Novità sulla previdenza complementare dei Dirigenti Aziende Alberghiere


Siglato l’11/11/2019, tra la FEDERALBERGHI e MANAGERITALIA, l’accordo che ha considerato un aumento del contributo integrativo al Fondo Mario Negri, a carico del datore di lavoro delle aziende alberghiere.

Considerato il recente accordo di proroga della vigenza del CCNL per i Dirigenti delle aziende alberghiere fino al 31/12/2019, al fine di garantire il processo di riallineamento della previdenza complementare del Fondo Mario Negri, le Parti concordano una variazione del contributo integrativo a carico del datore di lavoro.
Pertanto, per il periodo di proroga del suddetto CCNL (1/1/2019 – 31/12/2019) l’aliquota del contributo integrativo passa dall’attuale 2,11% al 2,15% della retribuzione convenzionale annua di euro 59.224,54.

Variano i contributi della Cassa Edile Viterbo



La Cassa Edile della provincia di Viterbo pubblica la nuova contribuzione in vigore dal 1° ottobre 2019


Si porta a conoscenza che le Parti Sociali, con accordo del 2/4/2019, hanno stabilito il contributo per la Formazione e Sicurezza ripristinandolo all’1,00% con decorrenza 1/10/2019.


Imprese Industria Edilizia ed Affini – Dall’1/10/2019
















































Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,840 3,840
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,200 0,200
Fondo incentivo all’occupazione 0,1000 0,100
Fondo Sanitario 0,3500 0,350
Contributo ESEV-CTP Viterbo – Formazione e Sicurezza 1,000 1,000
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 8,542 1,392 9,934


 


















Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,480 0,420 4,900


 


Imprese di Fornitura Lavoro Temporaneo – Dall’1/10/2019





















































Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,840 3,840
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,200 0,200
Contributo fondo gestione eventi metereolocigi 0,300 0,300
Fondo incentivo all’occupazione 0,100 0,100
Fondo Sanitario 0,350 0,350
Contributo ESEV-CTP Viterbo – Formazione e Sicurezza 3,868 3,868
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 11,710 1,392 13,102


 


















Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,500 0,420 4,920

Variato il contributo al Fondo Est per i dipendenti delle agenzie di viaggio

Dal corrente mese di novembre è variato il contributo da versare al Fondo Est per i dipendenti del CCNL Imprese di Viaggi e Turismo firmato

Il Fondo oltre a ribadire l’obbligatorietà dell’iscrizione a Fondo Est delle aziende che applicano tale contratto, stabilisce anche il diritto irrinunciabile dei lavoratori all’erogazione delle prestazioni sanitarie fornite dal Fondo stesso.
Pertanto, per tutti i dipendenti a tempo indeterminato, siano essi a tempo pieno o a tempo parziale e gli apprendisti, a far data dal 1° novembre 2019 detto contributo sarà ripartito come segue:
– 10 euro a carico dell’azienda;
– 2 euro a carico del lavoratore.
Restano invariate le quote una tantum per ogni lavoratore mai iscritto prima al Fondo
– 8 euro per i lavoratori a tempo parziale;
– 15 euro per i lavoratori a tempo pieno.
Rimane consentita l’iscrizione di lavoratori assunti a tempo determinato con contratto iniziale superiore a tre mesi.


L’azienda che ometta il versamento di tali quote è tenuta ad erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione pari a 16 euro per quattordici mensilità. Tale indennità sostitutiva non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di garantire al lavoratore le prestazioni sanitarie poiché resta fermo il diritto del lavoratore al risarcimento del maggior danno subito.
Nei prossimi giorni il Fondo provvederà ad aggiornare le quote, pertanto le aziende che avranno pagato i contributi ordinari come previsto dall’accordo del 24 luglio scorso, saranno regolarmente rendicontate, integrando l’euro mancante.
Le aziende che hanno invece continuato a pagare le vecchie quote riceveranno dei solleciti per sanare eventuali debiti residui.


Cassa Edile del Molise: contributi



Si porta a conoscenza che la Cassa Edile del Molise, pubblica le nuove contribuzioni, variate a seguito dell’aumento dell’aliquota APE


Le percentuali contributive da versare alla Cassa Edile del Molise, in vigore dal 1° aprile 2019, per le imprese edili operanti nelle province di Campobasso e Isernia, sono le seguenti:





















































accantonamenti e contributi

a carico delle imprese

a carico dei lavoratori

TOTALE

Contributo Cassa edile 2,21% 0,44% 2,65%
Quote sindacali nazionali e provinciali 0,83% 0,83% 1,66%
Anzianità professionale edile 2,78% 2,78%
Fondo Scuola edile 1,00% 1,00%
Contributo sicurezza 0,85% 0,85%
Contributo fondo prepensionamenti 0,20% 0,20%
Contributo fondo incentivo all’occupazione 0,10% 0,10%
Fondo sanitario 0,35% 0,35%
TOTALE 8,32% 1,27% 9,59%
Contributo Fondo sanitario nazionale impiegati 0,26% 0,26%

Plurimi contratti a termine, l’illegittimità del primo priva di efficacia i successivi


In presenza di una pluralità di contratti a tempo determinato, qualora il primo contratto della serie sia dichiarato illegittimo, con conseguente trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato, la stipulazione dei successivi contratti non incide sulla già intervenuta trasformazione del rapporto, salva la prova di una novazione ovvero di una risoluzione anche tacita del medesimo (Corte di Cassazione, ordinanza 14 novembre 2019, n. 29674).


Una Corte d’appello territoriale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di prime cure, aveva dichiarato la conversione dei plurimi contratti a termine intercorsi fra un lavoratore ed un’azienda farmaceutica, in un unico contratto a tempo indeterminato, applicando al rapporto “ricostruito” il regime orario del primo contratto a termine stipulato (orario part time di 7,5 ore settimanali, laddove i successivi contratti a termine prevedevano un orario superiore di 18 ore settimanali). La Corte territoriale, in sostanza, aveva ancorato la statuizione di conversione alla declaratoria di nullità del termine apposto al primo dei contratti, assumendo le condizioni contrattuali contenute in quest’ultimo quale parametro di riferimento per determinare le modalità di svolgimento del rapporto.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che la nullità parziale di tutti i contratti a termine non aveva investito le altre clausole relative alle condizioni contrattuali (compresa quella sull’orario settimanale) e la reintegra avrebbe dovuto perciò avvenire alle ultime condizioni concordate dalle parti.
Per la Suprema Corte il ricorso non merita accoglimento, considerato che esso si appunta sul contenuto della sentenza di prime cure, così come interpretato da parte ricorrente, e il motivo manca di specificità. Nel merito, poi, la doglianza è contraria al principio di diritto per cui, in presenza di una pluralità di contratti a tempo determinato, qualora il primo contratto della serie sia dichiarato illegittimo, con conseguente trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato, la stipulazione dei successivi contratti non incide sulla già intervenuta trasformazione del rapporto, salva la prova di una novazione ovvero di una risoluzione anche tacita del medesimo. Pertanto, una volta accertata con sentenza passata in giudicato la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ogni successiva stipulazione di contratti a termine intervenuta “medio tempore”, così come il contenzioso giudiziale pendente relativo ad essi, non può incidere su detto accertamento (Corte di Cassazione, sentenza n. 5714/2018).

Versamento al Fondo Coopersalute entro novembre

Entro il mese di novembre vanno effettuati i versamenti delle quote al Fondo di assistenza sanitaria integrativa Coopersalute relativi al mese di ottobre 2019 per i dipendenti delle imprese della distribuzione cooperativa


 


Le comunicazioni relative al mese di ottobre 2019 potranno essere effettuate da venerdì 1° novembre a lunedì 25 novembre. I versamenti delle quote dovranno essere effettuati entro giovedì 28 novembre 2019.
Il Fondo ha lo scopo di garantire trattamenti di assistenza sanitaria integrativa a tutti i dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato e con contratto di apprendistato assunti nelle imprese che applicano il CCNL della distribuzione cooperativa e regolarmente iscritti al Fondo.


Prestazioni anno 2019 per le imprese artigiane umbre


L’Ente Bilaterale Regionale Artigianato Umbro (EBRAU), ha indicato le prestazioni in favore dei lavoratori e gli interventi in favore delle imprese artigiane iscritte per l’anno 2019.

Possono usufruire degli interventi le aziende che, al momento della presentazione della domanda abbiano regolarmente versato la contribuzione EBNA tramite F24 per almeno 18 mesi precedenti la presentazione della domanda. Per le imprese di nuova adesione la regolarità contributiva è fissata in 6 mesi precedenti la presentazione della domanda; rientrano in quest’ultima fattispecie i casi in cui il momento dell’adesione coincide con l’insorgere dell’obbligo al versamento contributivo.
L’impresa deve essere in regola con gli obblighi previsti dalle norme vigenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.


Prestazioni in favore dei lavoratori


– Sostegno al reddito dei lavoratori per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro dovuto a crisi temporanea, calamità naturali, eventi eccezionali
– Premio per i lavoratori dipendenti per continuità di servizio
– Contributo per il diritto allo studio
– Contributo per l’abbattimento delle rette per l’accesso e la frequenza presso gli asili nido
– Contributo alle lavoratrici ed ai lavoratori in occasione della nascita/adozione dei figli
– Contributo ai lavoratori dipendenti con periodo di malattia, nell’arco dell’anno, superiore a 180 giorni


Interventi in favore delle imprese


– Contributo per la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sicurezza alimentare

Edilizia Veneto: contributo per calamità atmosferiche


Edilcassa Veneto mette a disposizione un contributo per calamità atmosferiche per fare fronte alle spese sostenute per danni subiti su beni immobili e mobili nella sede dell’impresa edile o altre unità periferiche della stessa, nonchè nei cantieri edili in essere al momento dell’evento o nel comune di residenza per i dipendenti edili.

Edilcassa Veneto, viste le ultime eccezionali calamità atmosferiche che hanno colpito in maniera particolare il territorio di Venezia mette a disposizione un contributo pari al 50% delle spese sostenute, nel limite massimo di € 5.000 per le imprese e di € 1.500 per i dipendenti, per i danni subiti su beni immobili e mobili nella sede dell’impresa o altre unità periferiche della stessa, nonché nei cantieri in essere al momento dell’evento o nel comune di residenza per i dipendenti.
Al fine di beneficiare del contributo, le imprese e i dipendenti iscritti ad Edilcassa Veneto dovranno inoltrare la richiesta utilizzando i relativi modelli:
– Modello 21 per le imprese
– Modello 21a per i dipendenti
A tali modelli andrà allegata copia della richiesta di contributo presentata al Comune in cui si è verificato l’evento, indicando la relativa stima dei danni.
La richiesta di contributo dovrà pervenire ad Edilcassa Veneto entro i 60 gg successivi alla data di presentazione della domanda di contributo al Comune interessato. Ai fini della liquidazione delle domande, si terrà conto della data di ricevimento della documentazione richiesta.

Contrattazione collettiva e lavoro intermittente: nessun potere di veto


La legge si limita a demandare alla contrattazione collettiva l’individuazione delle “esigenze” per le quali è consentita la stipula di un contratto a prestazioni discontinue, senza riconoscere esplicitamente alle parti sociali alcun potere di interdizione in ordine alla possibilità di utilizzo di tale tipologia contrattuale. L’impossibilità per le parti collettive di impedire del tutto l’utilizzazione di tale forma contrattuale risulta smentita dalla contestuale previsione di un potere di intervento sostitutivo da parte del Ministero del lavoro nei casi di inerzia delle parti sociali, ciò denota in termine inequivoci la volontà del legislatore di garantire l’operatività dell’istituto, a prescindere dal comportamento inerte o contrario delle parti collettive (Cassazione, sentenza n. 29423/2019).


E’ noto che il d. Igs n. 276 del 2003 ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento il contratto di lavoro intermittente (art. 33-40 d. Igs cit.) il quale, secondo la definizione contenuta nell’art. 33 d. Igs cit., è il contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa nei limiti di cui all’articolo 34.
Dopo una prima abrogazione ad opera della legge n. 247 del 2007 l’istituto è stato ripristinato nella formulazione iniziale dal d.l. n. 112 del 2008, e modificato dalla legge n. 92 del 2012. Successivamente ancora modificato dal d.l. n. 76 del 2013 con il duplice obiettivo di limitarne il campo d’applicazione e di introdurre correttivi diretti a contrastare forme distorsive di ricorso all’istituto.
Il d. Igs. n. 81 del 2015, riordinando i contratti di lavoro, ha riformulato negli artt. 13-18 la disciplina del contratto in esame, senza alterarne i tratti caratteristici che restano confermati. Lo stesso provvedimento dispone contestualmente l’abrogazione, a decorrere dal 25 giugno 2015, della previgente normativa.
Considerato che il contratto intermittente oggetto di controversia è stato stipulato in data 30 giugno 2011, la disciplina applicabile è quella risultante dal ripristino operato dal d. I. n. 112 del 2008 convertito dalla legge n. 133 del 2008.
Ciò premesso, pacifico che il contratto in esame è fondato su una causale cd. di carattere oggettivo, e non legata alle condizioni personali, rientra nella ipotesi regolata dall’art. 34, comma 1, la tesi del ricorrente circa il ruolo della contrattazione collettiva ed in particolare la configurabilità in capo a quest’ultima di un potere di veto in ordine alla utilizzabilità tout -court del contratto di lavoro intermittente, non trova conferma nel dato testuale e sistematico della disciplina di riferimento.
L’art. 34, comma 1, d. Igs n. 276 del 2003 si limita, infatti, a demandare alla contrattazione collettiva l’individuazione delle “esigenze” per le quali è consentita la stipula di un contratto a prestazioni discontinue, senza riconoscere esplicitamente alle parti sociali alcun potere di interdizione in ordine alla possibilità di utilizzo di tale tipologia contrattuale; né un siffatto potere di veto può ritenersi implicato dal richiamato “rinvio” alla disciplina collettiva che concerne solo un particolare aspetto di tale nuova figura contrattuale e che nell’ottica del legislatore trova verosimilmente il proprio fondamento nella considerazione che le parti sociali, per la prossimità allo specifico settore oggetto di regolazione, sono quelle maggiormente in grado di individuare le situazioni che giustificano il ricorso a tale particolare tipologia di lavoro.
L’impossibilità per le parti collettive di impedire del tutto la utilizzazione di tale forma contrattuale risulta smentita dalla contestuale previsione di un potere di intervento sostitutivo da parte del Ministero del lavoro che denota in termine inequivoci la volontà del legislatore di garantire l’operatività del nuovo istituto, a prescindere dal comportamento inerte o contrario delle parti collettive.
Ulteriore conferma inqusto senso si trae, infine, dalla previsione del comma 3 dell’art. 34 d. Igs cit., il quale tra le ipotesi di divieto del ricorso al lavoro intermittente non contempla anche quella di inerzia o veto delle parti collettive.
Per i motivi di cui sopra il ricorso è stato rigettato.

Elemento economico di garanzia a novembre per il Commercio – Federdistribuzione



 


Spetta, nel mese di novembre, l’Elemento economico di garanzia per i dipendenti del CCNL della Distribuzione Moderna Organizzata


 


L’elemento economico di garanzia verrà erogato con la retribuzione di novembre 2019 e compete ai lavoratori a tempo indeterminato nonché agli apprendisti in forza al novembre 2019, che risultino iscritti nel libro unico da almeno sei mesi; l’Azienda calcolerà l’importo spettante in proporzione all’effettiva prestazione lavorativa svolta alle proprie dipendenze nel periodo 1 dicembre 2018 – 30 novembre 2019;
Per i lavoratori a tempo parziale, l’importo sarà calcolato secondo il criterio di proporzionalità.
L’importo non è utile ai fini del calcolo di nessun istituto di legge o contrattuale, in quanto le Parti ne hanno definito l’ammontare in senso onnicomprensivo, tenendo conto di qualsiasi incidenza, ivi compreso il trattamento di fine rapporto.
E’ assorbito, sino a concorrenza, da ogni trattamento economico individuale o collettivo aggiuntivo rispetto a quanto previsto dal CCNL, che venga corrisposto successivamente al 1/1/2019


 













 

Quadri, 1 e II liv

III e IV liv

V e VI liv

Aziende fino a 10 dipendenti €95 €80 €65
Aziende a partire da 11 dipendenti . €105 €90 €75