Estensione F24 alla registrazione degli atti pubblici: in arrivo i codici tributo


Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute in relazione alla registrazione degli atti pubblici e delle scritture private autenticate, nonché all’imposta sulle donazioni, nei casi di registrazione presso gli uffici territoriali dell’Agenzia delle entrate. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 02 dicembre 2020, n. 76 /E)

Per consentire il versamento delle somme in oggetto, tramite modello F24, si istituiscono i seguenti codici tributo:


– “1560” denominato “ATTI PUBBLICI – Imposta di registro”;
– “1561” denominato “ATTI PUBBLICI – Sanzione pecuniaria imposta di registro – Ravvedimento”;
– “1562” denominato “ATTI PUBBLICI – Imposta di bollo”;
– “1563” denominato “ATTI PUBBLICI – Sanzione imposta di bollo – Ravvedimento”;
– “1564” denominato “ATTI PUBBLICI – Interessi”;
– “1565” denominato “ATTI PUBBLICI – Imposta ipotecaria”;
– “1566” denominato “ATTI PUBBLICI – Imposta catastale”;
– “1567” denominato “ATTI PUBBLICI – Tassa ipotecaria”;
– “1568” denominato “ATTI PUBBLICI – Sanzione imposte ipotecarie e catastali – Ravvedimento”;
– “1569” denominato “Imposta sulle donazioni”;
– “1570” denominato “Sanzione imposta sulle donazioni – Ravvedimento”.
In sede di compilazione del modello F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nel campo “anno di riferimento” dell’anno di formazione dell’atto, nel formato “AAAA”.
Per consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito degli avvisi di liquidazione emessi dagli uffici dell’Agenzia delle entrate, è istituito il nuovo codice tributo “A198” per l’imposta sulle donazioni e per le restanti somme sono utilizzati i vigenti codici tributo di cui alle risoluzioni n. 16/E del 25 marzo 2016, n. 57/E del 18 luglio 2018, n. 9/E del 20 febbraio 2020 e n. 73/E del 19 novembre 2020, di seguito indicati, appositamente ridenominati:
– “A196” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI PRIVATI – ATTI GIUDIZIARI – Imposta di registro – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A197” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI PRIVATI – ATTI GIUDIZIARI – Sanzione Imposta di registro – Imposta sulle donazioni – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A146” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI PRIVATI – ATTI GIUDIZIARI – SUCCESSIONI – Imposta di bollo – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A148” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI PRIVATI – ATTI GIUDIZIARI – SUCCESSIONI – Sanzione Imposta di bollo – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A152” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI PRIVATI – ATTI GIUDIZIARI – SUCCESSIONI – Interessi – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A140” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI GIUDIZIARI – SUCCESSIONI – Imposta ipotecaria – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A141” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI GIUDIZIARI – SUCCESSIONI – Imposta catastale – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A142” ridenominato “ATTI PUBBLICI – SUCCESSIONI – Tassa ipotecaria – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A149” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI GIUDIZIARI – SUCCESSIONI – Sanzioni Imposte e tasse ipotecarie e catastali – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A151” ridenominato “ATTI PUBBLICI – ATTI PRIVATI – SUCCESSIONI – Tributi speciali e compensi – somme liquidate dall’ufficio”;
– “A198” denominato “Imposta sulle donazioni – somme liquidate dall’ufficio”.
In sede di compilazione del modello F24 i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando, inoltre, nei campi specificatamente denominati, il “codice ufficio”, il “codice atto” e l’”anno di riferimento” (nel formato “AAAA”), indicati nell’atto emesso dall’ufficio.
Si precisa che le spese di notifica relative ai suddetti avvisi sono versate con il vigente codice tributo “9400 – spese di notifica per atti impositivi”.
I nuovi codici tributo saranno operativi a decorrere dal 7 dicembre 2020.

Redditometro: motivazione idonea se indica fattori-indice e scostamento prodotto

La Corte di Cassazione afferma che in tema di accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche (cd. “redditometro”), ai fini dell’obbligo di motivazione dell’atto, il Fisco deve solo indicare gli elementi indicatori di reddito e lo scostamento derivatone rispetto al reddito dichiarato. L’assenza di valutazione sulle osservazioni del contribuente non invalida l’atto (Ordinanza 1° dicembre 2020, n. 27401).

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito dichiarato dal contribuente (persona fisica) sulla base dei coefficienti presuntivi riferiti a beni-indice di capacità contributiva, previsti in materia di accertamento sintetico o “redditometro”.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente con la seguente motivazione:
considerato che l’avviso elenca soltanto i dati in possesso al sistema Anagrafe Tributaria, le risposte fornite al questionario inviato dall’ufficio e le osservazioni della controparte, senza fornire le ragioni per cui sono state ritenute non “probanti” le argomentazioni addotte dalla contribuente, deve ritenersi illegittimo poiché meramente fondato sull’applicazione di coefficienti presuntivi.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione sostenendo che:
– gli accertamenti con metodo sintetico o “redditometro” relativi alle annualità precedenti al 2009 sono legittimi anche senza l’instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale;
– in ogni caso, l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare le osservazioni del contribuente, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando che ai fini della motivazione dell’atto di accertamento fondato sui coefficienti presuntivi del “redditometro”, l’Ufficio deve solo indicare gli elementi indicatori di reddito e lo scostamento derivatone rispetto al reddito dichiarato, ben potendo il contribuente fornire la prova contrarla anche nel corso del giudizio. Pertanto, deve ritenersi adeguatamente motivato l’atto che contenga soltanto l’elencazione dei fattori-indice di capacità contributiva, le risposte fornite al questionario e le osservazioni del contribuente, senza riportare le ragioni per cui sono state ritenute non “probanti” le argomentazioni addotte dallo stesso contribuente, il quale può farle valere in sede giudiziale.
In proposito la Corte Suprema ha precisato che secondo l’orientamento della giurisprudenza, in tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico sulla base degli indici presuntivi riguardanti il cd. “redditometro”, dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore. In particolare:
– qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali ed il contribuente deduca che tale spesa sia il frutto di liberalità o di altra provenienza, la relativa prova deve essere fornita dal contribuente con la produzione di documenti, dai quali emerga non solo la disponibilità all’interno del nucleo familiare di tali redditi, ma anche l’entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente interessato dall’accertamento, pur non essendo lo stesso tenuto, altresì, a dimostrare l’impiego di detti redditi per l’effettuazione delle spese contestate, attesa la fungibilità delle diverse fonti di provvista economica;
– non è sufficiente la dimostrazione, da parte del contribuente, della disponibilità di redditi ulteriori rispetto a quelli dichiarati, in quanto, pur non essendo esplicitamente richiesta la prova che tali redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, deve essere fornita quella delle circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere.
La Suprema Corte ha osservato, inoltre, che in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’Amministrazione finanziaria è gravata esclusivamente per i tributi “armonizzati” di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, mentre, per quelli “non armonizzati” tale obbligo si applica solo ove risulti specificamente sancito, non essendo rinvenibile nella legislazione nazionale una prescrizione generale, analoga a quella comunitaria. Per l’accertamento sintetico, tale obbligo è previsto espressamente solo dal periodo d’imposta 2009, per cui gli accertamenti relativi alle precedenti annualità sono legittimi anche senza l’instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale.
In conclusione, secondo la Corte Suprema, in tema di imposte sul redditi e sul valore aggiunto, è valido l’avviso di accertamento che non menzioni le osservazioni prodotte dal contribuente in fase amministrativa, atteso che, da un lato, la nullità consegue solo alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie tale da impedire la produzione di ogni effetto e, dall’altro lato, l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo.
Nel caso di specie, dunque, i giudici tributari hanno erroneamente ritenuto che fosse necessaria ai fini della legittimità dell’avviso impugnato l’indicazione specifica delle ragioni per le quali l’Ufficio non aveva ritenuto probanti le argomentazioni addotte dalla contribuente, mentre l’avviso di accertamento era idoneamente motivato, giacché l’Ufficio deve solo indicare gli elementi indicatori di reddito e lo scostamento derivatone rispetto al reddito dichiarato, ben potendo il contribuente fornire la prova contraria anche nel corso del giudizio.

Covid-19: spostamenti limitati per le feste di Natale


Il D.L. 02 dicembre 2020, n. 158, pubblicato nella G.U. n. 299 del 02 dicembre 2020, ha introdotto le misure di contenimento per gli spostamenti circoscritte per le festività di Natale, Capodanno e dell’Epifania.

Dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.


E’ comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune, ai quali si applicano i predetti divieti.


Il codice tributo “3970” per l’imposta immobiliare piattaforme marine


Istituito il codice tributo “3970” per il versamento, tramite modello F24, dell’imposta immobiliare sulle piattaforme marine (IMPi) di cui all’articolo 38 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 02 dicembre 2020, n. 77/E).

A decorrere dall’anno 2020 è istituita l’imposta immobiliare sulle piattaforme marine (IMPi) in sostituzione di ogni altra imposizione immobiliare locale ordinaria sugli stessi manufatti. Per piattaforma marina si intende la piattaforma con struttura emersa destinata alla coltivazione di idrocarburi e sita entro i limiti del mare territoriale come individuato dall’articolo 2 del Codice della Navigazione.
L’imposta è calcolata ad aliquota pari al 10,6 per mille, ed è riservata allo Stato la quota di imposta calcolata applicando l’aliquota pari al 7,6 per mille.
I comuni cui spetta il gettito dell’imposta sulle piattaforme marine sono individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi previa intesa in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, e sono altresì ivi stabiliti i criteri e le modalità di attribuzione e di versamento, nonché la quota del gettito spettante ai comuni individuati.
Limitatamente all’anno 2020, il versamento dell’imposta è effettuato in un’unica soluzione, entro il 16 dicembre, allo Stato, che provvederà all’attribuzione del gettito di spettanza comunale.
Al fine di consentire il versamento, mediante il modello F24, dell’imposta immobiliare sulle piattaforme marine (IMPi) è istituito il seguente codice tributo:
– “3970” denominato “IMPi – Imposta immobiliare sulle piattaforme marine – STATO”.
L’Agenzia precisa che, in caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.
In sede di compilazione del modello F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”, in corrispondenza delle somme indicate esclusivamente nella colonna “importi a debito versati”, riportando i seguenti dati:
– nel campo “codice ente/codice comune” indicare il codice “Z999”;
– barrare la casella “Ravv.” se il pagamento è effettuato a titolo di ravvedimento;
– barrare la casella “Saldo” per il pagamento dell’anno 2020;
– nel campo “Numero immobili” indicare il numero degli immobili;
– nel campo “Anno di riferimento” indicare l’anno d’imposta a cui si riferisce il pagamento, nel formato “AAAA”. Nel caso in cui sia barrata la casella “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.


Aliquota IVA sui servizi sostitutivi di mensa aziendale resi con buoni pasto


Nel rapporto tra la società emittente i buoni pasto e il datore di lavoro, alla somministrazione di alimenti e bevande presso la mensa aziendale si applica l’aliquota agevolata del 4 per cento. Per quanto concerne, invece, il rapporto, tra la società emittente e la mensa aziendale ed interaziendale che accetta i buoni pasto, la misura dell’aliquota applicabile sarà del 10 per cento. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 01 dicembre 2020, n. 75)

Il DM del MISE del 7 giugno 2017, n. 122 regolamenta i servizi sostitutivi di mensa aziendale, in attuazione dell’articolo 144, comma 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, prevedendo che l’attività di emissione di buoni pasto è finalizzata a rendere, per il tramite di esercizi convenzionati, il servizio sostitutivo di mensa aziendale.
Con il decreto MISE sono stati individuati gli esercizi commerciali presso i quali potrà essere erogato il servizio sostitutivo di mensa reso attraverso i buoni pasto, le caratteristiche dei buoni pasto, il contenuto degli accordi stipulati tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi convenzionabili.
In particolare, il decreto MISE stabilisce, tra l’altro, che:
– per attività di emissione di buoni pasto si intende l’attività finalizzata a rendere, per il tramite di esercizi convenzionati, il servizio sostitutivo di mensa aziendale;
– per servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto si intendono le somministrazioni di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo effettuate dagli esercenti le attività elencate;
– per buono pasto si intende il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, avente determinate caratteristiche, che attribuisce, al titolare, il diritto ad ottenere il servizio sostitutivo di mensa per un importo pari al valore facciale del buono e, all’esercizio convenzionato, il mezzo per provare l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione;
– per valore facciale del buono pasto si intende il valore della prestazione indicato sul buono pasto, inclusivo dell’imposta sul valore aggiunto.
Lo stesso decreto MISE regolamenta le caratteristiche dei buoni pasto, individuando dettagliatamente i requisiti prescritti sia per i buoni pasto in forma cartacea che elettronica.
Il decreto disciplina, altresì, il contenuto e le clausole di regolamentazione degli accordi stipulati tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi convenzionabili.
Posto quanto sopra, si evidenzia che il servizio sostitutivo di mensa aziendale, attraverso l’erogazione dei buoni pasto, comporta che, giuridicamente, si instaurino due diversi rapporti contrattuali tra i soggetti coinvolti:
1) il primo rapporto tra la società emittente i buoni pasto e il datore di lavoro;
2) il secondo rapporto tra la società emittente e la mensa aziendale ed interaziendale che accetta i buoni pasto.
Per quanto concerne il primo rapporto (tra la società emittente i buoni pasto e il datore di lavoro) si fa presente che alla somministrazione di alimenti e bevande presso la mensa aziendale si applica l’aliquota agevolata del 4 per cento, ricorrendo i presupposti previsti dal n. 37 della Tabella A, parte II, del DPR n. 633 del 1972.
In particolare, l’aliquota IVA del 4 per cento di cui al n. 37 della Tabella A, parte II, del DPR n. 633 del 1972, prevista per le somministrazioni di alimenti e bevande rese nelle mense aziendali, deve ritenersi applicabile anche se le somministrazioni stesse sono rese in dipendenza di contratti, anche di appalto, aventi ad oggetto servizi sostitutivi di mensa aziendale, semprechè siano commesse da datori di lavoro.
L’applicazione dell’aliquota ridotta del 4 per cento riguarda tutte le prestazioni aventi ad oggetto somministrazioni fornite al personale dipendente nei locali ivi indicati. In particolare, con il documento di prassi sopra citato si è ritenuto che il legislatore fiscale abbia voluto oggettivamente agevolare in senso ampio l’attività di somministrazione ai dipendenti, purché realizzata nel locale “mensa aziendale”.
In tema di esonero dall’emissione dello scontrino, occorre precisare il significato da attribuire alla locuzione “mense aziendali”, intendendosi per tali quelle la cui gestione è data in appalto ad un’impresa specializzata ovvero effettuata direttamente dall’azienda, indipendentemente dal luogo in cui è situata la mensa; inoltre l’appaltatore deve assumere l’obbligo di fornire la prestazione esclusivamente ai dipendenti del soggetto appaltante.
Con riferimento al primo rapporto, si fa presente che la base imponibile da assoggettare ad IVA con l’aliquota ridotta del 4 per cento, è costituita dal prezzo convenuto tra le parti, non rilevando la circostanza che tale prezzo sia pari, inferiore o superiore al valore facciale indicato nel buono pasto.
Per quanto concerne il secondo rapporto, tra la società emittente e la mensa aziendale ed interaziendale che accetta i buoni pasto, la misura dell’aliquota applicabile sarà del 10 per cento, ai sensi del disposto di cui al n. 121) della tabella A, Parte III, del DPR n. 633 del 1972.
A tal riguardo, si osserva che, in linea generale, a titolo di corrispettivo, le società di emissione dei buoni pasto applicano una percentuale di “sconto incondizionato” (sconto/convenzione tra società di somministrazione pasti e società di gestione dei ticket), sul valore nominale dei buoni pasto.
In tal caso, la base imponibile va determinata applicando la percentuale di sconto convenuta al valore facciale del buono pasto, scorporando, quindi, dall’importo così ottenuto, l’imposta in esso compresa, mediante l’applicazione delle percentuali di scorporo dell’IVA indicate nel comma 4 dell’art. 27 del DPR n. 633 del 1972.


A rischio la detrazione della perdita in presenza di gestione antieconomica

La Corte di Cassazione ha affermato che in caso di accertamento tributario che contesti una gestione illogica e antieconomica dell’impresa, deve ritenersi legittima la presunzione del Fisco che metta in dubbio l’effettività della perdita fiscale, escludendone la detrazione, in mancanza di prova contraria (Ordinanza 26 novembre 2020, n. 26974)

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato in via induttiva il reddito d’impresa della società rilevando che il costo del venduto era superiore ai ricavi.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società ritenendo che l’Ufficio avesse, in modo illegittimo, collegato i ricavi omessi prendendo in considerazione quelli di riferimento dello studio di settore, senza alcun contraddittorio con la contribuente, e senza detrarre la perdita di esercizio dell’anno precedente.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione sostenendo che in caso di accertamento induttivo fondato, non soltanto sulle mere risultanze dello studio di settore, ma su una gestione imprenditoriale illogica e antieconomica:
– debba ritenersi escluso l’obbligo di contraddittorio preventivo ai fini della validità dell’accertamento;
– operi una presunzione relativa di evasione che determina l’onere di dimostrare l’effettività della perdita a carico del contribuente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, accogliendo la tesi del Fisco.
Riguardo alla mancata instaurazione del contraddittorio con il contribuente, i giudici della Suprema Corte hanno precisato che in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, esclusivamente per i tributi “armonizzati”, mentre, per quelli “non armonizzati”, non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicché esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito.
Con riferimento al mancato riconoscimento della perdita fiscale dichiarata per il periodo d’imposta precedente, la Corte Suprema ha affermato che nel giudizio tributario, una volta contestata dall’Erario l’antieconomicità di una operazione posta in essere dal contribuente che sia imprenditore commerciale, perché basata su contabilità complessivamente inattendibile, in quanto contrastante con i criteri di ragionevolezza, diviene onere del contribuente stesso dimostrare la liceità fiscale della suddetta operazione, ed il giudice tributario non può, al riguardo, limitarsi a constatare la regolarità della documentazione cartacea. Infatti, è consentito al fisco dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere minori costi, utilizzando presunzioni semplici e obiettivi parametri di riferimento, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate a fronte della contestata antieconomicità.
Nel caso in esame, oltre allo scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli risultanti dallo studio di settore, è stata contestata anche l’antieconomicità della gestione imprenditoriale, palesata da ricavi di gran lunga inferiori ai costi e dal ripetersi, nelle dichiarazioni di più annualità consecutive, di costanti e rilevanti perdite di esercizio, indicative di un andamento commerciale costantemente negativo nel corso degli anni.
In tali circostanze ricade sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria, in mancanza della quale, l’accertamento non che ritenersi legittimo.

Insufficiente la proroga delle scadenze fiscali al 10 dicembre per i Commercialisti


I Commercialisti si trovano in gravi difficoltà nella gestione degli invii telematici e chiedono al Governo la proroga almeno a inizio 2021 delle scadenze fiscali (CNDCEC – Comunicato 01 dicembre 2020).

Il rinvio delle scadenze fiscali al 10 dicembre è insufficiente; il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti rinnova l’invito al Governo di disporre una proroga dei termini per la presentazione delle dichiarazioni fiscali che vada almeno all’inizio del 2021 e non si limiti a 10 giorni che, spostando il termine dal 30 novembre al 10 dicembre, lasciano l’adempimento in una finestra temporale investita dalla seconda ondata di epidemia da COVID-19 che vede moltissimi operatori in grave difficoltà nella gestione degli invii telematici.
La proroga del termine di presentazione delle dichiarazioni non impatterebbe sui saldi finanziari.


Lampedusa/Linosa: pronto il modulo per comunicare i versamenti agevolati


In vista della ripresa dei versamenti fiscali, contributivi e assistenziali nel comune di Lampedusa e Linosa, prevista per il 21 dicembre, è stato approvato il modello di comunicazione, con le relative istruzioni, utile per accedere all’agevolazione che consente, ai contribuenti dei suddetti territori, di pagare solo il 40% del dovuto (Agenzia Entrate – provvedimento 01 dicembre 2020, n. 367275).

In considerazione dei flussi migratori e delle conseguenti misure di sicurezza sanitaria per la prevenzione del contagio da COVID-19, il Decreto Agosto, ha previsto che per i soggetti aventi il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio del comune di Lampedusa e Linosa i versamenti dei tributi nonché dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, in scadenza entro il 21 dicembre 2020 o scaduti nelle annualità 2018 e 2019, sono effettuati, nel limite del 40% dell’importo dovuto, ad eccezione dell’imposta sul valore aggiunto, senza applicazione di sanzioni e interessi entro la medesima data.


L’Agenzia delle Entrate ha quindi approvato il modello di comunicazione relativa all’agevolazione, unitamente alle relative istruzioni, composto dal frontespizio e dai quadri A, B, C, D ed E, contenenti i dati relativi all’ammontare dovuto, all’importo versato e all’importo da versare per ciascun tributo, ritenuta, contributo previdenziale ed assistenziale e premio per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.


Il modello è reso disponibile gratuitamente dall’Agenzia delle entrate in formato elettronico sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it., ma può essere anche prelevato da altri siti internet a condizione che lo stesso sia conforme a quello approvato con il presente provvedimento e rechi l’indirizzo del sito dal quale è stato prelevato nonché gli estremi del presente provvedimento.


Il modello deve essere trasmesso entro il 21 dicembre 2020, direttamente dal contribuente o tramite un intermediario abilitato.


I soggetti che svolgono attività economiche e gli intermediari devono inviare la comunicazione debitamente sottoscritta tramite PEC al seguente indirizzo: dp.agrigento@pce.agenziaentrate.it.


I contribuenti che non svolgono attività economiche devono inviare la comunicazione debitamente sottoscritta tramite PEC all’indirizzo dp.agrigento@pce.agenziaentrate.it oppure tramite e-mail all’indirizzo dp.agrigento@agenziaentrate.it. In ogni caso alla comunicazione deve essere allegata copia del documento di identità del contribuente. È fatto comunque obbligo al contribuente di conservare copia della comunicazione debitamente sottoscritta.


In caso di errore, è possibile presentare una nuova comunicazione, sempre entro il 21 dicembre 2020, in sostituzione della comunicazione precedentemente trasmessa.

Proroghe e sospensione dei termini fiscali nel decreto “Ristori-quater”



Il Decreto Ristori-Quater (approvato con il Decreto Legge 30 novembre 2020, n. 157) ha approvato, tra l’altro, nuove disposizioni in materia di proroga del termine di versamento del secondo acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP, proroga del termine per la presentazione della dichiarazione in materia di imposte sui redditi e Irap, sospensione dei versamenti tributari e contributivi di dicembre


PROROGA SECONDO ACCONTO IMPOSTE SUI REDDITI E IRAP (ART. 1)


Proroga generale per imprese e professionisti


È prorogato al 10 dicembre 2020, il termine di versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP (scaduto il 30 novembre 2020), in favore di imprese e professionisti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato.


Gli stessi versamenti sono, invece, prorogati al 30 aprile 2021, in favore di imprese e professionisti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019 e certificano una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


Proroga soggetti ISA


Per le imprese e i professionisti che rientrano tra i soggetti ISA restano valide le disposizioni maggiormente favorevoli adottate con il “Decreto Agosto” ed il “Decreto Ristori-Bis”.
In particolare, il termine di versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP (scaduto il 30 novembre 2020) è prorogato al 30 aprile 2021:
– in favore dei soggetti ISA che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente;
– a prescindere dalla riduzione del fatturato o dei corrispettivi, in favore dei soggetti ISA che svolgono le attività specificamente individuate e sottoposte a restrizioni, aventi domicilio fiscale o sede operativa nelle Regioni classificate “ZONA ROSSA” al 26 novembre 2020;
– a prescindere dalla riduzione del fatturato o dei corrispettivi, in favore dei soggetti ISA esercenti l’attività di gestione di ristoranti nelle Regioni classificate “ZONA ARANCIONE” al 26 novembre 2020;


Si ricorda che rientrano tra i cd. “soggetti ISA”, quelli che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascun indice.
Sono inclusi i soggetti che:
– presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli ISA;
– adottano il regime di vantaggio di cui all’art. 27, co. 1, del D.L. n. 98 del 2011;
– applicano il regime forfetario di cui all’art. 1, co. da 54 a 89 della Legge n. 190 del 2014;
– partecipano a società, associazioni e imprese in regime di trasparenza fiscale ai sensi degli artt. 5, 115 e 116 del TUIR, aventi i requisiti suindicati.


I versamenti, dunque, devono essere effettuati entro il 30 aprile 2021, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.


Errata applicazione del taglio IRAP


È prorogato al 30 aprile 2021 il versamento (scaduto il 30 novembre 2020) per rimediare all’errata applicazione delle disposizioni in materia di taglio dell’IRAP adottate dal cd. “Decreto Rilancio” (art. 24, D.L. n. 34/2020).
L’importo dell’imposta erroneamente non versata è dovuto senza applicazioni di sanzioni né interessi.


SOSPENSIONE VERSAMENTI TRIBUTARI E CONTRIBUTIVI IN SCADENZA NEL MESE DI DICEMBRE (ART. 2)


In favore di imprese e professionisti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 30 novembre 2020 e che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di novembre dell’anno 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, sono sospesi i termini che scadono nel mese di dicembre 2020 relativi:
a) ai versamenti delle ritenute alla fonte su redditi di lavoro dipendente e assimilati, e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, operate in qualità di sostituti d’imposta;
b) ai versamenti relativi all’imposta sul valore aggiunto;
c) ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali.


La sospensione si applica anche in favore di imprese e professionisti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 30 novembre 2019.


La sospensione si applica, altresì, a prescindere dai requisiti relativi ai ricavi o compensi e alla diminuzione del fatturato o dei corrispettivi, in favore dei soggetti che svolgono le attività economiche sottoposte a restrizioni in conseguenza delle misure anti Covid adottate in base al Dpcm del 3 novembre 2020. In particolare:


a) soggetti che esercitano le attività economiche sospese ai sensi dell’articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020, aventi domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in qualsiasi area del territorio nazionale;


b) soggetti che esercitano le attività dei servizi di ristorazione ed hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle Regioni classificate “ZONA ARANCIONE” e “ZONA ROSSA” alla data del 26 novembre 2020;


c) soggetti che hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle Regioni classificate “ZONA ROSSA” alla data del 26 novembre 2020 ed esercitano l’attività alberghiera, l’attività di agenzia di viaggio o di tour operator, oppure operano nei seguenti settori economici (individuati dall’allegato 2 al DL n. 149/2020):



















































































































































































DESCRIZIONE ATTIVITÀ CODICE ATECO
Grandi magazzini 47.19.10
Empori ed altri negozi non specializzati di vari prodotti non alimentari 47.19.90
Commercio al dettaglio di tessuti per l’abbigliamento, l’arredamento e di biancheria per la casa 47.51.10
Commercio al dettaglio di filati per maglieria e merceria 47.51.20
Commercio al dettaglio di tende e tendine 47.53.11
Commercio al dettaglio di tappeti 47.53.12
Commercio al dettaglio di carta da parati e rivestimenti per pavimenti (moquette e linoleum) 47.53.20
Commercio al dettaglio di elettrodomestici in esercizi specializzati 47.54.00
Commercio al dettaglio di natanti e accessori 47.64.20
Commercio al dettaglio di articoli da regalo e per fumatori 47.78.34
Commercio al dettaglio di mobili per la casa 47.59.10
Commercio al dettaglio di utensili per la casa, di cristallerie e vasellame 47.59.20
Commercio al dettaglio di macchine per cucire e per maglieria per uso domestico 47.59.40
Commercio al dettaglio di strumenti musicali e spartiti 47.59.60
Commercio al dettaglio di articoli in legno, sughero, vimini e articoli in plastica per uso domestico 47.59.91
Commercio al dettaglio di altri articoli per uso domestico nca 47.59.99
Commercio al dettaglio di registrazioni musicali e video in esercizi specializzati 47.63.00
Commercio al dettaglio di confezioni per adulti 47.71.10
Commercio al dettaglio di pellicce e di abbigliamento in pelle 47.71.40
Commercio al dettaglio di cappelli, ombrelli, guanti e cravatte 47.71.50
Commercio al dettaglio di articoli di pelletteria e da viaggio 47.72.20
Commercio al dettaglio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria 47.77.00
Commercio al dettaglio di mobili per ufficio 47.78.10
Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte) 47.78.31
Commercio al dettaglio di oggetti d’artigianato 47.78.32
Commercio al dettaglio di arredi sacri ed articoli religiosi 47.78.33
Commercio al dettaglio di bomboniere 47.78.35
Commercio al dettaglio di chincaglieria e bigiotteria (inclusi gli oggetti ricordo e gli articoli di promozione pubblicitaria) 47.78.36
Commercio al dettaglio di articoli per le belle arti 47.78.37
Commercio al dettaglio di armi e munizioni, articoli militari 47.78.50
Commercio al dettaglio di filatelia, numismatica e articoli da collezionismo 47.78.91
Commercio al dettaglio di spaghi, cordami, tele e sacchi di juta e prodotti per l’imballaggio (esclusi quelli in carta e cartone) 47.78.92
Commercio al dettaglio di articoli per adulti (sexy shop) 47.78.94
Commercio al dettaglio di altri prodotti non alimentari nca 47.78.99
Commercio al dettaglio di libri di seconda mano 47.79.10
Commercio al dettaglio di mobili usati e oggetti di antiquariato 47.79.20
Commercio al dettaglio di indumenti e altri oggetti usati 47.79.30
Case d’asta al dettaglio (escluse aste via internet) 47.79.40
Commercio al dettaglio ambulante di prodotti ortofrutticoli 47.81.01
Commercio al dettaglio ambulante di prodotti ittici 47.81.02
Commercio al dettaglio ambulante di carne 47.81.03
Commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti alimentari e bevande nca 47.81.09
Commercio al dettaglio ambulante di tessuti, articoli tessili per la casa, articoli di abbigliamento 47.82.01
Commercio al dettaglio ambulante di calzature e pelletterie 47.82.02
Commercio al dettaglio ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti 47.89.01
Commercio al dettaglio ambulante di macchine, attrezzature e prodotti per l’agricoltura; attrezzature per il giardinaggio 47.89.02
Commercio al dettaglio ambulante di profumi e cosmetici; saponi, detersivi ed altri detergenti per qualsiasi uso 47.89.03
Commercio al dettaglio ambulante di chincaglieria e bigiotteria 47.89.04
Commercio al dettaglio ambulante di arredamenti per giardino; mobili; tappeti e stuoie; articoli casalinghi; elettrodomestici; materiale elettrico 47.89.05
Commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti nca 47.89.09
Commercio al dettaglio di prodotti vari, mediante l’intervento di un dimostratore o di un incaricato alla vendita (porta a porta) 47.99.10
Servizi degli istituti di bellezza 96.02.02
Servizi di manicure e pedicure 96.02.03
Attività di tatuaggio e piercing 96.09.02
Agenzie matrimoniali e d’incontro 96.09.03
Servizi di cura degli animali da compagnia (esclusi i servizi veterinari) 96.09.04
Altre attività di servizi per la persona nca 96.09.09
Commercio al dettaglio di calzature e accessori 47.72.10


Ripresa versamenti sospesi


I versamenti in scadenza a dicembre per i quali si fruisce della sospensione devono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021.


In alternativa, mediante rateizzazione, fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.


Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.


PROROGA PRESENTAZIONE DICHIARAZIONE DEI REDDITI E IRAP (ART. 3)


È prorogato al 10 dicembre 2020, il termine (scaduto il 30 novembre 2020) di presentazione in via telematica delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di imposta regionale sulle attività produttive riferite al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.


CLASSIFICAZIONE REGIONI AL 26 NOVEMBRE 2020











CLASSIFICAZIONE

REGIONI

Zona Arancione  

Regioni che presentano uno scenario di elevata gravità ed un livello di rischio alto – art. 2, dpcm 3/11/2020


 

Puglia

Sicilia


Basilicata


Liguria


Umbria


Emilia-Romagna


Friuli-Venezia Giulia


Marche


 

Zona Rossa  

Regioni che presentano uno scenario di massima gravità ed un livello di rischio alto – art. 3, dpcm 3/11/2020


 

Calabria

Lombardia


Piemonte


Valle d’Aosta


Provincia autonoma di Bolzano


Campania


Toscana


Abruzzo

Decreto Ristori quater: soggetti esenti dal versamento IMU



Approda in Gazzetta ufficiale n. 297 del 30.11.2020 il Decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157 recante “Ulteriori misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” con entrata in vigore nello stesso giorno della sua pubblicazione.


Con l’articolo 8 del decreto in oggetto sono individuati i soggetti esenti dal versamento IMU.
Ai fini IMU sono soggetti passivi dell’imposta i possessori di immobili, intendendosi per tali il proprietario ovvero il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi. È soggetto passivo dell’imposta il genitore assegnatario della casa familiare a seguito di provvedimento del giudice che costituisce altresì il diritto di abitazione in capo al genitore affidatario dei figli. Nel caso di concessione di aree demaniali, il soggetto passivo è il concessionario. Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, il soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto. In presenza di più soggetti passivi con riferimento ad un medesimo immobile, ognuno è titolare di un’autonoma obbligazione tributaria e nell’applicazione dell’imposta si tiene conto degli elementi soggettivi ed oggettivi riferiti ad ogni singola quota di possesso, anche nei casi di applicazione delle esenzioni o agevolazioni (comma 743, articolo 1, legge 27 dicembre 2019, n. 160).
Ai soggetti suindicati che siano anche gestori delle attività economiche indicate nel DL Rilancio (articolo 177, comma 1, lettera b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) nel DL Agosto (all’articolo 78, comma 1, lettere b), d) ed e), del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126) nel DL Ristori (art. 9, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137) e nel DL Ristori bis (all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149) si applicano le disposizioni di codesti decreti relative all’esenzione IMU.


Trattasi dei seguenti immobili:
– immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e immobili degli agriturismo, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
– immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e relative pertinenze, immobili degli agriturismi, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
immobili rientranti nella categoria catastale D/3 destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
– immobili destinati a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.


Con il Decreto Ristori, per l’anno 2020, non è dovuta la seconda rata dell’imposta municipale propria (IMU), concernente gli immobili e le relative pertinenze in cui si esercitano le attività indicate nella tabella sotto riportata, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate nei medesimi immobili.





















































































































































Codice ATECO

493210 – Trasporto con taxi
493220 – Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimessa con conducente
493901 – Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o sub-urbano
522190 – Altre attività connesse ai trasporti terrestri NCA
551000 – Alberghi
552010 – Villaggi turistici
552020 – Ostelli della gioventù
552030 – Rifugi di montagna
552040 – Colonie marine e montane
552051 – Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence
552052 – Attività di alloggio connesse alle aziende agricole
553000 – Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte
559020 – Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero
561011 – Ristorazione con somministrazione
561012 – Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole
561030 – Gelaterie e pasticcerie
561041 – Gelaterie e pasticcerie ambulanti
561042 – Ristorazione ambulante
561050 – Ristorazione su treni e navi
562100 – Catering per eventi, banqueting
563000 – Bar e altri esercizi simili senza cucina
591300 – Attività di distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi
591400 – Attività di proiezione cinematografica
749094 – Agenzie ed agenti o procuratori per lo spettacolo e lo sport
773994 – Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi
799011 – Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento
799019 – Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca
799020 – Attività delle guide e degli accompagnatori turistici
823000 – Organizzazione di convegni e fiere
855209 – Altra formazione culturale
900101 – Attività nel campo della recitazione
900109 – Altre rappresentazioni artistiche
900201 – Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli
900209 – Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche
900309 – Altre creazioni artistiche e letterarie
900400 – Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche
920009 – Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo)
931110 – Gestione di stadi
931120 – Gestione di piscine
931130 – Gestione di impianti sportivi polivalenti
931190 – Gestione di altri impianti sportivi nca
931200 – Attività di club sportivi
931300 – Gestione di palestre
931910 – Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi
931999 – Altre attività sportive nca
932100 – Parchi di divertimento e parchi tematici
932910 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili
932930 – Sale giochi e biliardi
932990 – Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca
949920 – Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby
949990 – Attività di altre organizzazioni associative nca
960410 – Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali)
960420 – Stabilimenti termali
960905 – Organizzazione di feste e cerimonie
493909 – Altre attività di trasporti terrestri di passeggeri nca
503000 – Trasporto di passeggeri per vie d’acqua interne (inclusi i trasporti lagunari)
619020 – Posto telefonico pubblico ed Internet Point
742011 – Attività di fotoreporter
742019 – Altre attività di riprese fotografiche
855100 – Corsi sportivi e ricreativi
855201 – Corsi di danza
920002 – Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone
960110 – Attività delle lavanderie industriali
477835 – Commercio al dettaglio di bomboniere
522130 – Gestione di stazioni per autobus
931992 – Attività delle guide alpine
743000 – Traduzione e interpretariato
561020 – Ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto
910100 – Attività di biblioteche ed archivi
910200 – Attività di musei
910300 – Gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili
910400 – Attività degli orti botanici, dei giardini zoologici e delle riserve naturali
205102 – Fabbricazione di articoli esplosivi


Con il Decreto Ristori bis per l’anno 2020, non è dovuta la seconda rata dell’imposta municipale propria (IMU) che deve essere versata entro il 16 dicembre 2020, concernente gli immobili e le relative pertinenze in cui si esercitano le attività riferite ai codici ATECO riportati nella seguente tabella, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate, ubicati nei comuni delle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto.














































































































































































Codice ATECO

Descrizione

47.19.10 Grandi magazzini
47.19.90 Empori ed altri negozi non specializzati di vari prodotti non alimentari
47.51.10 Commercio al dettaglio di tessuti per l’abbigliamento, l’arredamento e di biancheria per la casa
47.51.20 Commercio al dettaglio di filati per maglieria e merceria
47.53.11 Commercio al dettaglio di tende e tendine
47.53.12 Commercio al dettaglio di tappeti
47.53.20 Commercio al dettaglio di carta da parati e rivestimenti per pavimenti (moquette e linoleum)
47.54.00 Commercio al dettaglio di elettrodomestici in esercizi specializzati
47.64.20 Commercio al dettaglio di natanti e accessori
47.78.34 Commercio al dettaglio di articoli da regalo e per fumatori
47.59.10 Commercio al dettaglio di mobili per la casa
47.59.20 Commercio al dettaglio di utensili per la casa, di cristallerie e vasellame
47.59.40 Commercio al dettaglio di macchine per cucire e per maglieria per uso domestico
47.59.60 Commercio al dettaglio di strumenti musicali e spartiti
47.59.91 Commercio al dettaglio di articoli in legno, sughero, vimini e articoli in plastica per uso domestico
47.59.99 Commercio al dettaglio di altri articoli per uso domestico nca
47.63.00 Commercio al dettaglio di registrazioni musicali e video in esercizi specializzati
47.71.10 Commercio al dettaglio di confezioni per adulti
47.71.40 Commercio al dettaglio di pellicce e di abbigliamento in pelle
47.71.50 Commercio al dettaglio di cappelli, ombrelli, guanti e cravatte
47.72.20 Commercio al dettaglio di articoli di pelletteria e da viaggio
47.77.00 Commercio al dettaglio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria
47.78.10 Commercio al dettaglio di mobili per ufficio
47.78.31 Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte)
47.78.32 Commercio al dettaglio di oggetti d’artigianato
47.78.33 Commercio al dettaglio di arredi sacri ed articoli religiosi
47.78.35 Commercio al dettaglio di bomboniere
47.78.36 Commercio al dettaglio di chincaglieria e bigiotteria (inclusi gli oggetti ricordo e gli articoli di promozione pubblicitaria)
47.78.37 Commercio al dettaglio di articoli per le belle arti
47.78.50 Commercio al dettaglio di armi e munizioni, articoli militari
47.78.91 Commercio al dettaglio di filatelia, numismatica e articoli da collezionismo
47.78.92 Commercio al dettaglio di spaghi, cordami, tele e sacchi di juta e prodotti per l’imballaggio (esclusi quelli in carta e cartone)
47.78.94 Commercio al dettaglio di articoli per adulti (sexy shop)
47.78.99 Commercio al dettaglio di altri prodotti non alimentari nca
47.79.10 Commercio al dettaglio di libri di seconda mano
47.79.20 Commercio al dettaglio di mobili usati e oggetti di antiquariato
47.79.30 Commercio al dettaglio di indumenti e altri oggetti usati
47.79.40 Case d’asta al dettaglio (escluse aste via internet)
47.81.01 Commercio al dettaglio ambulante di prodotti ortofrutticoli
47.81.02 Commercio al dettaglio ambulante di prodotti ittici
47.81.03 Commercio al dettaglio ambulante di carne
47.81.09 Commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti alimentari e bevande nca
47.82.01 Commercio al dettaglio ambulante di tessuti, articoli tessili per la casa, articoli di abbigliamento
47.82.02 Commercio al dettaglio ambulante di calzature e pelletterie
47.89.01 Commercio al dettaglio ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti
47.89.02 Commercio al dettaglio ambulante di macchine, attrezzature e prodotti per l’agricoltura; attrezzature per il giardinaggio
47.89.03 Commercio al dettaglio ambulante di profumi e cosmetici; saponi, detersivi ed altri detergenti per qualsiasi uso
47.89.04 Commercio al dettaglio ambulante di chincaglieria e bigiotteria
47.89.05 Commercio al dettaglio ambulante di arredamenti per giardino; mobili; tappeti e stuoie; articoli casalinghi; elettrodomestici; materiale elettrico
47.89.09 Commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti nca
47.99.10 Commercio al dettaglio di prodotti vari, mediante l’intervento di un dimostratore o di un incaricato alla vendita (porta a porta)
96.02.02 Servizi degli istituti di bellezza
96.02.03 Servizi di manicure e pedicure
96.09.02 Attività di tatuaggio e piercing
96.09.03 Agenzie matrimoniali e d’incontro
96.09.04 Servizi di cura degli animali da compagnia (esclusi i servizi veterinari)
96.09.09 Altre attività di servizi per la persona nca