Contratto di lavoro a domicilio autonomo “fittizio”


Il rapporto di lavoro a domicilio è subordinato laddove i lavoratore esegue le direttive del datore quanto alle modalità di esecuzione della prestazione.


La Corte di merito ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro, il quale aveva domandato di dichiarare l’illegittimità del verbale di accertamento col quale gli ispettori Inps avevano qualificato il rapporto di lavoro del lavoratore come di lavoro subordinato a domicilio. Era stato, infatti, accertato che la tale lavoratrice svolgeva attività lavorativa a domicilio quale sarta e che la prestazione era resa secondo i criteri previsti per il cd. lavoro subordinato. In particolare, la dipendente: eseguiva la prestazione nel proprio domicilio; il lavoro era prevalentemente personale; l’aiuto occasionale offerto dalla sorella convivente e non a carico non era mai stato retribuito; era tenuta a seguire le direttive della società quanto alle modalità di esecuzione, le caratteristiche e i requisiti del lavoro da svolgere, che ricavava da un capo campione e dalla scheda tecnica fornita dalla datrice. Sussistevano altresì tutti gli elementi sintomatici della cd. subordinazione esterna elaborati dalla giurisprudenza, ossia l’inserimento nel ciclo produttivo dell’azienda, la possibilità di accettare le singole commesse, la perentorietà dei termini di consegna delle lavorazioni, lo svolgimento di altri lavori per terzi, la possibilità di negoziare in prezzo, l’iscrizione all’albo degli artigiani, l’emissione di fatture, la volontà delle parti.
Nella specie, era, dunque, stata riscontrata la preordinazione da parte della società di voler dar vita a un contratto di lavoro a domicilio autonomo fittizio. La Corte di Cassazione conclude che la sentenza impugnata ha compiuto esatta applicazione dei principi ermeneutici legali e giurisprudenziali al rapporto di lavoro della controricorrente, confermandone la piena aderenza al tipo “subordinato a domicilio”, così come accertato dal verbale degli Ispettori del lavoro.