto, della nota di consegna lavori, della lettera d’incarico, della relazione professionale, purché risultino in modo chiaro e puntuale i richiamati elementi.
Inoltre, il contribuente può emettere un’unica fattura differita anche nel caso di singola cessione di beni o prestazione di servizi effettuata nello stesso mese, nei confronti del medesimo soggetto ed è consentita l’emissione di un’unica fattura riepilogativa anche in presenza di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nel corso dello stesso mese solare nei confronti del medesimo cessionario/committente.

– Fattura semplificata – Alternatività tra i dati identificativi del cessionario/ committente:
ai sensi dell’art. 21-bis, DPR n. 633/1972, il contribuente può indicare nella fattura semplificata gli elementi “tradizionali” (ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale, nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti) oppure, in alternativa, può riportare nel documento il codice fiscale o la partita IVA, ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento.
L’individuazione del cessionario o committente, alternativamente, con gli elementi sopra indicati non preclude l’esercizio del diritto alla detrazione, laddove esistente.

– Fattura semplificata – Modalità di registrazione:
nel caso in cui il cessionario/committente sia identificato con il solo numero di partita IVA o con il codice fiscale, l’obbligo di registrazione della fattura semplificata da parte dell’emittente è correttamente assolto con l’indicazione della ditta, denominazione o ragione sociale.

– Fattura semplificata – Fattura rettificativa:
in caso di fattura rettificativa, a prescindere dall’importo certificato, può essere emessa fattura in modalità semplificata sia nel caso delle variazioni in aumento dell’imponibile o dell’imposta, che nell’ipotesi delle relative variazioni in diminuzione, secondo le regole ordinarie sulla fatturazione (art. 21, DPR n. 633/1972) o in base a quelle semplificate (art. 21-bis, DPR n. 633/1972). La facoltà di avvalersi della fattura semplificata non è subordinata neppure al “formato” della fattura oggetto di rettifica; è, dunque, possibile rettificare con fattura semplificata una fattura ordinaria e viceversa.

– Fattura semplificata e c.d. “fattura/ricevuta fiscale”:
La fattura semplificata può essere emessa in sostituzione della fattura-ricevuta fiscale. Dunque, nel caso in cui per un’operazione per la quale è prescritto il rilascio di scontrino fiscale, ricevuta o fattura-ricevuta fiscale sia emessa, in sostituzione di questi, fattura ordinaria o fattura semplificata, il contribuente non è tenuto ad ulteriori adempimenti di certificazione. La funzione sostitutiva della fattura – ordinaria o semplificata – deve ritenersi riferibile non solo alle ipotesi di fattura immediata ma anche alle ipotesi di fatturazione differita e riepilogativa.

Il bonus Irpef diventa ufficale

Il decreto Irpef è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale della Repubblica italiana

Il decreto legge n. 66/2014 recante “misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale. Deleghe al Governo per il completamento della revisione della3 struttura del bilancio dello Stato, per il riordino della disciplina per la gestione del bilancio e il potenziamento della funzione del bilancio di cassa, nonché per l’adozione di un testo unico in materia di contabilità di Stato e di tesoreria.” è stato convertito con modificazioni in legge n. 89/2014. La presente legge è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 143 del 23 giugno 2014 ed è entrata in vigore il giorno successivo.

Redditometro: il sostegno parentale necessita di prove adeguate

Ai fini del redditometro, il riferimento a donazioni della famiglia per giustificare il tenore di vita più elevato rispetto a quanto dichiarato è irrilevante, se le elargizioni non sono provate da documentazione idonea a dimostrare la valenza giuridica relativamente alle spese ed al sostentamento parentale. Non costituisce “fatto notorio” la mera prassi familiare di liberalità da parte dei genitori in favore dei figli (Corte di Cassazione – sentenza n. 14063 del 20.6.2014).

FATTO
In seguito ad un accertamento sintetico (cd. “redditometro”) il Fisco accertava nei confronti del contribuente un maggiore reddito non dichiarato in relazione all’acquisto di un fabbricato, alle spese di mantenimento dello stesso ed al possesso un’abitazione secondaria, indici di un tenore di vita superiore a quello risultante dalla dichiarazione dei redditi.
Il contribuente giustificava parte dell’acquisto del fabbricato con riferimento ad una donazione del padre, consistente nella compensazione di crediti vantati nei confronti della venditrice.
Secondo il Giudice di Appello l’accertamento sintetico doveva ritenersi illegittimo, in quanto sulla base del rapporto di parentela intercorrente tra i titolari dell’operazione non può escludersi lo spirito liberale, addotto dallo stesso contribuente, come una radicata consuetudine familiare, da assumere tra “quelle nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza”, con valenza di prova.

LA DECISIONE DALLA CASSAZIONE
In riforma della decisione del Giudice di Appello che aveva dichiarato l’illeggitimità dell’accertamento sintetico, i Giudici della Suprema Corte hanno affermato, invece, che il ricorso alle nozioni di comune “esperienza (fatto notorio)”, comportando una deroga al principio dispositivo ed al contraddittorio, in quanto introduce nel processo civile prove non fornite dalle parti e relative a fatti dalle stesse non vagliati né controllati, va inteso in senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile.
Ne consegue che non si possono reputare rientranti nella nozione di fatti di comune esperienza, intesa quale esperienza di un individuo medio in un dato tempo e in un dato luogo, quegli elementi valutativi che implicano cognizioni particolari, o anche solo la pratica di determinate situazioni, né quelle nozioni che rientrano nella scienza privata del giudice, poiché questa, in quanto non universale, non rientra nella categoria del notorio.
Secondo la Cassazione, dunque, deve ritenersi escluso dalla nozione di “fatto notorio” un evento o una situazione soltanto probabile, quale la mera “prassi familiare” di liberalità da parte dei genitori in favore dei figli.

Modello Unico: presentazione alla posta entro fine mese

Entro la fine del mese in corso i contribuenti non soggetti all’obbligo della dichiarazione telematica, possono presentare il Modello UNICO/2014, relativo all’anno d’imposta 2013, in forma cartacea, per il tramite di un ufficio Poste italiane Spa.

In particolare, possono presentare il Modello UNICO/2014 cartaceo le persone fisiche, non titolari di partita IVA, che:
– pur possedendo redditi che possono essere dichiarati con il Modello 730/2014, non possono utilizzare tale modello ovvero decidono di presentare il modello UNICO;
– pur potendo presentare il modello 730/2014, devono dichiarare alcuni redditi o comunicare dati utilizzando i relativi quadri del modello UNICO/2014 (RM, RT, RW, AC);
– devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti.
In questi casi il termine ultimo per assolvere all’obbligo di presentazione della dichiarazione tramite un ufficio postale è il 30 giugno 2014.
Superata tale data, il modello UNICO 2014 può essere presentato esclusivamente in via telematica, entro il 30 settembre 2014, direttamente dai contribuenti in possesso del codice PIN per l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel) ovvero consegnando la dichiarazione ad un intermediario incaricato.

DALL’ESTERO
La dichiarazione può essere presentata anche dall’estero. In questo caso il termine di presentazione del modello UNICO/2014 è il 30 settembre 2014. La dichiarazione può essere presentata:
– per via telematica (dai contribuenti in possesso del codice Pin per l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate – Fisconline o Entratel);
– in alternativa, dai contribuenti non titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, in forma cartacea mediante raccomandata o altro mezzo equivalente, dal quale risulti con certezza la data di spedizione.
Qualora si decida di effettuare la spedizione postale, la dichiarazione deve essere inserita in una normale busta di corrispondenza di dimensioni idonee a contenerla senza piegarla. La busta deve essere indirizzata a:

Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Venezia
Via Giorgio De Marchi n. 16
30175 Marghera (VE) – Italia

Sulla medesima busta, a carattere evidente, deve essere indicato il “cognome, nome e codice fiscale del contribuente”, e la dicitura “Contiene dichiarazione Modello UNICO/2014 Persone Fisiche”.

SANZIONI
La presentazione della dichiarazione si considera valida se effettuata entro 90 giorni dalla scadenza. Sono però applicabili le sanzioni previste per omessa presentazione della dichiarazione:
– da 258,00 a 2.065,00 Euro, se non sono dovute imposte;
– dal 120% al 240% dell’ammontare dell’imposta dovuta, con un minimo di Euro 258,00, se dalla dichiarazione risulta imposta a debito.
La dichiarazione presentata ad un ufficio postale da parte di contribuenti obbligati alla presentazione in via telematica si considera non redatta in conformità al modello approvato, e conseguentemente, è soggetta alla sanzione da 258,00 a 2.065,00 Euro.
Le dichiarazioni presentate con ritardo superiore ai 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta che ne risulti dovuta.

RAVVEDIMENTO OPEROSO
Qualora la dichiarazione sia presentata entro 90 giorni, è possibile regolarizzare la violazione con il ravvedimento operoso, applicando la sanzione ridotta pari ad 1/10 del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione: 25,80 Euro.
Affinché il ravvedimento operoso abbia efficacia, il pagamento della sanzione ridotta deve essere eseguito contestualmente alla regolarizzazione, ossia alla presentazione della dichiarazione.

eCommerce: a breve il portale web per l’Iva

Sul sito dell’Agenzie delle Entrate sono disponibili l’infografica e la scheda con il calendario degli step che segnano l’arrivo del nuovo portale; dal 1° ottobre 2014 gli operatori commerciali potranno registrarsi, mentre, in concomitanza con i cambiamenti delle norme Iva attinenti il luogo di prestazione dei servizi, il nuovo regime speciale opzionale entrerà in vigore il nuovo anno (Agenzia entrate – comunicato 17 giugno 2014).

Il nuovo portale web per l’Iva del commercio elettronico si chiamerà Moss (Mini one stop shop) e consentirà alle aziende di dichiarare e versare l’iva dovuta sui servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi Iva.
Con la registrazione sul nuovo portale telematico il fornitore non sarà più obbligato a identificarsi in ciascun Stato membro in cui effettua le operazioni Iva; di fatto, dopo aver trasmesso telematicamente al Moss le dichiarazioni Iva trimestrali ed effettuato i versamenti, questi saranno inviati automaticamente ai rispettivi Stati membri di consumo.

È facoltativo, ma se un contribuente sceglie di avvalersene dovrà applicarlo in tutti gli Stati membri.
Potranno avvalersi del Moss sia i soggetti passivi stabiliti nell’Unione Europea sia quelli stabiliti al di fuori. Nel primo caso bisognerà utilizzare come Stato membro di identificazione quello in cui si ha la sede principale; per i soggetti passivi stabiliti al di fuori dell’Unione Europea sarà possibile, invece, scegliere liberamente lo Stato membro di identificazione, a meno che non si abbia una stabile organizzazione registrate in un paese U.E.