Credito d’imposta per le edicole: definite le modalità applicative


Online le disposizioni applicative del credito d’imposta riconosciuto per gli anni 2019 e 2020 agli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici (DPCM 31 maggio 2019).

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura massima di 2.000 euro per punto vendita. Sono ammessi al beneficio:
– i punti vendita esclusivi, del codice di classificazione ATECO 47.62.10 di cui al registro delle imprese;
– i punti vendita non esclusivi, di uno dei seguenti codici di classificazione ATECO, di cui al registro delle imprese:
a) rivendite di generi di monopolio (codice 47.26);
b) rivendite di carburante e di oli minerali (codice 47.30);
c) bar, inclusi quelli posti nelle aree di servizio delle autostrade e all’interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime (codice 56.3);
d) strutture di vendita non specialistiche (codice 47.1);
e) esercizi adibiti prevalentemente alla vendita di libri e prodotti equiparati, con un limite minimo di superficie di mq. 120 (codice 47.61).


Ai fini dell’ammissione al beneficio, le edicole devono avere la residenza fiscale in Italia ovvero la presenza di una stabile organizzazione sul territorio nazionale, cui sia riconducibile l’attività commerciale cui sono correlati i benefici oppure la sede legale in uno Stato dell’unione europea o nello Spazio economico europeo.


Per i punti di vendita esclusivi, il credito d’imposta è parametrato agli importi pagati dal titolare del singolo punto vendita per i locali in cui si esercita la vendita, nell’anno precedente a quello dell’istanza di accesso al credito d’imposta, con riferimento alle seguenti voci:
– imposta municipale unica – IMU;
– tassa per i servizi indivisibili – TASI;
– canone per l’occupazione di suolo pubblico – COSAP;
– tassa sui rifiuti – TARI;
– spese per locazione, al netto dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che l’esercente operi come unico punto vendita esclusivo nel territorio comunale.


Per i punti di vendita non esclusivi, invece, il credito di imposta è parametrato alle medesime voci elencate per i punti di vendita esclusivi, e commisurato per punto vendita al rapporto tra i ricavi provenienti dalla vendita di giornali, riviste e periodici al lordo di quanto dovuto ai fornitori e i ricavi complessivi, considerando per le vendite soggette ad aggio o ricavo fisso il prezzo di cessione al pubblico.


Ai fini dell’accesso al credito d’imposta, deve essere presentata apposita domanda, per via telematica, dal 1° settembre ed il 30 settembre di ciascuno dei due anni cui si riferisce il credito d’imposta.

Rimborso di spese mediche dal datore di lavoro


In materia di rimborso delle spese mediche sostenute, il dipendente ha diritto a fruire della loro detrazione, pertanto, non deve assoggettare a tassazione separata le somme erogate dal datore a titolo di rimborso delle predette spese, in quanto riconducibili al rapporto di lavoro (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 luglio 2019, n. 285).

Nel caso di specie, il datore di lavoro istante eroga alla generalità dei dipendenti taluni benefici assistenziali, tra i quali i rimborsi, attingendo dal fondo costituito ai sensi dei CCNL degli Enti di Ricerca, a fronte di spese mediche debitamente documentate sostenute dal lavoratore in anni precedenti quello di erogazione del rimborso.
Su tali somme, che costituiscono per i dipendenti reddito di lavoro dipendente, l’Istante, dovrà operare, all’atto del pagamento, una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con obbligo di rivalsa.
In occasione delle operazioni di conguaglio non potrà, invece, attribuire le detrazioni spettanti ai dipendenti atteso che, in applicazione del principio di cassa, i dipendenti medesimi hanno già usufruito delle detrazioni in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le spese mediche sono state sostenute.

Autotrasportatori: deduzione forfetaria da indicare nella dichiarazione 2019

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (comunicato n. 138 del 19 luglio 2019) e l’Agenzia delle Entrate (comunicato del 19 luglio 2019) hanno reso noto le misure e le modalità di indicazione nella dichiarazione dei redditi 2019, delle deduzioni forfetarie riconosciute alle imprese di autotrasporto di merci c/terzi in relazione alle spese non documentate per l’anno d’imposta 2018.

DEDUZIONI FORFETARIE PER SPESE NON DOCUMENTATE


Il reddito delle imprese autorizzate all’autotrasporto di merci per conto di terzi è ridotto in misura forfetaria in relazione alle spese non documentate sostenute per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore.
La deduzione spetta una sola volta per ogni giorno di effettuazione del trasporto, indipendentemente dal numero dei viaggi.
Ai fini del controllo l’impresa deve predisporre e conservare un prospetto recante l’indicazione dei viaggi effettuati e della loro durata e località di destinazione, nonché degli estremi dei relativi documenti di trasporto delle merci o, delle fatture o delle lettere di vettura. I documenti di trasporto, le fatture e le lettere di vettura devono essere conservate fino alla scadenza del termine per l’accertamento.


MISURA DELLE DEDUZIONI PER L’ANNO 2018


Con il Comunicato stampa n. 138 del 19 luglio 2019, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso note le misure delle deduzioni forfetarie a favore degli autotrasportatori per il periodo d’imposta 2018, da indicare nella dichiarazione dei redditi 2019:
– euro 48,00, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa;
– euro 16,80, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa.

MODALITÀ DI COMPILAZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI


L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, con il Comunicato del 19 luglio 2019 ha fornito le indicazioni riguardo alle modalità di compilazione della dichiarazione dei redditi, Modelli REDDITI 2019 PF e SP:


a) Imprese in contabilità ordinaria (quadro RF):
– deduzione per trasporti all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RF55, codice 43;
– deduzione per trasporti oltre il Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RF55, codice 44;


b) Imprese in contabilità semplificata (quadro RG):
– deduzione per trasporti all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RG22, codice 16;
– deduzione per trasporti oltre il Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RG22, codice 17.

Interventi di recupero del patrimonio edilizio: detrazioni fiscali e titoli abilitativi


La qualificazione dell’intervento dal punto di vista edilizio e urbanistico presuppone, tuttavia, valutazioni di natura tecnica che spettano, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale competente in materia edilizia ed urbanistica. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 luglio 2019, n. 287).

Nel quesito contenuto nella risposta in oggetto, l’istante riferisce di aver effettuato dei lavori di ristrutturazione edilizia per la realizzazione ed il miglioramento dei servizi igienici e che, prima di iniziare i predetti lavori, si è rivolta all’ufficio comunale di competenza per avere indicazioni sulle procedure da seguire. Il Comune ha risposto, allegando la guida fiscale “L’Agenzia informa” aggiornata al mese di febbraio 2018, in cui non sono fornite indicazioni in merito alla richiesta di titoli abilitativi – che non era necessaria effettuare alcuna comunicazione rientrando i lavori in questione tra quelli di “edilizia libera”. Ciò posto, l’Istante, che intende fruire della detrazione di cui all’art. 16-bis del TUIR, si è rivolta al proprio commercialista il quale sostiene, invece, che per i predetti lavori sia necessario presentare la CILA (comunicazione inizio dei lavori asseverata da un tecnico).
Il Fisco al riguardo chiarisce che gli interventi di realizzazione e di miglioramento dei servizi igienici indicati dall’Istante rientrano, in linea di principio tra gli interventi di manutenzione straordinaria ammessi alla detrazione ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera b), del TUIR.
La qualificazione dell’intervento dal punto di vista edilizio e urbanistico presuppone, tuttavia, valutazioni di natura tecnica che spettano, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale competente in materia edilizia ed urbanistica.
Pertanto, sul presupposto, non verificabile in sede di interpello, che siano stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria e che, in base ai vigenti regolamenti edilizi, per l’effettuazione degli stessi non sia necessario effettuare alcuna comunicazione l’Istante potrà fruire della detrazione, sempreché siano stati posti in essere tutti gli adempimenti richiesti dal citato decreto n. 41 del 1998.
L’Istante dovrà, inoltre, con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà indicare la data di inizio dei lavori ed attestare la circostanza che gli interventi edilizi posti in essere rientrano tra quelli agevolabili, pure se i medesimi non necessitano di alcun titolo abilitativo, ai sensi della normativa edilizia vigente.

Patent Box “fai da te”: online lo schema dell’Agenzia


Dal 17 luglio 2019 e fino al 24 luglio 2019 è possibile consultare sul sito dell’Agenzia delle Entrate, in attesa della sua versione definitiva, lo schema del provvedimento sul nuovo Patent box, introdotto dal Decreto Crescita, con determinazione diretta del reddito agevolabile (Agenzia Entrate – comunicato 17 luglio 2019).

Il Decreto Crescita ha previsto, per i soggetti titolari di reddito d’impresa che hanno optato per il regime agevolativo “Patent box”, la possibilità in alternativa alla procedura di ruling, di determinare e dichiarare il reddito agevolabile direttamente.
La suddetta opzione “fai da te” si applica dal 2019 e anche nel caso in cui sia già in corso la procedura di ruling, ma a condizione che non sia stato raggiunto il relativo accordo.
L’opzione deve essere comunicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta al quale si riferisce il beneficio e in quella relativa ai due periodi d’imposta successiva (2020/2021).


Le regole da seguire sul nuovo Patent box sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, dove è pubblicato dal 17 luglio al 24 luglio, in attesa della versione definitiva, lo schema del provvedimento sul nuovo Patent box.
La versione in consultazione pubblica indica inoltre, in maniera analitica, la documentazione che il contribuente dovrà predisporre per consentire il riscontro, da parte dell’Agenzia, della corretta determinazione della quota di reddito escluso (informazioni relative al periodo dell’agevolazione e metodo adottato per il calcolo).


Startup: ulteriori chiarimenti dal Fisco e dal MISE


In tema di startup, fornite precisazioni sull’imposta di bollo per la vidimazione dei libri sociali e sul termine ultimo per il deposito della attestazione di conferma dei requisiti essenziali (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 luglio 2019, n. 253 e Ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 15 luglio 2019, n. 3722/C).

Le società Start-up innovative e gli incubatori certificati beneficiano dell’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria in relazione agli atti posti in essere per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese. Devono ritenersi esclusi dal beneficio, pertanto, tutti gli atti e documenti per adempimenti che non riguardano la funzione di pubblicità legale del registro delle imprese. In particolare, l’imposta di bollo è dovuta in relazione alla vidimazione/bollatura dei libri sociali.
Inoltre, il Ministero dello Sviluppo Economico evidenzia che il termine ultimo per il deposito della attestazione di conferma dei requisiti essenziali per le startup, gli incubatori e le PMI innovative, deve intendersi per tutti gli obbligati indipendentemente dalle modalità di approvazione del bilancio, a scadere il prossimo 31 luglio, sospendendo pertanto ogni iniziativa intrapresa nei confronti delle società con bilancio ordinario, da approvarsi entro 120 gg.

Senza trattamento pensionistico sono indeducibili i contributi versati dagli eredi del de cuius


Gli eredi non possono portare in deduzione i contributi previdenziali versati per estinguere esclusivamente il debito contributivo del de cuius. I contributi sono indeducibili se il versamento non è preordinato al conseguimento della pensione (Agenzia Entrate – risposta 18 luglio 2019, n. 267).

In linea generale la deducibilità di un onere è strettamente subordinata al verificarsi delle seguenti condizioni:
– deve rientrare tra quelli tassativamente elencati e previsti dalla legge, non ammettendosi ulteriori ipotesi di deducibilità;
– deve risultare da idonea documentazione;
– deve essere effettivamente sostenuto dal contribuente nel periodo di riferimento (principio di cassa) e nel proprio personale interesse o, in determinate ipotesi, nell’interesse di terzi.


Ai fini della deducibilità, da parte dell’erede, dei contributi previdenziali corrisposti alla forma pensionistica obbligatoria di appartenenza del de cuius, è necessario che l’onere sia stato integralmente assolto dall’erede e che il versamento dello stesso, ancorché effettuato in virtù delle disposizioni regolanti la materia ereditaria, si ponga in rapporto di causa-effetto rispetto al trattamento pensionistico del quale verrà a beneficiare l’erede stesso.
Al contrario non risulta applicabile la deducibilità se il versamento da parte degli eredi:
– non avvenga su base volontaria, ma solo a seguito di adesione all’atto di recupero coattivo emesso dal competente Ufficio finanziario;
– non è preordinato al conseguimento di una controprestazione di natura previdenziale in favore degli eredi.


Esonero dal canone Rai per chi non convive con altri soggetti diversi dal coniuge


Colui che intende godere dell’esonero dal pagamento del canone RAI non deve convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, che siano titolari di un reddito proprio. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 15 luglio 2019, n. 242).

Il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni viene imposto al detentore di uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni. Il canone di abbonamento è, in ogni caso, dovuto una sola volta in relazione agli apparecchi detenuti, nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica.
A decorrere dall’anno 2008, per i soggetti di età pari o superiore a settantacinque anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 516,46 per tredici mensilità, senza conviventi, è abolito il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni esclusivamente per l’apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza. Per l’abuso è irrogata una sanzione amministrativa, in aggiunta al canone dovuto e agli interessi di mora, d’importo compreso tra euro 500 ed euro 2.000 per ciascuna annualità evasa.
Per l’anno 2018, è stata ampliata da euro 6.713,98 a euro 8.000,00 la soglia reddituale prevista per beneficiare dell’esenzione dal pagamento del canone TV.
Per fruire dell’agevolazione, l’interessato deve presentare una dichiarazione sostitutiva con cui attesta la sussistenza delle condizioni e dei requisiti che danno diritto all’esenzione.
I requisiti per accedere al beneficio sono i seguenti:
a) aver compiuto 75 anni di età entro il termine per il pagamento del canone di abbonamento RAI (attualmente il 31 gennaio ed il 31 luglio di ciascun anno);
b) non convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolari di un reddito proprio;
c) possedere un reddito annuo che, unitamente a quello del proprio coniuge – o del soggetto unito civilmente – non sia complessivamente superiore a euro 6.713,98 ( (per le richieste di esenzione relative agli anni fino al 2017) oppure a euro 8.000,00 (per le richieste di esenzione relative all’anno 2018).
In particolare, la disposizione secondo la quale il beneficiario “non deve convivere con altri soggetti diversi dal coniuge”, va interpretata nel senso che “colui che intende godere dell’esonero dal pagamento del canone RAI non deve convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, che siano titolari di un reddito proprio”.
Nel caso esaminato dal Fisco, la contribuente che intende beneficiare dell’esenzione convive con la persona addetta alla sua assistenza, la quale percepisce una retribuzione, ed è pertanto, titolare di un reddito proprio. Detta circostanza determina, pertanto, l’impossibilità, da parte della Sig.ra istante, di rendere la dichiarazione sostitutiva ai fini dell’esenzione, posto che è convivente con un altro soggetto, diverso dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolare di un reddito autonomo.

Procedura diniego conguagli 730 di dipendenti cessati

In caso di ricezione di un modello 730-4 di un contribuente con il quale è cessato il rapporto di lavoro, il sostituto d’imposta deve comunicare all’Agenzia delle Entrate il diniego ad effettuare il conguaglio sulle retribuzioni entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione del flusso telematico. Dal 9 luglio 2019 l’Agenzia delle Entrate ha attivato le funzionalità per il diniego riguardante i modelli 730-4/2019.

FLUSSO TELEMATICO DEI MODELLI 730-4


Il flusso telematico relativo al modello 730 può essere così sintetizzato:
– i Centri di assistenza fiscale (CAF) e i professionisti abilitati, prestano assistenza fiscale ai lavoratori dipendenti e ai pensionati per la presentazione della dichiarazione dei redditi con il modello 730;
– nell’ambito delle attività di assistenza fiscale i CAF/professionisti e i sostituti d’imposta trasmettono all’Agenzia delle Entrate in via telematica, unitamente alle dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti direttamente, il risultato finale delle dichiarazioni stesse (modello 730-4);
– l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei sostituti d’imposta, esclusivamente in via telematica, i dati relativi alle dichiarazioni presentate via web (direttamente dai dipendenti) e quelli comunicati dai sostituti stessi, dai CAF e dai professionisti abilitati a prestare assistenza fiscale;
– i sostituti d’imposta, a seguito della ricezione dei risultati contabili da parte dell’Agenzia delle Entrate, effettuano i conguagli sulle retribuzioni.
Per le operazioni di conguaglio, il sostituto d’imposta ha l’obbligo di ricevere i risultati dei modelli 730-4 dei propri dipendenti tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. A tal fine è necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate la sede telematica (propria o di un intermediario) dove ricevere i predetti risultati contabili (cd. “flusso telematico dei modelli 730-4”).
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione i risultati contabili delle dichiarazioni 730 nella sede telematica del sostituto d’imposta a partire dalla prima decade di luglio.

MODELLI 730-4 ESCLUSI DAL CONGUAGLIO


Qualora tra i flussi telematici siano presenti modelli 730-4 riferiti a contribuenti per i quali non è tenuto ad effettuare il conguaglio, il sostituto d’imposta deve provvedere alla restituzione degli stessi.
Il diniego di effettuare il conguaglio è possibile esclusivamente nei casi in cui il rapporto di lavoro con il contribuente:
– non è mai esistito;
– è cessato prima della data stabilita per l’avvio della presentazione del modello 730 (tenuto conto che la Certificazione Unica (CU) deve essere consegnata dal sostituto d’imposta al percipiente entro il 31 marzo, si considera il 1° aprile 2019 quale data di avvio della presentazione del modello 730).
Nelle ipotesi particolari di cessazione del rapporto di lavoro ovvero di aspettativa con assenza di retribuzione o analoga posizione successivamente al 1° aprile 2019, ma prima dell’effettuazione o del completamento delle operazioni di conguaglio, si procede con le seguenti modalità:
– se il risultato è a debito, il sostituto d’imposta non effettua i conguagli e comunica tempestivamente agli interessati gli importi risultanti dalla dichiarazione, che gli stessi devono versare direttamente. Resta ferma la possibilità per i contribuenti che si trovano nella posizione di momentanea assenza di retribuzione di richiedere la trattenuta della somma a debito, con l’applicazione dell’interesse dello 0,40% mensile, se il sostituto deve loro erogare emolumenti entro l’anno d’imposta;
– se il risultato è a credito, il sostituto d’imposta è tenuto ad operare i rimborsi spettanti ai dipendenti cessati o privi di retribuzione, mediante una corrispondente riduzione delle ritenute relative ai compensi corrisposti agli altri dipendenti con le modalità e nei tempi ordinariamente previsti.

DINIEGO CONGUAGLIO 730 INVIATO DA CAF/PROFESSIONISTA


La comunicazione di diniego di tali modelli 730-4 deve essere fatta tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione dei risultati contabili per il successivo inoltro al soggetto che ha prestato l’assistenza fiscale. Le funzionalità che consentono l’invio del diniego sono disponibili dal 9 luglio 2019 fino alla seconda decade di dicembre. In particolare, la comunicazione deve essere trasmessa:
– tramite apposita procedura, nell’area autenticata dei canali telematici Entratel o Fisconline, alla sezione “Comunicazioni-Modelli 730-4”;
– in alternativa, inviando il file elaborato sulla base delle specifiche tecniche pubblicate sul portale dell’Agenzia delle Entrate alla pagina “Home/Schede/Comunicazioni/Ricezione dei 730-4/Specifiche tecniche”, previo controllo della correttezza formale dei dati utilizzando l’apposito software distribuito dall’Agenzia delle Entrate.


A partire dalla metà del mese di luglio e successivamente con cadenza settimanale, l’Agenzia delle Entrate trasmette al soggetto che ha prestato l’assistenza fiscale i dati dei contribuenti per i quali ha ricevuto il diniego del sostituto d’imposta di effettuare il conguaglio.
Il soggetto che ha prestato l’assistenza fiscale, a sua volta, deve comunicare al contribuente il diniego del sostituto d’imposta al fine di consentire di effettuare le necessarie verifiche e la presentazione della dichiarazione integrativa (modificando i dati del sostituto d’imposta ovvero indicando l’assenza del sostituto con gli effetti di una dichiarazione “senza sostituto”).
L’invio di un diniego non può essere annullato né rettificato. In caso di invio di un diniego effettuato per errore, dunque, il contribuente è obbligato a presentare una dichiarazione integrativa indicando i dati dello stesso sostituto d’imposta.

DINIEGO CONGUAGLIO 730 INVIATO DAL CONTRIBUENTE


Qualora il diniego riguardi una dichiarazione presentata direttamente dal contribuente, il sostituto d’imposta deve comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate, tramite apposita funzionalità disponibile sul sito dei servizi telematici Entratel o Fisconline, il codice fiscale del soggetto per il quale non è tenuto ad effettuare il conguaglio. Di conseguenza l’Agenzia delle Entrate provvede a darne comunicazione al contribuente telematicamente con un avviso nell’area autenticata nonché mediante la trasmissione di un messaggio di posta elettronica all’indirizzo e-mail necessariamente indicato dal contribuente stesso in fase di presentazione diretta della dichiarazione.
Poiché la dichiarazione risulta regolarmente presentata, se emerge un debito il contribuente dovrà soltanto effettuare i pagamenti con il modello F24.
Se il risultato è a credito il contribuente può, alternativamente:
– presentare un modello 730 integrativo, indicando il codice 2 nella relativa casella “730 integrativo” presente nel frontespizio, utilizzando le funzionalità disponibili nell’area autenticata con la possibilità di modificare esclusivamente i dati del sostituto d’imposta ovvero di indicare l’assenza del sostituto con gli effetti di una dichiarazione “senza sostituto”;
– rivolgersi ad un Caf o ad un professionista abilitato per la presentazione della dichiarazione integrativa.
Nel caso di presentazione della dichiarazione direttamente o tramite Caf/professionista con modalità “senza sostituto” l’eventuale secondo o unico acconto dovuto dovrà essere versato mediante modello F24 entro il 30 novembre.


Bonus elettrodomestici: sì alla detrazione per l’acquisto di una lavasciuga


In materia di acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, trova applicazione la detrazione fiscale prevista nella misura del 50% anche sull’acquisto di una lavasciugatrice di classe A, attualmente massima classe di efficienza energetica per tale elettrodomestico (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 luglio 2019, n. 245).

In materia di detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili, per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, il beneficio è limitato all’acquisto delle tipologie dotate di etichetta energetica di classe A+ o superiore (A o superiore per i forni), se per quelle tipologie è obbligatoria l’etichetta energetica. L’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica è agevolabile solo se, per quella tipologia, non sia ancora previsto l’obbligo di etichetta energetica.
In base alla normativa vigente, per le lavasciugatrici l’etichetta energetica prevede attualmente la classe energetica A come massima efficienza energetica.
Ciò posto, considerato che l’elenco delle apparecchiature elettriche ed elettroniche rientranti nella categoria dei “grandi elettrodomestici”, è esemplificativo e non esaustivo, e considerato che la disposizione normativa deve essere intesa ad agevolare l’acquisto di grandi elettrodomestici ad alta efficienza energetica si ritiene che l’agevolazione in oggetto, nel rispetto degli altri requisiti richiesti, possa trovare applicazione anche per le spese sostenute per l’acquisto di una lavasciugatrice di classe A, attualmente massima classe di efficienza energetica per tale elettrodomestico.