Il “decreto crescita” modifica il regime forfetario


I contribuenti che applicano tale regime non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte, ad eccezione delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e di quelle sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. (art. 6 DL n. 34/2019).

I contribuenti che applicano il regime forfetario, fermo restando l’obbligo di conservare i documenti ricevuti ed emessi, sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili. La dichiarazione dei redditi è presentata nei termini e con le modalità definiti nel regolamento recante modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’imposta regionale sulle attività produttive e all’imposta sul valore aggiunto.
I contribuenti in esame non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte, ad eccezione delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e di quelle sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente; tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi.
La modifica apportata dal decreto legge in oggetto ha effetto a decorrere dal 1° gennaio 2019. L’ammontare complessivo delle ritenute, relative alle somme già corrisposte precedentemente al 1° maggio 2019, data di entrata in vigore del presente decreto, è trattenuto, a valere sulle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese successivo a tale data, in tre rate mensili di uguale importo, e versato nei termini di legge (art. 8, dpr n. 602/1973).
Quanto previsto sopra relativamente alle ritenute vale a decorrere dal 1° gennaio 2020, anche per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, che nel periodo d’imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione hanno conseguito ricavi o percepito compensi compresi tra 65.001 euro e 100.000 euro ragguagliati ad anno, e che possono applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, determinato nei modi ordinari, un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito, delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive con l’aliquota del 20 per cento.

Regime speciale per lavoratori impatriati: cambia dal 2020

Rafforzate le misure incentivanti per i lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia a decorrere dal 1° gennaio 2020. L’accesso al “regime speciale per i lavoratori impatriati”, viene esteso ad una platea di beneficiari più ampia, e contestualmente vengono semplificate le condizioni di accesso, aumentata la quota di reddito esente e introdotte maggiori agevolazioni fiscali per ulteriori cinque anni in presenza di determinati requisiti.

Con il Decreto Crescita, tra l’altro, viene modificato il “regime speciale per i lavoratori impatriati” (articolo 5, commi 1, 2 e 3). Come accennato, le nuove disposizioni relative al “regime speciale per i lavoratori impatriati” si applicano ai soggetti che si trasferiscono in Italia a decorrere dal 2020.
In base alle nuove disposizioni, potranno optare per il regime agevolato i lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, a condizione che non siano stati residenti in Italia nei 2 periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento (in precedenza era richiesto un periodo di non residenza in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti il trasferimento).
Sono richieste inoltre le seguenti condizioni:
– l’impegno a risiedere in Italia per almeno 2 anni;
– che l’attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio italiano.
Vengono eliminate, dunque, due condizioni di accesso al regime speciale previste dall’attuale disciplina:
– quella secondo cui l’attività lavorativa deve essere svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
-e quella che limita i benefici ai lavoratori che rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Un’altra modifica riguarda la tipologia di redditi prodotti in Italia dai “lavoratori impatriati” per i quali è possibile godere della tassazione agevolata. Per effetto delle modifiche, infatti, sono agevolabili i redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (prima non previsti) e i redditi di lavoro autonomo. Inoltre, il regime speciale potrà essere applicato anche ai redditi d’impresa prodotti da lavoratori impatriati che avviano un’attività in Italia a partire dal 1° gennaio 2020.
Per quanto concerne il periodo agevolato, viene prevista l’applicazione del regime speciale a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato e per i 4 periodi d’imposta successivi (quindi non è cambiato). Viene aggiunta, però, la previsione che riconosce l’applicazione del regime speciale impatriati per ulteriori 5 periodi d’imposta, con maggiori agevolazioni fiscali. In particolare:
– ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido pre-adottivo, negli ulteriori 5 periodi di imposta, i redditi agevolati concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare;
– ai lavoratori con almeno un tre figli minorenni o a carico, anche in affido pre-adottivo, negli ulteriori 5 periodi di imposta, i redditi agevolati concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% del loro ammontare;
– ai lavoratori che diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti al trasferimento (l’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà), negli ulteriori 5 periodi di imposta, i redditi agevolati concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare;


Proprio con riferimento alla misura dell’agevolazione, per i primi 5 periodi di applicazione del “regime speciale” viene elevata dal 50% al 70% la percentuale di esenzione del reddito. Quindi, per i lavoratori impatriati che si trasferiscono in Italia a decorrere dal 2020 i redditi agevolati concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 30% del loro ammontare. Tuttavia, se gli stessi lavoratori trasferiscono la residenza in una delle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia la predetta percentuale di reddito imponibile si riduce al 10%.
Infine, una disposizione specifica viene introdotta per i cittadini italiani all’estero non iscritti all’AIRE che rientrano in Italia, e che hanno avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per i 2 periodi d’imposta precedenti il trasferimento della residenza in Italia. In particolare:
– quelli che rientrano in Italia a decorrere dal 1° gennaio 2020, potranno accedere ai benefici fiscali del regime speciale per i lavoratori impatriati secondo le nuove disposizioni;
– quelli che rientrano in Italia entro il 31 dicembre 2019, potranno accedere ai benefici fiscali del regime speciale per i lavoratori impatriati secondo le disposizioni in vigore al 31 dicembre 2018, con riferimento ai periodi d’imposta per i quali siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado del giudizio nonché per i periodi d’imposta per i quali non sono decorsi i termini di accertamento. Non si fa luogo, in ogni caso, al rimborso delle imposte versate in adempimento spontaneo.


Camere di Commercio: ridefiniti i servizi


Il Ministero dello Sviluppo Economico ha ridefinito i servizi che il sistema delle camere di commercio è tenuto a fornire sull’intero territorio nazionale (Ministero Sviluppo Economico – decreto 07 marzo 2019).

Le camere di commercio sono tenute a svolgere funzioni promozionali, amministrative ed economico. Con riferimento alle funzioni promozionali, le Camere di commercio devono svolgere prioritariamente le attività relative a:
– iniziative a sostegno dei settori del turismo e della cultura;
– iniziative a sostegno dello sviluppo d’impresa;
– qualificazione delle imprese, delle filiere e delle produzioni.


Con riguardo alle funzioni amministrative ed economiche, il sistema camerale è tenuto a svolgere su tutto il territorio nazionale le seguenti funzioni:
– gestione del registro delle imprese, albi ed elenchi;
– gestione suap e fascicolo elettronico;
– tutela della fede pubblica e del consumatore e regolazione del mercato;
– informazione, vigilanza e controllo su sicurezza e conformità dei prodotti;
– sanzioni amministrative;
– metrologia legale;
– registro nazionale protesti;
– servizi di composizione delle controversie e delle situazioni di crisi;
– rilevazione prezzi/tariffe e borse merci;
– tutela della proprietà industriale;
– servizi di informazione, formazione e assistenza all’export;
– servizi certificativi per l’export;
– gestione punti impresa digitale;
– servizi connessi all’agenda digitale;
– orientamento;
– percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento e formazione per il lavoro;
– supporto incontro d/o di lavoro;
– certificazione competenze;
– tenuta albo gestori ambientali;
– pratiche ambientali e tenuta registri in materia ambientale;
– osservatori economici.

Entrate degli enti territoriali: possibilità di definizione agevolata

L’articolo 15 del Decreto Crescita (in fase di conversione in legge) introduce la possibilità per le regioni e gli enti locali di disciplinare la definizione agevolata per le proprie entrate, anche tributarie, con l’esclusione delle sanzioni.

Le regioni, le province, le città metropolitane ed i comuni possono disciplinare la definizione agevolata delle proprie entrate, anche tributarie, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale, notificati negli anni dal 2000 al 2017 dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione.
Gli enti territoriali che intendono dare attuazione alla definizione agevolata dovranno approvare la relativa disciplina entro il 29 giugno 2019 con proprio provvedimento, che dovrà essere pubblicato entro 30 giorni dall’adozione nel sito internet istituzionale dell’ente.
Ferma restando l’autonomia di ciascun ente territoriale all’adozione della definizione agevolata, il Decreto Crescita stabilisce che la stessa presuppone l’esclusione delle sanzioni relative alle entrate oggetto di definizione.
Con il provvedimento suddetto, inoltre, ciascun ente territoriale deve stabilire:
– il numero di rate e la relativa scadenza, che non può superare il 30 settembre 2021;
– le modalità con cui il debitore manifesta la sua volontà di avvalersi della definizione agevolata;
– i termini per la presentazione dell’istanza in cui il debitore indica il numero di rate con il quale intende effettuare il pagamento, nonché la pendenza di giudizi aventi a oggetto i debiti cui si riferisce l’istanza stessa, assumendo l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi;
– il termine entro il quale l’ente territoriale o il concessionario della riscossione trasmette ai debitori la comunicazione nella quale sono indicati l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata, quello delle singole rate e la scadenza delle stesse.
L’adesione alla definizione agevolata da parte del contribuente attraverso la presentazione della relativa istanza, determina automaticamente la sospensione dei termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme oggetto di definizione.
In caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una delle rate in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme, la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme oggetto dell’istanza. In tale caso, i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto.
In ogni caso, sono esclusi dalla definizione i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione recanti:
– le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
– i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
– le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
– le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali;
Per le sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada di competenza degli enti territoriali, la definizione agevolata si applica limitatamente agli interessi.

Il “DECRETO CRESCITA” è in Gazzetta Ufficiale


Il decreto recante “Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi” pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 100 del 30 aprile 2019 entra in vigore il 1° maggio e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. (Decreto Legge 30 aprile 2019, n. 34).

Nel decreto in oggetto sono contenute diìverse disposizioni a carattere fiscale. Tra queste, le principali misure sono:


– Super ammortamento per i beni strumentali nuovi (art. 1)
Ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi, esclusi i veicoli e gli altri mezzi di trasporto per i quali sono previsti specifici limiti di deduzione, dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre 2019, ovvero entro il 30 giugno 2020, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, il costo di acquisizione è maggiorato del 30 per cento. La maggiorazione del costo non si applica sulla parte di investimenti complessivi eccedenti il limite di 2,5 milioni di euro.
– Revisione mini-IRES (art. 2)
A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021, il reddito d’impresa dichiarato dalle società e dagli enti, fino a concorrenza dell’importo corrispondente agli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili, nei limiti dell’incremento di patrimonio netto, è assoggettato all’aliquota del 24 ridotta di 3,5 punti percentuali; per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 e per i due successivi la stessa aliquota è ridotta, rispettivamente, di 1,5 punti percentuali, di 2,5 punti percentuali, di 3 punti percentuali. Alla quota di reddito assoggettata all’aliquota ridotta di cui al periodo precedente, l’addizionale, si applica in misura corrispondentemente aumentata.
– Deducibilità IMU dalle imposte sui redditi (art. 3)
Maggiorata la deducibilità dell’Imu relativa agli immobili strumentali: a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021 la deduzione è pari al 70 per cento; per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 tale deduzione è applicata nella misura del 50 per cento e per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 e al 31 dicembre 2020 nella misura del 60 per cento.
– Modifiche alla disciplina del Patent box (art. 4)
A decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, i soggetti titolari di reddito di impresa che optano per il regime agevolativo possono scegliere di determinare e dichiarare il reddito agevolabile, indicando le informazioni necessarie alla predetta determinazione in idonea documentazione predisposta da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. I soggetti che esercitano l’opzione prevista ripartiscono la variazione in diminuzione in tre quote annuali di pari importo da indicare nella dichiarazione dei redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in cui viene esercitata tale opzione e in quelle relative ai due periodi d’imposta successivi.
In caso di rettifica del reddito escluso dal concorso alla formazione del reddito d’impresa ai sensi del regime agevolativo di cui sopra, determinato direttamente dai soggetti ivi indicati, da cui derivi una maggiore imposta o una differenza del credito, la sanzione per infedele dichiarazione non si applica qualora, nel corso di accessi, ispezioni, verifiche o di altra attività istruttoria, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione idonea a consentire il riscontro della corretta determinazione della quota di reddito escluso.
– Rientro dei cervelli (art. 5)
I redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30 per cento del loro ammontare al ricorrere delle seguenti condizioni:
a) i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni;
b) l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.
Il presente regime si applica anche ai redditi d’impresa prodotti dai soggetti che avviano un’attività d’impresa in Italia, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.
La percentuale del 30 per cento è ridotta al 10 per cento per i soggetti che trasferiscono la residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.
I cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.
– Modifiche al regime dei forfetari (art. 6)
A decorrere dal 1° gennaio 2019, i contribuenti in regime forfetario che si avvalgono di dipendenti e collaboratori, sono tenuti a effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati. L’ammontare complessivo delle ritenute, relative alle somme già corrisposte precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto, è trattenuto, a valere sulle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, in tre rate mensili di uguale importo, e versato nei termini.
Ciò vale anche per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, dal 1° gennaio 2020 sceglieranno di applicare il regime dell’imposta sostitutiva del 20% introdotto dalla legge di bilancio 2019.
– Incentivi per l’edilizia (art. 7)
Sino al 31 dicembre 2021, per i trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi dieci anni, provvedano alla demolizione e ricostruzione degli stessi, conformemente alla normativa antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente ove consentita dalle vigenti norme urbanistiche, nonché all’alienazione degli stessi, si applicano l’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200 ciascuna. Nel caso in cui non si verificano le condizioni di cui al primo periodo, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sanzione pari al 30 per cento delle stesse imposte. Sono altresì dovuti gli interessi di mora a decorrere dall’acquisto dell’immobile di cui al secondo periodo.
– Sisma bonus (art. 8)
Il bonus previsto per le zone classificate a rischio sismico 1 viene esteso agli interventi realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 2 e 3.
– Trattamento fiscale di strumenti finanziari convertibili (art. 9)
I maggiori o minori valori che derivano dall’attuazione di specifiche previsioni contrattuali che governano gli strumenti finanziari, diversi da azioni e titoli similari, se hanno specifiche caratteristiche, non concorrono alla formazione del reddito imponibile degli emittenti ai fini dell’imposta sul reddito delle società e del valore della produzione netta.
Modifiche agli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico (art. 10)
Per gli interventi di efficienza energetica, il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo.
Per gli interventi di adozione di misure antisismiche, il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo.
Credito d’imposta per i distributori di carburante (art. 16)
Agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante spetta un credito d’imposta pari al 50 per cento del totale delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate, a partire dal 1° luglio 2018, tramite sistemi di pagamento elettronico mediante carte di credito, emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria. Ciò vale con riferimento alle cessioni di carburanti effettuate nei confronti sia di esercenti attività d’impresa, arte e professioni sia di consumatori finali. Nel caso in cui gli esercenti di impianti di distribuzione di carburante non contabilizzino separatamente le commissioni addebitate per le transazioni effettuate diverse da quelle per cessioni di carburante, il credito d’imposta spetta per la quota parte delle commissioni calcolata in base al rapporto tra il volume d’affari annuo derivante da cessioni di carburante e il volume d’affari annuo complessivo.

Autofatture elettroniche: chiarimenti per il grossista di prodotti agricoli


Il grossista di prodotti agricoli che li acquista presso agricoltori esonerati da Iva, deve numerare progressivamente le fatture emesse aggiungendo delle lettere identificative legate alle iniziali della propria denominazione (Agenzia Entrate – risposta n. 132/2019).

I nuovi obblighi di fatturazione elettronica non hanno alcuna incidenza sulle modalità di emissione delle autofatture elettroniche da parte dei cessionari/committenti che acquistano prodotti agricoli da agricoltori esonerati dall’assolvimento dell’Iva.


In tal senso, in caso di acquisti di prodotti agricoli da agricoltori in regime di esonero, il commerciante grossista deve numerare progressivamente le autofatture elettroniche emesse aggiungendo delle lettere di identificazione legate alle iniziali della propria denominazione cosi da evitare duplicazioni od ostacolo all’attività di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Regime cd. forfetario: applicazione delle cause ostative


Ulteriori chiarmenti sono forniti dall’Agenzia delle entrate sulle cause ostative relative all’applicazione del regime forfetario con la risposta del 30 aprile 2019, n. 133.

La legge n. 190 del 2014, all’articolo 1, commi da 54 a 89, ha introdotto un regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. La legge di bilancio 2019 ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime forfetario. Tra le altre modifiche apportate, si rileva la riformulazione di alcune delle cause ostative all’applicazione del regime forfetario e, per quanto concerne il quesito posto dall’istante, di quella di cui alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014.
In particolare, tale lettera prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
Per completezza, affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e
2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
In assenza di una delle predette condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario. Riguardo alla decorrenza della causa ostativa, la medesima circolare precisa che ai fini della verifica delle stessa assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che solo nell’anno di applicazione del regime può essere verificata la riconducibilità diretta o indiretta delle attività economiche svolte dalla s.r.l. a quelle esercitate dal contribuente in regime forfetario.
Nella fattispecie contenuta nella risposta in oggetto, l’istante esercita l’attività di mediazione immobiliare (codice Ateco 68.31.00) ed è attualmente titolare di una quota di partecipazione al capitale sociale di una S.r.l. (codice Ateco 68.31.00) nella misura del 72 per cento nonché amministratore della stessa; l’attività esercitata è, quindi, riconducibile a quella della società in cui possiede la partecipazione. L’interpellante fa presente di aver superato, nel corso del periodo d’imposta 2018, la soglia dei ricavi prevista per poter usufruire del regime dei minimi, pur restando al di sotto del limite previsto dal regime forfetario. L’interpellante chiede se, tenuto conto della pubblicazione della legge di bilancio del 2019 nonché dell’assenza di una disposizione normativa transitoria che preveda una finestra temporale volta a consentire al contribuente di poter rimuovere in tempo utile le cause ostative, possa operare nel corrente anno d’imposta 2019 per la propria attività professionale con il c.d. nuovo regime forfetario come modificato dalla legge di bilancio 2019.
Per l’Amministrazione finanziaria il contribuente può aderire per il 2019 al regime forfetario in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e – ove ne sia accertata l’esistenza – comporterà la decadenza dal regime nel 2020.
Con riferimento al caso di specie, si rileva il ricorrere della prima condizione, costituita dal controllo diretto di cui all’articolo 2359, primo comma, n. 1, del codice civile.
Con riferimento alla seconda condizione, dal momento che i codici ATECO delle due attività rispettivamente svolte dall’istante e dalla società a responsabilità limitata controllata appartengono alla medesima sezione ATECO (la sezione L), la riconducibilità delle due attività economiche esercitate è da ritenersi sussistente, considerato che la persona fisica che usufruisce del regime forfetario percepisce compensi di amministratore, tassabili con imposta sostitutiva, dalla società a responsabilità limitata controllata, la quale, a sua volta, deduce dalla propria base imponibile i correlativi componenti negativi di reddito.
Pertanto, essendo integrata la causa ostativa di cui alla lettera d), l’istante decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020, ferma restando comunque l’applicabilità del regime forfetario nel periodo d’imposta 2019.
Tuttavia, considerato che i chiarimenti interpretativi da cui discende, nel caso di specie, la decadenza dal regime forfetario sono sopraggiunti con la pubblicazione di un documento di prassi (circolare n. 9/E del 10 aprile 2019), qualora non sia effettuata alcuna cessione di beni o prestazione di servizi a qualsiasi titolo, ivi compreso per l’attività di amministratore, da parte dell’istante alla s.r.l. controllata a decorrere dalla predetta data di pubblicazione del menzionato documento e se l’istante dovesse cessare dalla carica di amministratore della s.r.l. controllata, lo stesso non decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.

Pensione d’invalidità: gli arretrati sono soggetti a tassazione separata

Con la recente Ordinanza n. 10887 del 18 aprile 2019 la Corte di Cassazione ha affermato che gli arretrati della pensione di invalidità percepiti all’esito di un contenzioso previdenziale devono ritenersi assoggettati a tassazione separata, poiché si qualificano come redditi di lavoro dipendente.

FATTO
A seguito di vittorioso contenzioso previdenziale definito con sentenza del giudice d’appello, la contribuente ha percepito gli arretrati relativi alla pensione di invalidità, sui quali l’Inps ha operato le ritenute IRPEF applicando la tassazione separata. A fronte delle ritenute subite, la contribuente ha presentato istanza di rimborso delle maggiori somme trattenute a titolo IRPEF per effetto del mancato riconoscimento delle detrazioni d’imposta previste per le diverse annualità cui fanno riferimento gli arretrati percepiti. I giudici tributari hanno accolto il ricorso della contribuente, riconoscendo il diritto al rimborso, sul rilievo che la mancata applicazione delle detrazioni fiscali per la tassazione degli arretrati determinava una disparità di trattamento fra chi aveva percepito gli emolumenti nell’anno di competenza, senza assoggettamento ad imposizione fiscale, e chi li aveva percepiti in anni successivi, non per sua colpa ma a causa di responsabilità dell’Inps.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE
Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte Suprema ha riformato la decisione dei giudici tributari, dichiarando illegittima la richiesta di rimborso della contribuente.
In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che le somme percepite a titolo di pensione d’invalidità si qualificano, ai fini fiscali, nella categoria dei redditi da lavoro dipendente. Secondo il regime di tassazione di tali redditi, gli emolumenti arretrati riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti devono essere assoggettati a tassazione separata.
Ne consegue, che gli arretrati della pensione d’invalidità, percepiti a seguito di sentenza favorevole, sono soggetti ad IRPEF secondo il regime di tassazione separata previsto per i redditi da lavoro dipendente.
In particolare, precisa la Corte di Cassazione, tali somme sono soggette a tassazione secondo il “principio di cassa”, vale a dire secondo i criteri vigenti nel periodo d’imposta in cui si è verificato il relativo pagamento.
Nel caso specifico, il pagamento dei ratei di pensione d’invalidità arretrati è avvenuto nel 2007, per cui secondo la normativa vigente “deve essere applicata l’aliquota corrispondente alla metà del reddito netto complessivo di lavoro dipendente percepito dal lavoratore nel biennio precedente, ovvero l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto dell’altro anno, se in uno dei due anni anteriori non vi è stato reddito imponibile, oppure ancora l’aliquota di tassazione minima in vigore nell’anno di corresponsione dell’emolumento arretrato, nel caso in cui non vi sia stato reddito imponibile in alcuno dei due anni”.

Il nuovo modello di denuncia dell’imposta sulle assicurazioni


Approvato il modello di denuncia dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori incassati nell’esercizio annuale scaduto, con le relative istruzioni e specifiche tecniche (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 29 aprile 2019, n. 107673).

Costituisce parte integrante del modello la comunicazione degli importi annualmente versati alle province, distinti per contratto ed ente di destinazione, relativi ai contratti di assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, esclusi i ciclomotori.
Il modello, integrato dalla comunicazione, è utilizzato a decorrere dalle denunce da presentare nel 2019 e va presentato all’Agenzia delle Entrate, con modalità telematica, direttamente dai soggetti interessati ovvero tramite gli intermediari abilitati.
Per le imprese di assicurazione aventi sede nella U.E. o negli Stati dello S.E.E. che assicurano un adeguato scambio di informazioni ed operano nel territorio dello Stato in libera prestazione di servizi e che trasmettono annualmente la denuncia, i dati analitici dei singoli contratti, con riferimento agli importi versati alle province nell’anno solare precedente, sono trasmessi unitamente al modello, entro il medesimo termine previsto per i soggetti con sede in Italia, secondo le specifiche tecniche e i tracciati record approvati.


Tempo scaduto per aderire alla “Pace fiscale”



Ultime per aderire alla Rottamazione delle cartelle-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle. Oggi è l’ultimo giorno per presentare le domande all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 24 aprile 2019).


 


Per aderire alla Rottamazione delle cartelle-ter deve essere utilizzato il modulo DA-2018 mentre per aderire al Saldo e stralcio delle cartelle deve essere utilizzato il modulo SA-ST, entrambi disponibili sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione o presso gli sportelli.


I moduli possono essere trasmessi mediante una delle seguenti modalità:
– servizio “Fai D.A. te”, il form sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it in area pubblica, che permette di compilare e inviare la domanda di adesione tramite pc, tablet e smartphone;
– casella PEC, per coloro che ne sono dotati, è possibile inviare il modulo insieme alla copia del documento di identità, alla casella PEC della Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione di riferimento;
– presso gli sportelli presenti sul territorio nazionale (esclusa la Sicilia).


È possibile anche delegare un professionista di fiducia a trasmettere la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata. Gli intermediari abilitati e i loro intermediari possono utilizzare il servizio EquiPro presente sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it.