Rottamazione delle cartelle: per Equipro delega cartacea per tutti


Da oggi anche i soggetti dotati di partita Iva possono utilizzare la delega cartacea per autorizzare il proprio intermediario fiscale a effettuare online, per loro conto, sulla piattaforma Equipro dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, numerose attività, inclusa la presentazione della domanda di adesione alla Rottamazione delle cartelle (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 11 aprile 2019).

La delega cartacea avviene con la compilazione e la consegna al proprio consulente del modello DP1. Il consulente poi deve procedere a trasmettere la delega conferita all’Agenzia delle Entrate attraverso il servizio telematico Entratel, insieme alla copia del documento d’identità del rappresentante legale. Se il delegante è invece una persona fisica, va allegato il documento d’identità. Dopo le verifiche, l’Agenzia delle Entrate trasmette all’Agenzia delle Entrate-Riscossione i dati che attestano l’effettivo conferimento della delega all’intermediario, il quale ha l’obbligo di conservare la documentazione ricevuta dal delegante in un apposito registro cronologico. Infine, il consulente fiscale per poter operare per conto dei clienti, deve preliminarmente prendere visione e accettare le nuove “Condizioni generali di adesione ai servizi web”.


La delega consente al professionista delegato di gestire la posizione del suo cliente mediante l’utilizzo di tutti i servizi web disponibili su Equipro, la piattaforma digitale riservata agli intermediari fiscali in una sezione dedicata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it. Con Equipro l’intermediario può, per conto del suo cliente, controllare la situazione debitoria, chiedere una rateizzazione e la sospensione delle cartelle, oltre che presentare la domanda di adesione alla definizione agevolata il cui termine è fissato dalla legge al prossimo 30 aprile.

Passaggio al regime forfettario


Fornite precisazioni sul passaggio al regime forfetario per chi ha i requisiti di legge(Agenzia delle Entrate – Risposta 11 aprile 2019, n. 107).

Nel caso di un professionista che ha adottato fino al 2018 il regime contabile semplificato per gli esercenti arti e professioni, pur avendo i requisiti per accedere al regime naturale forfetario, ai sensi dell’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442, in deroga al vincolo triennale nel caso di opzione per regimi di determinazione dell’imposta, è possibile la variazione dell’opzione e della revoca nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative.
Pertanto il contribuente, in possesso dei requisiti per accedere al regime forfetario, può transitare dal regime di tassazione ordinario a quello forfetario già a partire dal periodo d’imposta 2019.

Modalità e condizioni per l’estromissione agevolata di immobili strumentali

Con la Circolare n. 8/E del 10 aprile 2019 (par. 2.5), l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle condizioni e le modalità di fruizione del beneficio di estromissione agevolata di immobili strumentali dall’impresa individuale, con l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRAP.

Dal 1° gennaio 2019 al 31 maggio 2019, è possibile optare per l’estromissione agevolata, dal patrimonio dell’impresa individuale, degli immobili strumentali posseduti alla data del 31 ottobre 2018. Gli effetti dell’estromissione decorrono dal 1° gennaio 2019. La Legge di Bilancio 2019, infatti, ha esteso al periodo suindicato la disposizione agevolativa di estromissione degli immobili strumentali dall’impresa individuale adottata per il 2016 e prorogata di anno in anno.

SOGGETTI INTERESSATI
L’agevolazione spetta a coloro che rivestano la qualifica di imprenditori individuali alla data del 31 ottobre 2018 e la conservino al 1° gennaio 2019 (data a decorrere dalla quale spiega effetto l’esercizio dell’opzione per l’esclusione). In caso contrario – perdita della qualità di imprenditore individuale alla data del 1° gennaio 2019 – è già venuto a verificarsi il presupposto per l’attribuzione alla sfera patrimoniale individuale dell’ex imprenditore degli immobili strumentali, con la conseguente applicazione dell’imposizione ordinaria sulle plusvalenze eventualmente realizzate.
La facoltà di estromissione in oggetto compete, altresì:
– all’erede dell’imprenditore individuale, deceduto successivamente al 31 ottobre 2018, che abbia continuato l’attività in forma individuale;
– al donatario dell’azienda che abbia proseguito l’esercizio dell’impresa del donante.
Nelle suddette ipotesi, l’azienda è assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti nei confronti del dante causa (de cuius/donante).
L’esercizio dell’opzione non è consentito, invece, nelle ipotesi in cui sia stata concessa in affitto o in usufrutto l’unica azienda da parte dell’imprenditore individuale, in data anteriore al 1° gennaio 2019. Ciò in quanto entrambe le operazioni determinano la perdita della qualifica di imprenditore. In tali ipotesi, i beni facenti parte dell’azienda concessa in affitto o in usufrutto restano relativi all’impresa e concorrono alla formazione dell’eventuale plusvalenza nell’ipotesi di cessione dell’azienda medesima.

IMMOBILI AGEVOLABILI
La disciplina agevolativa riguarda gli immobili strumentali dell’impresa individuale, e precisamente:
– i beni immobili strumentali per destinazione, vale a dire utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’impresa, indipendentemente dalle loro specifiche caratteristiche;
– i beni immobili strumentali per natura i quali, per le loro caratteristiche, non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni e che si considerano strumentali anche se non utilizzati direttamente dall’imprenditore oppure se concessi in affitto o in comodato.
Sono strumentali per natura gli immobili rientranti nei gruppi catastali B, C, D ed E e nella categoria A/10 qualora la destinazione ad ufficio sia prevista nella licenza o concessione edilizia, anche in sanatoria.
Ai fini dell’esclusione:
– gli immobili strumentali per natura devono essere annotati nell’inventario o, per le imprese in contabilità semplificata, nel registro dei beni ammortizzabili;
– gli immobili strumentali per destinazione: – se acquisiti a partire dal 1° gennaio 1992, devono essere annotati nell’inventario o, per le imprese in contabilità semplificata, nel registro dei beni ammortizzabili; – se acquisiti anteriormente al 1° gennaio 1992, non necessitano di iscrizione nell’inventario.

ESERCIZIO DELL’OPZIONE
La fruizione degli effetti dell’estromissione richiede l’esercizio di un’apposita opzione, che si perfeziona con l’indicazione in dichiarazione dei redditi dei valori dei beni estromessi e della relativa imposta sostitutiva. L’eventuale mancata compilazione della corrispondente sezione del Modello di dichiarazione può essere sanata entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. In ogni caso ai fini dell’opzione assume rilevanza il “comportamento concludente” e, a tal fine, si ritiene significativa la contabilizzazione dell’estromissione dei beni immobili strumentali per destinazione sul libro giornale (per le imprese in contabilità ordinaria) oppure sul registro dei beni ammortizzabili (per le imprese in contabilità semplificata).

IMPOSTA SOSTITUTIVA
L’opzione di estromissione comporta il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRAP, nella misura dell’8% della differenza tra il valore normale degli immobili strumentali ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto. In proposito è stato chiarito che l’omesso, insufficiente e/o tardivo versamento dell’imposta sostitutiva non rileva ai fini dell’esercizio dell’estromissione: in tale ipotesi, l’imposta sostitutiva non versata è iscritta a ruolo, salva la possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso. L’imposta sostitutiva deve essere versata, tramite modello F24, in due rate:
– il 60 per cento, entro il 30 novembre 2019;
– la restante parte, entro il 16 giugno 2020.

VALORE DELL’IMMOBILE
Il valore dell’immobile su cui calcolare l’imposta sostitutiva deve essere determinato assumendo il valore iscritto nel libro degli inventari oppure nel registro dei beni ammortizzabili, al netto delle quote di ammortamento fiscalmente dedotte fino al periodo di imposta 2018, e tenendo conto di eventuali rivalutazioni fiscalmente rilevanti. Inoltre, occorre tenere conto del valore attribuito alle aree occupate dalla costruzione al lordo degli ammortamenti fiscalmente non deducibili.
In alternativa, è possibile determinare il valore normale degli immobili con i criteri e le modalità previsti in materia di imposta di registro, applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto i corrispondenti moltiplicatori.

IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, l’estromissione realizza un’ipotesi di destinazione a finalità estranee all’esercizio d’impresa. Quindi, l’IVA deve essere applicata se all’atto dell’acquisto è stata operata la detrazione dell’imposta, mentre, viceversa l’operazione è esclusa dal campo di applicazione dell’IVA.

FATTURE ELETTRONICHE: pronti i codici tributo per il versamneto dell’imposta di bollo


Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite i modelli “F24” e “F24 Enti pubblici”, dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 09 aprile 2019, n. 42/E)

Il pagamento dell’imposta relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare è effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo. A tal fine, l’Agenzia delle entrate rende noto l’ammontare dell’imposta dovuta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio, riportando l’informazione all’interno dell’area riservata del soggetto passivo I.V.A. presente sul sito dell’Agenzia delle entrate. Il pagamento dell’imposta può essere effettuato mediante il servizio presente nella predetta area riservata, con addebito su conto corrente bancario o postale, oppure utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia delle entrate.
Per consentirne il pagamento tramite i modelli “F24” e “F24 Enti pubblici” (F24 EP) sono stati istituiti i seguenti codici tributo:
– “2521” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – primo trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2522” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – secondo trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2523” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – terzo trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2524” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – quarto trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2525” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – art. 6 decreto 17 giugno 2014 – SANZIONI”;
– “2526” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – art. 6 decreto 17 giugno 2014 – INTERESSI”.
Infine, si precisa che i codici tributo di seguito indicati, istituiti con precedenti risoluzioni, sono utilizzati per il versamento dell’imposta di bollo relativa ai documenti informatici diversi dalle fatture elettroniche, nonché alle fatture elettroniche emesse fino al 31 dicembre 2018:
– “2501” denominato “Imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2502” denominato “Imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari – art. 6 decreto 17 giugno 2014 – SANZIONI”;
– “2503” denominato “Imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari – art. 6 decreto 17 giugno 2014 – INTERESSI”.

Legge di Bilancio 2019: online i chiarimenti del Fisco


Con la circolare n. 8/E del 10 aprile 2019, l’Agenzia delle Entrate fa il punto della situazione sulle novità fiscali, per cittadini e imprese, contenute nella Legge di Bilancio 2019 (L. n. 145/2018).

Per i cittadini, i chiarimenti riguardano le deduzioni e le detrazioni fiscali delle persone fisiche. In particolare, vengono sciolti i dubbi relativi alla proroga delle detrazioni per interventi di efficienza energetica, ristrutturazione edilizia, per l’acquisto di mobili e per il bonus verde, destinato alla sistemazione di aree scoperte private e condominiali di edifici esistenti. Chiarimenti anche sul regime fiscale dei compensi delle lezioni private svolte dai docenti e sui redditi da pensione di fonte estera per chi trasferisce la propria residenza fiscale nei piccoli comuni del Mezzogiorno. Infine, l’Agenzia fornisce osservazioni sulle erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture (il cosiddetto “sport bonus”) e su quelle destinate agli interventi su edifici e terreni pubblici.


Per le imprese vengono invece forniti numerosi chiarimenti sulle novità fiscali che mirano a sostenere gli investimenti delle imprese e a favorire la loro trasformazione tecnologica e digitale in una logica 4.0. Si va dall’aliquota agevolata del 15% applicabile agli utili reinvestiti in beni strumentali e nell’incremento dell’occupazione alle agevolazioni previste per gli investimenti in start-up innovative e ancora alle novità in tema di iper ammortamento e Cloud computing.


Informazioni anche sul credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo e su quello per le spese di formazione per i propri dipendenti sui temi dell’Industria 4.0. Il Fisco fornisce indicazioni anche sull’ampliamento della platea interessata all’interpello nuovi investimenti e sull’estensione dell’adempimento collaborativo alle società che partecipano a Gruppi Iva.


Tra le misure incentivanti trattate c’è l’introduzione di una nuova detrazione fiscale per le spese documentate sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021, per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica per i veicoli alimentati a energia elettrica e il credito d’imposta previsto per l’adeguamento tecnologico degli strumenti per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi, obbligatorie a partire dal prossimo 1° luglio per i soggetti con volume d’affari annuo superiore a 400mila euro e per tutti dal 1° gennaio 2020.

Fisco: le indicazioni di accesso al regime forfettario


Forniti chiarimenti sul regime forfetario, con aliquota unica al 15% che scende al 5% per le start up, introdotto dalla legge di bilancio 2019 per le persone fisiche titolari di partita Iva (Agenzia delle Entrate – Circolare 10 aprile 2019, n. 9/E).

In base alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019, i contribuenti persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi e compensi non superiori a 65mila euro possono aderire al regime e applicare, ai redditi determinati forfetariamente, un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap. Per le start up che rispettano determinate condizioni la misura dell’imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque periodi d’imposta. Per calcolare il reddito imponibile è necessario applicare un coefficiente di redditività stabilito dalla legge in base al tipo di attività esercitata. Le spese sostenute nell’esercizio dell’attività rilevano in base alla percentuale di redditività mentre sono deducibili dal reddito i contributi previdenziali dovuti per legge. In particolare, l’eventuale eccedenza dei contributi previdenziali e assistenziali versati da un contribuente fiscalmente a carico può essere dedotta dai familiari elencati dall’art. 433 del codice civile.
Il nuovo limite di ricavi e compensi si verifica in riferimento al limite dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti nell’anno precedente all’applicazione del regime. Il contribuente che ha sforato la soglia di 30mila euro complessivi al 31 dicembre 2018, ma senza superare la “nuova” soglia di 65mila euro, può rimanere nel regime forfetario. Per verificare l’eventuale superamento del limite si deve tenere conto del regime contabile applicato nell’anno di riferimento. Quando il contribuente esercita più attività, contraddistinte da più codici Ateco, ai fini dell’accesso al regime forfetario, occorre fare riferimento alla somma di ricavi e compensi relativi alle attività esercitate.
Non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa arti o professioni che contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari o che controllano società a responsabilità limitata che svolgono attività riconducibili a quella da loro svolta in regime forfetario. Tali preclusioni, tuttavia, non esplicano effetti, se nel corso del 2019 la causa inibitoria viene rimossa. Non possono, inoltre, avvalersi del regime forfetario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ad esclusione degli “ex praticanti” che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatorio ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
I contribuenti che erano in regime semplificato perché non presentavano i requisiti ai fini dell’applicazione del regime forfetario, a partire dal 2019 possono applicare questo regime poiché sono venute meno le cause di esclusione.
Non occorre presentare nessuna opzione o comunicazione. Inoltre i contribuenti che nel 2018 erano in regime ordinario, per opzione, possono passare al regime forfetario.
I contribuenti che aderiscono al regime forfetario non addebitano l’Imposta sul valore aggiunto in fattura, non devono osservare gli obblighi di liquidazione e versamento dell’imposta né gli obblighi contabili e dichiarativi previsti dal Dpr n. 633/1972. Il regime prevede, inoltre, l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica, con l’eccezione delle fatture elettroniche nei confronti della Pa che rimangono obbligatorie. I contribuenti devono comunque assicurare alcuni adempimenti, devono infatti numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, certificare i corrispettivi e versare l’Iva per le operazioni in cui risultano essere debitori di imposta, dopo aver integrato la fattura indicando l’aliquota e la relativa imposta. Ai fini delle imposte sui redditi, invece, i contribuenti che rientrano in questo regime sono esclusi dagli indicatori sintetici di affidabilità (Isa), non subiscono ritenute d’acconto e sono esonerati dall’applicarle. Questi contribuenti sono inoltre esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili. Sono però tenuti a conservare i documenti emessi e ricevuti, a presentare la certificazione unica con le ritenute previdenziali e assistenziali operate.


IVA: aliquota agevolata sulle lettiere


Sulle lettiere di origine vegetale per animali domestici si applica l’aliquota IVA del 10% (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 09 aprile 2019, n. 105).

La classificazione merceologica del prodotto data dall’Agenzia delle Dogane è conforme alla descrizione dei prodotti prevista al n. 28 (“semole e semolini di orzo, avena e di altri cereali minori; cereali mondati, perlati, in fiocchi; germi di cereali anche sfarinati (v.d. ex 11.02)”) della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972.
Pertanto, alla cessione del prodotto in questione, lettiere di origine vegetale per animali domestici, si rende applicabile l’aliquota IVA del 10 per cento, secondo quanto previsto dalla voce n. 28) della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972.

E-fattura: definite le modalità di pagamento dell’imposta di bollo


In vista dell’imminente scadenza del 20 aprile 2019, termine per il versamento dell’imposta di bollo dovuta in relazione alle fatture elettroniche del 1° trimestre 2019, l’Agenzia delle Entrate insieme all’istituzione dei codici tributo per il versamento, tramite i modelli F24 e F24 Enti pubblici, dell’imposta di bollo sulle fatture emesse dal 1° gennaio 2019, ha ricordato anche le modalità alternative per assolvere al pagamento (Agenzia Entrate – risoluzione n. 42/2019).

I nuovo codici tributo da indicare nei modelli di pagamento F24 e F24 Enti pubblici sono:
– “2521” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – primo trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2522” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – secondo trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2523” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – terzo trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2524” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – quarto trimestre – art. 6 decreto 17 giugno 2014”;
– “2525” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – art. 6 decreto 17 giugno 2014 – SANZIONI”;
– “2526” denominato “Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – art. 6 decreto 17 giugno 2014 – INTERESSI”.


In alternativa, il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche può essere effettuato anche attraverso l’apposito servizio telematico reso disponibile nell’area riservata del soggetto passivo IVA, accessibile dal sito internet dell’Agenzia delle entrate. In tal caso, il pagamento dell’imposta può essere effettuato con addebito su conto corrente bancario o postale.

Locazione di immobili ad uso commerciale: opzione per la cedolare secca

Con la Circolare esplicativa n. 8/E del 2019, l’Agenzia delle Entrate fornisce i primi chiarimenti, tra l’altro, sulle condizioni e le modalità di applicazione della “cedolare secca sugli affitti” ai contratti di locazione di immobili ad uso commerciale stipulati nel 2019.

Tra le misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 è prevista l’estensione del regime opzionale della cedolare secca sugli affitti, già applicato agli immobili destinati all’uso abitativo, ai canoni di locazione derivanti dai nuovi contratti stipulati nell’anno 2019 dalle persone fisiche, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale.
Il regime della cedolare secca costituisce un sistema di tassazione, alternativo a quello ordinario, che, per il periodo di durata dell’opzione, prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 21 per cento, escludendo invece l’applicazione:
– dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) secondo le aliquote progressive per scaglioni di reddito, e delle relative addizionali, sul reddito fondiario prodotto dall’immobile locato;
– dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo dovute sul contratto di locazione, nonché sulle risoluzioni e sulle proroghe.

SOGGETTI INTERESSATI


La Circolare chiarisce che l’opzione per la cedolare secca è riservata alle persone fisiche che concedono in locazione gli immobili ad uso commerciale al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa o di arti e professioni.

CONTRATTI NUOVI


Possono beneficiare della cedolare secca soltanto i “nuovi” contratti di locazione stipulati nell’anno 2019.
Al fine di evitare operazioni speculative, attraverso la risoluzione anticipata di contratti già in essere e la stipula di nuovi contratti con la cedolare secca, è prevista espressamente l’esclusione del regime opzionale per i contratti conclusi nell’anno 2019, qualora al 15 ottobre 2018 risulti già in essere tra i medesimi soggetti un contratto di locazione per lo stesso immobile, poi interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.

IMMOBILI AGEVOLABILI


Sotto il profilo oggettivo, la disposizione interessa i contratti di locazione aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale, classificati nella categoria catastale C/1 (Negozi e botteghe).
La Circolare chiarisce che l’opzione interessa anche le pertinenze, se locate congiuntamente all’immobile ad uso commerciale. Si tratta, in particolare, degli immobili classificati nelle categorie catastali:
– C/2 (Magazzini e locali di deposito);
– C/6 (Stalle, scuderie e rimesse);
– C/7 (Tettoie chiuse e aperte).
In ogni caso, per usufruire del regime opzionale, l’unità immobiliare commerciale oggetto della locazione deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 mq.

MODALITÀ DI ESERCIZIO DELL’OPZIONE


L’opzione per il regime della cedolare secca deve essere esercitata in sede di registrazione del contratto di locazione ed esplica effetti per l’intera durata del contratto, salvo revoca. Qualora non sia stata esercitata l’opzione in sede di registrazione del contratto, è possibile accedere al regime della cedolare secca per le annualità successive, esercitando l’opzione entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro dovuta annualmente sull’ammontare del canone relativo a ciascun anno (30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità). Entro lo stesso termine è possibile revocare l’opzione per il regime della cedolare.
L’esercizio o la modifica dell’opzione può essere effettuata:
– utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia (software RLI o RLI-web);
– presentando il modello RLI, debitamente compilato, allo stesso ufficio dove è stato registrato il contratto.


Fatturazione elettronica per prestazioni sanitarie


Fornite ulteriori precisazioni sulla fatturazione elettronica per le prestazioni sanitarie (Agenzia delle Entrate – Risposta 09 aprile 2019, n. 103).

Per l’anno 2019:
– le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche non devono mai essere fatturare elettronicamente via SdI. Ciò a prescindere, sia dal soggetto (persona fisica, società, ecc.) che le eroga – e, in conseguenza, le fattura agli utenti – sia dall’invio, o meno, dei relativi dati al Sistema tessera sanitaria. Ne deriva che le prestazioni di medicina e chirurgia estetica effettuate nei confronti delle persone fisiche non andranno documentate con fattura elettronica tramite SdI. Ciò indipendentemente dalla circostanza che le relative spese, in determinate ipotesi, risultino detraibili;
– le prestazioni in ambito sanitario rese da soggetti passivi d’imposta a soggetti diversi dalle persone fisiche (ivi comprese quelle di medicina e chirurgia odontoiatrica od estetica), fatte salve eventuali eccezioni che riguardino il cedente/prestatore, dovranno essere documentate a mezzo fattura elettronica via SdI;
– le cessioni a titolo oneroso di prodotti estetici nei confronti delle persone fisiche seguiranno le regole ordinarie ed andranno, quindi, documentate con fattura elettronica via SdI. Fanno eccezione le cessioni che, in base alla legislazione vigente ed ai chiarimenti resi nei vari documenti di prassi pubblicati, sono da comunicare al Sistema tessera sanitaria in quanto la relativa spesa è detraibile a particolari condizioni.
Resta fermo che:
– è possibile ricorrere ad altre forme, alternative alle fatture, di documentazione delle operazioni (ricevuta fiscale o scontrino fiscale);
– nelle ipotesi di divieto di fatturazione elettronica tramite SdI, o comunque di relativo esonero, a fronte dell’obbligo di documentare la prestazione effettuata tramite fattura, questa potrà essere elettronica extra SdI ovvero in formato analogico.