Strumenti welfare per le aziende artigiane venete del trasporto

Le aziende artigiane venete della logistica, trasporto merci e spedizione mettono a disposizione dei propri lavoratori strumenti di welfare del valore di € 196 per l’anno 2020.

In aggiunta agli strumenti di welfare collettivo erogati dalla bilateralità artigiana veneta, l’azienda metterà a disposizione dei propri lavoratori strumenti di welfare del valore di € 196 (pari a € 16,33 mensili per 12 mensilità) per l’anno 2020 entro il mese di novembre.
Hanno diritto a tali strumenti i lavoratori in forza all’1/1/2020 una volta superato il periodo di prova. Oltre agli assunti a tempo indeterminato (ivi compresi gli apprendisti) il diritto al welfare matura anche per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato.
In caso di cessazione del rapporto di lavoro durante l’anno il valore sopra definito (€ 196) sarà erogato in proporzione alla durata del rapporto di lavoro.
Le quote non sono proporzionabili per i lavoratori part time.
Sono esclusi comunque i lavoratori in aspettativa non retribuita né indennizzata nel corso del 2020.
Gli importi di cui sopra sono comprensivi altresì di ogni loro incidenza sugli istituti di retribuzione indiretta e non costituiscono base di computo del trattamento di fine rapporto in ordine al quale le parti ne escludono espressamente l’incidenza ai sensi dell’art. 2120 c.c.. L’erogazione è da effettuarsi esclusivamente in costanza di rapporto di lavoro.
Nel confronto con i lavoratori vanno privilegiati i beni e servizi con finalità di previdenza complementare, educazione, istruzione ed assistenza sociale e sanitaria o di culto.

Anche l’ANCE sottoscrive l’accordo sul Fondo Sanedil per l’edilizia

La CNCE informa che anche l’ANCE aderisce all’accordo del 19/11/2019 sugli adempimenti al Fondo Sanitario “Sanedil

L’accordo sugli adempimenti al Fondo Sanedil del 19 novembre 2019, inizialmente era stato firmato da Aci Pl, Anaepa Confartigianato, Cna Costruzioni, Fiae Casartigiani, Claai, Confapi Aniem e dalle OO.SS. Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.
La CNCE con comunicato del 20/1/2020, informa che anche l’ANCE ha aderito e che pertanto può partire la successiva fase di avvio del Fondo Sanitario.

Le nuove retribuzioni del CCNL per i gestori aeroportuali



Elaborate le nuove retribuzioni a seguito del rinnovo della Sezione Specifica Gestori Aeroportuali del CCNL del Trasporto Aereo.


Gli stipendi minimi mensili sono fissati nelle misure di cui alla seguente tabella.



























































































Livello

Parametri

Minimi attuali

Dall’1/1/2020

Dall’1/7/2021

Dall’1/7/2022

Delta su minimi attuali

1S 270 1.668,28 1.729,65 1.792,02 1.852,38 184,09
1 245 1.513,82 1.569,50 1.625,18 1.680,87 167,05
2A 224 1.384,06 1.434,97 1.485,88 1.536,79 152,73
2B 210 1.297,56 1.345,29 1.393,02 1.440,75 143,19
3 195 1.204,88 1.249,20 1.293,52 1.337,84 132,96
4 176 1.087,47 1.127,47 1.167,47 1.207,47 120,00
5 166 1.025,69 1.063,42 1.101,15 1.138,88 113,19
6 156 963,90 999,36 1.034,82 1.070,28 106,38
7 140 865,04 896,86 928,68 960,49 95,45
8 126 778,54 807,18 835,82 864,46 85,92
9 100 617,89 640,62 663,34 686,07 68,18


 


Una tantum
Inoltre, le Aziende si impegnano ad erogare a tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato in forza alla data del 17/1/2020 e che abbia prestato attività lavorativa durante il periodo 1/1/2017 – 31/12/2019 un importo economico forfettario una tantum pari a € 1.200 lordi per il pregresso nel mese di febbraio 2020. Per il personale a tempo parziale tutti gli importi di cui sopra saranno riproporzionati in relazione alla durata della prestazione.


Elemento di Garanzia Retributiva (EGR)
Nelle aziende prive di qualsiasi contrattazione di secondo livello e che non versino in situazioni di difficoltà economico-produttiva, nelle quali non siano stati definiti accordi aziendali relativi al PDR ed i cui dipendenti non percepiscano nessun altro trattamento economico/normativo individuale o collettivo, in aggiunta a quanto spettante per il CCNL si darà luogo, all’erogazione di un importo a titolo di EGR pari ad euro 120,00. Detto importo sarà erogato nel secondo semestre di ciascun anno e non avrà riflesso alcuno sugli altri istituti contrattuali o di legge diretti o indiretti.

Mobilità: senza infungibilità, la scelta interessa i lavoratori dell’impresa nel suo complesso


La delimitazione della platea dei lavoratori destinatari del provvedimento di messa in mobilità è condizionata agli elementi acquisiti in sede di esame congiunto nel senso che, ove non emerga il carattere infungibile dei lavoratori collocati in CIGS o comunque in difetto di situazioni particolari evidenziate sempre in sede di esame congiunto, la scelta deve interessare i lavoratori addetti all’intero complesso (Cassazione, Sentenza n. 981/2020).


La Corte d’appello di Milano, in riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato illegittimo il licenziamento collettivo intimato alla lavoratrice inquadrata nel IV livello del CCNL Terziario con profilo professionale di addetta alla gestione documentale, ed ha ordinato la reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell’art. 18, comma 4 della legge n. 300 del 1970. Secondo la Corte territoriale, il licenziamento intimato ex lege n. 223 del 1991 alla dipendente – limitato alla sola sede aziendale di Milano – risultava affetto non solo da violazione procedurale consistente nella rappresentazione di un generale stato di crisi economica concernente tutte le unità produttive poste sul territorio, ma anche dalla violazione dei criteri di scelta dei lavoratori, consistente nella illegittima limitazione della scelta del personale in esubero alla sede milanese, senza comparazione con i lavoratori di tutta l’azienda che presentavano profili professionali in concreto equivalenti e, dunque, fungibili. Per la cassazione della decisione la società datrice di lavoro ha proposto ricorso articolato su due motivi.
La parte ricorrente, in particolare, ha richiamato la sentenza n. 19051 del 2005, secondo cui “La procedura per la dichiarazione di mobilità di cui all’art. 4 della legge n. 223 del 1991, necessariamente propedeutica all’adozione dei licenziamenti collettivi, è intesa a consentire una seria verifica dell’effettiva necessità di porre fine ad una serie di rapporti di lavoro in situazioni di sofferenza dell’impresa, e, proprio in vista di tale risultato, il comma terzo del citato art. 4 individua con estrema ampiezza i contenuti della comunicazione che il datore di lavoro è tenuto a fornire alle organizzazioni sindacali, emergendo, in particolare, che l’ambito della verifica che congiuntamente dovranno operare il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali abbraccia l’impresa nel suo complesso e può estendersi anche a posizioni lavorative che, al momento, non risultano comprese nel trattamento di integrazione salariale, con la conseguenza che la prospettiva di mobilità, rimettendo in discussione gli equilibri complessivi dell’azienda, chiama necessariamente in discussione tutte le posizioni lavorative, senza che sia configurabile, quindi, una necessaria coincidenza tra collocandi in mobilità e lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria, coincidenza che neppure è imposta dall’art. 1, terzo comma, del decreto – legge n. 478 del 1993, (conv. in legge 26 gennaio 1994, n. 56)”.
La pronuncia richiamata, però, non supporta la soluzione interpretativa propugnata dal ricorrente, in quanto ribadisce il principio secondo cui l’ambito della verifica da effettuare per disporre il collocamento in mobilità ex art. 4 della legge n. 223 del 1991 abbraccia l’impresa nel suo complesso e può estendersi anche a posizioni lavorative non comprese nel trattamento di integrazione salariale (Cass. n. 15993 del 2001; Cass. n. 11569 del 1997, Cass. n. 9743 del 2001; Cass. n. 11455 del 2004).
E’ pur vero, come sottolinea il ricorrente, che ove l’esigenza di collocamento in mobilità nasca nell’ambito dell’esecuzione del programma di ristrutturazione elaborato in sede di cassa integrazione guadagni straordinaria, la scelta dei lavoratori da licenziare deve essere in qualche modo collegata alle esigenze produttive derivanti dall’esecuzione del programma. Invero, questa Corte ha precisato che il principio del nesso di causalità che deve intercorrere tra scelta organizzativa e le posizioni dei lavoratori licenziabili vale, a maggior ragione, per la fattispecie del licenziamento collettivo susseguente a cassa integrazione, ponendosi in linea con quanto disposto dall’art. 4, comma 1, legge n. 223 del 1991, secondo cui l’impresa ha facoltà di avviare la procedura di mobilità qualora, nel corso di attuazione del programma di cassa integrazione, “ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi”.
Anche nel caso in cui si avvii la procedura di mobilità a seguito di verifica della impossibilità di collocare i lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria, va applicato il principio, ormai consolidato, secondo cui la comparazione dei lavoratori – al fine di individuare quelli da avviare alla mobilità – non deve necessariamente interessare l’intero complesso aziendale, ma può avvenire nell’ambito della singola unità produttiva, purché, peraltro, la predeterminazione del limitato campo di selezione sia giustificata dalle esigenze tecnico-produttive ed organizzative che hanno dato luogo alla riduzione del personale; deve escludersi la sussistenza di dette esigenze ove i lavoratori da licenziare siano idonei – per acquisite esperienze e per pregresso e frequente svolgimento della propria attività in altri reparti dell’azienda con positivi risultati – ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti o sedi (cfr., in particolare, Cass. n. 13783 del 2006).
Dunque, come anche recentemente ribadito da questa Corte (cfr. Cass. n. 14800 del 2019), la delimitazione della platea dei lavoratori destinatari dal provvedimento di messa in mobilità è condizionata agli elementi acquisiti in sede di esame congiunto nel senso cioè che, ove non emerga il carattere infungibile dei lavoratori collocati in CIGS o comunque in difetto di situazioni particolari evidenziate sempre in sede di esame congiunto, la scelta deve interessare i lavoratori addetti all’intero complesso.
Nel caso di specie, la Corte territoriale ha ritenuto che le mansioni di addetta alla gestione documentale erano fungibili con le medesime mansioni svolte dai lavoratori appartenenti alle altre sedi geografiche, rendendo, dunque, palese l’assenza di quelle peculiarità che – secondo l’orientamento giurisprudenziale evidenziato – consente la delimitazione della platea dei lavoratori da licenziare nella singola unità produttiva individuata dal datore di lavoro. Pertanto, il ri
corso va rigettato.


Nuove aliquote al Fondo Pensione Fondenergia



Con circolare n. 1/2020 del Fondo Pensione Fondenergia sono state indicate le nuove aliquote di contribuzione CCNL energia e petrolio.


Per effetto di accordi contrattuali stipulati lo scorso anno per il personale del settore energia, a decorrere dall’1/7/2020, le nuove aliquote di contribuzione al Fondo Pensione Fondenergia saranno le seguenti:

















Aliquote

Decorrenza

% Aderente

% Azienda per lavoratori con anzianità contributiva INPS ante 1/1/1996

% Azienda per lavoratori con anzianità contributiva INPS post 31/12/1995

Quota TFR

Attuali % fino al 30/6/2020 2% 2,65% 2,65% 100% (**)
Nuove % 1/7/2020 2% (*) 2,725% (*) 2,775% 100% (**)


– Nota (*) –


Qualora per effetto di specifici accordi aziendali, l’aliquota a carico datoriale risulti già superiore alle suddette percentuali, si applicheranno rispettivamente gli incrementi di 0,075% e 0,125% sulla quota aziendale già prevista.


– Nota (**) –


E’ ammesso il versamento del 36% del TFR, per il personale con anzianità lavorativa ante 29/4/1993, che abbia aderito a Fondenergia entro il 31/12/2016.

Fondo Fasie: istruzioni operative CCNL Energia e Petrolio



Fornite, dal Fondo Fasie, le indicazioni operative alle aziende che applicano il CCNL Energia e Petrolio circa le tariffe valide per il 2020


Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:





QUOTA AZIENDA € 178,30



























QUOTA LAVORATORE

Quota annua

Quota mensile

OPZIONE BASE € 84,00 € 7,00
OPZIONE STANDARD € 172,00 € 14,33 (€ 14,37 a dicembre)
OPZIONE STANDARD con iscrizione del/dei familiari € 198,00 per ogni familiare € 384,00 per ogni convivente € 16,50 per ogni familiare € 32,00 per ogni convivente
OPZIONE EXTRA € 322,00 € 26,83 (€ 26,87 a dicembre)
OPZIONE EXTRA con iscrizione del/dei familiari € 198,00 per ogni familiare € 384,00 per ogni convivente € 16,50 per ogni familiare € 32,00 per ogni convivente
OPZIONE PLUS € 850,00 € 70,83 (€ 70,87 a dicembre)


Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 178,30 € per singolo dipendente iscritto al Fondo, dovrà essere versato in unica soluzione entro il mese di Gennaio 2020.
Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza
Per tutti i lavoratori che al 31/12/2019 erano dipendenti in servizio di Aziende che applicano il CCNL Energia e Petrolio, l’Azienda verserà un contributo annuale anticipato pari a 18 € per la gestione generale del FASIE, come da Verbale di
Accordo del 31.05.2019 (Parte IX Assistenza Sanitaria Integrativa).


Il versamento dovrà essere effettuato entro il mese di Gennaio 2020 con un bonifico separato.


Ll Conto corrente a cui effettuare i versamenti è il seguente:
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Intestato a:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

Edilizia Industria Pesaro: Accordo EVR 2020



Sottoscritto il 4/12/2019, tra ANCE Pesaro Urbino e FENEAL-UIL Marche, FILCA-CISL Marche, FILLEA-CGIL, l’accordo per la verifica dell’EVR 2020


Le Parti si sono incontrate allo scopo di verificare l’aliquota EVR che le imprese saranno tenute ad applicare per il calcolo del suddetto elemento retributivo nell’anno 2020. Pertanto, hanno convenuto quanto segue:


1 – Sulla base dei dati raccolti, le Parti hanno congiuntamente verificato che tre parametri utili per il calcolo dell’EVR hanno fatto registrare un andamento positivo, mentre il parametro del numero di imprese iscritte alla Cassa Edile Pesaro ha fatto registrare un andamento negativo
2 – Sulla base dei dati verificati, in applicazione a quanto previsto dal CCNL e della ponderazione al 25% ciascuno dei parametri contrattuali, l’EVR è maturato nella misura del 75% dell’aliquota del 4% calcolata sui minimi tabellari previsti dal CCNL alla data dell’1/7/2018
3 – Le imprese edili tenute all’applicazione dell’Accordo integrativo firmato precedentemente il 19/9/2019, riconosceranno quindi ai propri dipendenti da gennaio a dicembre 2020 l’EVR nella misura della percentuale del 3% calcolata sui minimi tabellari previsti dal CCNL alla data dell’1/7/2018


E.V.R. Annualità 2020 erogabile con decorrenza Gennaio 2020 per un massimo di 12 mesi


IMPIEGATI EDILIZIA INDUSTRIA





















































Livello

Paga base mensile (1/7/2019)

E.V.R. Territoriale (75% della misura piena)

E.V.R. a livello aziendale (tenuto conto della verifica e della determinazione a livello territoriale)

con 2 parametri aziendali positivi (75% della misura piena)

(*) con 1 parametro aziendale positivo (22,5% della misura piena)

(*) con nessun parametro aziendale positivo (EVR non erogabile)

7 1.740,71 52,22 52,22 15,67 0
6 1.566,63 47,00 47,00 14,10 0
5 1.305,52 39,17 39,17 11,75 0
4 1.218,51 36,56 36,56 10,97 0
3 1.131,46 33,94 33,94 10,18 0
2 1.018,32 30,55 30,55 9,16 0
1 870,36 26,11 26,11 7,83 0


– (*) –


In tal caso è obbligatoria la dichiarazione di atto notorio resa dall’azienda secondo quanto previsto da CCNL


OPERAI EDILIZIA INDUSTRIA
































Livello

Paga base mensile (1/7/2019)

E.V.R. Territoriale (75% della misura piena)

E.V.R. a livello aziendale (tenuto conto della verifica e della determinazione a livello territoriale)

con 2 parametri aziendali positivi (75% della misura piena)

(*) con 1 parametro aziendale positivo (22,5% della misura piena)

(*) con nessun parametro aziendale positivo (EVR non erogabile)

4 7,04500 0,21 0,21 0,06 0
3 6,54500 0,20 0,20 0,06 0
2 5,88624 0,18 0,18 0,05 0
1 5,03098 0,15 0,15 0,05 0


– (*) –


In tal caso è obbligatoria la dichiarazione di atto notorio resa dall’azienda secondo quanto previsto da CCNL

Prevenzione infortuni in strutture complesse: l’articolazione delle responsabilità tra datore…


Nelle strutture aziendali complesse, la verifica della responsabilità circa il non corretto di assolvimento degli obblighi di prevenzione e vigilanza in materia di infortuni sul lavoro, va rapportata al ruolo rivestito in tale ambito; nello specifico, è riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto l’infortunio occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa, a quella del dirigente il sinistro derivante dal dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa ed a quella del datore di lavoro l’incidente discendente da scelte gestionali di fondo (Corte di Cassazione, sentenza 17 gennaio 2020, n. 1683).


La vicenda giudiziaria riguarda la condanna in primo grado dell’amministratore delegato e del direttore tecnico di cantiere di una società edile, per aver cagionato, in cooperazione colposa, lesioni gravi a un dipendente infortunato. L’evento si era verificato mentre il lavoratore si trovava sul cassone di un autocarro dotato di gru, dietro la cabina, e stava effettuando operazioni di imbracatura di casseforme a telaio, le quali però erano scivolate a causa dell’uso di fasce in tessuto, certamente non idonee, schiacciandolo contro la sponda posteriore dell’automezzo.
La Corte di appello territoriale aveva confermato la sentenza del Tribunale di prime cure e ritenuto i due imputati (amministratore e preposto) responsabili delle seguenti violazioni:
– per l’amministratore, non aver richiesto al dipendente l’osservanza delle norme di procedura per il sollevamento delle casseforme in conformità al manuale di istruzioni ed uso alla ditta produttrice delle casseforme (art. 18, co. 1, lett. F), D.Lgs. n. 81/2008);
– per il preposto, aver omesso di sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei lavoratori del cantiere degli obblighi di legge e delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza previste nel piano operativo di sicurezza e, in particolare, non aver disposto e preteso che le operazioni di movimentazione delle casseforme fossero effettuate secondo le indicazioni del manuale (art. 19, co. 1, lett. A), D.Lgs. n. 81/2008).
Il lavoratore infortunato aveva dichiarato di aver seguito corsi di formazione sull’uso della gru, sull’impiego dei “pannelloni” e sulla sicurezza in cantiere, nonchè di aver appreso di dover movimentare i pannelloni mediante appositi ganci, ma era erroneamente convinto che il manuale di istruzione consentisse le fasce, adoperate sistematicamente, senza che il capocantiere o altri ne sconsigliassero l’uso o controllassero lo stato di usura. Peraltro, dal controllo dei provvedimenti disciplinari, non era risultato che il lavoratore fosse stato rimproverato per l’uso delle fasce.
Ricorre così in Cassazione il direttore tecnico di cantiere, lamentando che, erroneamente, la Corte territoriale avesse fondato il proprio giudizio di responsabilità sulla circostanza dell’abituale uso nel cantiere delle fasce in luogo dei ganci, mentre sarebbe stato necessario stabilire se era l’utilizzo delle fasce ad aver provocato l’evento lesivo.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato.
Alla luce della normativa prevenzionistica vigente, sul datore di lavoro grava l’obbligo di valutare tutti i rischi connessi alle attività lavorative e attraverso tale adempimento pervenire alla individuazione delle misure cautelari necessarie e quindi alla loro adozione, non mancando di assicurarsi l’osservanza di tali misure da parte dei lavoratori. Nella maggioranza dei casi, tuttavia, la complessità dei processi aziendali richiede la presenza di dirigenti e di preposti che in diverso modo coadiuvano il datore di lavoro. I primi attuano le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa (art. 2, co. 1, lett. d), D.Lgs. n. 81/2008); i secondi sovrintendono alla attività lavorativa e garantiscono l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa (art. 2, co. 1, lett. e), D.Lgs. n. 81/2008). Ciò premesso, in tema di prevenzione infortuni sul lavoro, ai fini dell’individuazione del garante nelle strutture aziendali complesse, occorre fare riferimento al soggetto espressamente deputato alla gestione del rischio essendo, comunque, generalmente riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto l’infortunio occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa, a quella del dirigente il sinistro riconducibile al dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa e a quella del datore di lavoro, invece, l’incidente derivante da scelte gestionali di fondo. Pertanto, anche in relazione all’obbligo di vigilanza, le modalità di assolvimento vanno rapportate al ruolo che viene in considerazione e il datore di lavoro deve controllare che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, si attenga alle disposizioni di legge e a quelle eventualmente impartitegli in aggiunta. Ne consegue che, qualora nell’esercizio dell’attività lavorativa si instauri, con il consenso del preposto, una prassi contra legem, foriera di pericoli per gli addetti, in caso di infortunio del dipendente, la condotta del datore di lavoro che sia venuto meno ai doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni forma di sorveglianza circa la pericolosa prassi operativa instauratasi, integra il reato di omicidio colposo o di lesioni colpose aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.
Quanto alla censura del ricorrente circa la mancata dimostrazione della sussistenza del nesso causale, la Corte di merito ha adeguatamente evidenziato l’approssimazione nell’espletamento di un’attività pericolosa e l’utilizzazione di fasce non consentite, spiegando che esse risultavano del tutto inidonee a sostenere il peso delle casseforme e a scongiurare eventi lesivi, come quello poi effettivamente verificatosi. E’ quindi dimostrato che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, non si era attenuto alle disposizioni di legge, tollerando una prassi particolarmente pericolosa per gli addetti e suggerita dalla società, non predisponendo le opportune precauzioni per scongiurarne l’utilizzo, nonché non sorvegliando l’operato dei dipendenti.

Rivalutazione: effetti su Carta acquisti e ReI


A seguito dell’emanazione del DM 15 novembre 2019 sono stati rivalutati gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali. L’Inps, con messaggio n. 161/2020, ne illustra gli effetti anche sul Reddito di Inclusione e sulla Carta acquisti ordinaria.


Il beneficio economico del Reddito di Inclusione, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, è soggetto ad un tetto massimo di erogazione commisurato all’ammontare annuo dell’assegno sociale, maggiorato del 10%.
A seguito dell’emanazione del decreto interministeriale 15 novembre 2019 è stato rivalutato l’importo dell’assegno sociale che, per l’anno 2020, è pari ad un valore annuo di 5.977,79 euro che, maggiorato del 10%, equivale a 6.575,56 euro; tale importo costituisce il valore massimo dell’ammontare del Reddito di Inclusione per l’anno 2020.


La misura delle soglie per l’accesso alla Carta acquisti ordinaria, ossia il valore ISEE e quello dei trattamenti e dei redditi previsti, è aumentata annualmente della misura percentuale prevista per la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti. Pertanto, a seguito della perequazione disposta dal richiamato decreto del 15 novembre 2019, si riportano i valori delle soglie dei requisiti ISEE e dei trattamenti e dei redditi previsti per la Carta acquisti ordinaria per l’anno 2020:
– il valore dell’indicatore ISEE deve essere inferiore a 6.966,54 euro (tale valore rileva sia per la Carta acquisti minori che per la Carta acquisti ultrasessantacinquenni);
– il valore dei redditi e dei trattamenti dei pensionati deve essere di importo inferiore a 6.966,54 euro, se il richiedente/titolare è di età compresa tra 65 anni e 69 anni o a 9.288,72 euro se il richiedente/titolare ha una età non inferiore a 70 anni (tale valore rileva solo per la Carta acquisti ultrasessantacinquenni).


A seguito della modifica della durata dell’attestazione ISEE introdotta dal decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, a decorrere dal 1° gennaio 2020, la Dichiarazione Sostitutiva Unica è valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 dicembre. Le DSU presentate nell’anno 2019 sono pertanto scadute il 31 dicembre 2019. I titolari di Carta acquisti ordinaria e di ReI, quindi, dovranno presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica per continuare a beneficiare della misura.
Conseguentemente, l’elaborazione della mensilità di gennaio 2020 del ReI avverrà, entro il termine dello stesso mese solare, sulla base della DSU 2020. Per la Carta acquisti ordinaria, invece, al fine di poter elaborare il maggior numero dei rinnovi per il primo bimestre 2020, l’elaborazione avverrà, nei termini di legge, entro il termine del mese di febbraio 2020.

In scadenza la contribuzione 4° trimestre al Fondo Arco



Con circolare n. 1/2020, il Fondo Arco ha comunicato la scadenza della contribuzione relativa al 4° trimestre 2019, prevista per il 20/1/2020.


Seguono gli adempimenti relativi alla scadenza contributiva del 20/1/2020.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO INDUSTRIA (ANDIL, ASSOBETON): la contribuzione ad ARCO è dell’1,70% a carico dell’azienda e dell’1,50% a carico dell’iscritto.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO PMI (ANIEM, ANIER/CONFIMI IMPRESA): la contribuzione ad ARCO è dell’1,70% a carico dell’azienda e dell’1,50% a carico dell’iscritto.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LEGNO, SUGHERO, MOBILE, ARREDAMENTO E BOSCHIVI FORESTALI INDUSTRIA (FEDERLEGNOARREDO): la contribuzione ad ARCO è del 2,10% a carico dell’azienda e dell’1,30% a carico dell’iscritto.


ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LEGNO- SUGHERO, MOBILE, ARREDAMENTO E BOSCHIVI FORESTALI PMI (UNITAL-Confapi): la contribuzione ad ARCO a carico dell’azienda è del 2,10% e dell’1,30% a carico dell’iscritto.


Per le aziende che hanno esclusivamente aderenti espliciti, i versamenti del 4° trimestre 2019 sono previsti per il 20/1/2020.
La distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019, con competenza 01/10/2019-31/12/2019, dovrà riportare:
– le contribuzioni relative al trimestre di tutti i dipendenti già iscritti in modo esplicito al 30/09/2019;
– le contribuzioni dovute per i nuovi iscritti in modo esplicito, dal 01/10/2019 al 31/12/2019, nei mesi compresi tra la data di adesione e il 31/12/2019 (il solo TFR per i nuovi iscritti del mese di dicembre 2019) e le quote di iscrizione a carico dei lavoratori.


A titolo esemplificativo:














Già iscritto ad ARCO in modo esplicito al 30/09/2019 – Versamenti relativi al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a ottobre 2019 – TFR dal mese di ottobre – Contributo a carico lavoratore e azienda dal mese di novembre- Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a novembre 2019 – TFR dal mese di novembre – Contributo a carico lavoratore e azienda dal mese di dicembre- Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a dicembre 2019 – TFR del mese di dicembre – Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)


I contributi devono essere versati sul conto corrente di ARCO entro e non oltre il 20/1/2020 (valuta fissa e disponibilità per ARCO il giorno 20).
Al fine del corretto abbinamento dei contributi è necessario che il bonifico sia effettuato dalle aziende entro e non oltre il 20/1/2020.
L’importo del bonifico deve corrispondere alla somma risultante dalla distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019.
L’importo relativo all’ammontare complessivo dei contributi deve essere bonificato da ciascuna azienda con aderenti al Fondo Pensione.
Per le aziende che hanno anche/solo aderenti taciti i versamenti del 4° trimestre 2019 sono previsti per il 20/1/2020.
I lavoratori dipendenti che non abbiano già espresso precedentemente in maniera tacita o esplicita la propria volontà in ordine al conferimento del TFR, hanno 6 mesi dalla data di assunzione per decidere se trasferire il TFR maturando a forme di previdenza complementare ovvero lasciarlo in azienda (Modalità ESPLICITA).
In caso di mancata scelta formale del lavoratore nei 6 mesi, scatterà il silenzio-assenso: il TFR sarà versato dall’azienda ad ARCO, forma pensionistica prevista dai contratti collettivi (Modalità TACITA).
Le disposizioni di legge prevedono che il TFR conferito tacitamente al Fondo vada a confluire nel comparto di investimento con garanzia (GARANTITO).
Agli aderenti al Fondo silenti, che verseranno il solo TFR, non sarà applicata la quota di adesione di 10,33 €; le aziende non dovranno quindi effettuare la relativa trattenuta.
La distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019. con competenza 01/10/2019-31/12/2019, dovrà riportare il solo TFR relativo al trimestre.
A titolo esemplificativo:








LAVORATORE SILENTE – 100% del TFR relativo al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre). Il TFR deve essere versato a decorrere dal mese successivo allo scadere del semestre di scelta sulla destinazione del TFR
LAVORATORE SILENTE, DI PRIMA OCCUPAZIONE ANTECEDENTE AL 29/4/1993 (fino al 30/6/2007 conferiva ad ARCO il minimo previsto dal contratto 30 o 40%) TFR residuo (70% o 60%) relativo al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre).

N.b. il TFR conferito tacitamente deve essere tenuto separato da quello conferito esplicitamente e ne deve essere data evidenza nella distinta di contribuzione utilizzando un apposito codice (TT)


A norma di quanto previsto dallo Statuto di ARCO, in caso di mancato o ritardato versamento delle contribuzioni, l‘azienda è tenuta a versare al Fondo delle sanzioni.