Effetti delle trasformazioni societarie sui requisiti pex


Forniti chiarimenti sugli gli effetti della trasformazione societaria sul computo dei requisiti soggettivi previsti per l’applicazione del regime pex di tipo soggettivo (Agenzia delle Entrate – Risposta 11 giugno 2019, n. 185).

Nel caso di specie, la Società istante prospetta l’effettuazione in neutralità fiscale di una trasformazione omogenea progressiva (da snc a srl), seguita dal conferimento neutrale dell’azienda commerciale in una srl neocostituita, con successiva cessione a terzi del 70% delle quote detenute nella newco srl.
A riguardo, il Fisco precisa che ove il conferimento neutrale abbia per oggetto un’azienda o un ramo aziendale, le partecipazioni ricevute in cambio dalla conferente si considerano iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie nei bilanci in cui risultavano iscritti i beni dell’azienda conferita; inoltre, la partecipazione ricevuta è assunta con un’anzianità pari a quella attribuibile all’azienda conferita.
In un conferimento neutrale i requisiti soggettivi di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 87 risulterebbero verificati, già alla data del conferimento, a condizione che il soggetto conferente disponesse dell’azienda conferita da almeno dodici mesi, in quanto le partecipazioni rivenienti dal conferimento vengono assunte con un’anzianità pari a quella attribuibile all’azienda conferita.
Per quanto concerne gli effetti della trasformazione da snc a srl di cui sopra sulla verifica dei requisiti pex, le ipotesi di trasformazione (da srl a snc e viceversa) non interrompono, ai fini del computo del requisito di cui all’articolo 87, comma 1, lettera a), del TUIR, il periodo di possesso della partecipazione, il quale sarà computato, in capo al soggetto trasformato, tenendo conto anche del periodo maturato in capo al soggetto trasformando.
L’Agenzia osserva che la verifica dei requisiti di cui all’articolo 87, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, in riferimento al regime della plusvalenza da cessione del 70 per cento delle quote della newco srl, possa essere effettuata tenendo conto anche del periodo antecedente la trasformazione dell’istante da società in nome collettivo a società a responsabilità limitata.
Inoltre, le operazioni prospettate appaiono integrare una condotta abusiva. In particolare, l’effettuazione della trasformazione da snc a srl appare un’operazione ultronea rispetto all’obiettivo economico perseguito di cedere il 70 per cento delle quote della newco srl, e preordinata a consentire l’ottenimento di un indebito vantaggio fiscale consistente nell’applicazione dell’articolo 87 del TUIR anziché del combinato disposto di cui agli articoli 58, comma 2, e 5, comma 1, del TUIR.
Con riferimento alla prospettata eventualità che la liquidità rinveniente dalla cessione di quote suddetta sia distribuita ai soci dell’istante sotto forma di utili, si rammenta che le società e gli enti indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, operano, con obbligo di rivalsa, una ritenuta del 26 per cento a titolo d’imposta sugli utili in qualunque forma corrisposti dal 1° gennaio 2018 a persone fisiche residenti in relazione a partecipazioni qualificate e non qualificate.


Tax free shopping: come effettuare le note di variazione IVA

Con l’espressione “tax free shopping” si indica il particolare regime fiscale che consente la cessione di beni di importo non superiore a 154,94 euro (comprensivo di IVA), a turisti stranieri extracomunitari, senza applicazione dell’IVA. Qualora, successivamente alla vendita, non si realizzino le condizioni per l’esclusione dell’IVA è necessario emettere una nota di variazione IVA. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che tali note di variazione devono essere emesse esclusivamente in formato elettronico, tramite sistema OTELLO 2.0, e non possono essere cumulative di più cessioni riferite allo stesso cessionario (Risoluzione 11 giugno 2019, n. 58).

Il regime fiscale “tax free shopping” disciplina le cessioni di beni, di importo complessivo superiore a 154,94 euro (IVA inclusa), a soggetti che non siano residenti o domiciliati nell’Unione Europea, per proprio uso personale o familiare e trasportati nei bagagli personali al di fuori dello territorio doganale della stessa Unione.
A tal fine, le cessioni devono essere certificate esclusivamente mediante fattura elettronica, utilizzando il sistema “Otello 2.0”, che identifica in modo univoco l’operazione di cessione (e dunque la fattura che la documenta) assegnando un cd. “codice richiesta”. Copia della fattura è rilasciata al cessionario, sulla quale viene apposto il visto doganale che attesta l’uscita del bene dal territorio UE.
Il bene deve uscire dal territorio UE entro il terzo mese successivo a quello di emissione della fattura, mentre la fattura vistata dalla dogana deve rientrare nella disponibilità del cedente entro il quarto mese successivo all’effettuazione dell’operazione.
Ai fini IVA, tali cessioni possono essere effettuate con due modalità differenti:
– emissione della fattura senza applicazione dell’IVA. In tal caso, se non viene apposto il visto doganale nei termini indicati si deve procedere alla regolarizzazione dell’operazione mediante emissione di una nota di variazione di sola IVA;
– emissione della fattura con addebito dell’IVA, che viene rimborsata direttamente dal cedente al cessionario al momento della riconsegna della copia della fattura con il visto doganale. In tal caso il cedente matura il diritto al recupero dell’imposta tramite annotazione della corrispondente variazione nel registro degli acquisti.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che in entrambi i casi le note di variazione, sia che riguardino l’imponibile e l’imposta di una operazione di tax free shopping, sia che si riferiscano alla sola imposta, devono essere emesse attraverso il sistema OTELLO 2.0.
Inoltre, deve ritenersi esclusa la possibilità di emettere una nota di variazione cumulativa di più operazioni di cessione tax free shopping, in quanto ogni singola operazione di cessione (e dunque ogni fattura che la documenta e l’eventuale nota di variazione ad essa riferibile) risulta univocamente identificata da OTELLO 2.0 mediante la notifica del cd. “codice richiesta” e non è possibile l’utilizzo di strumenti alternativi al sistema OTELLO 2.0.

Regime forfettario: no alle cause ostative per il dottorato di ricerca


Nessuna causa ostativa all’applicazione del forfetario per il contribuente che ha percepito una borsa di studio durante il periodo del dottorato di ricerca (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 11 giugno 2019, n. 184)

Il contribuente, durante il periodo del dottorato di ricerca, svolto dal 2 gennaio 2015 al 31 gennaio 2019, presso un istituto di Ricerche, ha percepito una borsa di studio erogata dal medesimo ente. Il contribuente interpellante intende avviare un’attività di lavoro autonomo che verrà svolta prevalentemente nei confronti dello stesso istituto presso il quale ha conseguito il dottorato di ricerca. L’istante ritiene che l’aver percepito una borsa di studio, durante il periodo del dottorato, dal medesimo soggetto che costituirà il cliente principale dell’attività di lavoro autonomo che l’istante intende intraprendere a decorrere dal periodo di imposta 2019, non configuri una causa ostativa all’applicazione del nuovo regime forfetario di cui alla legge n. 190 del 2014, come modificata dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145.
Ciò posto, sul presupposto che l’istante abbia effettivamente percepito redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo 50, comma 1, lettera c), del TUIR e non redditi di lavoro dipendente, circostanza questa su cui rimane fermo ogni potere di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria, – non sarebbe integrata la causa ostativa di cui alla lettera d-bis) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 e, di conseguenza, l’istante potrebbe applicare il regime forfetario (ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti).

Software di calcolo ISA: online la versione definitiva


Sul portale dell’Agenzia delle Entrate è disponibile la versione definitiva del software di calcolo degli indici di affidabilità fiscale (ISA) applicabili ai redditi di impresa e di lavoro autonomo relativi al periodo d’imposta 2018 (Agenzia delle Entrate – Comunicato 10 giugno 2019).

Il software “Il tuo Isa” consente a imprese e professionisti di calcolare il proprio indice sintetico di affidabilità fiscale e beneficiare, in funzione del valore raggiunto, di una serie di vantaggi (esclusione dagli accertamenti di tipo analitico-presuntivo, riduzione dei termini per l’accertamento ed esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta).
Il suddetto programma di calcolo è disponibile sul sito internet dell’Agenzia e consente di:
– caricare i dati forniti dall’Agenzia delle entrate,
– creare una nuova posizione (o aprire una posizione precedentemente salvata),
– inserire i dati necessari per il calcolo e preparare la posizione da allegare alla dichiarazione dei redditi.
I dati forniti dall’Agenzia potranno, non appena disponibili, essere consultati e acquisiti:
– in modalità puntuale, tramite il cassetto fiscale, direttamente dal contribuente o dall’intermediario delegato,
– in modalità massiva, attraverso il servizio Entratel, da parte degli intermediari per i propri clienti.
Per il periodo d’imposta 2018 viene attribuito un grado di affidabilità fiscale espresso in una scala che varia da 1 a 10.
Per le imprese e i professionisti che raggiungono un punteggio almeno pari a 8 è previsto l’esonero, entro i limiti fissati, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta, nonché la riduzione di un anno dei termini per l’accertamento dei redditi di impresa e di lavoro autonomo e dell’IVA.
I contribuenti con Isa almeno pari a 8,5 sono esclusi, inoltre, dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici:
Coloro che ottengono un punteggio da 9 in su sono esclusi anche dall’applicazione della disciplina delle società non operative e dalla determinazione sintetica del reddito complessivo, laddove il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi quello dichiarato.

Modifiche alla dichiarazione dei redditi e al 770 del 2019


Modificati i modelli di dichiarazione Redditi 2019-ENC, Redditi 2019-SC, Redditi 2019-SP e Irap 2019, e delle relative istruzioni, nonché delle istruzioni del modello Redditi 2019-PF, Fascicolo 3, e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati dei modelli di dichiarazione Redditi 2019-PF, Redditi 2019-ENC, Redditi 2019-SC, Redditi 2019-SP e Irap 2019, e il modello 770/2019 e delle relative istruzioni, nonché delle relative specifiche tecniche. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 07 giugno 2019, n. 184656, n. 184633).


 


Con i due provvedimenti in oggetto vengono approvate alcune modifiche dei modelli di dichiarazione Redditi 2019-ENC, Redditi 2019-SC, Redditi 2019-SP e Irap 2019, e delle relative istruzioni, nonché delle istruzioni del modello Redditi 2019-PF, Fascicolo 3, approvati con separati provvedimenti del 30 gennaio 2019 e successive modificazioni.
Inoltre, vengono approvate alcune modifiche alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nei modelli Redditi 2019-PF, Redditi 2019-ENC, Redditi 2019-SC, Redditi 2019-SP e Irap 2019, approvate con separati provvedimenti del 14 febbraio 2019 e successive modificazioni.
Le modifiche alle istruzioni e ai modelli di dichiarazione si rendono necessarie, tra l’altro, per tener conto delle novità di cui all’art. 25-octies, comma 4, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, introdotto, in sede di conversione, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, che ha sostituito l’art. 188-bis, rubricato “Campione d’Italia”, del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917.
Sono state poi approvate le modifiche al modello di dichiarazione 770/2019, nonché alle relative istruzioni e specifiche tecniche. Le modifiche si rendono necessarie per effettuare alcuni aggiornamenti dopo la pubblicazione del predetto modello di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Chiarimenti sulla tassazione del trattamento pensionistico integrativo


Il trattamento previdenziale erogato dal fondo di previdenza dei dipendenti INPS ha natura pensionistica complementare ed è tassato interamente (Corte di cassazione – ordinanza 04 giugno 2019, n. 15128).

La Corte di Cassazione è intervenuta sul trattamento fiscale delle somme corrisposte a titolo di trattamento pensionistico integrativo, a fronte di una richiesta di rimborso parziale di un contribuente delle somme versate.


Va detto che in tema di Irpef, il trattamento previdenziale erogato dal fondo di previdenza dei dipendenti INPS, ha natura di forma pensionistica complementare, sicché le prestazioni periodiche ove anteriori al 1 gennaio 2001, sono tassabili limitatamente all’87,5% dell’ammontare corrisposto, mentre, se successive a tale data, sono interamente tassabili.


Eventuali richieste di rimborso possono essere effettuate limitatamente alle erogazioni antecedenti al 1 gennaio 2001, in quanto non tassabili interamente ma all’87,5%.

Se il socio rinuncia al credito, il Fisco batte cassa

La Corte di Cassazione ha affermato che il comportamento dei soci di rinuncia ad un ingente credito nei confronti della società senza alcun vantaggio economicamente apprezzabile, integra un ipotesi di abuso del diritto, e pertanto, salvo idonea giustificazione contraria, costituisce una sopravvenienza tassabile in capo alla società (Sentenza 6 giugno 2019, n. 15321)

IL CASO
L’Agenzia delle Entrate ha accertato nei confronti della società, tra l’altro, la mancata dichiarazione di sopravvenienze attive imponibili a fronte della rinuncia dei soci a ingenti crediti vantati nei suoi confronti.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso della società, rilevando che i soci avevano rinunciato a un ingente credito nei confronti della stessa società senza alcun vantaggio effettivo, e nell’esercizio successivo erano usciti dalla società cedendo le loro quote ad un prezzo non congruo rispetto al loro valore, senza conseguire alcun ritorno economico. Tale operazione deve ritenersi antieconomica e priva di razionalità, con conseguente vantaggio per la società, che non avendo fornito alcuna giustificazione economicamente apprezzabile, ha lasciato presumere come unica finalità quella elusiva.

DISCIPLINA FISCALE
Ai fini della determinazione del reddito delle società, la disciplina fiscale stabilisce che non si considerano sopravvenienze attive i versamenti in denaro o in natura fatti a fondo perduto o in conto capitale alla società dai propri soci, né gli apporti effettuati dai possessori di strumenti similari alle azioni.
Dal 2015, poi, è stata introdotta la previsione secondo cui, la rinuncia dei soci ai crediti si considera sopravvenienza attiva per la parte che eccede il relativo valore fiscale. A tal fine, il socio, con dichiarazione sostitutiva di atto notorio, deve comunicare alla partecipata tale valore; in assenza di tale comunicazione, il valore fiscale del credito è assunto pari a zero.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE
Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che in materia tributaria il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, che preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione normativa, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione.
Costituisce dunque condotta abusiva l’operazione economica che abbia quale suo elemento predominante e assorbente lo scopo di eludere il fisco, incombendo, peraltro, sull’Amministrazione finanziaria la prova sia del disegno elusivo sia delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale logica di mercato e perseguiti solo per pervenire a quel risultato fiscale, mentre grava sul contribuente l’onere di allegare l’esistenza di ragioni economiche alternative o concorrenti che giustifichino operazioni in quel modo strutturate.
In conclusione, a fronte della rinuncia ad un ingente credito da parte dei soci senza alcun vantaggio e senza una razionale giustificazione economica, si configura un’operazione antieconomica, che integra un ipotesi di abuso del diritto, da cui consegue la realizzazione di un sopravvenienza attiva imponibile in capo alla società.

Pensioni integrative: tassazione delle somme erogate


La Suprema Corte afferma che le somme corrisposte a titolo di trattamento pensionistico integrativo, ove anteriori al 1° gennaio 2001, sono tassabili limitatamente all’87,5 % dell’ammontare corrisposto, mentre, se successive a tale data, sono interamente tassabili (Sez. trib. – Ordinanza 04 giugno 2019, n. 15128).

Nella fattispecie posta all’esame della Suprema Corte, con istanza di rimborso, l’ex dipendente del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, chiedeva il rimborso parziale delle ritenute fiscali effettuate dall’Inps sulle somme corrisposte a titolo di trattamento pensionistico integrativo per gli anni dal 1997 al 2007, in quanto sosteneva che la tassazione dovesse essere effettuata nella misura ridotta, considerando come base imponibile l’87,50% delle somme corrisposte.
A seguito del silenzio-rifiuto della Agenzia delle Entrate, egli proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Genova che lo accoglieva parzialmente, stabilendo il diritto al rimborso della eccedenza di imposta con riferimento alle somme percepite dal 2003 al 2007, dichiarando la decadenza dal diritto al rimborso per gli anni antecedenti.
L’Agenzia delle Entrate proponeva appello, rigettato dalla Commissione tributaria regionale della Liguria. Contro tale appello l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione.
Il ricorso è fondato, in quanto, con riguardo alla medesima fattispecie questa Corte ha stabilito che, in tema di Irpef, il trattamento previdenziale erogato dal fondo di previdenza dei dipendenti INPS, subentrato al Fondo del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, ha natura di forma pensionistica complementare, sicché le prestazioni periodiche che ne derivano ove anteriori al 1 gennaio 2001, sono tassabili limitatamente all’87,5 per cento dell’ammontare corrisposto, mentre, se successive a tale data, sono interamente tassabili, sebbene al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta e ai redditi derivanti dai rendimenti delle prestazioni pensionistiche se determinabili.


L’insegna della ditta sui distributori automatici sconta l’imposta sulla pubblicità


La denominazione dell’impresa sui distributori automatici, dislocati sul territorio, non è riconducibile al concetto di “insegna”, esente dall’imposta sulla pubblicità, ma è configurabile come messaggio pubblicitario soggetto a imposizione (Corte di cassazione – ordinanza n. 15460/2019).

L’imposta sulla pubblicità è dovuta sui messaggi pubblicitari diffusi nell’esercizio dell’attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi ed effettuati attraverso forme di comunicazione visive o acustiche in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
L’imposta non è invece dovuta per le insegne di esercizio dell’attività commerciale e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati.
Ai fini dell’esenzione, l’insegna deve essere installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa; da ciò deriva che l’insegna ubicata in luoghi diversi dalla sede è soggetta a imposta sulla pubblicità.


Detto questo, relativamente all’insegna della ditta sui distributori automatici, è stato chiarito che in tal caso l’esenzione dall’imposta sulla pubblicità non opera in quanto i distributori non possono essere intesi quale sede di svolgimento dell’attività, sia legale che operativa.
Tali distributori automatici, pur consentendo attraverso una procedura meccanica operazioni negoziali di scambio tra il prodotto fornito dall’apparecchio automatico e il corrispettivo pecuniario versato dall’utente, possono piuttosto essere ricondotti ai singoli beni, dislocati in diversi punti del territorio nazionale, facenti parte di quel complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.

Bonus ristrutturazioni: detrazioni maggiorate anche per il 2019



Sono state confermate anche per il 2019 le maggiori agevolazioni previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (cd. “ristrutturazioni edilizie”). Ecco quali adempimenti assolvere per accedere ai benefici fiscali.


Per gli interventi di ristrutturazione effettuati su immobili residenziali di qualsiasi categoria catastale e relative pertinenze è riconosciuta una detrazione dall’IRPEF del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare.
Tuttavia, con riferimento alle spese sostenute a decorrere dal 26 giugno 2012 la percentuale di detrazione è stata (temporaneamente) elevata al 50% delle spese sostenute, e l’importo massimo di spesa ammessa al beneficio è stata (temporaneamente) elevata a 96.000 euro. Tali, maggiori benefici sono stati confermati per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2019.
La detrazione compete, in base al principio di cassa, nel periodo in cui le spese sono sostenute e, dunque, anche se il pagamento delle spese è eseguito in un periodo d’imposta antecedente a quello in cui sono iniziati i lavori o successivo a quello in cui i lavori sono completati. L’importo della detrazione spettante è ripartita in 10 rate annuali di pari importo.


SOGGETTI BENEFICIARI


Possono fruire della detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato, che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi, a condizione che ne sostengano le relative spese:
– proprietari o nudi proprietari;
– titolari di un diritto reale di godimento quale usufrutto, uso, abitazione o superficie;
– soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
– imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o beni merce;
– società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari, alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali;
– locatari, comodatari dell’immobile;
– familiari conviventi;
– coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;
– conviventi di fatto;
– futuro acquirente.


ADEMPIMENTI E DOCUMENTAZIONE


Per usufruire della detrazione è necessario rispettare specifici adempimenti e formalità ed essere in possesso della relativa documentazione.




















Pagamento con apposito bonifico bancario o postale (anche “on line”) – Tipo: “bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione ex art. 16-bis del DPR n. 917/1986”;
– Causale: Pagamento fattura n. ____ del _______ a favore __________________ partita Iva o Codice fiscale;
– Beneficiari della detrazione: (cognome, nome e codice fiscale)
Possono essere pagate con modalità diverse dal bonifico le spese relative agli oneri di urbanizzazione, all’imposta di bollo ed ai diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunce di inizio lavori, la TOSAP.

Ritenuta d’acconto Al momento del pagamento del bonifico, banche e Poste Italiane Spa devono operare una ritenuta dell’8% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dall’impresa che effettua i lavori.

Comunicazione all’ASL competente nel territorio in cui si svolgono i lavori Prima di iniziare i lavori deve essere inviata, con raccomandata A.R. o altre modalità stabilite dalla Regione, una comunicazione con le seguenti informazioni:
– generalità del committente dei lavori e ubicazione degli stessi;
– natura dell’intervento da realizzare;
– dati identificativi dell’impresa esecutrice dei lavori con esplicita assunzione di responsabilità, da parte della medesima, in ordine al rispetto degli obblighi posti dalla vigente normativa in materia di sicurezza sul lavoro e contribuzione;
– data di inizio dell’intervento.

Comunicazione all’ENEA
(obbligo inserito a decorrere dal 2019 con riferimento alle spese sostenute nel 2018)
La comunicazione va fatta limitatamente ai lavori di ristrutturazione che comportano risparmio energetico e utilizzo di fonti rinnovabili (esempio: sostituzione infissi).
Deve essere trasmessa in via telematica, entro la data di ultimazione dei lavori o del collaudo, attraverso il sito https://bonuscasa2019.enea.it/.
– per interventi con fine lavori o collaudo nel 2018 il termine di invio è scaduto il 1° aprile 2019;
– per interventi con fine lavori o collaudo tra il 1° gennaio 2019 e l’11 marzo 2019 il termine di invio è scaduto il 9 giugno 2019.

Dichiarazione dei redditi Indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, nel caso di lavori effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto di comodato o di locazione
Conservazione documenti ai fini del controllo – Fatture o ricevute fiscali delle spese;
– Ricevute dei bonifici;
– Domanda di accatastamento (in caso di immobile non ancora censito);
– Ricevute di pagamento dell’IMU (se dovuta);
– Dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori del possessore dell’immobile, per gli interventi effettuati dal detentore (se diverso dai familiari conviventi);
– Abilitazioni amministrative previste in base al tipo di lavori (concessioni, autorizzazioni, eccetera) ovvero dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con indicazione della data di inizio dei lavori e attestazione che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili (se non sono previste abilitazioni amministrative)