Bonus investimenti in beni strumentali: utilizzo temporaneo all’estero

Ai fini del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, non si considera delocalizzazione, e dunque non costituisce causa di decadenza dell’agevolazione, l’utilizzo temporaneo dei beni agevolati in cantieri situati all’estero, a condizione che detti beni appartengano alla struttura produttiva italiana sotto il profilo organizzativo, economico e gestionale e che siano utilizzati nell’attività ordinariamente svolta dalla stessa. (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 259).

Secondo la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0, è riconosciuto un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, alle condizioni e nelle misure stabilite, a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020 ovvero entro il 30 giugno 2021 (a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione) effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.
Il credito d’imposta è proporzionalmente ridotto qualora, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento, i beni agevolati siano ceduti a titolo oneroso o siano destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto. Il maggior credito d’imposta eventualmente già utilizzato in compensazione deve essere direttamente riversato dal soggetto entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si verifichino le suddette ipotesi, senza applicazione di sanzioni e interessi.
In altri termini, definito un periodo di sorveglianza che decorre dal momento di effettuazione dell’investimento e fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dello stesso, il meccanismo di recapture del credito opera nelle ipotesi in cui i beni agevolabili siano oggetto di:
– cessione a titolo oneroso;
– destinazione a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto (cd. “delocalizzazione all’estero”).


Nella seconda ipotesi (delocalizzazione), il recupero dell’agevolazione legato alla violazione del vincolo di territorialità ha lo scopo di ostacolare comportamenti volti alla fruizione in Italia di un’agevolazione fiscale, senza che il bene stesso abbia contribuito al processo di trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa ubicata nel territorio nazionale, titolare del medesimo bene.


In proposito l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti riguardo all’ipotesi di beni agevolati che per loro funzione sono destinati ad essere utilizzati al di fuori della sede produttiva dell’impresa ed anche presso cantieri all’estero (nella fattispecie si tratta di attrezzature robotizzate, comandabili da remoto, utilizzate per attività di manutenzione e posa per conto dei clienti di impanti – pipeline – per il trasporto di idrocarburi, spesso localizzati all’estero).
Secondo l’Agenzia delle Entrate il temporaneo utilizzo dei beni agevolati in cantieri situati all’estero non comporta una delocalizzazione ovvero un permanente trasferimento in un sito produttivo ubicato al di fuori del territorio nazionale, a condizione che:
– il luogo presso cui di volta in volta sono impiegati non abbia le caratteristiche tali (analizzando ad esempio, beni materiali, immateriali e risorse umane) da rappresentare di per sé una «struttura produttiva» ubicata all’estero;
– beni agevolabili appartengano alla struttura produttiva italiana sotto il profilo organizzativo, economico e gestionale e che siano utilizzati nell’attività ordinariamente svolta dalla stessa.
In tal caso, dunque, non si concretizza la causa di riduzione del credito d’imposta.


Bonus investimenti beni strumentali 4.0: macchine agricole

Rientrano tra i beni agevolabili con il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi ad elevata tecnologia ed interconnessi secondo il paradigma 4.0, le macchine agricole operatrici (trattrice e carro botte) equipaggiate con hardware e software, caratterizzate da un sistema di trasmissione bidirezionale di dati, che consenta la visualizzazione di dati macchina, lavorazione, parametri e posizione aggiornati in tempo reale, nonché la guida automatica o semiautomatica in campo, interconnesse ai sistemi informatici aziendali tramite utilizzo della rete mobile o dispositivo mobile. (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 265).

Nella fattispecie l’impresa operante nel settore dell’agricoltura con esercizio dell’attività di allevamento intende acquistare due trattrici agricole e un carro-botte, equipaggiate con hardware e software che consentono, attraverso un programma esterno alla singola macchina, la connessione al sistema aziendale, al fine di inviare e ricevere dati macchina e agronomici, gestire e organizzare report di dati, inviare set-up di lavoro dedicati, effettuare la guida in campo in modalità automatica o semiautomatica.


Secondo la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0 è riconosciuto un credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, alle imprese che dal 1° gennaio 2020 (e, a determinate condizioni fino al 30 giugno 2023) effettuano investimenti in beni strumentali nuovi e, in particolare, in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0” (cd. “beni interconnessi ad elevata tecnologia”).
Riguardo all’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione e, quindi, alla riconducibilità dei beni acquistati a quelli interconnessi ad elevata tecnologia agevolabili, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che si rendono necessari accertamenti di natura tecnica che involgono la competenza del Ministero dello Sviluppo economico.
Con riferimento al caso di specie la Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del citato Ministero ha espresso il seguente parere.


Le questioni oggetto d’interpello attengono alla classificazione nell’ambito dell’allegato A annesso alla Legge n. 232 del 2016, di talune macchine operatrici (due trattrici e un carro botte) da impiegare nell’ambito del processo di produzione.
In particolare, per quanto riguarda le trattrici, risultano caratterizzate dalle seguenti tecnologie:
– Y: tecnologia che permette la visualizzazione dei dati macchina, parametri e posizione aggiornati in tempo reale tramite utilizzo della rete mobile. Tramite Y è possibile anche vedere i codici errore della macchina così che, consentendo l’accesso al concessionario, sarebbe possibile gestire in tempo reale eventuali rotture e intervenire di conseguenza.
– Guida satellitare: sistema automatizzato di guida in campo. Tale sistema permette di raccogliere e immagazzinare i dati della lavorazione che la macchina sta svolgendo così da avere dei parametri da poter inviare all’ufficio, garantendo la bilateralità della comunicazione;
– X: tecnologia che consente di trasmettere, gestire e inoltrare ordini di lavoro e dati tra ufficio e macchina.


Per quanto riguarda il carro botte (macchina utilizzata per il trasporto, spandimento e interramento del liquame di terreno e per l’alimentazione di impianti biogas), risulta equipaggiato con un sistema per la gestione, trasmissione ed elaborazione dati, costituito dai seguenti elementi:
– SMARTBOX20 con PLUG Ingressi + CAN bus + Tastiera di emergenza 1 TREND SMART 14 TASTI 1 Kit di misura pressione e temperatura pneumatici su protocollo CAN Bus J1939;
– Pressostati olio, n. 1 sensore pressione olio;
– Software: applicativi embedded per radiocomando palmare e per la gestione del dispositivo programmabile a microprocessore a bordo del veicolo.


Per entrambe la tipologie di macchine agricole il Ministero ha confermato la riconducibilità alla classificazione di cui all’allegato A annesso alla Legge n. 232 del 2016, e in particolare alla voce 11 del primo gruppo di beni concernente: “macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici)”.
Per quanto riguarda le due trattrici, i requisiti di interconnessione e integrazione possono considerarsi soddisfatti attraverso l’implementazione delle tecnologie combinate Y, X, la guida satellitare e la piattaforma. Tuttavia, qualora l’interconnessione e l’integrazione si ritengano soddisfatte attraverso la guida automatica/semiautomatica, è necessario che i sistemi di guida siano in grado di controllare almeno una funzione di spostamento: ad esempio, sterzata, velocità, arrestò. Viceversa non soddisfano detta caratteristica quei sistemi che possono inibire esclusivamente l’accensione o lo spegnimento del mezzo.
Per quanto riguarda il carro botte, può considerarsi idonea al soddisfacimento delle caratteristiche tecniche richieste dalla disciplina agevolativa, la configurazione che consente lo scambio dati bidirezionale, gestito attraverso un dispositivo mobile (smartphone) che, tramite la rete di telecomunicazione cellulare GSM (GPRS o EDGE), UMTS (HSPA), o LTE, consente lo scambio dati tra una piattaforma CLOUD, basata sui protocolli Internet TCP/IP e http, e il controller interconnesso al dispositivo mobile tramite tecnologia wireless (bluetooth, wifi, ecc.) e dotato di software in grado di acquisire i dati della macchina (pressione pneumatici, posizione saracinesche, pressione olio ammortizzatori, tensione batteria) e attuare comandi (apertura elettrovalvole. Relativamente alla componente software, risulta ammissibile, quale parte integrante del bene, la componente ‘embedded’ necessaria al funzionamento dello stesso. Restano invece potenzialmente agevolabili i software di sistema, di tipo “stand alone”, quando riconducibili ad uno dei punti di cui all’allegato B della Legge n. 232 del 2016.

Tax credit locazioni: nuovi chiarimenti dal Fisco


Ulteriori chiarimenti sul credito d’imposta per canoni di locazione ad uso non abitativo ed affitto d’azienda (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 263).

Nel caso di specie, la società istante, costituita nel 2019 e titolare di un contratto d’affitto, dichiara che, a causa dei provvedimenti governativi emanati a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a partire dal 23 febbraio 2020 non ha potuto svolgere, tranne che per il periodo estivo, l’attività per la quale è stata costituita.
L’interpellante, premettendo di non aver versato il canone di locazione previsto per i mesi oggetto di agevolazione, rappresenta di voler procedere al pagamento nel 2021 dei canoni di locazione relativo ai mesi che rientrano nell’ambito di determinazione del credito d’imposta per canoni di locazione ad uso non abitativo ed affitto d’azienda, di cui agli artt. 28, D.L. n. 34/2020, e 8, D.L. n. 137/2020.
Alla luce di quanto sopra esposto e ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti richiesti dalla norma, l’Agenzia chiarisce che, a seguito del versamento, operato nel 2021, della quota dei canoni relativi al 2020 non ceduta al locatario, l’istante maturerà il diritto alla fruizione del credito d’imposta in questione.


Brexit: chiarimenti dal Fisco


Fermo restando l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, la società residente nel Regno Unito non perde lo status di esportatore abituale ai fini Iva e se passa dall’identificazione diretta alla rappresentanza fiscale, senza soluzione di continuità, può effettuare acquisti senza Iva utilizzando il plafond maturato in capo al numero identificativo Iva utilizzato prima della Brexit (Agenzia Entrate – risposta 19 aprile 2021, n. 260).

A partire dal 1° gennaio 2021, agli scambi commerciali con il Regno Unito, a seguito del suo recesso dalla Unione Europea si applicano le regole e le formalità di natura fiscale e doganale in vigore con i Paesi terzi.
In base alla normativa IVA, il soggetto non residente (UE o extra-UE) che effettua in Italia operazioni rilevanti ai fini IVA, può adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti nominando un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato o, in alternativa, identificandosi direttamente.
In particolare, per i soggetti extra-UE la possibilità di identificazione diretta è prevista per i soggetti non residenti, che esercitano attività di impresa, arte o professione in un Paese terzo con il quale esistono strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta.
A riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche i soggetti passivi stabiliti nel Regno Unito possono accedere all’istituto dell’identificazione diretta al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentate fiscale.
Ne consegue che gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale IVA o di un identificativo IVA, nominato o rilasciato antecedentemente al 1° gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne.
In riferimento al trasferimento del plafond IVA dal numero d’identificazione diretto del soggetto non residente al rappresentante fiscale, è corretto consentire al rappresentante fiscale della società di utilizzare il plafond IVA maturato in capo al numero identificativo IVA che è stato utilizzato ante Brexit della medesima società.


Rimborso Iva su vendite a distanza intracomunitarie

Con riferimento alle vendite a distanza di beni in paesi dell’Unione Europea, per le quali sia definitivamente accertata la debenza dell’imposta nello Stato estero di destinazione, la domanda di rimborso dell’Iva erroneamente versata in Italia deve essere presentata entro due anni dalla data di notifica dell’atto impositivo da parte della competente autorità estera. Qualora, invece, l’errato versamento dell’Iva in Italia non abbia riscontro in un accertamento dell’autorità estera, il termine biennale per la domanda di rimborso decorre dal momento in cui l’imposta è stata assolta in Italia. (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 aprile 2021, n. 255).

In base alle disposizioni Iva riguardanti le cessioni intracomunitarie, si considerano non imponibili le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni diversi da quelli soggetti ad accisa, spediti o trasportati dal cedente o per suo conto nel territorio di altro Stato membro nei confronti di cessionari ivi non tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
La disposizione non si applica per le cessioni di mezzi di trasporto nuovi e di beni da installare, montare o assiemare.
La disposizione non si applica altresì se l’ammontare delle cessioni effettuate in altro Stato membro non ha superato nell’anno solare precedente e non supera in quello in corso 100.000 euro, ovvero l’eventuale minore ammontare al riguardo stabilito da questo Stato secondo la normativa europea. In tal caso è ammessa l’opzione per l’applicazione dell’imposta nell’altro Stato membro dandone comunicazione all’ufficio nella dichiarazione Iva relativa all’anno precedente ovvero nella dichiarazione di inizio dell’attività o comunque anteriormente all’effettuazione della prima operazione non imponibile.


In altri termini, le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni destinate a consumatori finali, sono soggette ad IVA nello Stato di residenza del cedente se l’ammontare delle cessioni di beni spediti o trasportati nell’altro Stato membro non ha superato nell’anno precedente, e non supera in quello in corso, l’importo di 100.000 euro (ovvero l’eventuale minore ammontare stabilito da detto Stato nella propria legislazione interna in base alla Direttiva UE in materia di Iva.
Tuttavia, in caso di superamento di tale soglia nel corso dell’anno, le cessioni già eseguite si intendono effettuate nello Stato membro di origine o Stato di residenza del soggetto passivo cedente, mentre quelle effettuate a partire dalla cessione che ha determinato il superamento della predetta soglia si intendono eseguite nello Stato membro di destinazione, con effetto per tutte le vendite a distanza effettuate nella restante parte dell’anno.


Se lo Stato membro di destinazione del bene richiede il pagamento dell’imposta ivi applicabile sul corrispettivo dell’operazione già assoggettata ad Iva nel territorio dello Stato, il contribuente può chiedere la restituzione dell’imposta assolta, entro il termine di due anni, decorrente dalla data di notifica dell’atto impositivo da parte della competente autorità estera. Su richiesta del contribuente, il rimborso dell’imposta può essere effettuato anche tramite il riconoscimento, con provvedimento formale da parte del competente ufficio delle entrate, di un credito di corrispondente importo utilizzabile in compensazione.


In proposito l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che la norma consente al contribuente, che abbia già corrisposto indebitamente l’IVA in Italia e che sia chiamato a versare l’imposta anche nel Paese membro di destinazione del bene, di attivare il procedimento del cd. “rimborso anomalo”, in base al quale la domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento, ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.


La normativa interna (art. 11-quater del D.L. n. 35 del 2005) individua, quale presupposto per la restituzione dal quale far decorrere il termine biennale, “la data di notifica dell’atto impositivo da parte della competente autorità estera”, ossia la data di notifica del provvedimento mediante il quale l’Amministrazione finanziaria dell’altro Paese membro qualifica le cessioni come “vendite a distanza”, da assoggettare ad imposizione nel proprio Stato. Da tale data il contribuente ha, dunque, due anni di tempo per presentare istanza di rimborso dell’imposta già assolta in Italia.
In proposito l’Agenzia delle Entrate chiarisce che per ottenere il rimborso non è sufficiente il mero avvio della procedura di controllo da parte dell’autorità dell’altro Paese membro, ma occorre che quest’ultimo faccia valere la pretesa impositiva tramite notifica del relativo atto di accertamento. Il rimborso ha ad oggetto l’imposta relativa alle operazioni per le quali sia definitivamente acclarata la debenza del tributo nell’altro Paese membro e sempre che la stessa sia stata precedentemente versata all’erario italiano.


L’Agenzia delle Entrate chiarisce, inoltre, che per il recupero dell’IVA che si ritiene di aver erroneamente versato in Italia per i periodi d’imposta non ancora accertati dall’autorità fiscale estera, in relazione ai quali siano decorsi i termini sia per l’emissione di note di variazione, sia per la presentazione della dichiarazione integrativa, devono ritenersi applicabili le disposizioni in materia di rimborso previste dalla disciplina IVA interna (art. 30-ter, co. 1 del DPR n. 633/1972).
Pertanto, qualora l’errato versamento dell’Iva in Italia non abbia riscontro in un accertamento dell’autorità estera, è possibile richiedere il rimborso dell’IVA asseritamente non dovuta nello Stato italiano considerando quale dies a quo dal quale far decorre il termine biennale il momento in cui l’imposta è stata assolta in Italia. A tal fine, è necessario dimostrare che l’IVA andava versata nel Paese membro di destinazione.

Regime forfetario: lavoratore che rientra in Italia


Applicazione del regime forfetario al lavoratore dipendente residente all’estero, iscritto all’AIRE, che rientra in Italia per svolgere la libera professione. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 aprile 2021, n. 257)

La Legge di stabilità 2015 (Legge n. 190/ 2014, art. 1, commi da 54 a 89) ha introdotto un regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. Successivamente, la legge di bilancio 2019 (art. 1, commi da 9 a 11, legge 30 dicembre 2018, n. 145) ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime forfetario. Da ultimo, la legge di bilancio 2020 (art. 1, comma 692, legge 27 dicembre 2019, n. 160) ha modificato ulteriormente l’ambito di applicazione del regime forfetario.
Con riferimento a quanto descritto dall’istante, in particolare, assumono rilevanza le seguenti disposizioni. Ai sensi di quanto disposto nel comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, non possono avvalersi del regime forfettario, tra l’altro:
– «i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75 per cento del reddito complessivamente prodotto» [lettera b);
– «le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni» [lettera d-bis);
– «i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n 917, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato » [lettera d-ter)].


Nel caso esaminato, l’istante riferisce di essere residente all’estero e di essere ivi assunto come lavoratore dipendente presso la società Alfa, percependo in qualità di lavoratore dipendente un compenso superiore alla soglia di euro 30.000,00 all’anno. Inoltre, rappresenta di voler trasferire negli ultimi mesi del 2021 la residenza in Italia e di voler qui avviare un’attività di lavoro autonomo in regime forfettario, avendo come principali committenti società con sede all’estero.
iò posto, considerato che l’istante intende mantenere l’iscrizione all’AIRE e continuare a risiedere e dimorare all’estero per la maggior parte del 2021, in applicazione della sopracitata lettera b), lo stesso non potrà accedere al regime forfettario nel medesimo anno di imposta (i.e. 2021).
Parimenti, l’accesso al regime risulta precluso per il 2021, considerato che l’istante riferisce che il rapporto di lavoro dipendente è ancora in essere alla data di presentazione dell’istanza e che il relativo reddito percepito annualmente supera la soglia dei 30.000,00 euro, risultando, quindi, integrata la causa ostativa di cui alla citata lettera d-ter), che come si applica anche nel caso di rapporti di lavoro all’estero. Si rammenta, comunque, che la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro risulta cessato nell’anno precedente.
Per quanto concerne la possibilità di svolgere l’attività professionale nei confronti di committenti esteri il quesito posto è inammissibile per carenza delle obiettive condizioni di incertezza, considerato che non si riscontra nella legislazione relativa al regime forfetario alcuna causa ostativa di tal genere.
Alla luce di quanto sopra, nel presupposto che l’istante – in coerenza con quanto dichiarato – cessi il rapporto di lavoro dipendente entro la fine del 2021, faccia rientro in Italia e sia qui residente ai fini fiscali, si ritiene che lo stesso potrà applicare il regime forfettario nel 2022, ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti di legge.


Covid-19: regione Campania in zona arancione


Dal 19 aprile la regione Campania passa in zona arancione e dalla medesima data resta confermata la zona rossa per la Puglia e Valle d’Aosta (Ministero Salute – ordinanze 16 aprile 2021).

In base a tali disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, dal 19 aprile 2021, l’Italia è cosi suddivisa:


– zona arancione: regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto e alle Province autonome di Bolzano e Trento;


– zona rossa: regioni Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta.


L’Italia riparte


Nella conferenza stampa del 16 aprile 2021 il Presidente Draghi ha esposto i tre pilastri della strategia di rilancio del paese: una chiara mappa delle riaperture, misure di sostegno all’economia e alle imprese, rilancio della crescita grazie agli investimenti (Presidenza Consiglio dei Ministri – comunicato 16 aprile 2021).

Riaperture delle attività

A partire dal 26 aprile tornano le zone gialle, ma con un cambiamento rispetto al passato: si dà precedenza alle attività all’aperto, a partire dalla ristorazione con tavoli all’aperto a pranzo e a cena.


I ristoranti potranno riaprire anche al chiuso solo a pranzo a partire dal 1° giugno.

Con il ripristino delle zone gialle riaprono automaticamente i musei, mentre teatri, cinema e spettacoli in zona gialla potranno riaprire con misure di limitazione di capienza stabilite dal Comitato tecnico scientifico.

A partire dal 15 maggio potranno riavviare l’attività le piscine solo all’aperto e dal 1° giugno le palestre. A seguire fiere e congressi, stabilimenti termali e parchi tematici.

Nelle zone gialle e arancioni riaprono le scuole di ogni ordine e grado in presenza; nelle zone rosse saranno aperti in presenza gli asili nido e le scuole fino alla prima media, e per i licei ci sono modalità che suddividono le lezioni in parte in presenza e in parte a distanza.

Spostamenti

Sarà di nuovo possibile spostarsi liberamente fra Regioni in zona gialla. Per andare in Regioni di diverso colore si prevede la sussistenza di una fra le seguenti condizioni: avvenuta vaccinazione, esecuzione di un test Covid-negativo in un arco temporale recente, avvenuta guarigione da Covid.

Sostegno all’economia

Gli interventi di sostegno seguono due tipi di logica: un sostegno alle persone e alle famiglie che hanno subito un calo del reddito e non per loro colpa, e un aiuto in favore delle imprese per evitare che chiudano per mancanza di liquidità.


In particolare, con il prossimo intervento di sostegno si rafforzeranno gli aiuti alle aziende e alle partite Iva colpite dalla crisi. Ci saranno misure per coprire i costi fissi, come affitti e bollette, nonché interventi per favorire il credito e la liquidità e rinvii ed esenzioni delle tasse. Ci saranno anche risorse in più per i giovani e per gli enti territoriali.

Investimenti per la crescita futura

Dopo l’uscita dall’emergenza sanitaria l’Italia dovrà tornare finalmente alla crescita. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sarà la chiave di volta per il rilancio: l’Italia ha a disposizione 191,5 miliardi di euro, di cui 69 a fondo perduto, 122 prestiti, più 30 miliardi del fondo di accompagnamento al PNRR. Con questo fondo saranno finanziate le opere che hanno un orizzonte temporale più ampio dei 6 anni di durata del Recovery Fund, ma che dovranno marciare con la stessa velocità.


Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco


Forniti chiarimenti in materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, circa le modalità di calcolo della riduzione di fatturato nel caso di cessione d’azienda con riserva di proprietà (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 aprile 2021, n. 256).

Nel caso di specie, la società istante nel 2019 aveva ceduto l’unica azienda (bar), con riserva di proprietà, ad un’altra società.
La società acquirente, che non ha pagato nemmeno parzialmente il corrispettivo, ha gestito l’azienda nel 2019.
Ottenuta la restituzione dell’azienda nel 2020, a seguito di esercizio di azione giudiziaria, la società istante ha ripreso l’attività, fino a quando c’è stata la chiusura per lockdown (nei primi giorni del 2020).
L’istante chiede all’Agenzia delle Entrate di conoscere se possa considerare il fatturato della società acquirente nel calcolo della diminuzione del fatturato, ai fini dell’ottenimento del bonus locazione di cui all’articolo 28 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, e dei vari contributi a fondo perduto/ristori oppure se, ai fini di tali misure, sia possibile considerarla “costituita dopo il 1°gennaio 2019”.
L’Agenzia ritiene che, in relazione alla fattispecie rappresentata, non si configuri l’ipotesi di un soggetto costituito dopo il 1° gennaio 2019. Diversamente, il calcolo della riduzione del fatturato deve essere effettuato considerando, altresì, la quota del medesimo fatturato derivante dell’azienda oggetto di trasferimento per i mesi di riferimento del credito in esame. In ogni caso, resta ferma la necessaria sussistenza degli ulteriori requisiti di cui al citato articolo 28, a nulla rilevando il fatturato dell’azienda acquirente.


Ristori esclusi per il barbiere collocato all’interno di un palestra


L’attività di barbiere collocata all’interno di una palestra, senza alcun accesso indipendente, non può accedere ai Ristori-bis, in quanto il codice ateco 96.02.01 non è incluso tra le attività ammesse, anche se l’attività non è stata esercitata a causa della chiusura disposta dal Governo per la palestra. Prevista invece la sospensione dei termini di versamento (Agenzia Entrate – risposta 19 aprile 2021, n. 262).

La società interpellante esercita l’attività di barbiere presso uno spazio interno ad una palestra, più precisamente il negozio è situato all’interno dello stabile principale della palestra senza possibilità di un accesso indipendente.


Successivamente all’emanazione del D.P.C.M. del 25 ottobre 2020, la struttura sportiva ha dovuto chiudere e l’istante non ha potuto continuare la sua attività dato che la palestra è rimasta chiusa dal giorno 26 ottobre 2020.


Il proprietario dell’attività di barbiere, seppure in teoria avrebbe potuto proseguire la propria attività ai sensi del D.P.C.M. del 25 ottobre 2020, non ha potuto esercitarla stante la particolare collocazione nella struttura sportiva, con la diretta conseguenza di non avere percepito alcun corrispettivo previsto dall’art. 2, del Decreto Ristori-bis (D.L. n. 149/2020).


Il primo decreto Ristori e il decreto Ristori-bis hanno introdotto numerose misure di sostegno destinate agli operatori economici interessati dalle nuove misure restrittive, disposte dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre2020 e del 3 novembre 2020, per il contenimento della seconda ondata di contagio da Coronavirus.


In particolare, il decreto Ristori bis ha previsto che al fine di sostenere gli operatori dei settori economici interessati dalle misure restrittive introdotte per contenere la diffusione dell’epidemia da COVID-19, è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita IVA attiva, dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO ammessi al contributo e hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto.


Fatta tale premessa, il codice ateco dell’attività dell’istante è il 96.02.01 e poiché non rientra tra i codici ATECO individuati dalle disposizioni normative sopra richiamate, in quanto non oggetto di specifica sospensione, non può fruire del contributo previsto dal DL Ristori-bis anche se è stato impossibilitato ad esercitare l’attività.


La società istante potrà invece fruire della sospensione dei termini di versamento in presenza di una riduzione di fatturato di almeno il 33% nel mese di novembre dell’anno 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, anche se non ricompresa nell’elenco dei codici ATECO individuate dalle disposizioni normative.