Chiariti i dubbi sul nuovo ravvedimento intermedio

Forniti chiarimenti in relazione alle novità introdotte dalla legge di stabilità per il 2015 sul nuovo ravvedimento intermedio (Agenzia delle Entrate – Circolare 09 giugno 2015, n. 23/E).

In materia di ravvedimento operoso, tra i diversi dubbi interpretativi sollevati con l’introduzione delle novità dell’art. 1, co. 637, L. n. 190/2014, particolare attenzione è stata data alla corretta individuazione delle violazioni regolarizzabili “entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione” (art. 13, co. 1, lett. a-bis, D.Lgs. n. 472/1997).
L’Amministrazione Finanziaria chiarisce che tale previsione normativa trova applicazione anche con riferimento a tributi diversi da quelli amministrati dall’Agenzia delle entrate; nello specifico, rientrano nell’ambito applicativo della disposizione anche i tributi locali e regionali, tra cui le tasse automobilistiche.
Per effetto della nuova fattispecie in oggetto è stata introdotta:
– per gli omessi versamenti, un’ipotesi di riduzione sanzionatoria ulteriore rispetto a quella che consente di regolarizzare entro trenta giorni dalla commissione della violazione, se la regolarizzazione del versamento avviene entro 90 giorni dalla scadenza del pagamento;
– per le violazioni commesse mediante la dichiarazione, una specifica ipotesi di ravvedimento, applicabile entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione (es. violazioni relative al contenuto e alla documentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette e sul valore aggiunto).
– per le violazioni diverse da quelle indicate sopra, una nuova ipotesi di riduzione sanzionatoria analoga, nella tempistica, a quella prevista per gli omessi versamenti (regolarizzazione da effettuare entro 90 giorni dalla commissione della violazione).
Infine, l’Agenzia evidenzia che, una volta decorsi i diversi termini di regolarizzazione di 30 e 90 gg (lett. a) e a-bis)), è possibile sanare tutte le violazioni entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore (lett. b)), e, per i soli tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, si prendono come riferimento i termini per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore (lett. b-bis)) ed b-ter).

Dichiarazione sostitutiva per il 730 errato

Ai contribuenti che hanno già inviato, attraverso l’apposita funzionalità dell’applicazione web 730 precompilato, la propria dichiarazione 730 con dati errati o incompleti, viene consentito di correggere la dichiarazione direttamente, inviando, con le medesime modalità, una nuova dichiarazione 730 che annulla e sostituisce quella precedentemente trasmessa (Agenzia delle entrate – provvedimento 9 giugno 2015, n. 78849).

In via sperimentale dal 2015 è stata introdotta la dichiarazione 730 precompilata che l’Agenzia delle entrate rende disponibile telematicamente ai contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati agli articoli 49 e 50, comma 1, lettere a), c), c-bis), d), g), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l) del TUIR. Successivamente l’Agenzia delle entrate ha definito, tra l’altro, le modalità tecniche per consentire al contribuente e agli altri soggetti autorizzati di accedere alla dichiarazione 730 precompilata ed è stata disciplinata, inoltre, la presentazione della dichiarazione direttamente da parte del contribuente.
Con il provvedimento in oggetto, tenuto conto del carattere sperimentale della procedura, invece, viene consentito ai contribuenti che hanno già inviato, attraverso l’apposita funzionalità dell’applicazione web 730 precompilato, la propria dichiarazione 730 con dati errati o incompleti, di correggere la dichiarazione direttamente, senza la necessità di rivolgersi al CAF o a un professionista abilitato per la presentazione di un modello 730 integrativo, o di presentare un modello Unico correttivo nei termini o integrativo.
La nuova dichiarazione 730 può essere inviata a partire dal 10 giugno 2015 e fino al 29 giugno 2015 ed annulla e sostituisce integralmente quella precedentemente trasmessa. Per i contribuenti che hanno presentato, attraverso l’apposita funzionalità dell’applicazione web 730 precompilato, la dichiarazione 730 in assenza di un sostituto d’imposta tenuto all’effettuazione del conguaglio, da cui emerga un esito a debito, e che abbiano trasmesso, entro il 16 giugno 2015, il modello F24 per il pagamento delle somme dovute, il termine per la presentazione della dichiarazione sostitutiva è fissato al 21 giugno 2015.
Per effettuare l’invio della dichiarazione 730 sostitutiva, il contribuente accede all’apposita area autenticata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, riapre la dichiarazione già trasmessa, apporta le modifiche necessarie e quindi procede all’invio della dichiarazione.
La sostituzione della dichiarazione 730 precompilata è ammessa una sola volta ed eventuali ulteriori correzioni sono effettuate con le modalità ordinarie, presentando una dichiarazione 730 integrativa, ovvero un modello Unico correttivo nei termini o integrativo.

Entro il 16/06 il versamento delle imposte sugli immobili

8 GIU 2015 IMU, TASI, IMI (Bolzano) e IMIS (Trento), quattro diverse imposte che hanno come presupposto il possesso e/o la detenzione di un immobile. Il prossimo 16 giugno 2015 scade il termine per il versamento dell’acconto 2015 di ciascuna delle quattro imposte sugli immobili.

IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA (IMU)
L’importo da versare a titolo di acconto è pari al 50 per cento dell’imposta complessivamente dovuta applicando le aliquote stabilite per il 2015 dal Comune in cui è situato l’immobile. Se però il comune non ha ancora deliberato le aliquote per il 2015, l’acconto è calcolato tenendo in considerazione quelle del 2014.
L’IMU è dovuta per gli immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. Sono esenti i terreni agricoli, con particolari requisiti, utilizzati dal coltivatori diretti o imprenditori agricoli. Inoltre, l’IMU non si applica sull’immobile destinato a propria abitazione principale e relative pertinenze (cantina, box auto), e nelle ipotesi assimilate stabilite dal regolamento comunale. Tale beneficio è escluso qualora l’immobile sia classificato nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.
Soggetto obbligato al versamento è il titolare del diritto di proprietà; tuttavia, qualora sull’immobile risulti costituito un diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, l’imposta è dovuta dal titolare del diritto reale. Nel caso di concessione di aree demaniali, l’imposta è dovuta dal concessionario. Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, l’imposta è dovuta dal locatario. In caso di più contitolari, ciascuno è obbligato per la propria quota.
Il versamento può essere effettuato tramite apposito bollettino di conto corrente postale o tramite il modello di pagamento unificato F24, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate:
3912 – abitazione principale (A/1, A/8 e A/9) e relative pertinenze
3913 – fabbricati rurali ad uso strumentale
3914 – terreni quota Comune
3915 – terreni quota Stato
3916 – aree fabbricabili quota Comune
3917 – aree fabbricabili quota Stato
3918 – altri fabbricati quota Comune
3919 – altri fabbricati quota Stato
3925 – immobili ad uso produttivo categoria D, quota Stato
3930 – immobili ad uso produttivo categoria D, incremento Comune

TASSA SERVIZI INDIVISIBILI (TASI)
L’importo da versare a titolo di acconto è pari al 50 per cento dell’imposta complessivamente dovuta applicando le aliquote stabilite per il 2015 dal Comune in cui è situato l’immobile. Se però il comune non ha ancora deliberato le aliquote per il 2015, l’acconto è calcolato tenendo in considerazione quelle del 2014.
La TASI è dovuta da chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo, fabbricati (compresa l’abitazione principale) e aree edificabili. Sono esclusi in ogni caso i terreni agricoli.
In caso di più possessori o detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria. A differenza dell’IMU, il pagamento dell’intera imposta dovuta per l’immobile da parte di uno solo dei coobbligati assolve all’obbligazione anche nei confronti degli altri. In caso di locazione finanziaria, la tassa è dovuta dal locatario.
In caso di detenzione temporanea dell’immobile per un periodo inferiore a 6 mesi, la tassa è dovuta solo dal proprietario o titolare di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione e superficie). Se, invece, l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante (es.: inquilino) sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria. L’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10% e il 30% dell’ammontare complessivo della stessa, calcolato applicando l’aliquota deliberata dal comune. La restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare.
In ogni caso, la somma di IMU e TASI applicabile per ciascun immobile non può superare l’aliquota massima del 10,60 per cento.
Il versamento può essere effettuato tramite apposito bollettino di conto corrente postale o tramite il modello di pagamento unificato F24, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate:
3958 – abitazione principale e relative pertinenze
3959 – fabbricati rurali ad uso strumentale
3960 – aree fabbricabili
3961 – altri fabbricati

IMPOSTA MUNICIPALE SUGLI IMMOBILI (IMI)
L’IMI si applica in sostituzione dell’IMU e della TASI per gli immobili situati nella provincia autonoma di Bolzano.
L’importo da versare a titolo di acconto è pari al 50 per cento dell’imposta complessivamente dovuta applicando le aliquote stabilite per il 2015 dal Comune in cui è situato l’immobile. Se però il comune non ha ancora deliberato le aliquote per il 2015, l’acconto è calcolato tenendo in considerazione quelle del 2014.
L’imposta è dovuta dal proprietario oppure dal titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione e superficie di fabbricati e di aree fabbricabili; dal concessionario, nel caso di concessione di patrimonio demaniale; dal locatario, per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria; dal coniuge a cui è stata assegnata l’abitazione coniugale a seguito di provvedimento giudiziale di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; dal genitore al quale è stata assegnata l’abitazione a seguito di provvedimento giudiziale di affidamento dei figli.
Il versamento può essere effettuato tramite apposito bollettino di conto corrente postale o tramite il modello di pagamento unificato F24, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate:
3912 – abitazione principale e relative pertinenze
3913 – fabbricati rurali ad uso strumentale
3916 – aree fabbricabili
3918 – altri fabbricati
3930 – immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D

IMPOSTA IMMOBILIARE SEMPLICE (IMIS)
L’IMIS si applica a decorrere dal 2015 in relazione agli immobili situati nella provincia di Trento. Anch’essa si applica in sostituzione dell’IMU e della TASI.
L’importo da versare a titolo di acconto, entro il 16 giugno 2015, è pari al 50 per cento dell’imposta complessivamente dovuta applicando le aliquote stabilite per il 2015 dal Comune in cui è situato l’immobile.
Obbligato al pagamento dell’IMIS è il soggetto titolare del diritto di proprietà, uso, usufrutto, abitazione, superficie ed enfiteusi sugli immobili; il coniuge che acquista il diritto di abitazione per successione; l’erede; il curatore o il commissario liquidatore per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa; il soggetto a cui è affidata l’amministrazione per gli immobili in multiproprietà, e per gli immobili condominiali e dei centri commerciali a proprietà indivisa. In caso di contratto di leasing, è obbligato il soggetto che acquisisce le disponibilità in godimento dell’immobile, compresa l’area su cui sarà edificato il fabbricato oggetto di leasing.
In caso di contitolarità, si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati: da un contitolare anche per il debito d’imposta degli altri; dal titolare di un diritto reale non soggetto a imposta per il tributo dovuto dal titolare di un diritto reale soggetto all’imposta. In tali ipotesi, il soggetto che effettua il versamento deve presentare una comunicazione al comune beneficiario, indicando gli immobili oggetto del versamento e i contribuenti sostituiti nel versamento.
Il versamento può essere effettuato tramite il modello di pagamento unificato F24, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate:
3990 – abitazione principale, fattispecie assimilate e pertinenze
3991 – altri fabbricati abitativi
3992 – altri fabbricati
3993 – aree edificabili
Il comune può stabilire modalità integrative o alternative, anche utilizzando strumenti elettronici e informatici interbancari e postali, comunque denominati, che garantiscano la sicurezza e la certezza temporale del versamento. In ogni caso resta sempre valido l’utilizzo del modello F24 per effettuare il versamento.

Reato di omesso versamento delle ritenute anche per l’amministratore neoeletto

8 GIU 2015 Anche se neoeletto, l’amministratore della società è perseguibile per il reato di omesso versamento delle ritenute fiscali sugli stipendi dei dipendenti. La carica assunta pochi giorni prima della fine dell’anno e la circostanza di non essere a conoscenza dell’indebitamento della società non giustificano il neo amministratore ai fini dell’esonero dalla responsabilità penale. (Corte di Cassazione – Sentenza 25 maggio 2015, n. 21606).

IL CASO
L’amministratore della società veniva dichiarato colpevole del reato di omesso versamento di ritenute fiscali sugli stipendi dei dipendenti, certificate per un importo complessivo superiore ad euro 254.000,00, riguardanti mesi antecedenti la propria nomina, avvenuta pochi giorni prima della fine del medesimo anno d’imposta.
I giudici di appello hanno confermato la responsabilità penale dell’amministratore neoeletto evidenziando come l’imputato era il legale rappresentante della società alla data di scadenza della dichiarazione Modello 770 in cui risulta attestato il debito tributario di cui si tratta; che tale debito sia pure insorto nell’anno di imposta, prima della nomina, doveva essere adempiuto, mediante il versamento delle somme oggetto di ritenuta, entro il termine di presentazione del Modello 770, dopo la formale quantificazione nell’ambito del medesimo modello di dichiarazione.
Secondo i giudici, dunque, sia la formale quantificazione che il pagamento del debito tributario, rientravano nella competenza (e nella piena consapevolezza) del ricorrente, amministratore unico sia al momento di sottoscrizione della dichiarazione che al momento della scadenza del termine per il versamento.
In particolare, assolvendo alla quantificazione del debito, mediante la sottoscrizione e presentazione del Modello 770, ma non al pagamento del debito tributario, il neo amministratore realizzava consapevolmente e volontariamente la condotta di omesso versamento delle ritenute fiscali sugli stipendi dei dipendenti, sanzionata penalmente.

Secondo la difesa del contribuente, doveva escludersi una responsabilità penalmente rilevante sulla base delle seguenti considerazioni:
– il mancato versamento delle ritenute non poteva ritenersi attribuibile all’imputato, avendo assunto la veste di amministratore unico della società pochi giorni prima della chiusura del periodo di imposta, e quindi in un momento successivo all’insorgenza dell’obbligo di versamento delle ritenute;
– inoltre, sotto il profilo soggettivo, non era ascrivibile al neo amministratore la volontà del mancato versamento delle ritenute, stante la situazione di involontaria illiquidità, considerato che all’atto di assumere l’incarico di amministratore unico, lo stesso era inconsapevole della situazione di irreversibile indebitamento e mancanza di liquidità della società.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE
La Suprema Corte, disattendendo la difesa del contribuente, ha confermato la decisione dei giudici di merito.
Secondo i giudici di legittimità non rileva la circostanza che l’amministratore sia stato nominato pochi giorni prima della chiusura del periodo di imposta, atteso che non solo risultava il sottoscrittore del Modello 770 in qualità di legale rappresentante, ma che il termine per l’adempimento del debito tributario doveva ritenersi scaduto in corrispondenza del termine di presentazione delle medesima dichiarazione (precisamente il 30 settembre dell’anno successivo, e quindi nove mesi dopo l’assunzione dell’incarico). In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno evidenziato che tale lasso di tempo doveva essere utilizzato dal neo amministratore per provvedere ai necessari accantonamenti in vista della scadenza tributaria, non potendo trincerarsi dietro una situazione di illiquidità.
Al riguardo la Suprema Corte ha ricordato, inoltre, che secondo consolidato orientamento giurisprudenziale in tema di omesso versamento delle ritenute fiscali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, la situazione di difficoltà finanziaria dell’impresa non esclude la responsabilità penale per il reato previsto dall’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74 del 2000.

Modello Unico: l’invio è provato solo con la ricevuta dell’Agenzia delle Entrate

La prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione dei redditi tramite professionista incaricato è costituita solo e soltanto dalla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate attestante l’avvenuta ricezione (Corte di cassazione – sentenza n. 11236/2015).

Il regime normativo applicabile all’invio della dichiarazione dei redditi non attribuisce valore probatorio all’impegno dell’intermediario alla trasmissione della stessa, né alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rilasciata dal professionista in cui dichiara che, pur essendo stato regolarmente trasmesso il Modello Unico, non è in grado di produrre, poiché non reperibile, l’apposita attestazione di avvenuto ricevimento dell’Agenzia delle Entrate.

La natura privatistica del rapporto tra l’intermediario e il contribuente in relazione all’incarico che il contribuente è libero di non conferire, potendo appunto provvedere direttamente alla presentazione delle dichiarazioni, non comporta l’estromissione del soggetto passivo dagli obblighi inerenti al rapporto fiscale.
Pertanto, ciò che rileva ai fini della prova della presentazione telematica della dichiarazione è la ricevuta rilasciata dall’amministrazione finanziaria che, non soltanto dimostra l’avvenuta consegna da parte del contribuente, ma è necessaria anche a verificare la tempestività di tale consegna, al fine di assicurare il controllo sul regolare adempimento degli obblighi di presentazione della dichiarazione, pur sempre gravanti sul contribuente.

Chiarimenti sull’aiuto alla crescita economica

Sulla disciplina relativa all’aiuto alla crescita economica (Ace) vengono forniti ulteriori chiarimenti nell’intento di sciogliere i dubbi interpretativi emersi da fattispecie oggetto di richieste pervenute, all’Agenzia delle Entrate, in questi primi anni di applicazione della disciplina agevolativa (Agenzia entrate – circolare n. 21/E del 03 giugno 2015).

Nel documento di prassi l’Agenzia delle Entrate affronta in primis il tema dell’agevolazione maggiorata per le società quotate, ribadendo la possibilità di usufruire di un moltiplicatore del 40% da applicare all’incremento patrimoniale rilevante realizzato nell’esercizio di quotazione e nei due esercizi successivi rispetto all’esercizio precedente.
Il primo periodo d’imposta in cui può essere applicata l’agevolazione maggiorata è quello in corso al 31 dicembre 2014 e, la disciplina agevolativa continua ad applicarsi per i due periodi d’imposta successivi e a partire dal quarto periodo d’imposta la variazione in aumento del capitale proprio è determinata senza tenere conto del suddetto incremento.
Successivamente viene trattata la conversione dell’eccedenza Ace e quindi la possibilità che l’eccedenza dell’agevolazione Ace possa essere utilizzata come credito d’imposta, non solo ai fini Ires, ma anche ai fini Irap.
Di fatto, il contribuente che ha un’eccedenza Ace può convertirla in tutto o parzialmente in credito d’imposta Irap, ma non può riconvertire in eccedenza Ires la parte trasformata in credito d’imposta Irap e non utilizzata.
La conversione della predetta eccedenza in credito d’imposta IRAP ha effetto a partire dal 2014 (per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare) con conseguente indicazione del credito nella dichiarazione dei redditi UNICO 2015.
Infine, non per ordine di importanza, trova spazio la disapplicazione della disciplina antielusiva, le cui istanze devono essere presentante prima della dichiarazione dei redditi, ovvero entro il 02 luglio 2015.
Il fine della disciplina antielusiva contenuta nel Decreto Ace è quello di evitare, nell’ambito dei gruppi societari, effetti moltiplicativi del beneficio, ma allo stesso tempo prevede la possibilità di presentare istanze di disapplicazione, adeguatamente motivate e corredate da opportuna documentazione, per dimostrare che l’accrescimento del patrimonio netto rilevante ai fini dell’ACE non abbia determinato la duplicazione del beneficio all’interno del gruppo.
Inoltre, al fine di evitare una eccessiva penalizzazione nei confronti dei contribuenti esteri, l’Agenzia delle Entrate fornisce anche istruzioni ai propri uffici affinché valutino la possibilità di accogliere le istanze di disapplicazione in assenza di fenomeni di duplicazione del beneficio Ace.

Via libera al nuovo modello IVA AA9/12

L’Agenzia delle entrate con provvedimento 03 giugno 2015, n. 75295/2015 ha, tra l’altro, approvato il nuovo modello AA9/12 da utilizzare per le dichiarazioni di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini dell’imposta sul valore aggiunto delle persone fisiche, delle relative istruzioni e delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati

Il nuovo modello deve essere utilizzato a partire dal 4 giugno 2015, quello precedente potrà essere utilizzato fino al 30 settembre 2015 qualora non sia necessario optare per i regimi fiscali agevolati.
A decorrere dall’anno d’imposta 2015, l’articolo 1, comma 54, della legge 23 dicembre 2014 n. 190, ha introdotto il nuovo regime fiscale forfetario, abrogando con il successivo comma 85 il regime di vantaggio di cui all’articolo 27 comma 1, 2 e 3 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 e il regime per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo di cui all’articolo 13 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
L’articolo 10, comma 12-undicies, del decreto legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito con la legge del 27 febbraio 2015, n. 11, ha prorogato, per l’anno d’imposta 2015, il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’articolo 27, commi 1 e 2 del decreto legge del 6 luglio 2011, n. 98.
Pertanto, al fine di adeguare alla vigente normativa la struttura e il contenuto del modello da utilizzare per la presentazione delle dichiarazioni previste dall’articolo 35 del D.P.R. n. 633 del 1972 da parte delle persone fisiche, approvato da ultimo con provvedimento del 18 maggio 2012, il provvedimento in oggetto approva il modello AA90/12 con le relative istruzioni.
Con lo stesso provvedimento sono altresì approvate le specifiche tecniche necessarie per l’invio dei dati delle dichiarazioni che verranno presentate in via telematica, viene disciplinata la reperibilità dei predetti modelli di dichiarazione e ne viene autorizzata la stampa definendo le relative caratteristiche tecniche e grafiche.
Inoltre, considerata la necessità di adeguamento alla normativa vigente, il provvedimento in oggetto approva le istruzioni per la compilazione del modello AA7/10 da utilizzare per la domanda di attribuzione del numero di codice fiscale e dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività da parte dei soggetti diversi dalle persone fisiche che devono presentare le dichiarazioni previste dall’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che sostituiscono quelle approvate, con provvedimento del 18 maggio 2012.
Infine, sono approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica della dichiarazione di cessazione attività. Il modello AA7/10 e le specifiche tecniche di inizio attività e variazione dati restano quelle approvate con il provvedimento del 29 dicembre 2009.

Dichiarazione TASI/IMU

Il Ministero dell’economia e delle finanze con la circolare 03 giugno 2015, n. 2/DF ha chiarito che per l’adempimento dell’obbligo dichiarativo concernente la TASI, non è necessaria l’approvazione di un apposito modello, essendo a tale scopo valido quello previsto per la dichiarazione dell’IMU.

Dato l’approssimarsi del termine del 30 giugno 2015 previsto per l’adempimento dell’obbligo dichiarativo concernente i tributi IMU e TASI, si ribadisce che non è necessaria l’approvazione di un apposito modello di dichiarazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI), essendo a tale scopo valido quello previsto per la dichiarazione dell’imposta municipale propria (IMU).
Tale determinazione risulta fondata sulla circostanza che le informazioni necessarie al comune per il controllo e l’accertamento dell’obbligazione tributaria, sia per quanto riguarda l’IMU sia per ciò che concerne la TASI, sono sostanzialmente identiche; per cui, in un’ottica di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti e anche in vista della preannunciata riforma della tassazione immobiliare locale, non sussiste la necessità di emanare un nuovo modello di dichiarazione.
Tanto è vero che la dichiarazione prevista per gli enti non commerciali prevede un unico modello con il quale viene assolto sia l’obbligo dichiarativo IMU sia quello TASI, confermando, quindi, la sostanziale identità dei dati occorrenti ai comuni ai fini della verifica dell’esatto adempimento tributario.
Per quanto concerne gli immobili locati per i quali il comune ha deliberato la riduzione dell’aliquota, la dichiarazione non deve essere presentata nel caso di contratti di locazione e di affitto registrati a partire dal 1° luglio 2010, poiché da tale data al momento della registrazione devono essere comunicati al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate anche i relativi dati catastali. Per i contratti di locazione e di affitto registrati precedentemente alla data del 1° luglio 2010, permane, invece, l’obbligo dichiarativo, a meno che i relativi dati catastali non siano stati comunicati al momento della cessione, della risoluzione o della proroga del contratto.
Altresì la dichiarazione non deve essere presentata anche nel caso in cui il comune, nell’ambito della propria potestà regolamentare, ha previsto, ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta, specifiche modalità per il riconoscimento dell’agevolazione, consistenti nell’assolvimento da parte del contribuente di particolari adempimenti formali e, comunque, non onerosi, quali, ad esempio, la consegna del contratto di locazione o la presentazione di un’autocertificazione.
Infine, nei casi in cui il contribuente sia un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’immobile, come nelle fattispecie sopra illustrate, detto soggetto può utilizzare la parte del modello di dichiarazione dedicata alle “Annotazioni” per precisare il titolo (ad esempio “locatario”) in base al quale l’immobile è occupato ed è sorta la propria obbligazione tributaria.

Chiarimenti sulla rideterminazione del valore di acquisto dei terreni

In materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni, forniti chiarimenti sulla determinazione della plusvalenza nei casi di perizia giurata in data posteriore a quella della compravendita e di indicazione in atto di un valore inferiore a quello risultante dalla perizia giurata di stima (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 27 maggio 2015, n. 53/E).

In generale, agli effetti della determinazione della plusvalenza, il contribuente può assumere, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore del terreno rideterminato sulla base di una perizia giurata di stima, a condizione che lo stesso sia assoggettato ad una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi.
Nell’ipotesi di in cui la perizia sia stata giurata in data posteriore a quella della compravendita del terreno, può essere assunto come valore iniziale quello determinato sulla base di tale perizia giurata. In sostanza la circostanza che la perizia giurata sia stata asseverata in data successiva al rogito non comporta decadenza dell’agevolazione.
Nell’ipotesi in cui sia stato indicato nell’atto di compravendita un valore “poco” inferiore a quello risultante dalla perizia giurata di stima ed il contribuente abbia fatto o meno menzione nello stesso atto della intervenuta rideterminazione del valore del terreno, per il calcolo della plusvalenza ai fini dell’imposte dirette può farsi comunque riferimento al predetto valore rivalutato, che rileverà quale valore minimo di riferimento anche ai fini della determinazione dell’imposta di registro e delle imposte ipotecarie e catastali.

Come aprire un Home Restaurant

L’home restaurant, intesa come preparazione di pranzi e cene presso il domicilio del cuoco, rientra tra le attività di somministrazione di alimenti e bevande ed è pertanto soggetta alla relativa normativa di settore (Ministero sviluppo economico – risoluzione n. 50481/2015).

L’home restaurant anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, presenta le caratteristiche tipiche di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, sia perché i prodotti vengono serviti in locali privati attrezzati aperti alla clientela, coincidenti con il domicilio del cuoco, e sia perché la fornitura di tali prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo.
Pertanto, non può essere considerata una attività libera e ai fini del suo esercizio è richiesto il possesso, come per tutte le altre attività afferenti al settore alimentare, dei requisiti di onorabilità nonché professionali e la presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) o di richiesta di autorizzazione, qualora l’attività venga svolta in una zona tutelata.
Infatti, al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, i Comuni, limitatamente alle zone del territorio da sottoporre a tutela (ad es. centro storico), adottano provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che risultano subordinate a titolo autorizzatorio rilasciato dalla stessa amministrazione competente.
Al contrario, qualora il domicilio del cuoco non ricada in suddette zone tutelate, l’iter di apertura dell’attività è invece molto più agevole in quanto soggetto alla sola Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.), da presentare allo Sportello Unico delle Attività Produttive (S.U.A.P.) del comune competente per territorio, che è sostitutiva dell’autorizzazione e consente l’immediato avvio della suddetta attività.