Prescrizione dei contributi dovuti dalla PA, i chiarimenti Inps sulla sospensione dei termini


La contribuzione dovuta alle casse pensionistiche pubbliche (CPDEL, CPI, CPS, CPUG, CTPS), afferente ai periodi retributivi fino al 31 dicembre 2014, può essere versata fino al 31 dicembre 2021, mentre la contribuzione afferente ai periodi retributivi che decorrono dal 1° gennaio 2015 soggiace agli ordinari termini prescrizionali. Di qui, i versamenti afferenti ai periodi retributivi del 2015 devono essere effettuati nel rispetto dei relativi termini prescrizionali entro l’anno 2020, fatta eccezione per quelli afferenti a dicembre 2015, che potranno essere effettuati secondo gli ordinari termini di prescrizione, entro il 18 gennaio 2021 (Inps, circolare 06 settembre 2019, n. 122).


Come noto, la Legge n. 335/1995 ha a suo tempo riformato la disciplina dei trattamenti pensionistici vigenti nell’ambito dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa, prevedendo che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate e, conseguentemente, incassate dall’Istituto, con il decorso dei termini seguenti (art. 3, co. 9):
a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1° gennaio 1996 tale termine é ridotto a cinque anni, salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.
Tali disposizioni si applicano anche alle contribuzioni delle gestioni pensionistiche pubbliche, trattandosi di forme esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti; tuttavia, l’articolo 19 del Decreto Legge n. 4/2019 (conv. in L. n. 26/2019) ha modificato l’articolo 3 della Legge n. 335/1995, aggiungendo il comma 10-bis. Di qui, nel caso di gestioni previdenziali esclusive amministrate dall’Inps cui sono iscritti i lavoratori dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche, i predetti termini di prescrizione, riferiti agli obblighi relativi alle contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria afferenti ai periodi di competenza fino al 31 dicembre 2014, non si applicano fino al 31 dicembre 2021, fatti salvi gli effetti di provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato, nonché il diritto all’integrale trattamento pensionistico del lavoratore. La sospensione dei termini di prescrizione riguarda le sole Amministrazioni Pubbliche di cui all’elencazione contenuta nel D.Lgs. n. 165/2001, nonché le aziende sanitarie locali, quelle ospedaliere e le diverse strutture sanitarie istituite con legge regionale, le IPAB, le aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP), la Banca d’Italia, la Consob e, in linea generale, le Autorità Indipendenti, che sono qualificate amministrazioni pubbliche, le Università non statali legalmente riconosciute qualificate enti pubblici non economici dalla giurisprudenza amministrativa e ordinaria. Sono, invece, esclusi dalla sospensione della prescrizione, oltre ai datori di lavoro privato: gli enti pubblici economici; gli ex IACP trasformati in enti pubblici economici; gli enti privatizzati, si sono trasformati in società di persone o di capitali ancorché a capitale interamente pubblico; le ex IPAB trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato; le aziende speciali costituite anche in consorzio; i consorzi di bonifica; gli enti morali; gli enti ecclesiastici.
Quanto alle gestioni previdenziali coinvolte, il riferimento è alla contribuzione afferente alla Cassa per le pensioni dei dipendenti degli enti locali (CPDEL), alla Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI), alla Cassa per le pensioni dei sanitari (CPS), alla Cassa per gli ufficiali giudiziari (CPUG), alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti civili e militari dello Stato (CTPS). Sono escluse le contribuzioni pertinenti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), ai fondi esonerativi e sostitutivi della Assicurazione generale obbligatoria, ai fondi per l’erogazione dei trattamenti di previdenza (TFR/TFS) ai dipendenti pubblici (fondo ex INADEL ed ex ENPAS). In ogni caso, la sospensione dei termini non opera sugli effetti dei provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato.
In definitiva, la contribuzione dovuta alle casse pensionistiche sopra individuate, afferente ai periodi retributivi fino al 31 dicembre 2014, può essere versata fino al 31 dicembre 2021, mentre la contribuzione afferente ai periodi retributivi che decorrono dal 1° gennaio 2015 soggiace agli ordinari termini prescrizionali (art. 3, co. 9, L. n. 335/1995). Al riguardo, considerato che il termine prescrizionale decorre dalla data in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.) e il termine di decorrenza coincide con il giorno in cui l’Istituto può esigere la contribuzione, ossia con la data di scadenza del termine per effettuare il versamento (il 16 del mese successivo a quello al quale la contribuzione si riferisce), i versamenti afferenti ai periodi retributivi del 2015 devono essere effettuati nel rispetto dei relativi termini prescrizionali entro l’anno 2020, fatta eccezione per quelli afferenti a dicembre 2015, che potranno essere effettuati secondo gli ordinari termini di prescrizione, entro il 18 gennaio 2021.

Assicurazione infortuni domestici: integrazione del premio annuale


Per garantire la continuità della propria copertura assicurativa, entro il prossimo 15 ottobre gli assicurati Inail contro gli infortuni domestici devono effettuare il pagamento dell’integrazione di 11,09 euro, che allinea ai 24 euro fissati dalla legge di bilancio 2019 l’importo annuale della polizza, obbligatoria per tutte le persone che svolgono gratuitamente un’attività rivolta alla cura dei componenti della famiglia e dell’abitazione, in modo abituale ed esclusivo e senza vincoli di subordinazione.


Nella lettera inviata agli assicurati che nei mesi scorsi hanno versato i 12,91 euro per il rinnovo dell’iscrizione, l’Inail ricorda che il nuovo premio annuale stabilito dall’ultima legge di bilancio è accompagnato da un’estensione della platea dei beneficiari della tutela assicurativa, che ora si applica alle persone tra i 18 e i 67 anni, anziché tra i 18 e i 65 anni, ampliando in maniera significativa le prestazioni garantite.
Per rendere più agevole il pagamento dell’integrazione, è stato allegato alla lettera inviata agli assicurati il bollettino PA precompilato di 11,09 euro. Il versamento può essere effettuato in via telematica, accedendo al sistema pagoPA tramite il sito dell’Istituto, o presso gli uffici postali, gli sportelli bancari, gli istituti di pagamento e i tabaccai che aderiscono a pagoPA, presentando l’avviso di pagamento e il bollettino PA precompilato.


È comunque ancora possibile mettersi in regola. Le modalità di pagamento sono infatti le stesse anche per chi quest’anno non ha effettuato il versamento di 12,91 euro, pur avendo i requisiti previsti dalla normativa per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici. A questo proposito, l’Inail sta procedendo all’invio di un bollettino precompilato agli assicurati che non risultano in regola affinchè lo utilizzino per pagare i 24 euro del premio annuale in un’unica soluzione.
Circa gli avvisi di pagamento, l’Inail precisa che nella sezione “Banche ed altri canali” il codice CBILL “BE7KK” riportato, anziché il codice CBILL “BE77K”, non ostacola in alcun modo il pagamento attraverso Poste italiane, mentre per i canali in cui è richiesta l’imputazione manuale del codice CBILL è sufficiente barrare il codice errato e scrivere o comunicare all’operatore quello corretto. Tutti i codici a barre destinati ai lettori ottici (datamatrix, QR code) sono corretti. Nei casi in cui, pur avendo già versato la quota di 12,91 euro, sia stata ricevuta la richiesta di pagamento del premio annuale di 24 euro, è necessario consegnare o inviare quanto prima la copia della ricevuta di pagamento alla sede Inail territoriale competente in relazione al proprio domicilio. L’Istituto provvederà poi a recapitare la richiesta di integrazione del premio pari a 11,09 euro, che andrà versata entro il 15 ottobre.
Per ulteriori informazioni relative all’assicurazione contro gli infortuni domestici è possibile chiamare il Contact Center Inail al numero 06.6001. In alternativa è possibile anche rivolgersi alle sedi territoriali dell’Inail o alle associazioni delle casalinghe: Obiettivo famiglia/Federcasalinghe, Movimento italiano casalinghe (Moica) e Sindacato casalinghe lavoratrici europee (Scale Ugl).

Incremento del contributo addizionale sui rinnovi dei contratti a termine: le indicazioni operative Inps


Le istruzioni Inps per la gestione degli adempimenti informativi e degli obblighi contributivi connessi all’incremento del contributo addizionale NASpI a valere sui rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato (circolare n. 121 del 05 settembre 2019)


Come noto, ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato si applica un contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Orbene, il cd. Decreto Dignità (art. 3, co. 2, D.L. n. 87/2018, conv. in L. n. 96/2018) ha previsto l’incremento del predetto contributo addizionale in occasione di ogni rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in regime di somministrazione di lavoro. Sul piano generale, la fattispecie del rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato ricorre quando l’iniziale contratto raggiunge la scadenza originariamente prevista (o successivamente prorogata) e le parti procedono alla sottoscrizione di un ulteriore contratto a termine. Tuttavia, considerato che il Legislatore ha esteso la nuova disciplina dei rapporti a termine anche alla somministrazione di lavoratori assunti a tempo determinato, l’aumento del contributo addizionale NASpI opera anche nei casi in cui lo stesso utilizzatore abbia instaurato un precedente contratto di lavoro a termine con il medesimo lavoratore ovvero nell’ipotesi inversa. Anche qualora venga modificata la causale originariamente apposta al contratto a termine, si configura un rinnovo e non una proroga, anche se l’ulteriore contratto segua il precedente senza soluzione di continuità, con conseguente incremento del contributo addizionale. Diversamente, nell’ipotesi in cui le parti abbiano stipulato un primo contratto privo di causale, perché di durata inferiore a 12 mesi, e successivamente abbiano prolungato la durata del contratto oltre i 12 mesi, indicando per la prima volta una causale, si configura una proroga e non un rinnovo. L’incremento del contributo addizionale è dovuto con riferimento ai rinnovi, intervenuti a far tempo dal 14 luglio 2018, di ogni tipologia di contratto a termine al quale si applica il contributo addizionale, ivi compresi i contratti che regolano il rapporto di lavoro nel settore marittimo.
Restano esclusi dall’applicazione dell’incremento del contributo addizionale NASpI i contratti di lavoro domestico e quelli a tempo determinato relativi alle assunzioni di lavoratori adibiti a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how e di supporto, di assistenza tecnica o coordinamento all’innovazione, stipulati da università private, incluse le filiazioni di università straniere, istituti pubblici di ricerca, società pubbliche che promuovono la ricerca e l’innovazione, enti privati di ricerca.
Evidentemente, poi, restano esclusi anche i rapporti già non soggetti al regime della contribuzione addizionale NASpI (OTD, lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti; lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali, apprendisti; lavoratori della PA).
Quindi, ad ogni rinnovo di contratto di lavoro a tempo determinato, ovvero di somministrazione a tempo determinato, l’incremento dello 0,50% si somma a quanto dovuto in precedenza a titolo di contributo addizionale, non tenendo conto dei rinnovi contrattuali intervenuti precedentemente al 14 luglio 2018.
Dal momento che l’incremento del contributo addizionale costituisce pur sempre una componente della complessiva contribuzione addizionale, laddove ricorrano i presupposti per la restituzione (trasformazione del contratto a tempo indeterminato o assunzione del lavoratore a tempo indeterminato entro il termine di sei mesi dalla cessazione del precedente contratto a termine), anche tale incremento va restituito. Nel caso di più rinnovi contrattuali, è suscettibile di recupero l’importo del contributo addizionale e del relativo incremento afferenti all’ultimo rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato intervenuto tra le parti prima della trasformazione o della riassunzione a tempo indeterminato.
I datori di lavoro tenuti al versamento della maggiorazione del contributo addizionale NASpI, a decorrere dalla competenza settembre 2019, espongono nel flusso Uniemens, nella sezione <AltreADebito> di <DatiRetributivi> di <DenunciaIndividuale>, i lavoratori per i quali è dovuta la maggiorazione, valorizzando i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleADebito>, uno dei seguenti valori: M701, M702, M703, M704, M7NN, a seconda che si tratti del primo, secondo, terzo, quarto o ennesimo rinnovo;
– nell’elemento <AltroImponibile> deve essere indicata la quota di imponibile soggetta a maggiorazione;
– nell’elemento <NumGG> o <NumOre> deve essere inserito il numero di giorni/ore a cui si riferisce la contribuzione dovuta, secondo la medesima logica di calcolo di <GiorniContributiti> e <OreContribuite>;
– nell’elemento <ImportoADebito> deve essere indicata la maggiorazione del contributo addizionale NASpI dovuta, calcolata secondo la seguente formula: numeroRinnovo x 0,5% x <AltroImponibile> (dove numeroRinnovo = 1 se CausaleADebito = M701, numeroRinnovo = 2 se CausaleADebito = M702, etc.).
In caso di più rinnovi ricadenti nello stesso mese, all’interno della stessa denuncia vanno indicati, contemporaneamente, più codici causali.
Il lavoratore interessato dal rinnovo di un precedente contratto a tempo determinato deve essere indicato nel flusso Uniemens, nell’elemento <Assunzione>, con il codice tipo assunzione “1R” (avente il significato di “Assunzione effettuata a seguito di rinnovo di precedente rapporto a tempo determinato).
Se per il lavoratore spettano agevolazioni contributive esposte in Uniemens mediante nettizzazione della contribuzione dovuta, anche l’importo della maggiorazione va calcolato tenendo conto dell’agevolazione spettante.
Ai fini del versamento della maggiorazione del contributo addizionale NASpI per il periodo compreso tra il 14 luglio 2018 e agosto 2019, i datori di lavoro, nel flusso di competenza settembre 2019, devono provvedere ad esporre per ogni singolo lavoratore interessato, secondo le modalità operative descritte, i valori complessivi relativi ad ognuno dei rinnovi intervenuti nel periodo predetto.
Per i dipendenti non più in forza, i datori di lavoro devono valorizzare nella sezione individuale dei flussi Uniemens di competenza settembre e/o ottobre 2019 gli stessi elementi per i dipendenti ancora in forza; ovviamente, non vanno valorizzate le settimane, i giorni retribuiti e il calendario giornaliero. Va invece valorizzato l’elemento <TipoLavStat> con il codice “NFOR”, che contraddistingue i dipendenti non più in carico presso l’azienda.
Nei casi di aziende sospese o cessate, i datori di lavoro tenuti al versamento della maggiorazione del contributo addizionale NASpI, ai fini dell’adempimento, si avvalgono della procedura delle regolarizzazioni (UniEmens/vig), entro il giorno 16 dicembre 2019.
Infine, per quanto attiene alle modalità operative relative alla restituzione dell’aumento del contributo addizionale afferente all’ultimo rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato, il recupero di detto aumento va effettuato, unitamente al recupero del contributo addizionale dell’1,40%, utilizzando il codice “L810” – avente il significato di “recupero contributo addizionale articolo 2, comma 30, della L. n. 92/2012” – nell’elemento <CausaleAcredito> di <AltreACredito> di <DatiRetributivi> di Denuncia Individuale.

Domanda ANF, nessuna autorizzazione per il minore disabile con indennità di accompagnamento


L’Inps, con messaggio n. 3142 del 29 agosto 2019, fornisce ulteriori chiarimenti alle Sedi territoriali ai fini della corretta gestione delle domande di Assegno per il nucleo familiare per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato


Le domande di ANF DIP devono essere presentate necessariamente dal titolare del diritto alla prestazione, anche per il tramite di un Ente di Patronato cui questi abbia conferito mandato, anche se il titolare non ha una propria posizione tutelata e presenta domanda a valere sulla posizione dell’altro genitore lavoratore dipendente. In tal caso, all’atto della presentazione dell’istanza, il richiedente deve inserire tutte le informazioni relative al reddito e alla composizione del proprio nucleo familiare. E’ cura del lavoratore/ titolare del diritto dare comunicazione al datore di lavoro dell’avvenuta presentazione della domanda e degli estremi per il pagamento della prestazione (IBAN). Nella ricevuta di domanda è contenuta l’indicazione sia del codice fiscale del richiedente che quello del lavoratore titolare della posizione tutelata, a cui deve fare riferimento il datore di lavoro per le attività conseguenti. Peraltro, sono in fase di sviluppo funzionalità idonee a consentire anche al datore di lavoro di presentate la domanda, previa delega del lavoratore interessato.
In seguito alla presentazione telematica, la procedura suddivide le domande di ANF DIP nelle seguenti fasi:
– da frazionare: si trovano in questo stato tutte le domande in attesa del calcolo effettuato in automatico dalla procedura;
– frazionate: tutte le domande che sono state calcolate con esito positivo;
– accolte: sono le domande frazionate con esito positivo per le quali l’azienda ha già visionato l’importo spettante nel Cassetto azienda;
– respinte/Lettere da inviare: sono tutte le domande frazionate e calcolate con esito negativo. L’operatore deve selezionare e prenotare l’invio della lettera;
– respinte/Lettere inviate: le domande passano in automatico per l’invio.
In assenza di errori su anagrafica e in assenza di verifiche la domanda va direttamente nello stato “frazionata” se accolta o “respinta”. In presenza di errori su anagrafica o di “verifica autorizzazione” l’errore è visibile all’utente nella singola sezione, consentendo a quest’ultimo di intervenire per modificare il dato errato inserito. La domanda può essere modificata fino alla stato “verifica autorizzazione”. Eventuali variazioni successive possono essere apportate dal cittadino/Patronato solo tramite presentazione di “Domanda di variazione”.
In presenza di stato civile nubile/celibe, separato/divorziato, abbandonato o in caso di inserimento nel nucleo di familiari inabili la procedura presenta l’avvertenza “Verifica/segnalazione” per l’operatore e per il cittadino richiedente in quanto potrebbe trattarsi di casistiche per le quali è necessaria preventiva autorizzazione, da richiedersi tramite l’apposita procedura, se non già in possesso del richiedente. La segnalazione deve necessariamente essere gestita dall’operatore che procede a sbloccare l’istanza a seguito di verifica in procedura Autorizzazione Anf. Possono conseguentemente verificarsi tre differenti situazioni:
1) il cittadino è in possesso di autorizzazione in corso di validità e l’operatore sbocca la domanda;
2) il cittadino non ha presentato domanda di autorizzazione e l’operatore può procedere alla reiezione della domanda con motivazione “mancanza del diritto relativamente al nucleo familiare” oppure “nucleo non autorizzato”;
3) il cittadino ha presentato domanda di autorizzazione ma non è stata ancora istruita dalla sede, per cui l’operatore deve procedere alla lavorazione o monitorare l’esito della richiesta AUT ANF, senza possibilità di respingere la domanda.
L’autorizzazione non deve essere richiesta per un componente inabile se lo stesso è minorenne con indennità di accompagnamento o maggiorenne con inabilità al 100%. Se il richiedente ha indicato come stato civile “separato/divorziato” ma dalle verifiche effettuate in sede di autorizzazione non risulta l’effettività della separazione la domanda ANF DIP deve essere respinta. In presenza di autorizzazioni con scadenza all’interno del periodo di riferimento l’importo ANF è calcolato fino alla scadenza dell’autorizzazione stessa; successivamente alla presentazione della nuova domanda di autorizzazione ANF è necessario presentare domanda di variazione ANF DIP.

Pensione supplementare: regime delle decorrenze, requisito costitutivo ed età pensionabile


Anche alle pensioni supplementari a carico della Gestione separata (art. 2, co. 26, L. 335/1995) si applica il regime delle finestre secondo la disciplina introdotta per le pensioni di vecchiaia (L. 247/2007) e i requisiti per la pensione supplementare maturano dalla domanda amministrativa, requisito costitutivo del diritto; l’individuazione del regime dell’età pensionabile vigente deve avere riguardo al momento della domanda di pensione (Corte di Cassazione, ordinanza 03 settembre 2019, n. 22010).


Una Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva riconosciuto ad un lavoratore il diritto alla pensione supplementare, in relazione ai contributi versati nella Gestione separata, con decorrenza dalla data della relativa istanza amministrativa e non dalla data della prima finestra utile ai fini della pensione di vecchiaia (L. n. 247/2007), come invece sostenuto dall’Inps. Secondo la Corte non poteva applicarsi al diritto alla pensione supplementare, che è un trattamento autonomo, il regime delle finestre, introdotto per le pensioni di anzianità e di vecchiaia, non estensibile oltre i casi considerati per il carattere eccezionale della normativa che ritarda per motivi di finanza pubblica un trattamento che dovrebbe decorrere dalla domanda dell’interessato.
Ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando violazione e falsa applicazione della legge.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. Qualora gli iscritti alla Gestione separata non raggiungano i requisiti per il diritto ad una pensione autonoma, ma conseguano la titolarità di un trattamento pensionistico a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, delle forme esclusive e sostitutive della medesima, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché delle gestioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti, hanno diritto alla liquidazione della pensione supplementare (art. 5, L. n. 1338/1962), sempreché in possesso del requisito di età anagrafica proprio della gestione a carico della quale viene richiesta, da aggiornarsi comunque sulla base delle modifiche normative intervenute nel tempo.
Dunque, i contributi versati nella gestione, insufficienti per dare luogo ad una pensione autonoma, vengono utilizzati per la costituzione della pensione supplementare (Corte di Cassazione, sentenza n. 879/2007) che, rispetto al trattamento pensionistico o principale, costituisce un beneficio autonomo sia quanto a decorrenza (dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda), sia quanto alle modalità di computo, anche con riferimento agli aumenti per i familiari (art. 5, co. 2, lettere a), b) e c), L. n. 1338/1962).
Evidentemente, dalla rilevata autonomia della pensione supplementare rispetto a quella principale discende poi che il regime dell’età pensionabile deve essere individuato con riferimento non alla data in cui si sono verificati i requisiti per l’accesso alla pensione principale, ma a quella in cui viene presentata la domanda amministrativa per la pensione supplementare, che ne condiziona la concessione, così impedendo che il diritto possa ritenersi cristallizzato in epoca precedente. Il diritto alla pensione supplementare di vecchiaia si perfeziona, infatti, solo con la presentazione della domanda amministrativa, decorrendo dal primo giorno del mese successivo ad essa.
In conclusione, alla pensione supplementare di vecchiaia si applica il regime dell’età pensionabile e quello di accesso attraverso le finestre vigenti nel momento in cui la prestazione viene richiesta, da individuarsi con riferimento alla gestione tenuta alla relativa liquidazione.


ANF arretrati: per luglio 2019, necessario l’invio del flusso di regolarizzazione solo oltre i 20.000 euro


Per la sola competenza di luglio 2019, per i conguagli relativi agli assegni al nucleo familiare arretrati, il limite di 3.000 euro, oltre il quale è necessario trasmettere flussi di regolarizzazione, è elevato a 20.000 euro (Inps messaggio 28 agosto 2019, n. 3134)


Come noto, a decorrere dalla dichiarazione contributiva di luglio 2019, allo scopo di migliorare l’efficacia degli strumenti di controllo e garantire l’univoca individuazione della titolarità al conguaglio e l’accertamento della misura, è istituito nel flusso Uniemens, sezione <DenunciaIndividuale> di <PosContributiva>, l’elemento <InfoAggCausaliContrib>, volto ad associare a ciascun codice conguaglio ANF il periodo di riferimento e l’identificativo della domanda ANF. Pertanto, per conguagliare gli ANF anticipati ai lavoratori, i datori di lavoro devono compilare il suddetto elemento, così valorizzando i seguenti campi:
a) nell’elemento <CodiceCausale> va inserito uno dei seguenti valori:
– “035”, “ANF assegni correnti”;
– “L036”, “Recupero assegni nucleo familiare arretrati”;
– “H301”, “Assegni nucleo familiare ai lavoratori assistiti per Tbc”;
b) nell’elemento <IdentiMotivoUtilizzoCausale> va indicato il codice fiscale del soggetto richiedente la prestazione ANF, non necessariamente coincidente con il codice fiscale del lavoratore (ad esempio, nel caso di madre separata senza posizione tutelata, che chiede la prestazione sulla posizione lavorativa dell’altro genitore);
c) nell’elemento <AnnoMeseRif> va inserito il periodo a cui si riferisce il conguaglio ANF;
d) nell’elemento <ImportoAnnoMeseRif> va indicato l’importo del conguaglio del periodo a cui si riferisce. Trattandosi di un elemento ricorsivo, è possibile indicare, nello stesso flusso Uniemens, più di un conguaglio.
Tuttavia, per venire incontro alle richieste di aziende ed intermediari, le modalità di esposizione nei flussi Uniemens rimarranno immutate fino alla denuncia contributiva di competenza del mese 09/2019 e la compilazione della nuova sezione <InfoAggCausaliContrib> sarà facoltativa.
Parallelamente, considerato che l’introduzione e la compilazione dell’elemento <InfoAggCausaliContrib> consentirà all’Inps il controllo puntuale della congruità di tutti i conguagli effettuati, anche di quelli relativi agli assegni al nucleo familiare arretrati, a decorrere dalla dichiarazione contributiva di settembre 2019, ovvero da quando sarà resa obbligatoria la compilazione del nuovo elemento, non sarà più necessario trasmettere flussi di regolarizzazione per arretrati di importo maggiore a 3.000 euro. Al riguardo, però, nella medesima ottica di venire incontro alle ulteriori esigenze rappresentate dalle aziende e dai loro intermediari, il predetto limite, oltre il quale è necessario trasmettere flussi di regolarizzazione, per la sola competenza di luglio 2019, è stato elevato a 20.000 euro.

Omesso versamento ritenute, non imputabilità della crisi e impossibilità ad adempiere escludono il reato


L’imputato del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali (art. 2, L. 638/1983) può invocare l’assoluta impossibilità di adempiere il debito, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’azienda, sia l’aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee, da valutarsi in concreto (Corte di Cassazione, sentenza 21 agosto 2019, n. 36278)


Una Corte di appello territoriale, in parziale riforma della pronuncia emessa dal Tribunale di prime cure, aveva concesso il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale e confermato la condanna penale ad un datore di lavoro relativamente al reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti (art. 2, L. 638/1983).
Propone così ricorso in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la società del ricorrente non sarebbe stata investita da una mera carenza di liquidità, ma da una gravissima crisi economica e finanziaria, dovuta al fallimento di alcuni importanti clienti; la crisi aveva comportato dapprima il ricorso ad una procedura di concordato preventivo e poi il fallimento. Il ricorrente aveva impiegato tutte le sue risorse (anche la casa di proprietà era stata appresa al fallimento) nel tentativo di risanare l’azienda e poter adempiere a tutti gli obblighi di legge, non riuscendo neanche a pagare alcune retribuzioni e le tredicesime ai propri dipendenti. Anche il ricorso al credito bancario era risultato vano. Tutte le circostanze indicate, ampiamente evidenziate nell’atto di appello sono state ignorate dalla sentenza della Corte, che si è limitata a ritenere configurato il dolo generico senza un’adeguata motivazione sugli aspetti particolari della vicenda in giudizio.
Per la Suprema Corte, il ricorso risulta fondato. Per costante e condiviso orientamento, per la sussistenza del reato in relazione all’elemento soggettivo risulta sufficiente il dolo generico, ossia la coscienza e volontà di non versare i contributi previdenziali, che non può escludersi rilevando la circostanza che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti. Il reato, invece, sussiste anche quando il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti ed alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell’attività di impresa, e di pretermettere il versamento delle ritenute all’Inps o all’Erario per i tributi, essendo suo onere quello di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da adempiere prima al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporta l’impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare.
Tutto quanto ribadito, costituisce costante indirizzo di legittimità anche quello per cui, nel reato in esame, l’imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il debito di imposta, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’azienda, sia l’aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee, da valutarsi in concreto. E’ necessaria la prova che non sia stato altrimenti possibile per il contribuente reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di una improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili.
Così richiamati i principi espressi dalla giurisprudenza, bisogna rilevare che il Collegio di appello non si è confrontato con i suddetti principi, redigendo al riguardo una motivazione del tutto inadeguata e generica, fondata essenzialmente sulla sussistenza del dolo generico e neppure valutando le numerose produzioni offerte dalla difesa.

Termine di decadenza semestrale per i pagamenti diretti della CIG in deroga


L’INPS con la circolare 22 agosto 2019, n. 120 illustra la disciplina che ha previsto l’estensione del termine decadenziale di sei mesi ai pagamenti diretti dei trattamenti di integrazione salariale in deroga.

Il comma 6-ter dell’articolo 44 del D.lgs n. 148/2018 prevede una nuova disciplina in materia di decadenza in caso di pagamento diretto, da parte dell’INPS, dei trattamenti di integrazione salariale in deroga.
Per i trattamenti di integrazione salariale in deroga, in caso di pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS, il datore di lavoro è obbligato ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, secondo le modalità stabilite dall’Istituto, entro il termine decadenziale di sei mesi previsto per il conguaglio o la richiesta di rimborso. Trascorso inutilmente tale termine, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.
Ne deriva che il termine decadenziale previsto in via generale per le integrazioni salariali anticipate dal datore di lavoro, è stato esteso anche alle prestazioni pagate direttamente dall’Istituto.
Di conseguenza, il termine dei sei mesi, previsto dalla novella legislativa, entro cui il datore di lavoro è obbligato ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento della prestazione salariale, per il tramite del Mod. SR41, decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso o dalla data in cui viene emesso il provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto, se successivo.
Per i trattamenti conclusi, invece, prima della data di entrata in vigore dell’articolo di legge in commento, il termine di decadenza dei sei mesi decorre dal 30 marzo 2019.
La nuova disciplina sul termine decadenziale in caso di pagamento diretto trova applicazione a tutte le tipologie di decreti di concessione di cassa integrazione guadagni in deroga, sia regionale che nazionale, inclusi quelli delle Province autonome di Trento e Bolzano, ad esclusione delle normative speciali con le quali è stata prevista la concessione di un’indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale (ad esempio, gli eventi sismici, le misure per il crollo del Ponte Morandi e le misure per i lavoratori del settore dei call-center).

L’INPS riconosce agevolazioni per i lavoratori di fibre ceramiche


Ai soggetti che hanno prestato attività lavorativa dipendente nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie si estende il beneficio previdenziale previsto in favore dei lavoratori esposti all’amianto. (INPS – Circolare 19 agosto 2019, n. 119).

Con la circolare in oggetto si forniscono le istruzioni applicative delle disposizioni che prevedono, a decorrere dall’anno 2018, il riconoscimento del beneficio previdenziale ai lavoratori che abbiano prestato la loro attività nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie.
Ai sensi dell’articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, per i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, l’intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto, gestita dall’INAIL, è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5.
A decorrere dal 1° ottobre 2003, il coefficiente stabilito dal citato comma 8 è ridotto da 1,5 a 1,25. Con la stessa decorrenza, il menzionato coefficiente moltiplicatore si applica ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime.
La norma in oggetto trova applicazione nei confronti dei soggetti che abbiano prestato, per almeno dieci anni, anche non consecutivi, attività lavorativa nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie, a prescindere dalla forma previdenziale obbligatoria a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico con il riconoscimento del seguente beneficio.
Il beneficio riconosciuto dalla norma in commento consiste nella rivalutazione dei periodi di lavoro svolto:
a. fino al 30 settembre 2003, nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie, per il coefficiente dell’1,5, ai fini del diritto e della misura del trattamento pensionistico;
b. successivamente al 30 settembre 2003, nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie, per il coefficiente dell’1,25, ai fini della misura del trattamento pensionistico.
Il beneficio è riconosciuto al momento della liquidazione della pensione, anche con il cumulo dei periodi assicurativi con decorrenza successiva al 31 dicembre 2017.
Ai fini della misura del trattamento pensionistico, il beneficio è riconosciuto solo sulla quota di pensione calcolata con il sistema retributivo.
Ai soggetti destinatari di benefici previdenziali che comportino, rispetto ai regimi pensionistici di appartenenza, l’anticipazione dell’accesso al pensionamento, ovvero l’aumento dell’anzianità contributiva, è data facoltà di optare tra i predetti benefici e quello di cui al presente punto. L’opzione è esercitata al momento della presentazione della domanda di pensionamento.
Per conseguire la pensione con il riconoscimento del beneficio sopra indicato, gli interessati in possesso dei prescritti requisiti devono presentare, unitamente alla domanda di pensione, la documentazione attestante lo svolgimento dell’attività lavorativa dipendente nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie per il periodo indicato dalla norma.
In fase di compilazione e trasmissione della domanda di pensione, per il riconoscimento del beneficio in argomento, è necessario selezionare – nella sezione “Dichiarazioni”, sotto “Richieste aggiuntive”, “Richieste particolari agevolazioni di legge” – la seguente tipologia di beneficio:
– “L’incremento dell’anzianità contributiva per i benefici previsti per i lavoratori che abbiano prestato attività lavorativa nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione di fibre ceramiche refrattarie (legge n.247/2017)”.
Inoltre, la domanda deve essere corredata dalla dichiarazione del datore di lavoro, resa su un apposito modello (AP138) predisposto dall’INPS, reperibile on line sul sito www.inps.it nella sezione “Tutti i moduli” > “Assicurato/Pensionato”, attestante i periodi di svolgimento delle attività nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione in argomento resi alle proprie dipendenze, con indicazione del contratto collettivo applicato, del livello di inquadramento attribuito, e delle mansioni svolte.
In caso di mancanza della suddetta dichiarazione per impossibilità oggettiva, per cessazione dell’attività, del datore di lavoro, il lavoratore può allegare alla domanda una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, attestante i periodi di svolgimento delle attività nei reparti di produzione degli stabilimenti di fabbricazione in argomento, con indicazione del contratto collettivo applicato, del livello di inquadramento attribuito, e delle mansioni svolte.

Contributi all’Inps se non c’è la copertura Inarcassa

Con la recente Ordinanza n. 20571 del 31 luglio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’ingegnere o l’architetto non sia iscritto all’Inarcassa perché svolge l’attività libero-professionale in concomitanza con l’attività di lavoro dipendente è obbligato al versamento dei contributi alla gestione separata dell’Inps.

L’INPS ha disposto l’iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata nei confronti dell’ingegnere che in concomitanza all’attività libero-professionale svolgeva anche attività di lavoro dipendente, contestando altresì l’omesso versamento dei contributi in relazione all’attività libero-professionale.
Il Tribunale adito ha confermato la legittimità della contestazione operata dall’INPS.
Su ricorso dell’ingegnere, la Corte di Cassazione ha preliminarmente osservato che in base allo statuto dell’INARCASSA, gli ingegneri e gli architetti che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie (come quella per lavoro dipendente), non possono essere iscritti all’ente previdenziale di categoria, e restano obbligati esclusivamente al versamento del “contributo integrativo” calcolato sul fatturato, che ha funzione solidaristica.
Per quanto concerne l’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS, in considerazione della ratio universalistica delle tutele previdenziali stabilita dalla normativa di riferimento, con norma di interpretazione autentica è stato chiarito che l’obbligo sussiste per i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di categoria, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti. Di conseguenza, restano esclusi dall’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps coloro che sono tenuti, presso gli enti previdenziali di categoria, al versamento di contributi suscettibili di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale.
In conclusione, secondo i giudici della Suprema Corte, per gli ingegneri e gli architetti che in concomitanza con all’attività libero-professionale svolgono anche attività di lavoro dipendente, deve affermarsi la sussistenza dell’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps ed al relativo versamento di contributi, in considerazione del fatto che il cd. “contributo integrativo” cui sono tenuti in ragione dell’iscrizione all’albo ha funzione esclusivamente solidaristica.