Redditometro: prova contraria a carico del contribuente


In materia di redditometro, il contribuente per difendersi dall’accertamento sintetico del Fisco deve fornire idonea prova documentale (Corte di Cassazione – Sez. VI civ. – Ordinanza 15 aprile 2019, n.10545).

La Suprema Corte ha chiarito ancora una volta i confini della prova contraria a carico del contribuente, sottolineando che non è sufficiente dimostrare la mera disponibilità di ulteriori redditi o il semplice transito della disponibilità economica, in quanto, pur non essendo esplicitamente richiesta «la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, si ritiene che il contribuente sia onerato della prova in merito a circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere».
Nella fattispecie la CTR non ha in alcun modo verificato che il contribuente, rispetto alla «cospicua somma di denaro ricevuta in donazione dai propri genitori», abbia dimostrato l’utilizzo delle somme relative, al contrario affermando come l’Ufficio non avesse fornito chiarimenti rispetto alle difese del contribuente, così violando la norma che distribuisce l’onere della prova tra le parti ex artt. 2697 c.c.
Pertanto, è accolto il motivo di ricorso dell’’Agenzia delle Entrate contro la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale aveva respinto l’appello avverso la decisione della CTP in accoglimento del ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento IRPEF.