Protocollo sulla Bilateralità a completare il CCNL Edili Aniem Confapi

Firmato il giorno 17/3/2015, tra l’ANIEM CONFAPI e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL e la FILLEA-CGIL, il Protocollo per la razionalizzazione del sistema bilaterale di settore

Il nuovo accordo si pone come completamento del CCNL ANIEM CONFAPI per gli addetti delle piccole e medie industrie edili e affini, e ha la finalità di ridefinire e razionalizzare il sistema nazionale e territoriale degli enti bilaterali di settore.
In particolare, le parti sociali firmatarie, intendono da un lato assicurare l’applicazione su tutto il territorio nazionale del CCNL ANIEM-CONFAPI da parte di tutte le Casse Edili/Edilcasse, nonché dei relativi contratti di secondo livello e, dall’altro, di riconoscere piena rappresentatività all’Aniem-Confapi negli enti bilaterali di settore.
Esse dichiarano che nel caso di immotivato contrasto al presente protocollo, attueranno le scelte più idonee alla soluzione del problema, anche attraverso la realizzazione di enti bilaterali di nuova costituzione. Sarà pertanto costituita, entro il mese di maggio 2015, una commissione nazionale paritetica per il monitoraggio dell’applicazione di tali disposizioni sull’intero territorio nazionale.
Ferma restando la necessità di mantenere separate le gestioni finalizzate alla realizzazione dei diversi obiettivi per i quali tali enti sono stati costituiti (mutualità, formazione, salute e sicurezza), si ritiene necessario e opportuno accorpare in un unico ente formazione e sicurezza e mantenere distinto il sistema delle Casse.
Pertanto attraverso la firma del protocollo in esame, le parti manifestano la volontà di costituire un unico ente nazionale – SBC – che svolga le funzioni attualmente previste dalle tre commissioni nazionali – CNCE, CNCPT e Formedil, pur mantenendo inalterate le specifiche missioni contrattuali, con lo scopo di fare sinergia per risparmiare e migliorare la funzionalità e l’efficacia del sistema, aumentare la qualità dei servizi e realizzare un sistema unitario, coeso e solidale.

Detto ente sarà finanziato con un contributo specifico stabilito dalle parti nella misura dello 0,05% a carico delle imprese iscritte alle Casse Edili, calcolato sugli elementi della retribuzione.
Il contributo verrà erogato a SBC, tramite le Casse entro il 31 marzo di ciascun anno e calcolato sulle retribuzioni relative all’anno edile precedente.
Nell’attuale fase transitoria, in attesa delle necessarie deliberazioni e delle conseguenti determinazioni procedurali per la costituzione di SBC, il contributo agii enti nazionali deve essere corrisposto con le modalità già previste dal CCNL per ognuno dei 3 enti – Edilcassa, Scuola e Ctp.
Nel caso di accorpamento degli enti, le percentuali verranno sommate e destinate alle rispettive commissioni nazionali.

Accolto il ricorso di Confprofessioni contro l’esclusione dei professionisti dalla Cig in deroga

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso presentato da Confprofessioni contro l’ordinanza del Tar Lazio che confermava l’esclusione dalla Cig in deroga dei dipendenti degli studi professionali, contenuta nel D.M. 1/8/2014

Confprofessioni aveva presentato, senza successo, il ricorso dinanzi al Tar Lazio con cui lamentava l’esclusione degli studi professionali dal trattamento di Cig in deroga contenuta nel Decreto Ministeriale del 1 agosto 2014, chiedendone la sospensione.

I giudici del Consiglio di Stato hanno invece accolto l’appello cautelare presentato da Confprofessioni sospendendo con l’Ordinanza n. 1108 dell’11 marzo 2015, il provvedimento impugnato del Tar Lazio, che viene pertanto chiamato ad affrontare la questione di merito relativa all’esclusione degli studi professionali dalla platea dei beneficiari della Cig in deroga.

Nuove modalità di attivazione del tirocinio nella Regione Emilia Romagna

A decorrere dal 16 marzo 2015, nel portale Lavoro per Te è disponibile la nuova procedura online per l’attivazione del tirocinio nella Regione Emilia Romagna.

Dunque, dalla suddetta data, la procedura si svolge interamente online, sull’apposita piattaforma disponibile sul portale Lavoro per Te.
Tutti i soggetti coinvolti nel tirocinio dovranno essere iscritti al portale, con le seguenti abilitazioni:
– il soggetto promotore deve essere iscritto come azienda e accreditato a SARE come Soggetto promotore di tirocini;
– il soggetto ospitante deve essere iscritto come azienda e accreditato a SARE come Datore di lavoro;
– il tirocinante deve essere iscritto come cittadino e abilitato ai Servizi amministrativi;
– il soggetto certificatore deve essere iscritto (le credenziali saranno fornite dalla Regione).
Entrando nel portale, i soggetti potranno accedere alla documentazione (convenzioni e progetti) relativa ai tirocini in cui sono coinvolti. Solo il soggetto promotore sarà abilitato a creare i documenti e a inserire e modificare i dati, gli altri soggetti potranno esclusivamente visualizzarli. Tutti saranno abilitati alla firma, che avverrà con un semplice click.

In particolare, ai fini dell’attivazione del tirocinio, il soggetto promotore:
– crea una nuova convenzione (a ogni convenzione possono essere associati uno o più tirocini);
– indica se i relativi tirocini sono in Garanzia Giovani;
– compila tutti i campi previsti con i propri dati, con quelli del soggetto ospitante e con le informazioni relative alla convenzione (es. numero tirocinanti, assicurazione);
– verifica i dati inseriti attraverso lo strumento di controllo previsto dal sistema;
– corregge eventuali errori finché la convenzione, completa di tutti i dati richiesti e priva di errori, viene dichiarata conforme dal sistema.

Il soggetto ospitante visualizza la convenzione e verifica se i dati inseriti sono corretti e se riscontra errori contatta il soggetto promotore per richiedere eventuali correzioni. Il medesimo soggetto ospitante firma online la convenzione mentre il soggetto promotore dopo che è stata validata dal soggetto ospitante, firma la convenzione e in tal modo la rende visibile alla Regione.
La convenzione si intende inviata nella data in cui viene firmata online dal soggetto promotore.
Lo stesso soggetto promotore crea un nuovo progetto abbinato alla relativa convenzione, che ha creato precedentemente e compila tutti i campi con i dati richiesti (es. dati del tirocinante e del soggetto ospitante, caratteristiche e obiettivi del tirocinio, tutor). Non solo, verifica altresì i dati inseriti attraverso lo strumento di controllo previsto dal sistema, corregge eventuali errori finché la convenzione completa di tutti i dati richiesti e priva di errori, viene dichiarata conforme dal sistema.
Il soggetto ospitante, il tirocinante e il soggetto certificatore visualizzano il progetto e verificano se i dati inseriti sono corretti e laddove riscontrino errori, contattano il soggetto promotore per richiedere eventuali correzioni. Infine, il soggetto ospitante, il tirocinante e il soggetto certificatore firmano online il progetto e, successivamente, viene reso visibile alla Regione.
Il progetto formativo si intende inviato nella data in cui viene firmato online dal soggetto promotore.

Lavori privati edili, dal 1° gennaio la validità del Durc di 90 giorni

A decorrere dal 1° gennaio 2015, per i lavori edili privati la validità del DURC viene ridotta a 90 giorni (fino al 31 dicembre 2014, tale validità era sta fissata in 120 giorni), in attesa dell’emanazione del decreto attuativo.

L’articolo 31 del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 (convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98), al comma 5, ha fissato in 120 giorni la validità del Durc rilasciato per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, compresi i lavori edili per i soggetti privati fino al 31 dicembre 2014.
Con nota ministeriale, è stato, però, chiarito che nelle more dell’emanazione del decreto attuativo, in relazione ai predetti lavori edili per i soggetti privati, la validità del Durc torna ad essere di 90 giorni, con effetto dal 1° gennaio 2015, stante la previsione normativa secondo la quale l’estensione della validità del DURC anche per tali lavori a 120 giorni ha effetto solo fino al 31 dicembre 2014.
Al riguardo, l’Istituto di previdenza specifica che l’applicativo dello Sportello unico previdenziale è stato aggiornato al fine di riportare a 90 giorni il periodo di validità dei DURC relativi ai menzionati lavori privati in edilizia che, dunque, recheranno in calce la dicitura “Il presente certificato è valido 90 giorni dalla data di emissione”.

INPS – Parti sociali: siglato l’accordo sui dati di rappresentanza

Sottoscritta, il 16/3/2015, tra INPS e CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL e UIL la convenzione per la raccolta, l’elaborazione e la comunicazione dei dati relativi alla rappresentanza sindacale per la contrattazione collettiva nazionale di categoria nei settori privati.

 

A partire da aprile 2015, l’INPS provvederà a raccogliere il numero delle deleghe conferite a ciascuna organizzazione sindacale di categoria firmataria o aderente al TU siglato in data 10/1/2014, relativamente al periodo gennaio-dicembre di ogni anno.
La rilevazione dei dati avverrà tramite la compilazione di un’apposita sezione in UNIEMENS, nella quale ciascun datore di lavoro dovrà indicare il codice del contratto collettivo di lavoro applicato ai dipendenti, il numero dei lavoratori aderenti, con distinta indicazione del numero degli iscritti appartenenti a unità produttive con più di quindici dipendenti, ove siano presenti rappresentanze sindacali aziendali (RSA), ovvero non sia presente alcuna forma di rappresentanza sindacale.
L’INPS provvederà, poi, ad elaborare e comunicare in forma aggregata il dato relativo ad ogni organizzazione sindacale, e lo trasmetterà alle organizzazioni sindacali, mensilmente o con diversa cadenza richiesta dalle Parti.
I dati saranno conservati fino e non oltre il 30 aprile dell’anno successivo a quello di competenza, in ottemperanza altresì alle disposizioni in materia di misure di sicurezza di cui al D.Lgs. n. 196/2003 e ss.ii.

La convenzione avrà validità triennale dalla data di sottoscrizione, e la richiesta di rinnovo da parte di CONFINDUSTRIA e CGIL, CISL e UIL dovrà pervenire all’Istituto, a mezzo di lettera raccomandata o mediante posta elettronica certificata, almeno tre mesi prima della scadenza.
E’ fatta comunque salva, nel caso in cui intervenga una giusta causa, la possibilità di disdetta a favore di ciascuna delle parti con un preavviso di almeno 3 mesi.

Licenziamento illecito: non comporta necessariamente un danno non patrimoniale

 

 

Il licenziamento illegittimo del dipendente non provoca necessariamente un danno morale. Se pure il danno sussiste ed è riconducibile al rapporto lavorativo e al recesso, il risarcimento non spetta qualora in forza di un provvedimento di urgenza, il lavoratore è stato reintegrato.(CORTE DI CASSAZIONE Sentenza n. 5082/2015)

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da una dipendente licenziata da un Ente Comunale alla quale è stato riconosciuto in giudizio di primo grado sia l’illegittimità di tale provvedimento disciplinare che il danno non patrimoniale dedotto dalla stessa dipendente come conseguenza del recesso.
In Appello è stata confermata l’illegittimità del licenziamento intimato alla dipendente mentre non è stato riconosciuto il danno morale causato dal recesso.
L’illegittimità del licenziamento è stata motivata dal pieno diritto del dipendente di invocare la tutela giudiziaria salvo che tale comportamento non dia luogo a condotte calunniose o diffamatorie e pertanto non legittima il datore a risolvere il rapporto di lavoro, di contro, il rigetto della domanda di risarcimento del danno patrimoniale è motivato in base alla considerazione che, se pure il danno sussiste ed è riconducibile al rapporto lavorativo, in ragione dell’evidente sofferenza del rapporto e delle parti conseguente ad un conflitto acceso, accanito e rilevante, esso non può riferirsi alla specifica vicenda del licenziamento per essersi questa risolta con pronta reintegrazione in forza di provvedimento di urgenza.
Infine, in Cassazione il ricorso presentato dalla dipendente per il riconoscimento del danno non patrimoniale che assume derivato dal licenziamento illegittimamente intimatole è stato rigettato in quanto inteso in una prospettiva che ha considerato il provvedimento come l’ennesimo comportamento mobbizzante tenuto dall’Ente datore. In tal modo la censura si limita alla mera contrapposizione, senza formulare specifiche censure sul piano logico e giuridico, alla valutazione della Corte territoriale, il cui esito, teso ad escludere l’incidenza del licenziamento sulla condizione patologica della ricorrente, plausibilmente deriva dalla valorizzazione della tempestiva rimozione del provvedimento e dei suoi effetti a seguito del giudizio d’urgenza promosso dalla ricorrente.

Benefici economici e contributivi Legge Fornero

Il Ministero del lavoro fornisce chiarimenti in merito alla corretta interpretazione dell’art. 4, comma 12, L. n. 92/2012, concernente la disciplina degli incentivi economici e contributivi all’assunzione (Interpello n. 3/2015)

Il dubbio riguarda, in particolare, la spettanza o meno degli incentivi previsti dall’art. 4, comma 12, L. n. 92/2012 per le assunzioni di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, anche nei seguenti casi:
– nei confronti di imprese per cui è stato omologato un accordo di ristrutturazione dei debiti;
– ad imprese che, a seguito di licenziamenti collettivi effettuati per crisi aziendale, intendono assumere gli stessi lavoratori licenziati per cui vige il diritto di precedenza anche dopo i successivi sei mesi dalla data di licenziamento, in virtù di accordi sottoscritti dalle organizzazione sindacali territoriali firmatarie del CCNL di categoria;
– per imprese che, in caso di cambio appalto per servizi identici e ripetitivi, non procedono all’assunzione dei lavoratori già occupati da altra impresa in conformità alla clausola sociale prevista dal CCNL di categoria.

Ai sensi del citato art. 4, gli incentivi non spettano se l’assunzione costituisce attuazione di un obbligo preesistente stabilito da norme di legge o della contrattazione collettiva ovvero se viola il diritto di precedenza stabilito ex lege o dal contratto collettivo alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine. Inoltre gli incentivi non sono riconosciuti nell’ipotesi in cui il datore di lavoro o l’utilizzatore con contratto di somministrazione abbia in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvi i casi in cui l’assunzione, la trasformazione o la somministrazione risultino finalizzate all’acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei lavoratori sospesi oppure siano effettuate presso una diversa unità produttiva (cfr. circ. Inps n. 137/2012).
Altresì, il Ministero del lavoro ricorda che a decorrere dal 1° gennaio 2017 verrà meno la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità e di conseguenza risultano espressamente abrogate le disposizioni che prevedono incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle citate liste (art. 2, comma 71, L. n. 92/2012). Tuttavia, fino a tale, continueranno a trovare applicazione le regole generali di cui al menzionato art. 4 commi 12 e 13, in ordine agli incentivi per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.

Alla luce pertanto delle osservazioni svolte, laddove le imprese intendano assumere i medesimi lavoratori licenziati per crisi aziendale, in violazione di un diritto di precedenza contemplato dal CCNL di categoria anche dopo i successivi sei mesi dalla data del licenziamento previsti dalla legge si ritiene non possano fruire degli incentivi in argomento in quanto si tratterebbe di assunzioni disposte in violazione di un preesistente obbligo contrattuale.
Analogamente costituisce violazione di un precedente obbligo stabilito dal CCNL di categoria, l’altra fattispecie prospettata dall’istante, ovvero qualora l’impresa, nel caso di cambio appalto, non proceda alla assunzione dei lavoratori già occupati da altra impresa.
La disciplina sopra richiamata trova applicazione, peraltro, anche nelle ipotesi in cui l’azienda abbia sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti, omologato dal Tribunale.

AGENTI E RAPPRESENTANTI: Entro il 31 marzo versamento al FIRR per le imprese mandanti

Entro il mese di marzo di ogni anno deve essere versata al FIRR l’accantonamento per l’Indennità di risoluzione del rapporto, in base a quanto previsto dall’accordo di rinnovo della disciplina collettiva per gli Agenti e rappresentanti di commercio.

Nel corso dell’anno 2014, sono stati rinnovati i contratti collettivi che disciplinano i rapporti tra agenti e rappresentanti di commercio e le imprese mandanti, sia esse artigiane, industriali o piccole imprese. In tutti gli accordi all’art. 10, si prevede che entro il 31 marzo di ogni anno deve essere effettuato il versamento del Fondo Indennità Risoluzione Rapporto (FIRR) gestito dall’ENASARCO, che appunto comunica alle aziende l’accantonamento della relativa indennità maturata dagli agenti o rappresentanti nell’anno precedente.

L’indennità di risoluzione del rapporto è accantonata dalla ditta mandante attraverso il versamento da effettuare entro il 31 marzo di una percentuale calcolata sulle provvigioni maturate dagli agenti o rappresentanti nel corso dell’anno precedente secondo le seguenti aliquote:

Agente o rappresentante monomandatario:

– 4% sulla quota di provvigioni fino a Euro 12.400,00 annui;

– 2% sulla quota di provvigioni compresa tra Euro 12.400,01 annui ed Euro 18.600,00 annui;

– 1% sulla quota di provvigioni eccedente Euro 18.600,00 annui.

Agente o rappresentante plurimandatario:

– 4% sulla quota di provvigioni fino a Euro 6.200,00 annui;

– 2% sulla quota di provvigioni compresa tra Euro 6.200,01 annui ed Euro 9.300,00 annui;

– 1% sulla quota di provvigioni eccedente Euro 9.300,00 annui.

Resta fermo che tutte le somme corrisposte dalla casa mandante, anche se a titolo di rimborso o concorso spese, per lo svolgimento dell’attività di agenzia e di rappresentanza commerciale sono computabili agli effetti dei vari istituti contrattuali e legali e sono soggette alla contribuzione ENASARCO, pertanto essi si cumulano con le provvigioni di cui sopra.

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che viola gli obblighi di riservatezza e fedeltà

Con sentenza del 6 marzo 2015, n. 4596, la Cassazione ha dichiarato legittimo il licenziamento del dipendente che si appropria e fotocopia documenti aziendali riservati, contenenti descrizioni e istruzioni tecniche sulle modalità di produzione di alcuni prodotti.

Nella fattispecie, un lavoratore è stato licenziato dalla società per cui lavorava, per aver fotocopiato e detenuto documenti riservati contenenti descrizioni e istruzioni tecniche dei procedimenti e delle modalità di produzione (di gruppi frigoriferi ed accessori) dell’azienda. Il dipendente ha presentato, pertanto, ricorso in Tribunale per richiedere oltre al reintegro nel suo posto di lavoro anche il relativo risarcimento dei danni.
La Corte di appello però, confermando il giudizio del Tribunale, ha respinto il ricorso ed ha affermato che con la sua condotta il lavoratore aveva compiuto un grave inadempimento degli obblighi di fedeltà e riservatezza, proprio perché aveva diffuso notizie e dati tecnici che potevano ledere il “know how” industriale.
Tra l’altro, secondo il giudice d’appello dal lavoratore non era stata contestata la circostanza addotta dal datore di lavoro, ovvero che il suo dipendente era interessato alla gestione, in un Paese straniero, di una impresa di commercializzazione di prodotti nel settore in cui operava la società, con effetti pregiudizievoli sulla concorrenza e conseguentemente anche dannosi per la suddetta società
Peratnto, concordando con il giudice di I grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato legittimo il licenziamento del dipendente che si appropria e fotocopia documenti aziendali riservati, contenenti descrizioni e istruzioni tecniche sulle modalità di produzione di alcuni prodotti.

CCNL EDILIZIA CONFAPI: versamento del contributo contrattuale a FONDAPI

Sottoscritti, il 9/3/2015, tra CONFAPI ANIEM e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL gli accordi che rendono operativa l’adesione contrattuale dei lavoratori delle piccole e medie imprese edili al Fondo FONDAPI.

Dall’1/1/2015, i datori di lavoro dovranno versare a FONDAPI un contributo mensile di 8 euro così riparametrato:

Impiegati

LivelloParametroContributo
720016,00
618014,40
515012,00
414011,20
313010,40
21179,36
11008,00

Operai

LivelloParametroRiparametrazione per livelliValori orari
414011,200,0767
313010,400,0712
21179,360,0641
11008,000,0548

Apprendisti

Impiegati: 8 euro mensili
Operai: 0,05 euro orari

Per i lavoratori iscritti al Fondapi alla del 1/1/2015, tale contributo è aggiuntivo rispetto a quanto previsto per l’iscrizione ordinaria e viene destinato al comparto di investimento scelto da ciascun lavoratore associato; mentre invece, per i lavoratori che alla stessa data non risultino iscritti a Fondapi, il contributo comporta l’adesione contrattuale al Fondo medesimo, e viene destinato al comparto di investimento scelto dagli organi di amministrazione del Fonfo, in base alle caratteristiche anagrafiche ed esigenze previdenziali dei lavoratori.

Inoltre, le Parti stabiliscono che le rimesse contributive delle Casse Edili al Fondo dovranno avvenire con cadenza mensile.per tutti lavoratori a qualsi titolo associati al Fondo.