Online i “crediti ceduti” per ecobonus e sismabonus condominiali 2018


L’ecobonus e il sismabonus corrispondenti alle detrazioni fiscali per i lavori eseguiti nel 2018 sulle parti comuni degli edifici, e ceduti a soggetti terzi dagli stessi condòmini beneficiari delle detrazioni, sono disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate sulla “Piattaforma cessione crediti”. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 07 maggio 2019).


 


I singoli cessionari potranno accedere, tramite l’area autenticata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, all’apposita “Piattaforma cessione crediti”, per visualizzare e, in caso, accettare o rifiutare, le cessioni dei crediti comunicate all’Agenzia dagli amministratori di condominio. Per attivare questa funzionalità, due sono i passaggi obbligati: provvedere all’autenticazione sul sito dell’Agenzia e, a seguire, accedere alla piattaforma. Per far questo, il percorso da seguire è il seguente:
– accedere a La mia scrivania / Servizi per / Comunicare;
– cliccare sul collegamento “Piattaforma Cessione Crediti”.
Dopo l’accettazione, i crediti saranno visibili nel “cassetto fiscale” dei cessionari e potranno essere utilizzati in compensazione tramite modello F24, indicando i codici tributo 6890 (ecobonus) e 6891 (sismabonus). In alternativa, i cessionari potranno comunicare le eventuali ulteriori cessioni dei crediti ad altri soggetti, sempre attraverso la piattaforma, la cui procedura è composta da quattro distinte funzionalità: monitoraggio crediti; cessione crediti; accettazione crediti e lista movimenti.
Naturalmente, gli esiti delle operazioni effettuate sulla piattaforma sono immediatamente visibili per i soggetti coinvolti (cedente e cessionario) nelle varie aree della piattaforma stessa. Al riguardo, è corretto ricordare che l’accettazione e il rifiuto non possono essere parziali e sono irreversibili.
Il credito ceduto corrispondente alla detrazione per gli interventi effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali, finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica  può essere utilizzato in compensazione, tramite modello F24, indicando il codice tributo 6890, in dieci quote annuali di pari importo.
La “Piattaforma cessione crediti” potrà essere infine utilizzata anche per comunicare le eventuali ulteriori cessioni dei crediti relativi a lavori eseguiti nel 2017, già trasmesse lo scorso anno dagli amministratori di condominio all’Agenzia delle Entrate. Questi crediti ceduti sono già visibili nel cassetto fiscale dei cessionari e utilizzabili in compensazione, tramite modello F24.
Per chi volesse approfondire regole, contenuti e procedure relative al sismabonus e all’ecobonus sono disponibili due apposite guide fiscali nella relativa sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate, mentre in merito all’utilizzo della nuova “Piattaforma cessione crediti” è disponibile un manuale specifico che illustra e spiega le procedure da seguire passo dopo passo, guidando i contribuenti interessati nella compilazione dei diversi campi e riquadri.

Licenziamento illegittimo: tassazione dell’indennizzo per rinuncia alla lite

Con la recente Sentenza n. 11634 del 3 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha chiarito che le somme percepite dal lavoratore dipendente sulla base di un accordo transattivo con l’ex datore di lavoro a fronte della rinuncia alla lite per licenziamento illegittimo sono soggette a tassazione separata, applicando i criteri previsti per il TFR.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso cartella esattoriale nei confronti del contribuente per recuperare le maggiori somme a titolo di IRPEF calcolate su redditi a tassazione separata, costituiti dall’indennizzo percepito sulla base di un accordo transattivo con l’ex datore di lavoro a fronte della rinuncia alla lite per licenziamento illegittimo. L’Ufficio ha contestato, in particolare, l’errata applicazione dei criteri di determinazione dell’aliquota IRPEF previsti per “altri redditi soggetti a tassazione separata” in luogo di quelli previsti per “altre indennità e somme percepite in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro”.
I giudici tributari hanno deciso l’annullamento della cartella di pagamento, ritenendo illegittima la pretesa tributaria, in quanto l’importo non era riferito a trattamento di fine rapporto, bensì a somme dovute a titolo di transazione derivante da verbale di conciliazione e quindi riconducibili tra gli “altri redditi soggetti a tassazione separata”, come dal sostituto d’imposta.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Le modalità di determinazione dell’IRPEF dovuta per i redditi a tassazione separata sono differenziate in ragione della natura delle somme e dei compensi che concorrono alla formazione di detti redditi. In particolare:
– per le indennità di fine rapporto di lavoro subordinato e le altre indennità e somme percepite una volta tanto in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro, l’imposta è calcolata in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione;
– per gli “altri redditi” soggetti a tassazione separata l’imposta è dovuta in base all’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto alla percezione.
Nel caso esaminato, la controversia non riguarda la tassazione separata delle somme percepite dal lavoratore per effetto della transazione relativa alla cessazione del rapporto di lavoro, né tantomeno il fatto che le somme siano state percepite per effetto di un accordo transattivo stipulato per porre fine alla lite intentata dallo stesso lavoratore a seguito di licenziamento, ma i criteri applicati per il calcolo dell’imposta:
– l’Ufficio ritiene applicabili quelli previsti per il TFR, che determinano un’imposta maggiore;
– il contribuente ha applicato quelli previsti per gli “altri redditi soggetti a tassazione separata”, più favorevoli.
La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari e dichiarato la legittimità della pretesa tributaria, osservando che trattandosi di somme percepite dal lavoratore dipendente a seguito di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro, le stesse sono soggette alle modalità di tassazione previste per il trattamento di fine rapporto. In proposito, la Corte Suprema ha precisato che anche se può apparire che l’importo tassato non si riferisca al trattamento di fine rapporto, comunque le somme percepite a seguito di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro sono tassate secondo le modalità previste per il TFR, come nel caso di specie.

IMU/TASI: aggiornamento dei coefficienti per i fabbricati a valore contabile


Aggiornamento dei coefficienti IMU e TASI, per l’anno 2019, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale D (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 06 maggio 2019).

Agli effetti dell’applicazione dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI) dovuti per l’anno 2019, per la determinazione del valore dei fabbricati in oggetto, i coefficienti di aggiornamento sono stabiliti nelle seguenti misure: per l’anno 2019 = 1,02; per l’anno 2018 = 1,03; per l’anno 2017 = 1,04; per l’anno 2016 = 1,04; per l’anno 2015 = 1,05; per l’anno 2014 = 1,05; per l’anno 2013 = 1,05; per l’anno 2012 = 1,08; per l’anno 2011 = 1,11; per l’anno 2010 = 1,13; per l’anno 2009 = 1,14; per l’anno 2008 = 1,18; per l’anno 2007 = 1,22; per l’anno 2006 = 1,26; per l’anno 2005 = 1,29; per l’anno 2004 = 1,37; per l’anno 2003 = 1,41; per l’anno 2002 = 1,47; per l’anno 2001 = 1,50; per l’anno 2000 = 1,55; per l’anno 1999 = 1,57; per l’anno 1998 = 1,60; per l’anno 1997 = 1,64; per l’anno 1996 = 1,69; per l’anno 1995 = 1,74; per l’anno 1994 = 1,79; per l’anno 1993 = 1,83; per l’anno 1992 = 1,85; per l’anno 1991 = 1,88; per l’anno 1990 = 1,97; per l’anno 1989 = 2,06; per l’anno 1988 = 2,15; per l’anno 1987 = 2,33; per l’anno 1986 = 2,51;


per l’anno 1985 = 2,69; per l’anno 1984 = 2,87; per l’anno 1983 = 3,05; per l’anno 1982 e anni precedenti = 3,23.


Utilizzo dati spese sanitarie e veterinarie nel 730 preocompilato


L’Agenzia delle entrate con provvedimento 06 maggio 2019, n. 115304 definisce le modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie e delle spese veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata, a decorrere dall’anno d’imposta 2019.

Ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi, le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i policlinici universitari, le farmacie, pubbliche e private, i presidi di specialistica ambulatoriale, le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari e gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri, inviano al Sistema Tessera Sanitaria, i dati relativi alle prestazioni erogate nel 2015 ad esclusione di quelle già previste ai fini della loro messa a disposizione dell’Agenzia delle entrate. Le specifiche tecniche e le modalità operative relative alla trasmissione telematica dei dati sono rese disponibili sul sito internet del Sistema Tessera Sanitaria.
Il Mef ha previsto la trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie sostenute dalle persone fisiche, a partire dal 1° gennaio 2016, da parte degli esercenti l’attività di distribuzione al pubblico di farmaci che hanno ottenuto il codice identificativo univoco previsto dal Ministro della salute (ad esempio le “parafarmacie”), degli iscritti agli albi professionali degli psicologi, degli infermieri, delle ostetriche/i e dei tecnici sanitari di radiologia medica e degli esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di ottico che hanno effettuato la comunicazione al Ministero della salute. Il MEF ha previsto altresì la trasmissione telematica, da parte degli iscritti agli albi professionali dei veterinari, dei dati delle spese veterinarie sostenute dalle persone fisiche, a partire dal 1° gennaio 2016, riguardanti determinate tipologie di animali.
Al riguardo sono state definite le modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria dai soggetti di cui sopra, con riferimento alle modalità di accesso ai dati aggregati, alla consultazione dei dati di dettaglio da parte del contribuente, all’opposizione dell’assistito a rendere disponibili gli stessi dati all’Agenzia delle entrate, alla registrazione delle operazioni di trattamento degli accessi e alla conservazione dei dati per le finalità di controllo.
A partire dall’anno d’imposta 2017, è stata inoltre prevista la possibilità per il contribuente di rettificare i dati delle spese sanitarie e veterinarie, nell’ambito di un servizio per la compilazione agevolata del quadro relativo agli oneri deducibili e detraibili della dichiarazione dei redditi.
È stata, poi, prevista la trasmissione telematica, da parte delle strutture sanitarie militari dei dati delle spese sanitarie sostenute presso le medesime strutture dalle persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2019.
Il provvedimento in oggetto, pertanto, stabilisce le modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie e veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata a partire dall’anno d’imposta 2019, recependo le novità introdotte dal MEF relative alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie da parte delle strutture sanitarie militari.
Con lo stesso provvedimento, inoltre, a decorrere dall’anno d’imposta 2019, viene spostato in avanti di otto giorni (dal periodo 1°-28 febbraio al periodo 9 febbraio-8 marzo dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento) l’intervallo temporale entro il quale il contribuente può esercitare l’opposizione all’utilizzo dei dati delle spese sanitarie in dichiarazione pre-compilata in relazione ad ogni singola voce. Ciò al fine di rendere più agevole l’esercizio dell’opposizione all’utilizzo dei dati delle spese sanitarie anche con riferimento ai dati rettificati entro cinque giorni dalla scadenza del 31 gennaio.
Di conseguenza, viene rinviato di otto giorni anche il termine entro il quale il Sistema Tessera Sanitaria mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati consolidati relativi alle spese sanitarie sostenute nel periodo d’imposta precedente e ai relativi rimborsi effettuati nell’anno precedente. Il nuovo termine viene fissato al 9 marzo di ciascun anno successivo al periodo d’imposta di riferimento.
Al fine di uniformare i termini di trasmissione dei dati all’Agenzia delle entrate, viene spostato al 9 marzo anche il termine entro il quale il Sistema Tessera Sanitaria mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati relativi alle spese veterinarie sostenute nel periodo d’imposta precedente e ai relativi rimborsi effettuati nell’anno precedente.

Provvigioni fatturate all’ex datore di lavoro: applicazione del regime forfetario

Per il 2019, la presenza della causa ostativa relativa all’attività esercitata “prevalentemente” nei confronti di datori di lavoro ovvero di soggetti direttamente o indirettamente a essi riconducibili con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta va valutata entro la fine dell’anno e se sussiste comporta la fuoriuscita dal regime dal 2020 (Risposta a interpello n. 134 del 2019).

IL CASO


Un agente di commercio ha iniziato l’attività nel corso del 2018, esercitandola prevalentemente nei confronti dell’ex datore di lavoro, con applicazione del regime forfetario.
Per il 2019 intende applicare ancora il regime forfetario, considerato che prevede di fatturare all’ex datore di lavoro provvigioni in misura inferiore al 50 per cento del fatturato complessivo.


PARERE DEL FISCO


In tema di cause ostative all’applicazione del regime forfetario, la disciplina ne prevede l’esclusione in alcune ipotesi di compresenza di redditi di lavoro dipendente. In particolare, sono esclusi dal regime forfetario:
– in base alla disciplina applicabile fino al 31 dicembre 2018, i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato;
– con effetto dal 1° gennaio 2019, in luogo della suddetta causa, le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
Dunque, mentre nella prima versione la causa ostativa fa espresso riferimento alla verifica della percezione di redditi di lavoro dipendente e assimilati nell’anno precedente, la nuova versione fa riferimento alla condizione di “prevalenza” dell’attività esercitata nei confronti di datori di lavoro ovvero di soggetti direttamente o indirettamente a essi riconducibili con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che la verifica del requisito della prevalenza va effettuata solo al termine del periodo d’imposta.
Nel caso in esame, dunque, l’agente di commercio può adottare il regime forfetario anche per il 2019, considerato che la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e – ove ne sia accertata l’esistenza – comporterà la decadenza dal regime nel 2020. Se però, alla fine del 2019 i compensi percepiti nei confronti dell’ex datore di lavoro o di soggetti allo stesso direttamente o indirettamente riconducibili, risultano inferiori al 50 per cento del fatturato complessivo, il requisito di prevalenza non può ritenersi integrato e, dunque, neanche la causa ostativa; in tal caso, continua ad essere applicabile il regime forfetario anche nel 2020.

Accertamento sintetico, la prova contraria deve essere documentata


L’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente sia costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta (Corte di Cassazione – ordinanza n. 11800/2019).

L’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta. Inoltre, l’entità dei redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione.
E’ richiesta quindi qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), ossia una prova documentale dell’entità e dell’utilizzo.
In tal senso è fondamentale il riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi, di tipo quantitativo e temporale, la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi.

Novità per il fondo di garanzia per le PMI


Approvate le misure di accantonamento a titolo di coefficiente di rischio, articolate in funzione della rischiosità dei soggetti beneficiari (Ministero Sviluppo Economico – decreto 24 aprile 2019).

Ai fini del monitoraggio della rischiosità degli impieghi del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato le misure di accantonamento a titolo di coefficiente di rischio, articolate in funzione della rischiosità dei soggetti beneficiari.
Rientrano tra i soggetti beneficiari, le PMI e i professionisti, ad esclusione dei soggetti operanti nel settore finanziario e assicurativo e nei settori dell’agricoltura e della pesca. Sono inclusi anche le mid-cap, ossia, le imprese, diverse dalle PMI, che hanno un numero di dipendenti non superiore a 499.
La garanzia è concessa in favore dei suddetti soggetti beneficiari, con le seguenti modalità:
– garanzia diretta, su richiesta dei soggetti finanziatori;
– controgaranzia e riassicurazione, su richiesta dei soggetti garanti.


Le misure di accantonamento trovano applicazione a decorrere dalla data di entrata in vigore delle “condizioni di ammissibilità e disposizione di carattere generale del Fondo”.

Obblighi informativi sulla vendita di beni tramite piattaforme digitali



Introdotti obblighi di natura informativa per le vendite a distanza di beni diversi da cellulari, tablet, computer e laptop, effettuate tramite piattaforme elettroniche (art. 13, D.L. n. 34/2019).


I soggetto passivi che facilitano, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica (mercato virtuale, piattaforma, portale o mezzi analoghi), le vendite a distanza di beni importati o le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE, per ciascun fornitore, sono tenuti a trasmettere all’Agenzia delle entrate entro il mese successivo a ciascun trimestre:
– la denominazione, la residenza o il domicilio, l’indirizzo di posta elettronica;
– il numero totale delle unità vendute in Italia;
– a scelta del soggetto passivo, per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita.
Il primo invio di dati deve essere effettuato nel mese di luglio 2019.
Il soggetto è considerato debitore d’imposta per le vendite a distanza per le quali non ha trasmesso, o ha trasmesso in modo incompleto, i dati richiesti presenti sulla piattaforma, qualora non dimostri che l’imposta è stata assolta dal fornitore.
Le disposizioni in esame si applicano fino al 31 dicembre 2020.
Le vendite a distanza e le cessioni di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop acquistano efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2021. Il soggetto passivo che ha facilitato tramite l’uso di un’interfaccia elettronica (mercato virtuale, piattaforma, portale o mezzi analoghi) le vendite a distanza di cui di cui sopra, nel periodo compreso tra il 13 febbraio e la data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, invia i dati relativi a dette operazioni nel mese di luglio 2019.

Chiarimenti sul periodo di perfezionamento del tirocinio dal CNDCEC


Fornite precisazioni dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili sul termine entro il quale il tirocinante debba conseguire il titolo di studio per il perfezionamento del periodo di tirocinio (PO 45/2019).

Nel caso di specie di tirocinante in possesso di laurea triennale in Economia e gestione aziendale iscritta nella sezione A del registro nel 2011 in quanto iscritta ad un corso di laurea in convenzione, senza aver ancora comunicato il conseguimento della laurea specialistica (ed in generale in tutti i casi analoghi), è opportuno che il Consiglio dell’Ordine ogni anno si faccia rilasciare dalla tirocinante la dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante l’iscrizione al nuovo anno accademico per poi verificarne la veridicità tramite accertamento d’ufficio presso l’Università. In mancanza di iscrizione, infatti, verrebbe meno il requisito per la permanenza nella sezione A del registro con conseguente possibilità da parte dell’Ordine di procedere alla cancellazione dal registro stesso, previo eventuale rilascio del certificato di compimento del tirocinio sezione B nel caso in cui la tirocinante sia in possesso di laurea triennale delle classi che consentono l’iscrizione nella sezione B del registro.


Ok del Garante Privacy a processi automatizzati antievasione

Il Garante della Privacy fornisce parere favorevole alla sperimentazione di processi automatizzati per la lotta all’evasione fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, basati sull’utilizzo di informazioni presenti nell’archivio dei rapporti finanziari e di informazioni scambiate con amministrazione estere, per la selezione di potenziali evasori (Nota 29 aprile 2019, n. 452)

L’Agenzia delle Entrate ha sottoposto al vaglio del Garante per la Privacy due schemi di provvedimenti per la sperimentazione di nuovi sistemi antievasione:
– uno riguarda comunicazioni di compliance nei confronti di contribuenti che non hanno dichiarato, in tutto o in parte, le attività finanziarie detenute all’estero nel 2016, come previsto dalla disciplina sul monitoraggio fiscale, nonché gli eventuali redditi percepiti in relazione a tali attività estere. La selezione dei contribuenti destinatari delle comunicazioni sarà effettuata in forma automatizzata sulla base dello scambio di informazioni con le amministrazioni estere, valutando i rapporti con operatori finanziari all’estero non coerenti con le informazioni in possesso del Fisco;
– l’altro riguarda l’analisi del rischio di evasione, con l’estensione all’anno 2014-2015 della sperimentazione della procedura di selezione basata sull’utilizzo delle informazioni presenti nell’Archivio dei rapporti finanziari. La selezione dei contribuenti interessati sarà effettuata in forma automatizzata valutando le incongruenze tra i redditi dichiarati e i loro rapporti bancari e finanziari.
Il Garante per la privacy ha dato il via libera alla sperimentazione dei suddetti processi automatizzati per la lotta all’evasione fiscale, ma nel rispetto di precise garanzie a salvaguardia dei diritti dei cittadini.
L’Agenzia delle Entrate, dunque, potrà iniziare ad utilizzare in via sperimentale modelli predittivi del rischio evasione attraverso la selezione automatizzata di posizioni fiscali dei potenziali evasori, anche mediante lo scambio di informazioni con amministrazioni estere e l’interrogazione dell’Archivio dei rapporti finanziari.
A tal fine, però, devono essere individuate espressamente, ancorché in forma sintetica, le misure di garanzia in termini organizzativi e di sicurezza informatica a tutela degli interessati, nonché le informazioni messe a disposizione della Guardia di Finanza e le relative modalità di comunicazione. Tali garanzie riguardano, in particolare:
– la qualità dei dati utilizzati per la selezione dei contribuenti;
– i tempi di conservazione dei dati;
– il diritto del contribuente a essere correttamente informato e di veder garantite adeguate modalità di coinvolgimento;
– la necessità di condurre controlli periodici sull’esattezza dei dati e di adottare misure volte a ridurre i rischi relativi a errate rappresentazioni della capacità contributiva, che potrebbero recare ingiustificati pregiudizi agli interessati.
Ulteriori garanzie sono state richieste dal Garante con riferimento alla condivisione con la Guardia di Finanza delle informazioni relative ai rapporti finanziari.
In ogni caso, l’Agenzia delle Entrate è obbligata ad inviare un avviso ai contribuenti sotto accertamento affinché provvedano a regolarizzare la propria posizione.
Riguardo alla legittimità e proporzionalità dei nuovi sistemi antievasione, il Garante per la Privacy ricorda che la selezione automatizzata dei contribuenti trova la sua base giuridica in una serie di norme nazionali, così come richiesto dal Regolamento Ue, che consente tali trattamenti nel caso in cui siano ammessi dalla normativa dello Stato membro, sulla base di precise misure a tutela delle persone, e siano autorizzati dall’Autorità garante.
Allo scopo di evitare possibili discriminazioni o pregiudizi, inoltre, i processi automatizzati dovranno garantire massima sicurezza e trasparenza, anche riguardo alla logica alla base degli algoritmi utilizzati.