TARI: la struttura stagionale paga anche per il periodo di chiusura

Con la recente Sentenza n. 10156 dell’11 aprile 2019, la Corte di Cassazione ha affermato il principio per cui durante il periodo di chiusura stagionale dell’albergo è comunque dovuto il pagamento della TARI, se il regolamento comunale non stabilisce espressamente l’esenzione. È irrilevante l’indicazione della chiusura stagionale nella denuncia/variazione.

FATTO
L’Ente comunale ha emesso avviso di pagamento nei confronti della società titolare della struttura ricettiva in relazione al mancato pagamento della TARI per il periodo di chiusura stagionale.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società, dichiarando l’illegittimità dell’atto per carenza del presupposto impositivo, sul rilievo che la stagionalità era stata indicata in apposita denuncia / variazione e solo nel periodo di apertura alla clientela l’albergo sarebbe suscettibile di produrre rifiuti urbani.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE
Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che sussiste la debenza della TARI per la struttura ricettiva anche durante il periodo di chiusura stagionale, in considerazione del fatto che il presupposto del tributo “è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”, e che la chiusura stagionale dell’attività ivi esercitata non determina il venir meno di detto presupposto, in assenza di una specifica previsione in tal senso della primaria (legge nazionale) e secondaria (regolamento comunale).
La Tassa Rifiuti (TARI) ha sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 2014, i preesistenti tributi dovuti ai comuni dai cittadini, enti ed imprese quale pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (noti in precedenza con gli acronimi di TARSU e, successivamente, di TIA e TARES), conservandone, peraltro, la medesima natura tributaria, taluni presupposti e modalità di determinazione, ed è dovuta per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, mentre le deroghe e le riduzioni delle tariffe non operano in via automatica in base alla mera sussistenza della previste situazioni di fatto, dovendo il contribuente dedurre e provare i relativi presupposti.
Trattandosi di un tributo locale, la TARI è regolata sia dalla normativa di nazionale, sia da quella locale dell’ente titolare della potestà impositiva.
I giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che la disciplina primaria individua il presupposto della TARI nel “possesso o detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”, per cui, ai fini che rilevano, sono tassabili tutti i locali, posseduti o detenuti, oggettivamente idonei all’uso anche se di fatto non utilizzati ovvero, detto in altri termini, devono ritenersi esclusi dalla tassazione locali ed aree oggettivamente inutilizzabili e non soltanto soggettivamente inutilizzati, permanendo la possibilità di usufruire del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani.
Nella fattispecie anche la disciplina secondaria (regolamento comunale) individua il presupposto del tributo nel “possesso o (…) detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”, dove l’espressione “suscettibili” sta a significare che è sufficiente la potenzialità di locali ed aree a produrre rifiuti, e neppure contempla, come ipotesi esonerativa, la chiusura stagionale dell’attività alberghiera.
Ne consegue, vista la disciplina nazionale, che in mancanza di una espressa previsione nel regolamento comunale, che stabilisca l’esonero durante il periodo di chiusura stagionale, la struttura ricettiva è tenuta al pagamento della TARI anche durante tale periodo.