Ridotta l’accisa sui microbirrifici


I birrifici indipendenti con produzione annua non superiore ai 10.000 ettolitri beneficiano, per la birra prodotta, di una riduzione dell’aliquota di accisa nella misura del 40% (Ministero Economia e Finanze – decreto 04 giugno 2019, in attesa di pubblicazione nella G.U.).

Sulla birra realizzata e condizionata nei microbirrifici e nelle piccole birrerie nazionali, è applicata, al momento dell’immissione in consumo nel territorio nazionale direttamente dai predetti impianti, l’aliquota ridotta di accisa qualora, nell’anno solare in corso, la produzione dell’impianto non risulti superiore a 10.000 ettolitri di birra e sussistano i requisiti di legge.
L’esercente il microbirrificio e l’esercente la piccola birreria nazionale, entro il 31 gennaio di ciascun anno, presentano, tramite PEC, all’Ufficio competente, una dichiarazione riepilogativa riportante, in relazione all’anno precedente, il volume della birra complessivamente presa in carico rispettivamente nel registro della birra condizionata ovvero nel registro annuale di magazzino.
Sulla birra realizzata e condizionata in una piccola birreria unionale, immessa in consumo nel territorio dello Stato dal soggetto obbligato nazionale che ha ricevuto la birra direttamente dalla predetta birreria, è applicata l’aliquota ridotta di accisa qualora, nell’anno solare in corso, la produzione della medesima birreria non risulti superiore a 10.000 ettolitri di birra e ricorrano requisiti analoghi a quelli previsti per i microbirrifici; ai fini dell’applicazione del beneficio, il medesimo soggetto obbligato nazionale, entro il 31 gennaio di ciascun anno, presenta, tramite PEC, all’Ufficio delle dogane competente sul proprio deposito, una dichiarazione riepilogativa riportante, in relazione all’anno precedente e con riferimento a ciascuna piccola birreria unionale da cui ha ricevuto birra condizionata, i relativi codici di accisa nonché i quantitativi di birra immessi in consumo nel territorio nazionale.
Nel caso in cui dalle dichiarazioni risulta che nell’anno solare di riferimento la produzione annuale del microbirrificio, della piccola birreria nazionale ovvero della piccola birreria unionale, ha superato i 10.000 ettolitri, l’Ufficio competente notifica, all’esercente il microbirrificio, all’esercente la piccola birreria nazionale ovvero al soggetto obbligato nazionale un avviso di pagamento per il recupero dell’accisa dovuta sui quantitativi di birra complessivamente immessi in consumo ad aliquota ridotta nel medesimo periodo. L’Ufficio competente, previa diffida all’interessato, provvede a notificare analogo avviso di pagamento per il recupero dell’accisa all’esercente o al soggetto obbligato nazionale che non presentino la dichiarazione nel termine previsto.
Fermo restando quanto sopra previsto, se dalla dichiarazione risulta che l’esercente il microbirrificio ha prodotto un quantitativo di birra superiore a 10.000 ettolitri, l’Ufficio competente impartisce al medesimo esercente le prescrizioni necessarie a consentire di adeguare l’assetto del deposito fiscale, fissando un tempo congruo per l’adeguamento stesso, non superiore in ogni caso a 210 giorni.

Credito d’imposta per ricerca e sviluppo: rientra anche il compenso dell’amministratore


Tra le spese ammesse al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo rientra anche il compenso corrisposto all’amministratore, ma limitatamente alla parte imputabile all’attività di ricerca effettivamente svolta (Agenzia Entrate – risposta 06 giugno 2019, n. 182).

Per tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020 è previsto un credito d’imposta.


All’agevolazione concorrono tutte le spese sostenute per l’attività di ricerca e sviluppo, tra cui anche i compensi corrisposti all’amministratore non dipendente dell’impresa che svolge attività di ricerca e sviluppo.


In tal caso, però, l’attività svolta deve essere adeguatamente comprovata e il compenso è agevolabile solo per la parte che remunera l’attività di ricerca effettivamente svolta dall’amministratore.

Soggetto a IRAP il titolare dell’impresa familiare


È soggetto a IRAP l’imprenditore familiare e non anche i familiari collaboratori, colpendo tale imposta il valore della produzione netta dell’impresa (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 04 giugno 2019, n. 15217).

In tema di IRAP, afferendo essa allo svolgimento di un’attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi, ne è soggetto passivo anche l’imprenditore familiare, mentre non lo sono i familiari collaboratori – cui viene imputato, a determinate condizioni e proporzionalmente alla rispettive quote di partecipazione, il reddito derivante dall’impresa familiare – colpendo tale imposta il valore della produzione netta dell’impresa ed integrando la collaborazione dei partecipanti quel “quid pluris” dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare.

Tassazione degli utili da partecipazioni qualificate

Gli utili da partecipazioni qualificate corrisposti ai soci a decorrere dal 2018 sono soggetti a tassazione secondo la disciplina previgente se la distribuzione è stata deliberata prima del 31 dicembre 2017 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 56/E del 2019)

IL CASO
Nel 2018 sono stati corrisposti ai soci gli utili prodotti dalla società nell’anno 2010, sulla base di delibera adottata nel 2016.
In proposito, è stato sollecitato il parere dell’Agenzia delle Entrate sul corretto trattamento fiscale delle somme, alla luce del mutato regime di tassazione dei redditi di natura finanziaria conseguiti da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio d’impresa, derivanti dal possesso e dalla cessione di partecipazioni qualificate, applicabile secondo il principio di cassa agli utili percepiti dal 1° gennaio 2018.

DISCIPLINA FISCALE DEGLI UTILI DA PARTECIPAZIONI QUALIFICATE
La Legge di Bilancio 2018 ha modificato il regime di tassazione dei redditi di natura finanziaria conseguiti da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio d’impresa, derivanti dal possesso e dalla cessione di partecipazioni qualificate in soggetti IRES, prevedendo l’applicazione della ritenuta a titolo di imposta o dell’imposta sostitutiva, nella misura del 26%, analogamente a quanto previsto per le partecipazioni non qualificate.
Il nuovo regime fiscale si applica, secondo il principio di cassa, ai dividendi corrisposti a partire dal 1° gennaio 2018.
D’altra parte, è previsto un regime transitorio, allo scopo di non penalizzare i soci che detengono partecipazioni qualificate in società con riserve di utili formatisi fino al 31 dicembre 2017. In particolare, continuano ad applicarsi i criteri di tassazione previgenti per gli utili maturati fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017, anche se distribuiti successivamente sulla base di delibere adottate dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2022.
Secondo i criteri di tassazione previgenti, detti utili concorrono alla formazione del reddito complessivo del socio, persona fisica, da assoggettare ad IRPEF in misura parziale:
– 40% per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007;
– 49,72% per gli utili prodotti a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007;
– 58,14% con riferimento ai dividendi formati con utili prodotti a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.
Inoltre, agli effetti della tassazione, gli utili distribuiti si presumono prioritariamente formati con utili prodotti dalla società fino al 31 dicembre 2007, poi con quelli formatisi fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016 e poi, con gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017.

PARERE DEL FISCO
Con riferimento al caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il regime transitorio previsto con riferimento alle distribuzioni di utili deliberate “dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2022”, deve ritenersi applicabile anche per gli utili distribuiti sulla base di delibere adottate fino al 31 dicembre 2017. Ciò in considerazione della ratio normativa di salvaguardare (per un periodo di tempo limitato) il regime fiscale degli utili formati in periodi d’imposta precedenti rispetto all’introduzione del nuovo regime fiscale.
Ne consegue, che anche alle distribuzioni di utili deliberate entro il 31 dicembre 2017 si applica il regime fiscale previgente che differenzia la misura imponibile in ragione del periodo di formazione degli utili.
Al fine di consentire la corretta applicazione del regime transitorio, la società emittente deve tenere separata evidenza delle riserve di utili prodotti:
– fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007;
– nel periodo compreso dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre2007 fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016;
– nel periodo compreso dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017;
– successivamente all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017.
In particolare, tali informazioni devono essere evidenziate dalla società nel “Prospetto del capitale e delle riserve” del quadro RS del modello di dichiarazione dei redditi delle società di capitali, mentre nella Certificazione relativa agli utili e agli altri proventi equiparati deliberati fino al 31 dicembre 2022 (cd. “CUPE”) rilasciata ai soci, deve essere data separata indicazione degli utili distribuiti in relazione a ciascun periodo di maturazione.

Paga l’IRAP lo studio commerciale associato


Per la Suprema Corte l’esercizio di professioni in forma societaria costituisce “ex lege” presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive (Sentenza 04 giugno 2019, n. 15204).

La CTR per le Marche in Ancona ha respinto l’originaria domanda di rimborso dell’imposta Irap versata dallo Studio Commerciale Associato relativamente agli anni di imposta 2002, 2003 e 2004, in quanto, l’esistenza dell’associazione professionale nella specie doveva qualificarsi come presupposto di autonoma organizzazione perchè oggettivamente idonea a determinare una maggiore potenzialità produttiva dell’associazione medesima.
Per la cassazione della citata sentenza lo Studio Commerciale Associato ricorre in Cassazione. Il ricorso viene respinto in quanto per la Suprema Corte l’esercizio di professioni in forma societaria costituisce “ex lege” presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un’autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell’attività.

Codice tributo “6898” per i datori di lavoro dei volontari di protezione civile


Istituito il codice tributo “6898” per l’utilizzo in compensazione, con il modello F24, del credito d’imposta riconosciuto ai datori lavoro pubblici e privati per gli emolumenti versati ai lavoratori legittimamente impegnati come volontari nelle attività di protezione civile (Agenzia Entrate – risoluzione 05 giugno 2019, n. 55/E).

Ai datori di lavoro viene riconosciuto su richiesta un credito d’imposta per il rimborso degli emolumenti versati ai lavoratori legittimamente impegnati come volontari nelle attività di protezione civile in occasione di eventi calamitosi. A tal fine, è necessario che i lavoratori interessati siano iscritti nell’Elenco nazionale del volontariato di protezione civile.


Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, mediante F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il mancato riconoscimento dell’operazione di versamento.


Relativamente alla fruizione del credito, il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri trasmette telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il giorno 5 di ciascun mese, i dati dei crediti d’imposta riconosciuti nel mese precedente e dei relativi beneficiari.
A partire dal giorno 10 del mese successivo al riconoscimento del credito d’imposta, il soggetto beneficiario può utilizzare il credito medesimo nel modello di pagamento F24 con il codice tributo “6898” denominato “Credito d’imposta spettante ai datori di lavoro dei volontari di protezione civile – art. 38 decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189”.
In sede di compilazione del modello F24, il suddetto codice tributo deve essere esposto nella sezione “Erario”, nella colonna “importi a credito compensati”.
Nel campo “anno di riferimento”, deve essere indicato l’anno di riconoscimento del credito d’imposta, nel formato “AAAA”.

Chiarimenti sulle delibere assembleari STP


Fornite precisazioni sulle delibere assembleari STP (CNDCEC – PO 27 maggio 2019, n. 74/2019).

Nel caso di STP pluripersonali, la maggioranza dei 2/3 dei soci professionisti deve ricorrere congiuntamente sia per teste che per quote societarie, indipendentemente dalla forma societaria assunta dalla STP; le quote societarie (la partecipazione al capitale) dei professionisti devono essere tali da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci.
Pertanto, ferma restando la condizione per cui ai soci professionisti debba essere riconosciuta almeno la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni, sembrerebbe consentito riconoscere statutariamente ai soci diritti di voto non proporzionali alle partecipazioni.


Indennità supplementare erogata dal Fondo di previdenza: tassazione separata

Con l’Ordinanza n. 11047/2019, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’indennità supplementare corrisposta al dipendente all’atto della cessazione del rapporto di lavoro dal Fondo di previdenza, finanziato in massima parte da premi produttività e incentivi, è assimilabile alle indennità equipollenti al TFR e, pertanto, deve essere assoggettata a tassazione separata

FATTO


Il contribuente ha impugnato il silenzio-rifiuto opposto dall’Agenzia delle Entrate alla domanda di rimborso delle ritenute IRPEF subite in relazione all’indennità supplementare corrisposta dal Fondo di previdenza in occasione della cessazione del rapporto di lavoro dipendente.
A fronte della tassazione ordinaria applicata dal Fondo, il contribuente ha eccepito l’esenzione totale delle somme percepite.
Il ricorso è stato accolto dai giudici tributari, che hanno dichiarato la legittimità della richiesta di rimborso, ritenendo l’indennità percepita non assoggettabile a tassazione IRPEF.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Con riferimento alle somme corrisposte a titolo di indennità supplementare dal fondo di previdenza, in occasione della cessazione del rapporto di lavoro dipendente, la Corte di Cassazione ha evidenziato che il regime di tassazione di tali somme è strettamente correlato alla natura dell’erogazione e alle modalità di contribuzione al Fondo.
Nel caso di specie, si tratta dell’indennità corrisposta dal Fondo di previdenza per i dipendenti del Ministero delle Finanze all’atto della cessazione dal servizio. Come evidenziato dall’Amministrazione finanziaria, al Fondo in questione sono iscritti di diritto e non volontariamente, tutti i dipendenti civili di ruolo e non di ruolo del Ministero delle Finanze. Il Fondo è tenuto ad erogare prestazioni assistenziali (sovvenzioni per malattia e per decesso degli iscritti medesimi o di familiari a carico) e prestazioni previdenziali (indennità di fine rapporto, aggiuntiva alla indennità di buonuscita erogata). Tali erogazioni concretizzano e realizzano una precisa finalità istituzionale in attuazione della quale l’attività si configura come intervento obbligatorio al quale il Fondo è tenuto. La composizione del Fondo è costituita in massima parte da premi produttività o incentivi da parte dell’Ente (datore di lavoro).
Riformando la decisione dei giudici tributari, invece, la Corte di Cassazione ha precisato, preliminarmente, che il Fondo di previdenza in questione non è costituito da contributi versati in via esclusiva dai dipendenti, ma, al contrario, è interamente alimentato con somme provenienti dalle casse del datore di lavoro, e pertanto manca il presupposto per riconoscere l’esenzione.
D’altra parte, l’indennità, essendo corrisposta all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, ha una funzione esclusivamente previdenziale e, pertanto, assimilabile alle indennità equipollenti al TFR, sicché rappresenta una forma di retribuzione differita con applicazione di tassazione separata e non integrale, essendo, peraltro, la composizione del fondo costituita in massima parte da premi di produttività o da incentivi versati dal datore di lavoro.
In conclusione, secondo la Corte di Cassazione, a fronte della tassazione ordinaria dell’indennità supplementare, deve ritenersi legittima la richiesta di rimborso, ma limitatamente alla ritenuta IRPEF operata in eccesso rispetto al regime di tassazione separata.

Sisma Centro Italia: nuovi chiarimenti sulle agevolazioni fiscali


Alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2019, sono stati forniti chiarimenti in merito alla tipologia, alle condizioni, ai limiti, alla durata e alle modalità di fruizione delle agevolazioni fiscali e contributive riconosciute in favore delle imprese e dei lavoratori autonomi localizzati nella zona franca urbana istituita nei comuni delle regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dagli eventi sismici di agosto 2016 (Ministero Sviluppo Economico – circolare 06 giugno 2019, n. 243317).

La Legge di Bilancio 2019 ha prorogato il periodo di fruizione delle agevolazioni già concesse per i periodi d’imposta 2019 e 2020 ed ha esteso le agevolazioni alle imprese che intraprendono una nuova attività economica all’interno della ZFU entro il 31 dicembre 2019, con esclusione dei soggetti esercenti attività di costruzioni appartenenti alla categoria “F” della codifica ATECO 2007 che, alla data del 24 agosto 2016, non avevano la sede legale o operativa nella citata ZFU.


Per il nuovo intervento di concessione delle agevolazioni nella ZFU è stato istituito un nuovo bando e sono disponibili € 141.700.000,00. Ai fini dell’accesso:
– i soggetti già beneficiari delle agevolazioni nell’ambito dei precedenti bandi, devono confermare in sede di presentazione dell’istanza, il mantenimento dei pertinenti requisiti già dichiarati in precedenza;
– i soggetti che all’interno della ZFU hanno avviato una nuova iniziativa economica, nel rispetto delle condizioni previste dalla Legge di Bilancio 2019, devono essere in possesso di tutti i requisiti di seguito descritti:
a) iscrizione del Registro delle Imprese alla data di presentazione dell’istanza;
b) disponibilità della sede legale o operativa ubicata all’interno della ZFU;
c) avvio dell’attività dal 31 dicembre 2017 al 31 dicembre 2019;
d) attività economica svolta, con esclusione del settore della pesca e dell’acquacoltura;
e) assenza di procedure concorsuali;
f) assenza di sanzioni interdittive;
g) adozione del regime fiscale ordinario.


Le istanze per l’accesso alle agevolazioni devono essere presentata esclusivamente in via telematica tramite la procedura informatica accessibile dal sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico. Ai fini della compilazione dell’istanza è richiesto il possesso di una PEC attiva.
Le istanze possono essere presentate a decorrere dalle ore 12:00 del 18 giugno 2019 e sino alle ore 12:00 del 18 luglio 2019.
Le agevolazioni concesse sono fruite in compensazione con il modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate

Regime forfetario: il Fisco risponde sulle cause ostative


Il Fisco con altre due risposte fornisce ulteriori chiarimenti sulle cause ostative all’applicazione del regime c.d. forfetario (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposte del 4 giugno 2019, n. 179 e n. 181).

Nel primo interpello, il contribuente istante ha rappresentato che da ottobre 2018 fino a dicembre 2018, è stato assunto da un’agenzia interinale affinché prestasse la propria attività lavorativa per una Fondazione;
– da dicembre 2018, è stato assunto a tempo indeterminato presso un’altra Fondazione e ha cessato di lavorare per quella precedente;
– da dicembre 2018, come precisato con la documentazione integrativa l’istante ha sottoscritto un accordo di collaborazione con la prima Fondazione, dopo aver rassegnato le dimissioni dall’agenzia interinale. Con la medesima documentazione integrativa, il contribuente ha rappresentato che la propria attività di collaborazione sarà esercitata prevalentemente nei confronti della prima Fondazione.
Il contribuente chiede, pertanto, circa la possibilità di avvalersi del regime forfetario.
La lettera d-bis) del comma 57 prevede che non possono avvalersi del regime forfetario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, a esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatorio ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
L’istante ritiene che l’attività lavorativa prestata a favore dell’Agenzia interinale non possa essere considerata collaborazione indiretta con la Fondazione, trattandosi di enti diversi che non hanno alcuna relazione tra di loro. Pertanto, reputa che l’attività di collaborazione prestata direttamente alla Fondazione possa fruire del regime forfetario di cui alla suddetta legge.
Per l’Agenzia delle Entrate il contribuente può aderire per il 2019 al regime forfetario in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e – ove ne sia accertata l’esistenza – comporterà la decadenza dal regime nel 2020.
Nel secondo interpello, invece, l’istante rappresenta di aver ceduto il 29 gennaio 2019 la propria quota di partecipazione in una s.n.c.. La contribuente intende aprire una partita Iva, come ditta individuale, svolgendo la medesima attività della società di cui sopra e aderendo al regime forfetario.
La lettera d) del comma 57 prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Ciò posto, per il Fisco, sul presupposto che l’istante abbia effettivamente dismesso la propria quota di partecipazione nella s.n.c. non sarebbe integrata la causa ostativa sopra indicata e, di conseguenza, l’istante non decadrebbe dal citato regime forfetario nel periodo d’imposta 2020 (ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti).