Covid-19: rilevanza fiscale degli ammortamenti 2020 sospesi


La norma che consente la deduzione fiscale delle quote di ammortamento 2020 sospese sul piano civilistico in base alle disposizioni del cd. “Decreto Agosto” non costituisce un vincolo, bensì deve ritenersi una facoltà riconosciuta al contribuente (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 settembre 2021, n. 607).

Nell’ambito dei provvedimenti atti a contrastare gli effetti negativi della pandemia sulle imprese, il Decreto Agosto ha previsto per i soggetti che adottano i principi contabili nazionali, la possibilità di sospendere le quote di ammortamento annuali del costo delle immobilizzazioni materiali ed immateriali per il bilancio 2020.
In particolare, il Decreto Agosto stabilisce che:
– i soggetti che non adottano i princìpi contabili internazionali, nell’esercizio in corso al 15 agosto 2020, possono, anche in deroga all’articolo 2426, primo comma, numero 2), del codice civile, non effettuare fino al 100 per cento dell’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali, mantenendo il loro valore di iscrizione, così come risultante dall’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato. La quota di ammortamento non effettuata è imputata al conto economico relativo all’esercizio successivo e con lo stesso criterio sono differite le quote successive, prolungando quindi per tale quota il piano di ammortamento originario di un anno;
– i soggetti che si avvalgono della sospensione degli ammortamenti destinano a una riserva indisponibile utili di ammontare corrispondente alla quota di ammortamento non effettuata;
– nella nota integrativa al bilancio devono essere indicate le ragioni della deroga agli ordinari criteri di ammortamento, nonché dell’iscrizione e dell’importo della corrispondente riserva indisponibile, indicandone l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’esercizio.
In altri termini, sul piano civilistico, è stabilita una deroga all’ordinario processo di ammortamento, finalizzata a ridurre l’impatto di tali costi sul risultato di periodo tendenzialmente depresso dagli effetti economici della pandemia da COVID- 19.


La norma è completata dalla previsione, secondo cui ai fini IRES ed IRAP, per i soggetti che applicano la sospensione degli ammortamenti, la deduzione della quota di ammortamento sospesa è ammessa alle stesse condizioni e con gli stessi limiti previsti dalle disposizioni del TUIR, a prescindere dall’imputazione al conto economico.
Questa previsione assume particolare rilievo poiché, in assenza di un’espressa disposizione, la scelta di applicare la sospensione degli ammortamenti sul piano civilistico, avrebbe determinato l’impossibilità di dedurre le relative quote di ammortamento; ciò in quanto, in assenza di imputazione al conto economico degli ammortamenti non sarebbe rispettato il principio di previa imputazione sancito dal TUIR.
In base ai principi generali, infatti, le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui non risultano imputati al conto economico relativo all’esercizio di competenza. Sono tuttavia deducibili:
a) quelli imputati al conto economico di un esercizio precedente, se la deduzione è stata rinviata in conformità alle norme che dispongono o consentono il rinvio;
b) quelli che pur non essendo imputabili al conto economico, sono deducibili per disposizione di legge.
Risponde a quest’ultimo principio la previsione del Decreto Agosto che sancisce espressamente la deducibilità degli ammortamenti sospesi.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che detta norma raccorda, da un punto di vista fiscale, la facoltà riconosciuta in sede contabile prevedendo, in particolare, che la mancata imputazione a conto economico nel 2020 della quota di ammortamento non influisce sulla deducibilità fiscale della stessa, la quale resta confermata a prescindere dall’imputazione a conto economico.
Tuttavia, considerata nel complesso la funzione agevolativa della norma, che ha lo scopo di ridurre l’impatto degli ammortamenti sul risultato di periodo al fine di contrastare gli effetti economici della pandemia da COVID-19, la deduzione delle quote di ammortamento sospese deve ritenersi una “facoltà” riconosciuta al contribuente.
Una diversa lettura delle disposizioni che presuppone il vincolo di dedurre gli ammortamenti, seppur sospesi ai fini contabili e monitorati mediante apposita riserva del patrimonio netto, incrementando le perdite fiscali di periodo (che, peraltro, ai fini IRAP non risultano riportabili nei successivi periodi d’imposta) ridurrebbe il beneficio teorico concesso alle imprese gravando le stesse di ulteriori adempimenti a fronte della fruizione di una norma agevolativa (quali il monitoraggio delle divergenza tra valore contabile e fiscale dei beni con ammortamenti sospesi).

Smart working per lavoratori distaccati e impatriati: ultimi chiarimenti dal Fisco


23 SETT 2021 Il Fisco fornisce chiarimenti sull’applicazione del regime speciale previsto per i lavoratori impatriati (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 23 settembre 2021, n. 621)

Non può applicarsi il regime speciale previsto per i lavoratori impatriati (art. 16, co. 1, d.lgs. n. 147 del 2015) ai redditi erogati al dipendente di società italiana che svolge attività lavorativa in “smart working” all’estero se gli stessi non sono stati prodotti nel territorio dello Stato e se per il periodo di imposta 2020 l’attività lavorativa non è stata svolta prevalentemente nel territorio dello Stato.
Inoltre, qualora il reddito in esame derivante dall’attività di lavoro dipendente prestato all’estero sia ivi assoggettato ad imposizione secondo quanto disposto dalla Convenzione tra la repubblica italiana ed il paese estero per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire l’evasione fiscale, il contribuente, considerato fiscalmente residente in Italia, potrà fruire del credito per le imposte estere nei limiti ed alle condizioni previste nell’articolo 165 del TUIR.

Superbonus spettante per chi si accolla le spese deliberate dall’assemblea


Le spese approvate dall’assemblea per gli interventi effettuati sulle parti comuni del “condominio misto”, che ospita alloggi di privati e di una Pa, possono essere sostenute dai condomini interessati che in sede assembleare, esprimendo parere favorevole, manifestano l’intenzione di accollarsi l’intero importo e pertanto possono usufruire della detrazione al 110% (Agenzia Entrate – risposta 22 settembre 2021, n. 620).

Il D.L. Rilancio ha disciplinato la detrazione, nella misura del 110%, delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 a fronte di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica (ivi inclusa l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici) nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.
Il Decreto agosto, in relazione al Superbonus ha previsto che “le deliberazioni dell’assemblea del condominio aventi per oggetto l’approvazione degli interventi oggetto dell’agevolazione sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio”.
Tale disposizione consente, in sostanza, al condomino o ai condomini che abbiano particolare interesse alla realizzazione di determinati interventi condominiali la possibilità di manifestare in sede assembleare l’intenzione di accollarsi l’intera spesa riferita a tali interventi, avendo certezza di poter fruire anche delle agevolazioni fiscali. In tale ipotesi, ne risponderà eventualmente in caso di non corretta fruizione del Superbonus esclusivamente il condomino o i condomini che ne hanno fruito.
Pertanto, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla norma agevolativa, i condomini, potranno sostenere interamente le spese previste per gli interventi prospettati e beneficiare, quindi, dell’agevolazione fiscale, esprimendo parere favorevole a seguito di delibera valida del condominio.


Superbonus: spese sostenute per gli interventi trainanti e trainati


In materia di Superbonus, fornite precisazioni sul calcolo dei limiti di spesa per interventi su due unità residenziali ed un garage, con contestuale cambio di destinazione della pertinenza e suo accorpamento ad una delle unità residenziale (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 17 settembre 2021, n. 608).

In relazione agli interventi ammissibili, con riferimento alla condizione richiesta dalla norma che gli interventi trainati siano effettuati congiuntamente agli interventi trainanti ammessi al Superbonus, tale condizione si considera soddisfatta se le date delle spese sostenute per gli interventi trainati, sono ricomprese nell’intervallo di tempo individuato dalla data di inizio e dalla data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti.
Ciò implica che, ai fini dell’applicazione del Superbonus, le spese sostenute per gli interventi trainanti devono essere effettuate nell’arco temporale di vigenza dell’agevolazione, mentre le spese per gli interventi trainati devono essere sostenute nel periodo di vigenza dell’agevolazione e nell’intervallo di tempo tra la data di inizio e la data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti.
Con riferimento al caso di specie, in cui l’edificio, di cui l’istante riferisce di essere comproprietario, è composto da tre unità immobiliari accatastate separatamente, si ritiene che possa applicarsi il Superbonus, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla normativa e ferma restando l’effettuazione di ogni adempimento richiesto.
In relazione agli interventi da effettuare sull’edificio descritto nell’istanza, andranno considerate, ai fini della verifica del limite di spesa sui cui calcolare la detrazione, le tre unità immobiliari di cui si compone l’edificio risultanti al catasto all’inizio degli interventi edilizi, inclusa la pertinenza.


Pronte le regole per i ristori riservati agli operatori dei terminal portuali


Definite le modalità di presentazione della domanda per accedere al contributo riservato per gli operatori dei terminal portuali che hanno subito perdite a causa dell’Emergenza Covid-19 (Ministero Infrastrutture e Trasporti – decreto 10 agosto 2021, n. 325).

L’agevolazione introdotta dalla Legge di Bilancio 2021 consente di compensare la riduzione dei ricavi conseguente alle limitazioni delle attività e quindi al calo di passeggeri sbarcati e imbarcati nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 dicembre 2020.


Le domande possono essere presentate dalle imprese che gestiscono i terminali portuali asserviti allo sbarco e imbarco di persone, titolari di concessioni demaniali e che hanno subito danni derivanti dall’insorgenza dell’epidemia da Covid-19.


L’invio deve essere effettuato entro il 17 ottobre 2021 esclusivamente a mezzo PEC alla Direzione Generale per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili all’indirizzo di posta elettronica certificata dg.tm@pec.mit.gov.it.


Ai fini dell’accesso al contributo, per danno subito a causa dell’insorgenza dell’epidemia da Covid- 19 si intende la riduzione dei ricavi conseguente al decremento dei passeggeri sbarcati e imbarcati nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020 rispetto alla media dei ricavi registrata nel medesimo periodo del precedente biennio.


La richiesta di contributo può essere presentata anche per periodi limitati rispetto all’arco temporale previsto o per periodi non continuativi, purché comunque compresi tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020.


La riduzione dei ricavi di cui al comma 1 deve essere riferita alla riduzione dei ricavi lordi conseguente alle misure di contenimento e di contrasto all’emergenza da Covid-19, tenendo anche conto:


– dei costi cessanti connessi alla riduzione dei servizi;


– dei minori costi di esercizio derivanti dagli ammortizzatori sociali applicati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19;


– dei costi aggiuntivi sostenuti in conseguenza della medesima emergenza, quali a titolo esemplificativo igienizzazione e sanificazione dei mezzi utilizzati nei terminal, acquisto di dispositivi di protezione individuale e similari.


Sono esclusi gli importi recuperabili da assicurazioni, contenzioso, arbitrato o altra fonte per il ristoro delle mancate entrate.


In ogni caso è esclusa qualsiasi sovra-compensazione del danno subito.


La domanda, a pena di inammissibilità deve:


– essere redatta in conformità al modello approvato;


– indicare i valori sui danni distinti per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, in conformità al modello approvato;


– essere corredata da una relazione di un esperto indipendente iscritto nel registro dei revisori legali recante la descrizione anche del nesso causale tra le singole voci indicate ai fini della determinazione del danno subito e l’emergenza epidemiologica da Covid-19;


– recare la dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della società che attesti, sotto la propria responsabilità anche la veridicità dei dati della relazione, specificando in particolare che:


a) i minori ricavi nel periodo non sono derivanti da eventi societari indipendenti e non connessi all’emergenza epidemiologica;


b) non sono stati percepiti eventuali altri contributi europei, statali o regionali aventi finalità analoghe a quelle del presente decreto che possano determinare sovracompensazioni;


c) l’impresa, se diversa da microimpresa o piccola impresa, non si trovava già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019;


d) l’impresa, se microimpresa o piccola impresa già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019, non è soggetta a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbia ricevuto aiuti per il salvataggio o aiuti per la ristrutturazione.


Le regole per i contributi per palestre e discoteche chiuse per emergenza Covid


Individuati i destinatari e le modalità di accesso al contributo a fondo perduto a favore degli esercenti che hanno dovuto chiudere obbligatoriamente l’attività per almeno 100 giorni nel periodo tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021 a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati con lo scopo di contenere i contagi (D.M. 03 settembre 2021).

Possono beneficiare degli aiuti previsti i soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione che:
a) alla data del 23 luglio 2021 (data di entrata in vigore del D.L. n. 105/2021), svolgono, come attività prevalente comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate, un’attività che risulta chiusa in conseguenza delle misure di prevenzione, rappresentate dalle attività individuate dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili”;
b) alla data del 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del D.L. n. 73/2021 – Sostegni-bis), svolgono, come attività prevalente comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate, un’attività riferita ai codici ATECO 2007 indicati di seguito, rispetto alla quale dichiarano, nell’istanza di accesso al contributo, di aver registrato, per effetto delle misure adottate, nel periodo intercorrente fra il 1° gennaio 2021 e la data del 26 maggio 2021, la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni:
47.78.31 – Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte)
49.39.01 – Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o suburbano
56.21.00 – Catering per eventi, banqueting
59.14.00 – Attività di proiezione cinematografica
79.90.11 – Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento
82.30.00 – Organizzazione di convegni e fiere
85.51.00 – Corsi sportivi e ricreativi
85.52.01 – Corsi di danza
90.01.01 – Attività nel campo della recitazione
90.01.09 – Altre rappresentazioni artistiche
90.02.09 – Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche
90.04.00 – Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche
91.02.00 – Attività di musei
91.03.00 – Gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili
92.00.02 – Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone
92.00.09 – Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse
93.11.10 – Gestione di stadi
93.11.20 – Gestione di piscine
93.11.30 – Gestione di impianti sportivi polivalenti
93.11.90 – Gestione di altri impianti sportivi nca
93.13 – Gestione di palestre
93.21 – Parchi di divertimento e parchi tematici
93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili
93.29.30 – Sale giochi e biliardi
93.29.90 – Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca
96.04 – Servizi dei centri per il benessere fisico
96.09.05 – Organizzazione di feste e cerimonie


Per poter beneficiare degli aiuti previsti, alla data di presentazione dell’istanza, i soggetti beneficiari devono:
a) essere titolari di partiva IVA attiva prima della data del 23 luglio 2021 per i soggetti esercenti attività individuate dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili” ovvero prima della data del 26 maggio, per gli altri soggetti beneficiari;
b) essere residenti o stabiliti del Territorio dello Stato;
c) non essere già in difficoltà al 31 dicembre 2019, fatta salva la deroga disposta per le microimprese e le piccole imprese ai sensi del punto 23, lettera c), dalla Sezione 3.1 «Aiuti di importo limitato» della comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020.
Non possono beneficiare degli aiuti:
a) gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del TUIR;
b) gli intermediari finanziari e le società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR.

L’aiuto è riconosciuto, nei limiti della dotazione finanziaria, sotto forma di contributo a fondo perduto.
Per ottenere il contributo, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti richiesti.
L’istanza può essere presentata, per conto del soggetto interessato, anche da un intermediario, delegato al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate.
Il contributo è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto sul conto corrente bancario o postale indicato dal richiedente nell’istanza.


IMU 2021: proroga automatica della maggiorazione ex Tasi


La mancata approvazione delle aliquote IMU per l’anno 2021 e successivi determina la conferma automatica, ope legis, di tutte le aliquote approvate per l’anno 2020, inclusa la maggiorazione dello 0,08 per cento prevista in sostituzione della maggiorazione della TASI (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Risoluzione 21 settembre 2021, n. 8/DF).

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione, anche per l’anno 2021, dell’aliquota IMU maggiorata dello 0,08%, deliberata nel 2020, in assenza di una delibera sulle aliquote IMU per l’anno 2021.


Il Ministero ha osservato che in base alla nuova disciplina IMU approvata con la Legge di Bilancio 2020 “a decorrere dall’anno 2020, limitatamente agli immobili non esentati, i Comuni, con espressa deliberazione del consiglio comunale, pubblicata nel sito internet del Dipartimento delle Finanze, possono aumentare ulteriormente l’aliquota massima nella misura aggiuntiva massima dello 0,08 per cento, in sostituzione della maggiorazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI), nella stessa misura applicata per l’anno 2015 e confermata fino all’anno 2019. I comuni negli anni successivi possono solo ridurre la maggiorazione, restando esclusa ogni possibilità di variazione in aumento.”.
Secondo il Ministero, riguardo all’aumento dell’aliquota, la previsione “espressa deliberazione del consiglio comunale” non può che riferirsi all’anno 2020 che costituisce il primo anno di applicazione del nuovo regime IMU.
In tal modo, il Legislatore ha chiesto agli enti locali di manifestare espressamente, per l’anno 2020, con delibera pubblicata sul sito internet del Dipartimento delle Finanze, la volontà di confermare l’ex maggiorazione TASI, vigente per il Comune nel regime di convivenza dei tributi IMU/TASI della abrogata disciplina IUC.
Una volta superato l’anno di transizione tra i due regimi, la suddetta maggiorazione, nei Comuni che versano nelle condizioni di legge, diventa a tutti gli effetti un’aliquota IMU con il medesimo regime giuridico delle altre aliquote, cui si applicano dunque le regole generali.
In altri termini, la permanenza dell’applicazione della suddetta maggiorazione è stata condizionata ad una esplicita volontà da parte del Comune attraverso una clausola regolatoria della fase transitoria, vale a dire l’anno 2020.
Orbene, in base alla nuova disciplina IMU, le “aliquote e i regolamenti hanno effetto per l’anno di riferimento a condizione che siano pubblicati sul sito internet del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 28 ottobre dello stesso anno. … . In caso di mancata pubblicazione entro il 28 ottobre, si applicano le aliquote e i regolamenti vigenti nell’anno precedente.”.
Considerato che la disposizione non prevede alcuna eccezione, deve ritenersi applicabile per la totalità delle aliquote IMU.
La tesi risulta confermata dalla previsione secondo cui “i comuni negli anni successivi possono solo ridurre la maggiorazione, restando esclusa ogni possibilità di variazione in aumento” Tale previsione comporta che negli anni successivi al 2020 i comuni possono, con espressa deliberazione consiliare, solo ridurre la maggiorazione applicata nell’anno 2020, mentre la mancata approvazione delle aliquote IMU per l’anno 2021 e successivi determina la conferma automatica, ope legis, di tutte le aliquote approvate per l’anno 2020, ivi inclusa l’aliquota maggiorata dell’1,14.


Il Ministero ha chiarito, dunque, che la mancata adozione di una delibera sulle aliquote IMU per l’anno 2021 determina l’effetto della conferma automatica di tutte le aliquote approvate per il 2020, compresa anche quella maggiorata dell’1,14%, risultante per l’appunto dall’applicazione della maggiorazione dello 0,08%.

Green Pass: misure per la sicurezza del lavoro pubblico e privato


Pubblicato nella GU n. 226/2021 il Decreto Legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening.

Settore lavoro privato e pubblico


 


Lavoro privato:
– dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, sono tenuti a possedere e a esibire su richiesta i Certificati Verdi coloro che svolgano attività lavorativa nel settore privato;
– il possesso e l’esibizione, su richiesta, del Certificato Verde sono richiesti per accedere ai luoghi di lavoro;
– sono i datori di lavoro a dover assicurare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni;
– il personale ha l’obbligo del Green Pass e, se comunica di non averlo o ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del Certificato Verde. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. È prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro per i lavoratori che abbiano avuto accesso violando l’obbligo di Green Pass. Per le aziende con meno di 15 dipendenti, è prevista una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di Certificato Verde.


Lavoro pubblico:
– dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2è tenuto a essere in possesso dei Certificati Verdi il personale delle Amministrazioni pubbliche. L’obbligo riguarda inoltre il personale di Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale. Il vincolo vale anche per i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice.Inoltre l’obbligo è esteso ai soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o formativa presso le pubbliche amministrazioni;
– il possesso e l’esibizione, su richiesta, del Certificato Verde sono richiesti per accedere ai luoghi di lavoro delle strutture prima elencate;
– sono i datori di lavoro a dover verificare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni;
– il personale che ha l’obbligo del Green Pass, se comunica di non averlo o ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della Certificazione Verde; dopo cinque giorni di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso. La retribuzione non è dovuta dal primo giorno di assenza. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per coloro che sono colti senza la Certificazione sul luogo di lavoro è prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro e restano ferme le conseguenze disciplinari previste dai diversi ordinamenti di appartenenza;
– l’obbligo di Green Pass vale anche per i soggetti titolari di cariche elettive e di cariche istituzionali di vertice. Gli organi costituzionali adeguano il proprio ordinamento alle nuove disposizioni sull’impiego delle Certificazioni Verdi.

Personale amministrativo e i magistrati



Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza, il personale amministrativo e i magistrati, per l’accesso agli uffici giudiziari, devono possedere ed esibire le Certificazioni Verdi. Al fine di consentire il pieno svolgimento dei procedimenti, l’obbligo non si estende ad avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione della Giustizia, testimoni e parti del processo.

Attività culturali, sportive, sociali e ricreative



Entro il 30 settembre 2021, in ragione dell’estensione dell’obbligo di Green Pass e dell’andamento della campagna vaccinale, il Cts esprime un parere relativo alle condizioni di distanziamento, capienza e protezione nei luoghi nei quali si svolgono attività culturali, sportive, sociali e ricreative. La rivalutazione sarà propedeutica all’adozione degli successivi provvedimenti.

Settore sportivo



Il provvedimento interviene, vista la grave crisi che continua ad attraversare il settore sportivo a causa dell’emergenza pandemica, anche in tale settore. In particolare:
-a sostegno della maternità delle atlete non professioniste;
-a garanzia del diritto all’esercizio della pratica sportiva quale insopprimibile forma di svolgimento della personalità del minore;
-a incentivare l’avviamento all’esercizio della pratica sportiva delle persone disabili mediante l’uso di ausili per lo sport.
Inoltre le risorse potranno essere destinate ad assicurare un ulteriore sostegno all’attività sportiva di base, anche attraverso finanziamenti a fondo perduto da attribuire alle associazioni e società sportive dilettantistiche.

Somministrazione di test antigenici rapidi

Tra le altre misure, il decreto, inoltre, prevede, sino al 31 dicembre 2021, l’obbligo per le farmacie di somministrare i test antigenici rapidi applicando i prezzi definiti nel protocollo d’intesa siglato dal Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, d’intesa con il Ministro della salute. L’obbligo vale per le farmacie che hanno specifici requisiti di legge. Le nuove norme prevedono inoltre la gratuità dei tamponi per coloro che sono stati esentati dalla vaccinazione.In caso di inosservanza della disposizione di cui al presente comma, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 10.000 e il Prefetto territorialmente competente, tenendo conto delle esigenze di continuità del servizio di assistenza farmaceutica, può disporre la chiusura dell’attività per una durata non superiore a cinque giorni.


L’erede dell’erede non beneficia delle quote residue del bonus ristrutturazioni


Il coniuge superstite, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese agevolabili (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 612)

La questione sottoposta all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda la trasferibilità mortis causa tra eredi delle quote residue del bonus ristrutturazioni.
Nella fattispecie, la moglie del contribuente ha ereditato, insieme ad altri coeredi, in seguito alla morte del padre, un immobile in relazione al quale il de cuius era titolare di detrazioni per spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio. Per effetto della successione, la moglie ha acquisito anche il diritto ad una quota delle detrazioni residue spettanti al de cuius, tenuto conto che l’immobile ereditato rimaneva nella disponibilità di tutti gli eredi, non essendo locato né occupato da alcun erede.
Relativamente alla quota parte del rateo annuale del 2019, la detrazione non è stata fruita dalla moglie in quanto fiscalmente a carico del contribuente per assenza di reddito, né è stata fruita da quest’ultimo.
A seguito della morte della moglie, il contribuente ha ereditato, insieme alla figlia, la quota di proprietà dell’immobile acquisito dalla stessa in eredità dal padre defunto.
Si chiede:
– se il contribuente possa beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni attribuite alla moglie;
– se nel computo della rata dell’anno in corso sia possibile considerare la detrazione non fruita nell’anno precedente;
– se il contribuente possa fruire anche della quota di detrazione spettante alla figlia fiscalmente a proprio carico, in quanto studentessa universitaria senza redditi.


Secondo la disciplina agevolativa del “bonus ristrutturazioni” in caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di acquisizione dell’immobile per successione, le quote residue di detrazione si trasferiscono per intero esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile. In sostanza, la detrazione compete a chi può disporre dell’immobile, a prescindere dalla circostanza che lo abbia adibito a propria abitazione principale.
Se la detenzione materiale e diretta dell’immobile è esercitata congiuntamente da più eredi, la detrazione è ripartita tra gli stessi in parti uguali.
La condizione della “detenzione materiale e diretta del bene” deve sussistere non solo per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale il contribuente intenda fruire delle residue rate di detrazione.
In caso di vendita o di donazione da parte dell’erede che ha la detenzione materiale e diretta del bene, le quote residue della detrazione non fruite da questi non si trasferiscono all’acquirente/donatario neanche nell’ipotesi in cui la vendita o la donazione siano effettuate nel medesimo anno di accettazione dell’eredità.
Sulla base di tale principio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in caso di decesso dell’erede che ha acquisito le quote di detrazione non fruite dal de cuius che ha sostenuto le spese agevolabili, le quote residue non si trasferiscano al successivo erede.
Pertanto, nel caso di specie, il contribuente, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue della detrazione acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese.

Ultimi chiarimenti dal Fisco sul Cfp Sostegni


FornitI chiarimenti sul contributo a fondo perduto non spettante e su quello spettante ad una associazione (Agenzia delle Entrate – risposte 17 settembre 2021, n. 605 e 20 settembre 2021, n. 617).

L’avvocato, che partecipa in un’associazione professionale costituita ad aprile 2020, nel calcolo del contributo a fondo perduto del decreto Sostegni deve considerare, oltre al fatturato individuale, anche gli effetti dell’acquisizione della clientela proveniente dai professionisti che hanno costituito l’associazione, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima dei compensi, tenendo conto del fatturato generato dalla predetta clientela nella misura in cui sia stata trasferita nella gestione associata, sia per quanto riguarda la quantificazione della riduzione del fatturato, calcolando le medie dei periodi di riferimento avendo cura di considerare sia il fatturato dell’associazione sia quello dei clienti dei professionisti trasferiti allo studio associato.


Inoltre, il contribuente che ha percepito il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni e che successivamente si accorge di non averne diritto e spontaneamente intende restituirlo non è soggetto a sanzioni ma al solo calcolo degli interessi.