Stagionali, intermittenti, autonomi occasionali e venditori a domicilio: indennità marzo, aprile e maggio


Con circolare n. 67/2020, l’Inps ha fornito istruzioni amministrative in materia di indennità di sostegno al reddito – in favore delle categorie dei lavoratori stagionali, dei lavoratori intermittenti, dei lavoratori autonomi occasionali e degli incaricati alle vendite a domicilio, le cui attività lavorative sono state colpite dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – introdotte, per il mese di marzo 2020 dal decreto del Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, 30 aprile 2020, n. 10 e prorogate anche per gli ulteriori mesi di aprile e maggio 2020 dal successivo decreto-legge n. 34 del 2020.


L’articolo 2, comma 1 del DM 30 aprile 2020, n. 10 – attuativo dell’articolo 44 del DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020 – individua le categorie di lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro e che non hanno beneficiato delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 di cui al citato decreto-legge.
Il successivo DL n. 34 – come oramai noto – all’articolo 84, commi 8 e 9, ha previsto la proroga dell’indennità Covid-19 di cui sopra anche per i mesi di aprile e maggio 2020 per le medesime categorie di lavoratori.


Lavoratori stagionali
Tra i destinatari dell’indennità Covid-19 in argomento, la lett. a) del richiamato articolo 2, comma 1, del D.M. n. 10/2020 individua i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra la data del 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano prestato attività lavorativa per almeno 30 giornate nel predetto arco temporale.
Inoltre, la disposizione prevede che detti lavoratori, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – e che alla stessa data non siano titolari di trattamento pensionistico diretto.
Per i lavoratori come sopra individuati è prevista la corresponsione di una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro. Il successivo decreto Rilancio Italia, all’articolo 84, comma 8, lett. a), ha altresì disposto l’erogazione dell’indennità Covid-19 dell’importo pari a 600 euro per la sopra richiamata categoria di lavoratori anche per i mesi di aprile e maggio 2020, in presenza dei medesimi requisiti.
La prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
Con riferimento ai lavoratori stagionali che hanno presentato per il mese di marzo 2020 domanda per l’indennità di cui all’art. 29 del DL n. 18/2020, le domande respinte esclusivamente in ragione della non appartenenza del datore di lavoro ai settori del turismo e degli stabilimenti termali, verranno riesaminate d’ufficio dall’INPS al fine di consentire la verifica dei requisiti di accesso. Tale categoria di lavoratori, pertanto, ai fini dell’accesso alle predette indennità, non dovrà presentare alcuna domanda in quanto verrà considerata utile quella già presentata ancorché respinta.


Lavoratori intermittenti
Ai sensi del citato articolo 2, comma 1, lett. b), del D.M. n. 10 del 2020, sono destinatari della indennità Covid-19 i lavoratori intermittenti, di cui agli articoli da 13 a 18 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che abbiano svolto prestazione lavorativa – nell’ambito di uno o più contratti di tipo intermittente – per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020. Sono destinatari dell’indennità Covid-19 sia i lavoratori che sono stati titolari di rapporto di lavoro di tipo intermittente con obbligo di risposta alla chiamata e indennità di disponibilità, sia i lavoratori che sono stati titolari di rapporto di lavoro di tipo intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata e senza indennità di disponibilità.
Ai fini dell’accesso all’indennità Covid-19, la citata disposizione normativa prevede che detti lavoratori, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – e che non siano titolari di trattamento pensionistico diretto.
Anche in questo caso, è prevista la corresponsione di una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro, estesa anche per i mesi di aprile e maggio 2020 in presenza dei medesimi requisiti previsti.
La prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.


Lavoratori autonomi occasionali
L’articolo 2, comma 1, alla lett. c) individua, tra i destinatari della indennità Covid-19, i lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. In particolare, la norma sopra citata prevede che detti lavoratori, ai fini dell’accesso alla indennità, siano stati titolari – nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020 – di contratti di lavoro autonomo occasionali riconducibili alle disposizioni di cui all’articolo 2222 del c.c. e che non abbiano un contratto di tale tipologia in essere alla data del 23 febbraio 2020. Detti lavoratori, inoltre, per i contratti di lavoro autonomo occasionale di cui sono stati titolari nell’arco temporale compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020, devono essere già iscritti alla data del 23 febbraio 2020 alla Gestione separata, con accredito di almeno un contributo mensile nel periodo dal 1° gennaio 2019 al 23 febbraio 2020.
Anche per i suddetti lavoratori autonomi la norma prevede che per accedere all’indennità Covid-19 gli stessi, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – e non siano altresì titolari di trattamento pensionistico diretto.
L’indennità è corrisposta, per il mese di marzo 2020, in 600 euro, così come per i mesi di aprile e maggio 2020 in presenza dei medesimi requisiti.
Detta prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.


Lavoratori incaricati alle vendite a domicilio
L’articolo 2, comma 1, alla lett. d), infine, individua, quali beneficiari dell’indennità Covid-19, i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. In particolare, possono accedere alla indennità in commento i lavoratori come sopra individuati che possono fare valere per il 2019 un reddito annuo – derivante dalle predette attività – superiore a 5.000 euro, che siano titolari di partita IVA attiva e iscritti alla Gestione separata, alla data del 23 febbraio 2020 e che non siano iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Anche per i suddetti lavoratori, alla data di presentazione della domanda, gli stessi non devono essere titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – nè altresì titolari di trattamento pensionistico diretto.
Anche per tali lavoratori è prevista la corresponsione di una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro, estesa dal DL Rilancio anche per i mesi di aprile e maggio 2020 in presenza dei medesimi requisiti previsti. La prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.


Domanda
I potenziali fruitori delle indennità in questione possono accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS (PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo; SPID di livello 2 o superiore; Carta di identità elettronica 3.0; Carta nazionale dei servizi).
Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale INPS in modalità semplificata, per compilare e inviare la domanda on line, previo inserimento della sola prima parte del PIN dell’INPS, ricevuto via SMS o e-mail subito dopo la relativa richiesta del PIN (cfr. il messaggio n. 1381/2020).
In alternativa al portale web, le indennità Covid-19 possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.


Incumulabilità ed incompatibilità indennità Covid-19 erogate per il mese di marzo 2020
Le indennità erogate per il mese di marzo 2020 non sono compatibili con i seguenti trattamenti:
– trattamento ordinario di integrazione salariale, assegno ordinario e trattamento di cassa integrazione salariale in deroga di cui agli articoli da 19 a 22 del decreto-legge n. 18 del 2020;
– indennità Covid-19 di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 DL n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020;
– indennità istituita per l’emergenza epidemiologica Covid-19 dal decreto ministeriale del 28 marzo 2020 a favore dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria;
– reddito di cittadinanza.
Le indennità in argomento non sono, inoltre, tra esse cumulabili.
Le indennità di cui all’articolo 44, DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020, come modificato dal DL n. 34/2020, non possono essere erogate in favore dei soggetti che, alla data di presentazione della domanda, sono titolari di pensione diretta, diversa dall’assegno ordinario di invalidità, a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO), delle forme previdenziali esclusive, sostitutive, della stessa, della Gestione separata; delle forme previdenziali compatibili con l’AGO; delle forme previdenziali esonerative e integrative dell’AGO; degli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ed al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103. Le indennità in esame non possono essere erogate in favore dei soggetti che, alla data di presentazione della domanda, sono titolari dalla c.d. Ape sociale.


Incumulabilità ed incompatibilità indennità Covid-19 erogate per i mesi di aprile e maggio 2020
Le indennità di cui all’articolo 84 del DL Rilancio non sono tra esse cumulabili e non sono altresì cumulabili con l’indennità a favore dei lavoratori domestici, con le indennità di cui all’articolo 44, comma 2 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020 e con le indennità a favore dei lavoratori sportivi di cui all’articolo 98 del medesimo decreto.
Le indennità previste per il mese di marzo 2020 dall’articolo 2, comma 1, lett. a), b), c) e d), del decreto ministeriale in argomento sono incompatibili con il reddito di cittadinanza. Il decreto Rilancio Italia, all’articolo 84, comma 13, prevede, invece, che ai lavoratori nelle condizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 10 – quindi anche ai beneficiari delle indennità di cui al citato articolo 84, comma 8 – appartenenti a nuclei familiari già percettori del reddito di cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità di cui ai suddetti commi dell’articolo 84 del decreto Rilancio Italia, in luogo del versamento dell’indennità si procede ad integrare il beneficio del reddito di cittadinanza, fino all’ammontare della stessa indennità, dovuto per ciascuna mensilità.
Le indennità di cui al richiamato comma 8 dell’articolo 84 non sono compatibili con un beneficio del reddito di cittadinanza in godimento pari o superiore a quello dell’indennità. In ragione della richiamata disposizione normativa, ai beneficiari delle indennità di cui al predetto comma 8 dell’articolo 84 del decreto Rilancio Italia, qualora fossero titolari di un Reddito di Cittadinanza di importo inferiore a € 600, non verrà erogata l’indennità Covid-19, ma verrà riconosciuto un incremento del reddito di cittadinanza di cui sono titolari fino all’ammontare di € 600.


Regime delle compatibilità
Le indennità per il mese di marzo 2020, di cui all’articolo 2, comma 1, lett. a), b), c) e d), del D.M. n. 10 del 2020 sono cumulabili con le indennità di cui al decreto Rilancio Italia di cui all’articolo 84, comma 8, per i mesi di aprile e maggio 2020. Le indennità di cui all’articolo 44 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, sono cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità. Tali indennità non sono cumulabili con le indennità di cui agli articoli 44, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, e 78 del decreto-legge n. 34 del 2020.
Le indennità di cui al richiamato articolo 2, comma 1, nonché le indennità di cui all’articolo 84, comma 8, del decreto Rilancio Italia sono altresì compatibili e cumulabili con l’indennità di disoccupazione NASpI, l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e l’indennità di disoccupazione agricola.
Infine, in analogia a quanto previsto per la prestazione di disoccupazione NASpI, le indennità di cui ai citati articolo 2, comma 1, e articolo 84, comma 8, sono compatibili e cumulabili con le erogazioni monetarie derivanti da borse di lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale – di cui all’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 – nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.
Avverso i provvedimenti adottati dall’Istituto in materia di indennità Covid-19 non è ammesso ricorso amministrativo. L’assicurato può tuttavia – avverso i suddetti provvedimenti – proporre azione giudiziaria.


Firmato il Protocollo Sicurezza per il Ministero dell’Interno

Firmato il 28/5/2020 tra il Ministero dell’interno e le OO.SS. Comparto Funzioni Centrali, le OO.SS. Dirigenti Area 1.a e le OO.SS. Prefettizi, il Protocollo per la prevenzione e la sicurezza in ordine all’emergenza sanitaria da “Covid-19”

Nel pieno rispetto della normativa di legge e contrattuale emanata per l’emergenza sanitaria, è stato sottoscritto il Protocollo per contrastare le conseguenze derivanti dalla diffusione del coronavirus negli ambienti di lavoro e garantire la sicurezza dei lavoratori negli uffici del Ministero dell’Interno.
Tra le disposizioni concordate, si evidenziano le seguenti:
– per il periodo di emergenza l’Amministrazione assicura che le attività siano svolte, ordinariamente, con modalità di lavoro agile, laddove non si tratti di attività indifferibili che richiedono necessariamente la presenza in ufficio dei lavoratori; è, altresì, necessario che in caso di attività lavorativa da svolgersi in ufficio sia garantito, attraverso la modulazione degli spazi, il necessario distanziamento tra le postazioni lavorative nella misura che sarà individuata nel documento valutazione rischi aggiornato con la valutazione del rischio SARS-Cov-2; è, altresì, demandato ai datori di lavoro, per ridurre la presenza in ufficio e garantire le misure di sicurezza, di prevedere piani di rotazione (da non intendere come turnazioni) dei lavoratori che non incidano sugli aspetti retributivi, stabilendo, ove necessario, orari di ingresso e di uscita diversificati. L’Amministrazione, per il periodo di emergenza, favorirà, inoltre, la partecipazione dei lavoratori alle attività di formazione e di aggiornamento organizzate dalla SNA in modalità e-learning;
– i datori di lavoro incentivano le ferie pregresse e i congedi retribuiti per i dipendenti. L’amministrazione pianifica le ferie dell’anno in corso dei dipendenti al fine di garantire la fruizione delle stesse nei termini previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. Compatibilmente con le esigenze del servizio, il dipendente può frazionare le ferie in più periodi. Esse sono fruite nel rispetto dei turni di ferie prestabiliti, assicurando comunque, al dipendente che ne abbia fatto richiesta,, il godimento di almeno due settimane continuative nel periodo 1° giugno – 30 settembre;
– saranno messi a disposizione dei dipendenti i prodotti necessari per la pulizia delle postazioni di lavoro in uso.
– sarà assicurata, in considerazione dell’imminente stagione estiva l’igienizzazione dei condizionatori e di eventuali condotti di aerazione;
– all’ingresso e nei corridoi principali degli uffici devono essere presenti dispenser per l’erogazione di gel disinfettante (l’utilizzo del gel deve essere limitato a quelle situazioni in cui non è possibile lavare le mani, con frequenza e con acqua e sapone, metodo più efficace);
– l’accesso agli uffici deve avvenire, di regola, utilizzando le scale. Gli ascensori possono essere utilizzati da una persona per volta munita di mascherina chirurgica.
– occorre indossare la mascherina chirurgica per tutto il tempo di permanenza nel luogo di lavoro solo se non si rispetta il distanziamento di un metro. Se nella stanza di lavoro si è da soli non occorre l’utilizzo della mascherina. L’Amministrazione curerà la distribuzione periodica di mascherine ai lavoratori;
– occorre rispettare sempre la distanza interpersonale di un metro come misura necessaria di contenimento e gli spostamenti tra uffici sono consentiti solo se necessari;


– è fatto divieto assoluto di ogni forma di assembramento di persone nei luoghi comuni, nei corridoi e nelle stanze, per qualsiasi motivo;
– non è consentito l’utilizzo dei locali comuni per la pausa caffè o pausa pranzo; l’eventuale affluenza ai distributori automatici di alimenti o bevande deve essere regolata, con un tempo di sosta ridotto, evitando accuratamente la formazione di assembramenti nelle adiacenze e mantenendo la distanza di un metro tra le persone;
– sono limitate le riunioni in presenza, favorendo il collegamento a distanza mediante la videoconferenza.

COVID-19: proroga delle indennità


Si forniscono istruzioni sulla proroga per il mese di aprile delle indennità di sostegno al reddito.


Il Decreto Rilancio ha previsto, esclusivamente a favore dei soggetti che hanno già beneficiato per il mese di marzo 2020 dell’indennità Covid-19 la proroga della stessa anche per il mese di aprile:
– per i liberi professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
– per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’ago
– lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali
– lavoratori agricoli. La nuova disposizione fissa un nuovo importo pari a 500 euro per il mese di aprile, erogato dall’INPS.
Il Decreto rilancio riconosce per i lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo una indennità pari a 600 euro per i mesi di aprile e maggio 2020 con alcuni requisiti di accesso che suddividono i possibili beneficiari in 2 platee:
– lavoratori che hanno già fruito per il mese di marzo dell’indennità di cui all’articolo 38 del D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020; questi lavoratori non devono presentare una nuova domanda per ottenere la indennità di aprile, ma saranno comunque esaminati con i requisiti di seguito descritti;
– lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo con almeno sette contributi giornalieri versati nel 2019, da cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 euro. Tali lavoratori dello spettacolo – poiché nuova categoria non destinataria per il mese di marzo 2020 dell’indennità Covid-19 – ai fini dell’accesso alla indennità introdotta dall’articolo 84, comma 10, del D.L. n. 34 del 2020 devono presentare domanda all’INPS, secondo le modalità previste.
Per il riconoscimento delle indennità predette per entrambe le due platee sono richiesti due ulteriori requisiti ai lavoratori coinvolti: non devono essere titolari di trattamento pensionistico diretto alla data del 19 maggio 2020 e non devono essere alla medesima data titolari di un rapporto di lavoro dipendente.


I lavoratori che hanno già presentato la domanda per la fruizione dell’indennità Covid-19 e che, in accoglimento della domanda medesima, hanno percepito la predetta indennità, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità per il mese di aprile 2020.
Per questi beneficiari, l’indennità Covid-19 per la mensilità di aprile sarà infatti erogata dall’INPS secondo le modalità di pagamento già indicate dal beneficiario nella domanda presentata per la fruizione della prestazione per il mese di marzo 2020.
Le categorie di lavoratori che devono presentare domanda sono le seguenti:
– i citati lavoratori dello spettacolo;
– i lavoratori di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del D.L. n. 18/2020 che siano titolari di assegno ordinario di invalidità, come meglio specificato nel paragrafo 9 in materia di incumulabilità delle indennità in oggetto.
I lavoratori che devono presentare ancora la domanda per la fruizione per il mese di marzo 2020 delle predette indennità Covid-19 e che otterranno il beneficio conseguente, non dovranno presentare una nuova domanda per l’indennità di aprile 2020, ma la prestazione sarà attribuita d’ufficio.
Per le sole platee di lavoratori che devono presentare domanda, l’Inps ricorda che, è possibile accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS.

Posticipato il “premio di risultato” per le agenzie di viaggio Fiavet



Siglato il 28/5/2020, tra FIAVET e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL, l’accordo che ha posticipato a dicembre 2020 l’erogazione dell’elemento economico correlato alla mancata definizione di un accordo sul “Premio di risultato”, ai dipendenti delle agenzie di viaggio.


Premesso che l’intero Settore si trova ancora oggi a dover affrontare una situazione di crisi senza precedenti imputabile all’attuale emergenza sanitaria ed alle misure di contenimento adottate per contrastare la diffusione del COVID-19 (CORONAVIRUS), che hanno determinato il fermo delle attività delle aziende. In corrispondenza con il corrente mese di maggio, I’art. 13 comma 10 del CCNL 24/7/2019 prevede l’erogazione di un elemento economico, qualora non venga definito un accordo sul premio di risultato entro il 30/4/2020.
Tenuto conto che l’attuale situazione emergenziale non ha consentito lo svolgimento di quanto previsto dal predetto art. 13 in tema di “Premio di risultato”, si è concordano di posticipare i termini previsti all’art. 13 comma 10 del CCNL 24/7/2019 rispettivamente al 30/11/2020 e al 31/12/2020, fatti salvi gli accordi di miglior favore sottoscritti in materia e di procedere ad una verifica congiunta dello stato del Settore all’inizio del mese di ottobre 2020.
Pertanto, qualora, nonostante la presentazione di una piattaforma integrativa, non venga definito un accordo sul premio di risultato entro il 30/11/2020, il datore di lavoro erogherà al 31/12/2020, i seguenti importi:















Livello

Euro

A, B 186,00
1, 2, 3 158,00
4, 5 140,00
6S, 6, 7 112,00

Indennità COVID-19: gestione delle domande respinte e dei riesami


Completata la prima fase di gestione delle domande in materia di indennità di sostegno al reddito, introdotte dal DL n. 18/2020, per il mese di marzo, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati e pubblicate le motivazioni delle istanze respinte per non avere superato i controlli relativi all’accertamento dei requisiti previsti. Con messaggio n. 2263/2020, l’Inps chiarisce che è possibile proporre un’istanza di riesame entro 20 giorni dalla pubblicazione del messaggio (ovvero dalla conoscenza della reiezione, se successiva) per consentire l’eventuale supplemento di istruttoria, inviando la documentazione richiesta attraverso la sezione “Esiti”, all’interno della procedura “Indennità 600 euro” o tramite la casella di posta istituzionale dedicata, istituita per ogni struttura territoriale INPS.


Alla luce della situazione di emergenza sociale, l’Istituto ha proceduto con tempestività alla verifica dei requisiti e alla erogazione delle indennità per le posizioni che hanno superato tutti i controlli automatizzati. I beneficiari sono stati avvisati dell’esito della domanda accolta e del pagamento della prestazione tramite SMS.


Domande respinte
Con riferimento agli esiti di reiezione delle domande non accolte, le motivazioni della mancata erogazione dell’indennità stessa sono state notificate tramite messaggio informatico. In ogni caso, gli esiti di tutte le domande e, per quelli negativi, le relative motivazioni, sono consultabili nella sezione del sito INPS denominata Servizio “Indennità 600 euro” (la stessa in cui è stata presentata la domanda) alla voce “Esiti”, sia da parte del Patronato con proprie credenziali sia da parte del cittadino dotato di PIN.
Non essendo ammesso il ricorso amministrativo, l’eventuale contestazione può essere svolta attraverso ricorso di natura giudiziaria. Ovviamente, la Struttura territoriale INPS competente può sempre effettuare in autotutela un riesame amministrativo, nel caso si renda evidente un errore/disallineamento nelle banche dati stesse.
I motivi di reiezione per i quali non è possibile erogare l’indennità prevista dalla norma possono essere i seguenti:
– titolarità di un trattamento pensionistico diretto al mese di marzo 2020;
– percezione del Reddito/Pensione di Cittadinanza nel mese di marzo 2020;
– titolarità di un rapporto di lavoro dipendente, ove non consentito;
– assenza dell’iscrizione alle gestioni Autonome, ove richiesta (art. 28);
assenza dei requisiti contributivi e reddituali previsti per i lavoratori dello spettacolo (art. 38);
– assenza del requisito della qualifica di stagionale e/o dell’appartenenza ai settori del turismo e degli stabilimenti termali (art. 29);
– assenza del requisito di cessazione involontaria per lavoratore stagionale del turismo e degli stabilimenti termali (art. 29);
– assenza del requisito delle 50 giornate di attività di lavoro nell’anno 2019 per gli operari agricoli a tempo determinato (art. 30).
In sede di definizione dell’istanza può essere rilevata la mancanza di uno o più requisiti, ognuno dei quali comunque sufficiente a determinare da solo la reiezione dell’istanza.
Per alcune delle istanze per le quali sono presenti dati previdenziali alimentati sia dalle gestioni INPS che da Enti esterni (come, ad esempio, le Casse previdenziali private) è possibile che, al momento del controllo, il dato rilevato non sia consolidato, in ragione di attività amministrative o aggiornamenti dati ancora in corso. In questi casi, sono stati inviati esiti provvisori di respinta, definiti “preavviso di reiezione”, con cui il cittadino viene informato che la sua domanda non è accoglibile, consentendogli comunque di portare all’attenzione dell’Istituto elementi conoscitivi che possano determinare un supplemento di istruttoria per l’eventuale accoglimento della domanda stessa.


Riesame amministrativo
Al lavoratore e al Patronato è consentito proporre un’istanza di riesame,
che permetta all’INPS di verificare le risultanze dei controlli automatici ed il rispetto dei requisiti di appartenenza a ciascuna categoria.
E’ dunque previsto un termine di 20 giorni dal momento della pubblicazione del messaggio in commento (ovvero dalla conoscenza della reiezione se successiva) per consentire l’eventuale supplemento di istruttoria, trascorso il quale, qualora l’interessato non abbia prodotto nulla, la domanda deve intendersi definitivamente respinta, fermo restando quanto di seguito indicato per i lavoratori agricoli.
La documentazione richiesta può essere inviata attraverso il link “Esiti”, nella stessa sezione del sito INPS in cui è stata presentata la domanda “Indennità 600 euro”, grazie ad apposita funzionalità. Altra modalità di invio della documentazione alla Struttura territoriale di competenza è la casella di posta istituzionale dedicata, denominata: riesamebonus600.nomesede@inps.it, istituita per ogni Struttura territoriale INPS.


Per gli operai agricoli destinatari della indennità di cui all’articolo 30, nel caso di mancato accoglimento dell’istanza è stato inviato un preavviso di reiezione per consentire all’interessato di segnalare le informazioni per il riesame dell’istanza. In particolare, considerato che il mancato raggiungimento del requisito potrebbe essere stato determinato dal mancato invio nei termini legali di scadenza delle denunce di manodopera relative all’anno 2019 da parte del datore di lavoro, è stato consentito al potenziale beneficiario di segnalare, tra l’altro, l’avvenuto invio nel mese di aprile da parte del datore di lavoro di denunce di manodopera tardivecontenenti giornate di lavoro a lui riferite. Al riguardo, dato che l’invio delle denunce di manodopera con i flussi DMAG è consentito soltanto in determinati periodi temporali, ai fini del supplemento di istruttoria, sono prese in considerazione le denunce inviate nel mese di aprile, primo periodo utile stabilito dal legislatore per l’invio dei flussi, successivo a quello di invio del quarto trimestre 2019 (gennaio 2020).
L’Inps evidenzia, inoltre, che l’invio da parte del datore di lavoro di una denuncia tardiva 2019, entro il mese di aprile 2020, non è, tuttavia, una condizione sufficiente per accogliere la richiesta di riesame dell’istanza. Ciò in quanto per gli operai agricoli le giornate trasmesse con i DMAG tardivi devono essere inserite, previa apposita istruttoria da parte della Struttura competente alla gestione contributiva, negli elenchi nominativi di variazione. Considerato che la verifica dei dati contenuti nei DMAG tardivi può richiedere un’istruttoria rafforzata, che può richiedere tempi anche molto lunghi, ai fini del supplemento di istruttoria di cui trattasi sono considerate le sole giornate dell’anno 2019 risultanti nel primo elenco di variazione 2020 pubblicato dal 1° giugno 2020.


Indirizzi amministrativi sui riesami
Al fine di omogeneizzare le informazioni e le indicazioni operative che le Strutture territoriali devono seguire nello svolgimento dei riesami, si riassumono di seguito alcune istruzioni, suddivise per tipologia di indennità e beneficiari della stessa:


– Art. 27. In merito all’indennità riconosciuta a professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, ai Liberi professionisti è richiesto il possesso di Partita Iva attiva al 23 febbraio 2020 e l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.
La mancata individuazione della Partiva iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 potrebbe essere imputabile alla circostanza che il professionista, quale componente di uno studio associato, ne abbia omesso l’indicazione al momento dell’iscrizione alla Gestione separata. Pertanto, ai fini del riesame della domanda respinta, il professionista dovrà necessariamente indicare gli estremi della partita iva attiva alla predetta data.
Nel caso in cui la reiezione sia imputabile alla mancata iscrizione del professionista alla Gestione separata, si evidenzia che l’art. 2, comma 27, della legge n. 335/95 prevede che i soggetti obbligati al versamento della contribuzione alla Gestione separata debbano comunicare i propri dati e l’inizio dell’attività professionale (tale adempimento dal 2009 viene effettuato in via telematica). L’iscrizione alla Gestione separata rappresenta un obbligo del professionista e deve essere entro 30 giorni dall’apertura della prima partita Iva. I dati sono memorizzati negli archivi dell’Inps e vengono aggiornati periodicamente con le successive variazioni, comprese eventuali cessazioni della Partita Iva e nuove aperture. Ciò premesso, nel caso in cui al professionista sia stata rigettata la richiesta per “assenza iscrizione”, è necessario verificare la presenza di una partita Iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 presso Agenzia delle entrate.
– Art. 28. La norma prevede che l’erogazione dell’indennità di cui all’articolo 28 avvenga a condizione che i lavoratori autonomi siano iscritti alle gestioni speciali autonome dell’AGO. Il predetto requisito deve essere presente per l’intero mese, non rilevando una data di inizio attività in corso del mese, né comunicazioni non tempestive o successive alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 18/2020.
– Art. 29. Per quanto concerne l’indennità lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, essa è rivolta ai lavoratori dipendenti con qualifica di stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali e che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che non siano titolari di trattamento pensionistico diretto e che alla data del 17 marzo 2020 non abbiano in essere alcun rapporto di lavoro dipendente. Per i codici CSC associabili alle attività inerenti ai settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali (Circolare Inps n. 49/2020) si rimanda alla circolare n. 49/2020.
– Art. 30. Per gli operai agricoli l’accoglimento dell’istanza è determinato dalla presenza di almeno 50 giornate di attività nell’anno 2019. Per l’accoglimento dell’istanza è stato considerato il numero di giornate indicato negli elenchi nominativi annuali dell’anno 2019, pubblicati nel sito dell’Istituto con valore di notifica dal 31 marzo al 15 aprile 2020, ovvero il numero di giornate indicato negli elenchi di variazione 2020, pubblicati con valore di notifica dal 1° giugno al 16 giugno 2020.
– Art. 38. L’indennità lavoratori dello spettacolo è rivolta ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo, con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo, cui deriva un reddito non superiore a 50.000 euro, e non titolari di pensione, e che alla data del 17 marzo 2020 non siano titolari di alcun rapporto di lavoro dipendente.
Ai fini della verifica del requisito della presenza versati al fondo dei lavoratori dello spettacolo è stato considerato, con riferimento al periodo tra 01/01/2019 e il 31/12/2019, l’effettivo accredito di almeno 30 giornate sulla posizione assicurativa del richiedente relativa al FPLS, come alimentata dalle denunce Uniemens. Pertanto, pur in presenza di un’attività lavorativa, la mancanza delle denunce contributive ovvero un numero di giornate denunciate inferiore a 30 (anche per ragioni riferibili a una legittima sussistenza di esenzione contributiva) impedisce il riconoscimento del bonus. La sussistenza di contribuzione in un diverso fondo (es. fondo pensioni lavoratori dipendenti, fondo pensioni sportivi professionisti, etc.) è ininfluente ai fini del riconoscimento dell’indennità.


Rinuncia e Variazione IBAN
Attraverso la funzione visualizza esiti, secondo il percorso sopra descritto, è possibile anche variare l’IBAN ovvero rinunciare al pagamento del bonus. La rinuncia è intesa come rinuncia definitiva al beneficio e la relativa domanda viene annullata.

Emersione di rapporti di lavoro irregolari: presentazione delle istanze


Le istanze di emersione di rapporti di lavoro possono essere presentate, esclusivamente in modalità telematica, tramite il servizio dedicato presente all’interno del portale dell’Inps, dal 1° giugno al 15 luglio 2020.


Le domande possono essere presentate solo dai datori di lavoro la cui attività rientra nei seguenti settori produttivi: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse; assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza; lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Il rapporto di lavoro subordinato irregolare oggetto dell’istanza deve avere avuto inizio in data antecedente al 19 maggio 2020 (data di pubblicazione del D.L. n. 34/2020) e deve risultare ancora in essere alla data di presentazione dell’istanza.
La durata del rapporto di lavoro in essere tra le parti deve essere indicata nella domanda inoltrata dal datore di lavoro.
L’ammissione alla procedura di emersione è condizionata all’attestazione del possesso, da parte del datore, persona fisica, ente o società, di un reddito imponibile o di un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi o dal bilancio di esercizio precedente non inferiore a 30.000,00 euro annui.
Per la dichiarazione di emersione di un lavoratore addetto al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare o all’assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza, il reddito imponibile del datore di lavoro non può essere inferiore: a 20.000 euro annui, in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito; a 27.000 euro annui, in caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi.
Il coniuge ed i parenti entro il 2° grado possono concorrere alla determinazione del reddito anche se non conviventi.
Ai fini della valutazione della disponibilità economica, il datore di lavoro può anche certificare un reddito esente da dichiarazione annuale e/o Certificazione Unica.


I datori di lavoro interessati devono inoltrare la domanda per la dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare previo pagamento di un contributo forfettario di 500,00 euro per ciascun lavoratore. In caso di inammissibilità, archiviazione o rigetto della dichiarazione di emersione, ovvero di mancata presentazione della stessa, non si procederà alla restituzione delle somme versate a titolo di contributi forfettari. Inoltre, il datore di lavoro è tenuto al pagamento di un contributo forfettario relativo alle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale, la cui determinazione e le relative modalità di pagamento saranno stabilite con decreto ministeriale.
La domanda in argomento deve contenere, a pena di inammissibilità: il settore di attività del datore di lavoro; codice fiscale, residenza, data e luogo di nascita ed estremi del documento di riconoscimento in corso di validità del datore di lavoro, se persona fisica, o del legale rappresentante dell’azienda, se persona giuridica; nome, cognome, codice fiscale, residenza e data e luogo di nascita, ed estremi del documento di riconoscimento in corso di validità del lavoratore italiano o comunitario; attestazione che il datore di lavoro è in possesso del requisito reddituale; dichiarazione che la retribuzione convenuta non è inferiore a quella prevista dal contratto collettivo di lavoro di riferimento; la durata del contratto di lavoro con data iniziale antecedente alla data di pubblicazione del D.L. 34/2020 e con data finale successiva alla data di presentazione dell’istanza, se rapporto di lavoro a tempo determinato, oppure con data iniziale precedente alla data di pubblicazione del D.L. 34/2020, nell’ipotesi di rapporto di lavoro a tempo indeterminato; l’importo della retribuzione convenuta; l’orario di lavoro convenuto ed il luogo in cui viene effettuata la prestazione di lavoro.
Lo stesso datore di lavoro dovrà altresì dichiarare: di aver provveduto al pagamento del contributo forfettario di 500,00 euro previsto dal D.L. n. 34/2020, con l’indicazione della data di pagamento; di aver assolto al pagamento della marca da bollo di 16,00 euro, richiesta per la procedura, e di essere in possesso del relativo codice a barre telematico, il cui codice identificativo dovrà essere indicato nell’istanza; di aver provveduto al pagamento del contributo forfettario relativo alle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale, determinato con decreto interministeriale ovvero di impegnarsi a pagare il contributo stesso entro dieci giorni dalla data di pubblicazione del predetto dm.


Novità sulla procedura FSBA covid-19 per le imprese artigiane

Con delibera del 25 maggio 2020, il Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’artigianato ha comunicato l’aggiornamento della procedura per la gestione delle domande covid-19.

Tenuto conto di quanto previsto dall’art. 68 del Decreto Legge 34 del 19/5/2020 “Decreto Rilancio” che i datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’ emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’ assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane (pari a 70 giorni in caso di attività lavorativa su 5 giorni a settimana e 84 giorni in caso di attività lavorativa su 6 giorni a settimana), nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di nove settimane.
È altresì riconosciuto un eventuale ulteriore periodo di durata massima di quattro settimane di trattamento di cui al presente comma per periodi decorrenti dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020.
Esclusivamente per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi, parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche, è possibile usufruire di ulteriori quattro settimane anche per periodi decorrenti antecedentemente al 1° settembre 2020 a condizione che i medesimi abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane.
Considerato:
– che le domande presentate hanno validità fino al 31 agosto 2020;
– che il termine di presentazione delle domande riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per il periodo 23 febbraio – 30 aprile 2020 è fissato al 31 maggio 2020;
– che per le domande presentate oltre il predetto termine, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione;
– che diverse aziende hanno erroneamente presentato domande di CIG in deroga alle regioni, che ad oggi sono state rigettate e che per le stesse è possibile presentare domanda di sostegno al reddito a FSBA relativamente al periodo 23 febbraio – 31 agosto 2020, avendo cura di compilare apposita autodichiarazione e allegando documento di rifiuto della domanda da parte dell’INPS;
– che è possibile l’utilizzo di ulteriori 5 settimane, una volta esaurite le 9 settimane a disposizione;
– che è possibile l’utilizzo di ulteriori 4 settimane, con decorrenza 1° settembre 2020, una volta esaurite le 9 + 5 settimane a disposizione;
– che per le sole imprese artigiane dei settori turismo, fiere e congressi, parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche, tale possibilità e concessa anche per periodi decorrenti antecedentemente al 1° settembre 2020.
Il Fondo FSBA delibera di adeguare conseguentemente il Sistema Informativo, al fine di dare applicazione a quanto sopra considerato.
La rendicontazione delle assenze, nei limiti delle 14 settimane è relativa a 70 giorni in caso di attività lavorativa su 5 giorni a settimana e 84 giorni in caso di attività lavorativa su 6 giorni a settimana.
La rendicontazione delle assenze, nei limiti delle 18 settimane è relativa a 90 giorni in caso di attività lavorativa su 5 giorni a settimana e 108 giorni in caso di attività lavorativa su 6 giorni a settimana.


Il 29/5/2020 è stata pubblicata la versione aggiornata della procedura gestione presentazione domande covid-19, al fine di semplificare e razionalizzare la presentazione delle domande covid-19 sul Sistema SINAWEB.


Divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e tutela NASpI


Il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato da un datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto, non rileva ai fini della spettanza dell’indennità NASpI; ciò, in quanto l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore. In ogni caso, tanto nell’ipotesi di reintegra che di revoca del licenziamento, il lavoratore sarà tenuto alla restituzione di quanto eventualmente percepito a titolo di NASpI (Inps, messaggio 01 giugno 2020, n. 2261)


Come noto, a decorrere dalla data del 17 marzo 2020, l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo (artt. 4, 5 e 24, L. n. 223/1991) è precluso per 5 mesi e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020.
Altresì, sino alla scadenza del suddetto termine di 5 mesi, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (art. 3, L. n. 604/1966), restando peraltro sospese le procedure già in corso.
Infine, il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nel periodo dal 23 febbraio al 17 marzo 2020, abbia comunque proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo, può, in deroga alle previsioni che consentono di revocare il licenziamento entro il termine di 15 giorni dalla comunicazione dell’impugnazione del medesimo (art. 18, co. 10, L. n. 300/1970), ottenere la revoca del recesso in ogni tempo, purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di integrazione salariale (artt. da 19 a 22, D.L. n. 18/2020) a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.
Tanto premesso, si è posta la questione in ordine alla possibilità di accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI da parte dei lavoratori che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro con la causale di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonostante il divieto posto dal Legislatore nella disposizione normativa di cui all’art. 46 del D.L. n. 18/2020 (come modif. dall’art. 80, D.L. n. 34/2020).
Così, a tal proposito, l’Ufficio Legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel chiarire che l’indennità di disoccupazione NASpI è una prestazione riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, ha osservato che non rileva, a tal fine, il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato da un datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto. Ciò, in quanto l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore. Pertanto, qualora sussistano tutti i requisiti legislativamente previsti, è possibile l’accoglimento delle domande di indennità di disoccupazione NASpI presentate dai lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di giustificato motivo oggettivo, intimato anche in data successiva al 17 marzo 2020.
Tuttavia, l’erogazione della indennità NASpI sarà effettuata da parte dell’Inps con riserva di ripetizione di quanto erogato, nella ipotesi in cui il lavoratore, a seguito di contenzioso giudiziale o stragiudiziale, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro. In tale ipotesi, il lavoratore sarà tenuto a comunicare all’Istituto, attraverso il modello NASpI-Com, l’esito del contenzioso medesimo ai fini della restituzione di quanto erogato e non dovuto per effetto del licenziamento illegittimo che ha dato luogo al pagamento dell’indennità di disoccupazione.
Parimenti, nella ipotesi in cui il datore di lavoro revochi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, chiedendo contestualmente per il lavoratore riassunto il trattamento di integrazione salariale a partire dalla data di efficacia del precedente licenziamento, quanto eventualmente già erogato a titolo di indennità NASpI sarà oggetto di recupero da parte dell’Istituto, in considerazione della tutela della cassa integrazione che verrà riconosciuta al lavoratore.
Infine, con riferimento all’applicabilità del divieto in parola anche nell’ambito del rapporto di lavoro domestico, essa va esclusa, soggiacendo quest’ultimo ad una peculiare disciplina di libera recedibilità.

Chiarimenti Inps sulle indennità Covid19


L’Inps ha concluso il riesame d’ufficio di circa 42.000 domande di indennità COVID19 per il mese di marzo 2020, in precedenza respinte, relative ai titolari di assegno ordinario di invalidità e ai lavoratori stagionali con qualifica rilevata attraverso l’Unilav. Dette domande saranno poste in pagamento sia per il mese di marzo sia per il mese di aprile 2020.


Il Decreto Rilancio Italia ha poi previsto per i lavoratori dello spettacolo una indennità COVID19 di 600 euro mensili per i mesi di aprile e maggio. I beneficiari iscritti al Fondo dei lavoratori dello spettacolo sono ricompresi in due platee: con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 da cui deriva nel medesimo anno 2019 un reddito non superiore a 50.000 euro; con almeno 7 contributi giornalieri versati nell’anno 2019, da cui deriva nel medesimo anno 2019 un reddito non superiore a 35.000 euro; per tali platee è prevista l’incompatibilità con le pensioni dirette o con il lavoro dipendente verificati alla data del 19 maggio 2020. Per entrambe le platee sono on-line le domande di accesso con unico format per le due mensilità. Inoltre, coloro che con il requisito dei 30 contributi giornalieri che hanno già presentato domanda per il mese di marzo non devono presentare nuova domanda.
Quanto ai soggetti titolari di assegno ordinario di invalidità, questi potranno presentare domanda per le indennità COVID19 in scadenza per il mese di marzo, fino a lunedì prossimo 8 giugno 2020 (termine previsto inizialmente al 3 giugno). L’eventuale ammissione al pagamento di marzo comporterà anche il pagamento dell’indennità per il mese di aprile. La proroga del termine viene prevista anche per i titolari di reddito di cittadinanza che, pur non avendo diritto all’indennità per il mese di marzo, possono beneficiare dell’integrazione del reddito di cittadinanza stesso fino a capienza dei 600 euro (500 euro in caso di lavoratore agricolo) per il mese di aprile 2020. In caso di ammissione al beneficio non sarà quindi pagata l’indennità COVID19, ma esclusivamente una integrazione del proprio reddito di cittadinanza in corso di percezione.

CNCE: precisazioni sui versamenti sospesi alle Casse Edili/Edilcasse


 

 



 


La Commissione Nazionale per le Casse Edili – CNCE – fornisce chiarimenti sui versamenti sospesi di febbraio e marzo 2020

In merito a quanto previsto dal punto 4 dell’Accordo sottoscritto dalle parti sociali il 23 marzo 2020, in merito alla possibilità di rateizzare i versamenti sospesi di febbraio e marzo 2020, per un massimo di 4 rate senza sanzioni né interessi, la CNCE con comunicazione del 27 maggio 2020, precisa quanto segue:
“Con espresso riferimento alle dilazioni di pagamento di cui al citato Accordo, in via del tutto eccezionale, le Casse Edili/Edilcasse potranno procedere all’autorizzazione delle dilazioni di pagamento di cui sopra a fronte di alcune condizioni, tra cui:
1) l’impresa richiedente deve essere in regola con i pagamenti (salvo il periodo di sospensione);
2) nel caso di richiesta e concessione delle dilazioni in 4 rate, la prima rata (pari al 30% del totale) viene pagata entro il 31 maggio 2020, le restanti tre rate, di pari importo, fino alla concorrenza del totale dovuto, dovranno essere versate, rispettivamente, entro la fine dei successivi tre mesi;
3) dovrà essere garantito il pagamento ai lavoratori della cartella di GNF prevista per luglio, secondo i tempi contrattualmente previsti;
4) nel caso di mancato pagamento della prima rata, la Cassa dovrà attivarsi immediatamente nel recupero di quanto dovuto e, laddove sussistano i presupposti normativi, anche attraverso le procedure della responsabilità in solido.”